La leishmaniosi canina è una grave malattia infettiva provocata principalmente dal protozoo Leishmania infantum. La trasmissione avviene soprattutto attraverso la puntura dei flebotomi, piccoli insetti ematofagi conosciuti anche come pappataci.
È una patologia particolarmente importante per i cani da caccia, che trascorrono molte ore all’aperto e possono essere esposti ai vettori durante gli allenamenti, le uscite venatorie e la permanenza nei canili. L’infezione può rimanere silente per mesi o anni e manifestarsi con quadri clinici molto differenti.
Che cos’è la leishmaniosi canina
La leishmaniosi è una malattia parassitaria cronica capace di interessare la cute, i linfonodi, gli occhi, le articolazioni e numerosi organi interni. Tra le complicazioni più temute vi è il danno renale, che può condizionare pesantemente la prognosi.
Non tutti i cani infettati sviluppano necessariamente la malattia. Alcuni animali riescono a controllare il parassita grazie a una risposta immunitaria efficace, mentre altri manifestano sintomi progressivi. Un cane apparentemente sano può quindi risultare infetto e richiedere controlli periodici.
Come si trasmette la leishmaniosi
La principale modalità di trasmissione è la puntura della femmina del flebotomo. L’insetto assume il parassita durante il pasto di sangue effettuato su un animale infetto e può successivamente trasmetterlo a un altro cane.
Il flebotomo è molto più piccolo di una comune zanzara, vola silenziosamente ed è particolarmente attivo dal tramonto all’alba. La sua presenza è favorita da temperature miti, elevata umidità , accumuli di materiale organico e luoghi riparati dal vento.
Il periodo di maggiore attività varia in base al clima e alla zona geografica, ma generalmente si estende dalla primavera all’autunno. Negli ambienti particolarmente miti la protezione antiparassitaria può essere necessaria per quasi tutto l’anno.
La leishmaniosi non si trasmette normalmente attraverso il semplice contatto tra un cane infetto e uno sano. Sono state tuttavia descritte modalità meno comuni, come la trasmissione attraverso trasfusioni di sangue, dalla madre ai cuccioli o durante l’accoppiamento.
Il cane può trasmettere direttamente la leishmaniosi all’uomo?
La leishmaniosi è una zoonosi, ma il proprietario non contrae normalmente la malattia accarezzando, alimentando o vivendo con un cane infetto. Anche per la trasmissione all’uomo è generalmente necessario l’intervento del flebotomo vettore.
La presenza di un cane positivo non deve quindi provocare l’allontanamento o l’abbandono dell’animale. È invece fondamentale sottoporlo alle cure veterinarie e proteggerlo dalle punture, riducendo anche la possibilità che i flebotomi acquisiscano il parassita.
Sintomi della leishmaniosi nel cane
La leishmaniosi può presentarsi con sintomi molto variabili. Il periodo di incubazione può essere lungo e alcune manifestazioni iniziali sono poco specifiche.
I segnali più frequentemente osservati comprendono:
- dimagrimento progressivo, anche con appetito conservato;
- stanchezza, apatia e riduzione della resistenza allo sforzo;
- ingrossamento dei linfonodi;
- dermatite con forfora e desquamazione;
- perdita di pelo, soprattutto intorno agli occhi, sul muso e sulle orecchie;
- ferite cutanee che tendono a non guarire;
- crescita eccessiva e anomala delle unghie, detta onicogrifosi;
- sangue dal naso;
- infiammazioni oculari;
- zoppia, rigidità e dolori articolari;
- pallore delle mucose dovuto ad anemia;
- aumento della sete e della produzione di urina;
- vomito, inappetenza e altri segni compatibili con insufficienza renale.
La presenza di uno solo di questi sintomi non è sufficiente per diagnosticare la leishmaniosi. È però consigliabile richiedere una visita veterinaria, soprattutto se il cane vive o ha soggiornato in una zona nella quale la malattia è diffusa.
Perché il danno renale è particolarmente pericoloso
Nel corso della malattia possono formarsi complessi immunitari che si depositano nei reni e provocano una progressiva alterazione della loro funzione. La nefropatia associata alla leishmaniosi è una delle principali cause di aggravamento e può comparire anche quando i sintomi esterni sembrano limitati.
Per questo motivo gli esami delle urine, la valutazione della proteinuria e il controllo dei parametri renali sono indispensabili sia al momento della diagnosi sia durante il trattamento.
Diagnosi della leishmaniosi
La diagnosi non deve basarsi esclusivamente su un test rapido. Il veterinario valuta insieme la storia clinica del cane, i sintomi, l’esame obiettivo e i risultati degli accertamenti di laboratorio.
Gli esami più utilizzati comprendono:
- test sierologici per individuare e quantificare gli anticorpi contro Leishmania;
- PCR per ricercare il materiale genetico del parassita;
- esame citologico o istologico di linfonodi, midollo osseo, cute o altri tessuti;
- emocromo completo;
- profilo biochimico con valutazione di reni, fegato e proteine sieriche;
- esame completo delle urine;
- rapporto tra proteine e creatinina urinaria per quantificare la proteinuria;
- elettroforesi delle proteine sieriche.
Un risultato positivo indica che il cane è entrato in contatto con il parassita, ma non dimostra automaticamente la presenza di una malattia clinica grave. Occorre distinguere tra cane infetto asintomatico e cane effettivamente malato, valutando anche l’eventuale compromissione degli organi.
La leishmaniosi si può curare?
La leishmaniosi può essere trattata e molti cani, se diagnosticati precocemente, riescono a conservare per anni una buona qualità di vita. Le terapie disponibili riducono la quantità di parassiti, controllano i sintomi e limitano il danno agli organi, ma generalmente non eliminano completamente l’infezione.
Il cane può quindi rimanere portatore e andare incontro a ricadute. Per questa ragione sono necessari controlli veterinari regolari anche dopo la scomparsa dei sintomi.
Terapia della leishmaniosi canina
Il protocollo terapeutico deve essere scelto dal medico veterinario in funzione dello stadio della malattia, della funzionalità renale, dei sintomi presenti e delle condizioni generali del cane.
I trattamenti possono prevedere l’associazione di farmaci specifici, tra cui:
- allopurinolo;
- miltefosina;
- antimoniato di meglumina.
Possono inoltre essere necessarie terapie di supporto per controllare proteinuria, insufficienza renale, anemia, disturbi oculari, lesioni cutanee o dolori articolari.
L’allopurinolo somministrato per periodi prolungati può favorire la formazione di cristalli o calcoli di xantina. Durante la terapia il veterinario può pertanto prescrivere controlli urinari e indicazioni alimentari specifiche. I medicinali non devono mai essere somministrati o sospesi autonomamente.
Controlli del cane durante e dopo la terapia
Il monitoraggio è parte integrante della cura. La frequenza degli esami dipende dalla gravità del caso, ma normalmente vengono controllati:
- peso corporeo e condizioni generali;
- eventuale ricomparsa dei sintomi;
- emocromo e profilo biochimico;
- funzionalità renale;
- esame delle urine e proteinuria;
- titolo anticorpale, quando clinicamente indicato.
Il miglioramento dei sintomi non coincide necessariamente con la completa inattivazione dell’infezione. I controlli devono quindi proseguire secondo il calendario stabilito dal veterinario.
Prevenzione della leishmaniosi
La prevenzione più efficace consiste nel ridurre il rischio che il cane venga punto dai flebotomi. Nessuna singola misura garantisce una protezione assoluta: il risultato migliore si ottiene combinando repellenti, corretta gestione ambientale, controlli diagnostici e vaccinazione quando indicata.
Antiparassitari repellenti
Devono essere impiegati prodotti veterinari con una specifica attività repellente contro i flebotomi, disponibili sotto forma di collari o formulazioni spot-on. Il trattamento va iniziato prima dell’inizio della stagione a rischio e rinnovato rispettando durata e modalità indicate.
Non tutti gli antiparassitari contro pulci e zecche possiedono anche un’efficace attività repellente sui flebotomi. Alcuni principi attivi destinati al cane, inoltre, possono essere pericolosi per il gatto: la scelta deve quindi essere concordata con il veterinario.
Riduzione dell’esposizione
Durante i mesi a rischio è consigliabile:
- limitare la permanenza del cane all’aperto dal tramonto all’alba;
- farlo dormire in locali chiusi e protetti;
- installare zanzariere a maglia molto fitta;
- evitare ristagni, accumuli di foglie e materiale organico;
- mantenere puliti, asciutti e ben aerati canili e ricoveri;
- proteggere tutti i cani che convivono nella stessa struttura.
Vaccinazione
La vaccinazione può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare la malattia, ma non impedisce con certezza l’infezione e non sostituisce gli antiparassitari repellenti. Prima della vaccinazione viene generalmente verificato che il cane non sia già infetto.
Il veterinario stabilisce l’idoneità del soggetto, il protocollo vaccinale e la necessità dei successivi richiami.
Test periodici
Nelle aree endemiche è utile sottoporre il cane a controlli regolari, anche in assenza di sintomi. La periodicità deve essere definita in base al luogo di residenza, ai viaggi effettuati e al livello di esposizione.
Leishmaniosi e cani da caccia
I cani impiegati nell’attività venatoria presentano un rischio particolare perché frequentano boschi, campagne, zone costiere, aree umide e ricoveri esterni nelle ore in cui i flebotomi possono essere maggiormente attivi.
La prevenzione dovrebbe quindi comprendere:
- applicazione puntuale del repellente senza lasciare periodi scoperti;
- protezione anche durante addestramento, prove cinofile e trasferte;
- controllo della durata del collare e sua sostituzione nei tempi previsti;
- ispezione periodica della cute e delle unghie;
- controllo del peso e della resistenza durante il lavoro;
- esami veterinari periodici, soprattutto al termine della stagione di maggiore esposizione;
- ricovero notturno in ambienti protetti da reti molto fitte.
Un calo di rendimento, un affaticamento insolito o un dimagrimento progressivo non devono essere attribuiti automaticamente all’età o alla stagione venatoria: possono rappresentare i primi segnali di una malattia sistemica.
Prognosi
La prognosi dipende principalmente dalla precocità della diagnosi, dalla risposta alla terapia e dall’eventuale presenza di danni renali. Nei casi individuati tempestivamente e correttamente monitorati è spesso possibile mantenere una buona qualità di vita.
La prognosi diventa invece più prudente quando sono già presenti insufficienza renale avanzata, grave proteinuria, anemia importante o altre complicazioni sistemiche.
In sintesi
La leishmaniosi canina è una malattia cronica e potenzialmente grave, ma può essere controllata con una diagnosi precoce, una terapia personalizzata e un monitoraggio costante. La prevenzione delle punture dei flebotomi rimane lo strumento più importante, soprattutto per i cani da caccia e per gli animali che vivono o viaggiano nelle zone endemiche.
Qualsiasi sospetto deve essere valutato dal medico veterinario: i test eseguiti senza un corretto inquadramento clinico e le terapie improvvisate possono ritardare la diagnosi e compromettere la salute del cane.























