Le carni di selvaggina conquistano sempre più i palati dei consumatori attenti a salute e sostenibilità.
Ricche di Omega-3, proteine facilmente digeribili e con basso contenuto di colesterolo, provengono da animali cresciuti in libertà, senza trattamenti farmacologici, e rappresentano un’alternativa più sana rispetto alle carni di allevamento tradizionale.
Oggi anche i ristoratori trentini seguono questa tendenza, inserendo nei menù piatti a base di selvaggina, naturale e locale.
Un’opportunità per il territorio
Lo sottolinea Matteo Rensi, presidente dell’Associazione Cacciatori Trentini, intervenuto all’incontro “Selvatici e buoni” alla Cantina Storica Rotari di Mezzocorona. L’iniziativa punta a sviluppare una filiera sostenibile della carne di selvaggina, garantendo prodotti locali, tracciabili e di alta qualità.
Con 39 centri di raccolta sul territorio e corsi di formazione per i cacciatori, l’Associazione assicura che la carne sia trattata correttamente, dal trasporto alla macellazione, e rispetti gli standard di sicurezza alimentare. I centri di lavorazione, inoltre, garantiscono qualità e tracciabilità.
Valorizzare le eccellenze locali
“L’attività venatoria può diventare uno strumento per lo sviluppo del territorio”, afferma Rensi. Con il marchio “Qualità Trentino”, la carne di selvaggina può essere riconoscibile e sicura, offrendo nuove opportunità alla ristorazione, al turismo gastronomico e alla promozione delle produzioni locali.






















