CORTE COSTITUZIONALE CONFERMA DISPOSIZIONI TOSCANE SU CONTROLLO UNGULATI E STORNO

L’impostazione legislativa della Regione Toscana è ritenuta valida dalla Corte Costituzionale sul controllo degli ungulati nelle aree protette e sul prelievo in deroga dello storno realizzato per la protezione di oliveti, vigneti e frutteti.

C’è molta soddisfazione negli uffici della Regione Toscana per il pronunciamento della Consulta, proprio perché quelli in discussione erano strumenti su cui la Regione puntava per contenere l’impatto della fauna selvatica sulle colture agrarie e sul patrimonio forestale.

E’ quindi possibile continuare a dare risposte efficaci al mondo agricolo toscano, già provato dalla pandemia. Non secondario è l’effetto positivo della sentenza su future disposizioni di altre regioni e la Toscana in questo risulta essere la capofila per contenere le criticità relative all’impatto della fauna sull’agricoltura e sugli habitat.

Era stato il governo a sollevare questioni di illegittimità sui disposti di Regione Toscana della legge regionale 61 del luglio 2020. Il rilievo era relativo alla invasione di competenze rispetto a quella statale in materia di tutela ambientale. Questo perché si prevedeva nella norma della Regione Toscana di poter intervenire nelle aree protette regionali per tenere sotto controllo la densità degli ungulati.

Ulteriore motivo di impugnazione era la parte che definiva il prelievo in deroga, in particolare della specie storno.

Le risposte della Consulta state chiare. I Giudici non hanno ritenuto che il controllo degli ungulati nelle aree protette non comporta un abbassamento della tutela ambientale, anzi è strumento che fornisce ulteriore garanzia rispetto alla conservazione degli equilibri faunistici, vegetazionali e di presenza dell’uomo.

Inoltre in caso di inadempienza del soggetto gestore del parco nel controllo degli ungulati, l’intervento regionale risulta in grado di fornire ulteriore strumenti di tutela degli equilibri.

La Corte Costituzionale, in relazione alle specie in deroga ha poi definito che in relazione ai carnieri questi non sono cumulabili con altre specie migratrici e quindi fanno storia a sé.

 

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