Scontro politico e comunicazione sul ruolo delle associazioni venatorie e sul finanziamento pubblico previsto dalla legge 157/92
Nel dibattito sempre più acceso attorno alla gestione della fauna selvatica e alla riforma della normativa venatoria, torna al centro la questione dei fondi pubblici destinati alle associazioni di settore. Una discussione riaccesa negli ultimi giorni da alcune piattaforme e canali vicini al Movimento 5 Stelle, che hanno criticato l’attuale sistema di finanziamento, definendolo una forma di “privilegio” a favore del mondo venatorio.
A queste accuse risponde la cabina di regia delle principali associazioni venatorie italiane – Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, Libera Caccia, ANUU Migratoristi e Italcaccia, insieme al CNNC – richiamando il quadro normativo previsto dall’articolo 24 della legge 157/92.
Un sistema previsto dalla legge e consolidato nel tempo
Secondo le associazioni, i contributi pubblici non rappresentano un favore straordinario, ma un meccanismo stabilito dalla normativa nazionale e applicato in modo costante da diversi governi, indipendentemente dall’orientamento politico.
I fondi destinati alle associazioni venatorie vengono infatti descritti come un “parziale ristorno” delle tasse versate dai cacciatori, che contribuiscono in modo significativo attraverso la tassa di concessione governativa.
In questo quadro, viene ricordato come una quota pari al 40% di 5 euro per ogni cacciatore sia destinata al sostegno delle associazioni riconosciute, a fronte di una tassa complessiva che ammonta a 173 euro per licenza.
Il ruolo delle associazioni sul territorio
Le associazioni venatorie sottolineano inoltre come tali risorse non rappresentino un aggravio per i conti pubblici, ma al contrario contribuiscano a ridurre il carico operativo della pubblica amministrazione.
Molte delle attività svolte dalle organizzazioni – dalla formazione dei cacciatori alla gestione delle informazioni faunistiche, fino al supporto organizzativo e logistico – vengono infatti considerate funzioni di interesse pubblico, che altrimenti graverebbero sugli enti statali o regionali.
Le critiche e il tema del dibattito politico
Le polemiche, definite dalle associazioni come “demagogiche”, vengono ricondotte a un pregiudizio ideologico nei confronti dell’attività venatoria e alla fase politica legata alla discussione della riforma della legge sulla caccia attualmente al Senato.
Secondo la cabina di regia, la narrazione secondo cui tali fondi sottrarrebbero risorse ad ambiti come sanità o welfare non terrebbe conto della natura vincolata e regolamentata dei contributi stessi.
Il confronto con il mondo ambientalista
Nel dibattito viene inoltre richiamato il tema dei finanziamenti ad associazioni ambientaliste e animaliste, che secondo le associazioni venatorie beneficerebbero di contributi pubblici e accesso a bandi europei in modo continuativo.
Da qui la riflessione sollevata dalla cabina di regia: se il criterio di valutazione è quello della destinazione delle risorse pubbliche, allora il tema dovrebbe essere esteso in modo più ampio a tutte le realtà associative che operano con fondi pubblici o para-pubblici.
Un confronto destinato a proseguire
La questione dei finanziamenti al mondo venatorio si inserisce dunque in un dibattito più ampio sul ruolo delle associazioni nella gestione del territorio e della fauna selvatica. Un confronto che, con ogni probabilità, continuerà anche nel percorso parlamentare della riforma in discussione.






















