Una nuova indagine dell’Associazione venatoria tedesca rivela una profonda trasformazione del mondo della caccia. Cresce la presenza femminile, aumentano gli aspiranti cacciatori provenienti dalle città e quasi la metà dei nuovi iscritti ai corsi non ha precedenti legami familiari con l’attività venatoria. A motivare le nuove generazioni sono soprattutto la passione per la natura, la tutela dell’ambiente e l’interesse per la carne di selvaggina.
La caccia in Germania sta attraversando un’interessante trasformazione sociale e culturale. L’immagine tradizionale del cacciatore, generalmente uomo, residente in un contesto rurale e appartenente a una famiglia nella quale l’attività venatoria si tramanda da generazioni, sembra lasciare progressivamente spazio a una realtà molto più articolata. Sono sempre più numerose le donne che si avvicinano alla caccia, così come aumentano gli abitanti delle città e le persone che decidono di intraprendere questa attività senza aver avuto precedenti esperienze nel settore.
A documentare il cambiamento è la quarta indagine sui nuovi cacciatori condotta dal Deutscher Jagdverband (DJV), l’Associazione venatoria tedesca, i cui risultati sono stati resi pubblici il 29 ottobre 2026. Lo studio, realizzato attraverso l’analisi di circa 4.600 questionari compilati da persone impegnate nella preparazione all’esame per ottenere la licenza di caccia, offre uno spaccato particolarmente significativo dell’evoluzione del mondo venatorio tedesco.
Le donne rappresentano ormai il 30% degli aspiranti cacciatori
Uno degli aspetti più evidenti riguarda la crescente partecipazione femminile. Nel 2011 le donne rappresentavano il 20% degli iscritti ai corsi di preparazione venatoria, mentre oggi la loro presenza ha raggiunto il 30%. In quindici anni, quindi, la componente femminile è aumentata della metà rispetto al valore iniziale, un cambiamento che testimonia come la caccia stia diventando un’attività sempre meno caratterizzata dalla prevalenza esclusiva degli uomini.
L’indagine rivela anche alcuni elementi distintivi degli interessi manifestati dalle aspiranti cacciatrici. Una donna su tre dichiara, per esempio, di essere particolarmente interessata all’addestramento e alla conduzione dei cani da caccia. Significativa è inoltre la disponibilità a partecipare ad attività volontarie legate alla tutela della fauna e dell’ambiente: il 60% delle donne intervistate esprime infatti il desiderio di impegnarsi in questo ambito.
Si tratta di indicazioni interessanti perché dimostrano come l’avvicinamento femminile al mondo venatorio non sia riconducibile soltanto all’esercizio della caccia in senso stretto, ma comprenda anche una serie di attività collegate alla gestione della fauna selvatica e alla conoscenza degli ambienti naturali.
Sempre più cacciatori arrivano dalle città
Un secondo elemento di particolare rilievo riguarda la provenienza geografica degli aspiranti cacciatori.
Se nel 2011 soltanto un iscritto ai corsi su cinque proveniva da centri urbani con più di 20.000 abitanti, oggi questa proporzione è salita a uno su tre. La caccia, dunque, continua a essere strettamente legata al territorio rurale, ma esercita un’attrazione crescente anche su persone che vivono e lavorano in ambienti cittadini.
È un fenomeno che merita attenzione, soprattutto perché sembra mettere in discussione l’idea secondo cui l’interesse per l’attività venatoria debba necessariamente nascere dalla frequentazione quotidiana della campagna o da tradizioni familiari consolidate.
La ricerca di un rapporto più diretto con l’ambiente naturale rappresenta infatti una delle principali motivazioni indicate dagli intervistati. Per molti aspiranti cacciatori, l’attività venatoria costituisce un’opportunità per conoscere meglio gli ecosistemi, comprendere le dinamiche delle popolazioni selvatiche e partecipare concretamente alla loro gestione.
Quasi la metà non ha cacciatori in famiglia
Forse il dato più sorprendente dell’intera indagine riguarda proprio l’assenza di precedenti legami con il mondo venatorio.
Quasi il 50% delle persone che frequentano i corsi di preparazione dichiara di non avere cacciatori né all’interno della propria famiglia né nella cerchia delle amicizie. Rispetto al 2011, la quota di questi nuovi arrivati è triplicata.
È un cambiamento particolarmente importante perché suggerisce come la caccia tedesca stia progressivamente ampliando la propria capacità di attrazione al di fuori degli ambienti tradizionalmente legati all’attività venatoria.
Se in passato l’avvicinamento alla caccia avveniva frequentemente attraverso un padre, un nonno o un conoscente già inserito nel settore, oggi un numero crescente di persone decide autonomamente di intraprendere questo percorso, spesso partendo da un interesse generale per la natura e per gli animali selvatici.
Questa evoluzione apre naturalmente anche nuove prospettive per le associazioni venatorie, chiamate ad accompagnare persone che non dispongono necessariamente di conoscenze pregresse, né di contatti utili per iniziare a frequentare un territorio di caccia una volta conseguita la licenza.
La natura e la sua tutela sono le principali motivazioni
Particolarmente interessanti sono le risposte relative alle ragioni che spingono le persone a diventare cacciatori.
Circa due intervistati su tre indicano tra le motivazioni principali il desiderio di trascorrere del tempo all’aria aperta e quello di contribuire concretamente alla conservazione della natura.
Un altro elemento significativo riguarda l’alimentazione: circa la metà degli aspiranti cacciatori manifesta interesse per la possibilità di procurarsi e consumare carne di selvaggina.
La conoscenza dell’origine degli alimenti e l’interesse per una risorsa alimentare proveniente direttamente dall’ambiente naturale sembrano dunque rappresentare fattori importanti nella scelta di avvicinarsi alla caccia.
Sorprende invece il peso relativamente modesto attribuito alle armi da fuoco. Soltanto il 5% degli intervistati dichiara uno specifico interesse per questo aspetto, un risultato che contrasta con una rappresentazione dell’attività venatoria talvolta concentrata quasi esclusivamente sull’impiego delle armi.
Naturalmente, le motivazioni dichiarate dagli aspiranti cacciatori non permettono da sole di descrivere come questi eserciteranno effettivamente la caccia, ma forniscono indicazioni utili per comprendere quali aspettative accompagnino l’ingresso delle nuove generazioni nel settore.
Una nuova generazione di cacciatori adulti e professionalmente attivi
L’indagine offre anche alcuni elementi utili per delineare il profilo sociale dei nuovi cacciatori tedeschi.
L’età media degli intervistati è di 38 anni e quasi la metà svolge un lavoro dipendente. La scelta di conseguire la licenza di caccia, quindi, si colloca frequentemente in una fase della vita nella quale le persone hanno già intrapreso un percorso professionale e raggiunto una certa stabilità economica.
Non si tratta, peraltro, di una decisione priva di impegno finanziario. Secondo i dati raccolti dal DJV, gli aspiranti cacciatori spendono mediamente circa 2.800 euro per prepararsi all’esame statale, conosciuto in Germania anche come Grünes Abitur, espressione traducibile come maturità verde.
L’esame prevede verifiche teoriche, pratiche e di tiro, con una preparazione che comprende la conoscenza della fauna selvatica, delle normative, delle malattie degli animali, delle armi e delle principali tecniche venatorie.
Il crescente interesse per la formazione è confermato anche dai dati nazionali: nel 2025 ben 18.423 persone hanno superato l’esame statale per diventare cacciatori, più del doppio rispetto a vent’anni prima. Un risultato significativo, soprattutto considerando che la percentuale di candidati non promossi ha raggiunto il 24%.
Cresce anche la disponibilità a impegnarsi nella gestione della fauna
Un altro dato interessante riguarda la volontà di partecipare ad attività di volontariato.
Oltre la metà degli aspiranti cacciatori intervistati si dichiara disponibile a dedicare parte del proprio tempo a iniziative di interesse ambientale. Tra le attività maggiormente apprezzate figurano il recupero dei piccoli di selvaggina durante le operazioni agricole, gli interventi di gestione e conservazione della fauna e le iniziative di educazione ambientale.
È un risultato che l’Associazione venatoria tedesca considera particolarmente significativo, perché evidenzia una disponibilità all’impegno che va oltre l’esercizio diretto della caccia.
Per le organizzazioni venatorie si prospetta quindi l’opportunità di valorizzare queste nuove energie, coinvolgendo gli aspiranti cacciatori in progetti di tutela degli habitat, monitoraggio delle popolazioni selvatiche e collaborazione con il mondo agricolo.
Una trasformazione che merita attenzione anche in Italia
I risultati dell’indagine tedesca offrono diversi spunti di riflessione anche per il mondo venatorio italiano.
Il primo riguarda la capacità delle associazioni e delle organizzazioni del settore di comunicare la caccia a persone che non appartengono agli ambienti tradizionalmente venatori. L’esperienza tedesca suggerisce che esiste un interesse per questa attività anche tra cittadini che non hanno mai avuto un contatto diretto con essa attraverso la famiglia o le amicizie.
Il secondo aspetto riguarda la crescente partecipazione delle donne, un fenomeno che potrebbe contribuire a modificare nel tempo anche le modalità di comunicazione, formazione e organizzazione delle attività venatorie.
Non meno importante è l’attenzione manifestata nei confronti della gestione faunistica, della conservazione ambientale e della carne di selvaggina, temi sui quali anche in Italia si sviluppano iniziative e progetti di crescente interesse.
Naturalmente, le differenze normative, territoriali e culturali tra Germania e Italia impongono prudenza nel trasferire automaticamente questi risultati alla realtà nazionale. I dati tedeschi, tuttavia, dimostrano come l’ingresso di nuove categorie di appassionati possa modificare sensibilmente la composizione sociale del mondo venatorio.
La caccia tedesca sembra dunque avviata verso un ricambio generazionale che non riguarda soltanto l’età dei praticanti, ma anche la loro provenienza, le esperienze personali e le motivazioni che li avvicinano a questa attività. Un’evoluzione che potrebbe avere conseguenze significative sul futuro dell’associazionismo venatorio, sulle attività di formazione e sul rapporto tra cacciatori e società.





















