La Starna, scientificamente Perdix perdix, è uno dei Galliformi più rappresentativi degli ambienti agricoli europei e una delle specie che maggiormente hanno caratterizzato la tradizione della caccia con il cane da ferma. Compatta, terricola e fortemente legata a prati, cereali, incolti e paesaggi rurali diversificati, trascorre gran parte della propria vita sul terreno e ricorre al volo soprattutto per sottrarsi rapidamente a un pericolo.
Per generazioni la starna è stata una presenza caratteristica delle campagne italiane. La trasformazione dell’agricoltura, la semplificazione degli agroecosistemi, la perdita di siepi e incolti, l’impiego di prodotti fitosanitari e una gestione venatoria storicamente non sempre sostenibile hanno però determinato un fortissimo declino durante il Novecento.
La vicenda italiana è particolarmente significativa perché la popolazione autoctona, tradizionalmente identificata come Starna italica – Perdix perdix italica, è arrivata a essere considerata virtualmente estinta in natura. Negli ultimi anni specifici programmi di conservazione, selezione genetica, allevamento e reintroduzione hanno però permesso di ricostituire un nucleo riproduttivo in natura, trasformando la Starna italica in uno dei più interessanti progetti di recupero faunistico del nostro Paese.

Starna: carta d’identità
| Nome comune | Starna |
| Nome scientifico | Perdix perdix |
| Ordine | Galliformes |
| Famiglia | Phasianidae |
| Genere | Perdix |
| Distribuzione originaria | Regione paleartica occidentale e centrale |
| Comportamento | Stanziale, terricolo e gregario fuori dal periodo riproduttivo |
| Habitat principale | Agroecosistemi aperti, cereali, prati, incolti, margini e coltivi diversificati |
| Alimentazione | Prevalentemente vegetale negli adulti; fortemente insettivora nei pulcini |
| Nido | A terra |
| Riproduzione | Primaverile |
| Uova | Generalmente numerose, spesso circa 10-20 |
| Incubazione | Circa 23-25 giorni |
| Pulcini | Precoci e nidifughi |
| Status venatorio in Italia | Specie cacciabile secondo normativa nazionale e calendari regionali |
Come riconoscere la Starna
La Starna possiede una struttura compatta e raccolta, con corpo tondeggiante, testa relativamente piccola e coda corta.
Il piumaggio è caratterizzato da tonalità brune, grigie, rossicce e fulve che producono un eccellente mimetismo negli ambienti agricoli.
Una delle caratteristiche più evidenti è rappresentata dalla colorazione grigiastra del petto e dalla tipica macchia scura a forma di ferro di cavallo nella regione addominale, particolarmente marcata nei maschi adulti ma talvolta presente anche nelle femmine.
La testa della Starna
Il capo presenta tonalità bruno-aranciate particolarmente evidenti sul volto e sulla gola.
La parte superiore è più scura e attraversata da disegni sottili che contribuiscono al mimetismo.
Il contrasto tra testa calda e petto grigiastro rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell’aspetto della specie.
Il petto grigio
La regione pettorale presenta una colorazione generalmente grigio cenere, finemente barrata.
È proprio su questo fondo chiaro che risalta la caratteristica macchia addominale scura.
La macchia a ferro di cavallo
Il cosiddetto ferro di cavallo è una macchia castano-brunastra presente sulla parte inferiore del petto e sull’addome.
Nei maschi adulti è generalmente ampia e ben definita.
Nelle femmine può essere meno sviluppata o frammentata, ma la presenza o assenza della macchia non costituisce da sola un criterio infallibile per determinare il sesso.
Maschio e femmina: come distinguerli?
Il dimorfismo sessuale è piuttosto contenuto.
Maschio e femmina possiedono dimensioni molto simili e una colorazione complessivamente analoga.
La determinazione del sesso può essere facilitata osservando alcuni dettagli del piumaggio scapolare e della regione addominale, ma richiede esperienza.
Quanto è grande una Starna?
La Starna è un Galliforme di media taglia, più piccolo di un fagiano ma sensibilmente più grande di una quaglia.
La lunghezza complessiva si colloca generalmente intorno ai 28-32 centimetri, mentre il peso può variare indicativamente tra circa 300 e 500 grammi.
Le dimensioni cambiano in funzione di sesso, stagione, popolazione e disponibilità alimentare.
Starna, Quaglia e Pernice rossa: quali differenze?
| Caratteristica | Starna | Quaglia | Pernice rossa |
|---|---|---|---|
| Nome scientifico | Perdix perdix | Coturnix coturnix | Alectoris rufa |
| Taglia | Media | Piccola | Media |
| Migrazione | Sedentaria | Migratrice | Sedentaria |
| Habitat tipico | Campagne aperte e coltivi | Prati e colture erbacee | Terreni aridi, collinari e mediterranei |
| Comportamento sociale in inverno | Brigate | Più variabile | Gruppi familiari |
| Volo | Rapido, potente e generalmente basso | Molto rapido e basso | Potente con frequenti planate |
Origine della Starna
La Starna appartiene a una linea di Galliformi originariamente associata agli ambienti aperti dell’Asia centrale.
Nel corso di migliaia di anni la specie si è progressivamente diffusa verso occidente, colonizzando gran parte dell’Europa.
Lo sviluppo storico dell’agricoltura tradizionale favorì ulteriormente la sua espansione, perché prati, cereali, campi frammentati e margini offrivano condizioni molto favorevoli.
Distribuzione mondiale della Starna
Perdix perdix è distribuita in gran parte dell’Europa e dell’Asia temperata occidentale e centrale.
La specie è stata inoltre introdotta con successo in alcune regioni del Nord America, dove esistono oggi popolazioni naturalizzate.
La Starna in Italia
Storicamente la Starna era distribuita in una parte molto ampia della Penisola italiana.
Durante il Novecento l’areale si è però ridotto in maniera drastica.
Le popolazioni oggi presenti in Italia hanno una storia complessa, perché per decenni sono state effettuate immissioni di soggetti provenienti da allevamenti e da popolazioni europee differenti.
La Starna italica
La popolazione storica italiana è stata descritta come Perdix perdix italica, tradizionalmente considerata una sottospecie endemica della Penisola.
Questa popolazione possedeva caratteristiche genetiche proprie, sviluppate attraverso un lungo periodo di isolamento rispetto alle popolazioni dell’Europa centro-settentrionale.
Nel corso del Novecento la Starna italica ha subito un declino talmente grave da essere considerata estinta o virtualmente estinta in natura.
Perché la Starna italica è scomparsa?
Non esiste una sola causa.
Il declino è il risultato dell’azione contemporanea di diversi fattori:
trasformazione dell’agricoltura;
eliminazione di siepi e margini;
riduzione degli incolti;
uso intensivo di prodotti fitosanitari;
riduzione degli insetti disponibili per i pulcini;
prelievo venatorio eccessivo in alcune fasi storiche;
ripopolamenti con soggetti geneticamente differenti;
frammentazione delle popolazioni residue.
Il progetto LIFE Perdix
La storia della Starna italica ha conosciuto negli ultimi anni un’importante inversione di tendenza grazie al progetto LIFE Perdix.
Il programma ha utilizzato soggetti selezionati geneticamente a partire da un nucleo allevato che conservava il patrimonio genetico storico della popolazione italiana.
Gli animali sono stati progressivamente reintrodotti nella Valle del Mezzano, nel Delta del Po.
Il ritorno della Starna italica in natura
Gli interventi di reintroduzione sono stati accompagnati da miglioramenti ambientali, monitoraggio e gestione specifica del territorio.
I soggetti liberati hanno iniziato a riprodursi naturalmente e hanno dato origine a un nucleo stabile e autoriproducente.
Si tratta di uno degli esempi più interessanti di recupero di una popolazione faunistica italiana attraverso genetica, gestione dell’habitat e reintroduzione.
La situazione nel 2026
Nel 2026 ISPRA ha nuovamente richiamato l’attenzione sul futuro della Starna italica attraverso ulteriori iniziative nella Valle del Mezzano.
Il recupero non può infatti essere considerato definitivamente concluso con la sola presenza di alcuni nuclei riproduttivi.
Una popolazione realmente sicura richiede continuità dell’habitat, successo riproduttivo, sufficiente variabilità genetica e capacità di espansione naturale.
Habitat della Starna
La Starna è una specie tipica degli agroecosistemi aperti.
Non ama però necessariamente le immense distese agricole uniformi.
I territori migliori sono generalmente quelli nei quali differenti colture, prati, bordure, siepi e incolti costruiscono un mosaico complesso.
Gli ambienti preferiti dalla Starna
| Campagne agricole diversificate | ★★★★★ |
| Cereali | ★★★★★ |
| Prati | ★★★★★ |
| Incolti erbacei | ★★★★★ |
| Fasce marginali | ★★★★★ |
| Siepi basse | ★★★★☆ |
| Colture foraggere | ★★★★★ |
| Monocolture intensive prive di margini | ★★☆☆☆ |
| Bosco fitto | ★☆☆☆☆ |
L’importanza degli agroecosistemi tradizionali
La Starna è una delle specie che meglio dimostrano il valore della diversità del paesaggio agricolo.
Un mosaico formato da piccoli campi, prati, bordure e incolti offre contemporaneamente alimento, luoghi di nidificazione, disponibilità di insetti e protezione.
La semplificazione estrema del territorio elimina invece molte di queste risorse.
L’importanza delle bordure
I margini dei campi possono svolgere numerose funzioni.
Offrono vegetazione spontanea, insetti, copertura e punti nei quali la Starna può muoversi senza rimanere completamente esposta.
La loro eliminazione riduce notevolmente la complessità dell’habitat.
La Starna nei cereali
I campi di cereali possono fornire alimento e copertura durante varie fasi dell’anno.
Semi, vegetazione e presenza di insetti rendono queste colture particolarmente importanti, soprattutto quando sono inserite in un paesaggio diversificato.
La Starna negli incolti
Gli incolti rappresentano uno degli elementi più preziosi.
La vegetazione spontanea produce semi, ospita numerosi insetti e può fornire siti favorevoli alla nidificazione.
Per i pulcini, la disponibilità di insetti nelle prime settimane è particolarmente importante.
La Starna è sedentaria?
Sì. A differenza della Quaglia comune, la Starna è una specie prevalentemente sedentaria.
Gli individui compiono soprattutto spostamenti locali legati a disponibilità alimentare, clima, disturbo e ciclo riproduttivo.
La vita in brigata
Una delle caratteristiche più tipiche della Starna è la formazione delle cosiddette brigate.
Dopo la stagione riproduttiva, la coppia e i giovani rimangono insieme formando un gruppo familiare.
Durante l’autunno e l’inverno questi gruppi rappresentano la tipica unità sociale della specie.
Che cos’è una brigata di Starne?
La brigata è generalmente costituita da una coppia adulta e dai giovani dell’anno.
In alcune circostanze più gruppi possono temporaneamente aggregarsi.
Il numero degli individui varia quindi in relazione al successo riproduttivo e alla stagione.
Perché vivere in gruppo?
La vita collettiva offre diversi vantaggi.
Più individui possono individuare prima un predatore e il gruppo può coordinare rapidamente la fuga.
La brigata facilita inoltre la trasmissione di informazioni sui siti di alimentazione e di rifugio.
Come si comporta una brigata quando viene disturbata?
Le Starne tendono inizialmente a rimanere immobili confidando nel mimetismo.
Quando la pressione diventa eccessiva, il gruppo può involarsi quasi contemporaneamente.
L’improvvisa partenza di numerosi uccelli rappresenta uno dei momenti più caratteristici della caccia alla Starna.
Il volo della Starna
Il volo è rapido, potente e generalmente relativamente basso.
L’involo è caratterizzato da una sequenza iniziale di battiti d’ala molto energici.
Successivamente l’uccello può alternare battiti e brevi planate.
Quanto vola una Starna?
La specie non utilizza normalmente il volo per lunghi spostamenti quotidiani.
Preferisce camminare sul terreno e ricorre all’involo soprattutto come strategia di fuga.
Dopo essere stata disturbata può posarsi nuovamente a distanza relativamente contenuta.
La Starna preferisce correre o volare?
Come molti Galliformi, la Starna è prima di tutto un uccello camminatore.
Può allontanarsi rapidamente sul terreno e utilizzare la vegetazione per sottrarsi alla minaccia.
Il volo viene normalmente utilizzato quando il pericolo raggiunge una distanza critica.
Alimentazione della Starna
La dieta cambia notevolmente con l’età.
Gli adulti consumano soprattutto materiale vegetale, semi e parti verdi delle piante.
I pulcini, al contrario, dipendono fortemente dagli insetti durante le prime settimane.
Cosa mangiano le Starne adulte?
La dieta può comprendere:
semi di cereali;
semi di piante spontanee;
germogli;
foglie;
parti verdi delle colture;
piccoli invertebrati.
L’alimentazione dei pulcini
I giovani hanno bisogno di una dieta fortemente ricca di insetti e altri piccoli invertebrati.
Le proteine animali sono indispensabili per la rapida crescita iniziale.
Questa caratteristica spiega perché la drastica diminuzione degli insetti negli ambienti agricoli possa incidere direttamente sul successo riproduttivo.
Perché gli insetti sono così importanti?
Una coppia può anche riuscire a deporre numerose uova e portarle alla schiusa, ma se il territorio non offre sufficiente quantità di insetti la sopravvivenza della nidiata può risultare molto bassa.
La qualità dell’habitat deve quindi essere valutata anche attraverso la disponibilità di alimento per i giovani.
Riproduzione della Starna
Con l’avvicinarsi della primavera le brigate invernali iniziano progressivamente a disgregarsi.
Gli adulti formano coppie e occupano territori favorevoli alla nidificazione.
La monogamia stagionale è una caratteristica importante della specie.
La formazione delle coppie
Tra fine inverno e primavera i giovani e gli adulti iniziano a separarsi dalla brigata.
I nuovi partner formano coppie che rimarranno insieme durante la fase riproduttiva.
Il maschio partecipa attivamente alla difesa del territorio e rimane associato alla femmina.
Il nido della Starna
La Starna nidifica direttamente sul terreno.
La femmina prepara una piccola depressione rivestita con materiale vegetale e generalmente ben nascosta all’interno di erbe, colture, bordure o vegetazione spontanea.
La scelta del sito deve offrire contemporaneamente copertura e possibilità di allontanarsi rapidamente.
Quante uova depone la Starna?
La Starna è caratterizzata da covate molto numerose.
Una deposizione può comprendere frequentemente 10-20 uova, con variazioni anche significative.
Il numero elevato rappresenta una strategia necessaria per compensare la forte mortalità che può interessare uova e giovani.
Quanto dura l’incubazione?
L’incubazione dura generalmente circa 23-25 giorni.
È principalmente la femmina a covare, mentre il maschio rimane nelle vicinanze.
I pulcini della Starna
I pulcini sono nidifughi.
Poco dopo la schiusa sono capaci di camminare e seguire i genitori.
La famiglia si sposta alla ricerca di piccoli invertebrati e zone ricche di copertura.
Entrambi i genitori seguono la nidiata?
Sì. Una caratteristica molto interessante della Starna è il coinvolgimento di entrambi gli adulti nella gestione della nidiata.
Maschio e femmina possono accompagnare i piccoli e partecipare alla loro protezione.
Quando iniziano a volare i pulcini?
Lo sviluppo è rapido.
I giovani acquisiscono progressivamente la capacità di compiere piccoli voli già nelle prime settimane, aumentando enormemente le possibilità di sottrarsi ai predatori.
Il ciclo annuale della Starna
| Periodo | Fase prevalente |
|---|---|
| Inverno | Vita in brigata e ricerca delle aree di alimentazione |
| Fine inverno | Progressiva disgregazione delle brigate |
| Primavera | Formazione delle coppie e nidificazione |
| Fine primavera-estate | Schiusa e allevamento dei pulcini |
| Estate | Crescita dei giovani |
| Fine estate-autunno | Formazione delle brigate familiari |
I predatori della Starna
Uova, pulcini e adulti possono essere predati da numerose specie.
Tra i potenziali predatori figurano:
volpe;
mustelidi;
corvidi;
rapaci;
altri carnivori opportunisti.
La predazione dei nidi
La nidificazione sul terreno espone uova e femmine a numerosi rischi.
Una buona copertura vegetale può ridurre la probabilità che il nido venga individuato.
La predazione deve però essere interpretata insieme alla qualità dell’habitat e non come unica causa del declino.
Perché la Starna è diminuita così tanto?
Il declino della Starna è uno degli esempi più emblematici della crisi della fauna degli ambienti agricoli europei.
A partire dalla metà del Novecento molte popolazioni hanno subito riduzioni fortissime.
La causa principale è stata la trasformazione degli agroecosistemi.
La modernizzazione dell’agricoltura
L’aumento delle dimensioni dei campi, l’eliminazione delle siepi, la riduzione degli incolti e la specializzazione delle colture hanno ridotto drasticamente la diversità del paesaggio.
Per una specie che necessita contemporaneamente di siti di nidificazione, insetti, semi e copertura, questa semplificazione rappresenta un problema enorme.
Il ruolo dei prodotti fitosanitari
La riduzione degli insetti negli ambienti agricoli ha conseguenze particolarmente gravi per i pulcini.
La disponibilità di piccoli invertebrati nelle prime settimane di vita può determinare la differenza tra una nidiata capace di svilupparsi e una caratterizzata da elevata mortalità.
Il ruolo della meccanizzazione agricola
Le moderne lavorazioni possono essere effettuate molto rapidamente e interessare grandi superfici durante il periodo riproduttivo.
Sfalci, raccolti e lavorazioni possono quindi distruggere nidi o eliminare improvvisamente la copertura utilizzata dalla nidiata.
Gestione faunistica della Starna
Una gestione efficace dovrebbe partire dalla ricostruzione dell’habitat.
Immettere semplicemente nuovi animali in un territorio che non offre più condizioni adeguate difficilmente può produrre popolazioni realmente autosufficienti.
Miglioramenti ambientali per la Starna
Tra gli interventi più importanti possono rientrare:
creazione e mantenimento di fasce inerbite;
conservazione di incolti;
ripristino di margini e siepi;
diversificazione delle colture;
mantenimento di coperture invernali;
creazione di aree ricche di insetti;
riduzione delle lavorazioni nei periodi riproduttivi.
Perché i ripopolamenti da soli non bastano?
La storia della Starna italiana dimostra chiaramente che il semplice rilascio di animali allevati non garantisce la ricostituzione di popolazioni selvatiche.
Se mancano habitat, alimento e condizioni favorevoli alla riproduzione, gli individui immessi possono presentare bassa sopravvivenza e scarsa capacità di mantenere una popolazione nel tempo.
Il problema genetico dei ripopolamenti
Per molti decenni sono state liberate in Italia Starne provenienti da differenti aree europee.
Queste immissioni hanno contribuito a modificare il patrimonio genetico delle popolazioni presenti.
Nel caso della Starna italica, la conservazione genetica ha quindi assunto un’importanza fondamentale nei moderni programmi di reintroduzione.
La Starna è cacciabile in Italia?
Sì. La Starna, Perdix perdix, è compresa tra le specie cacciabili previste dall’articolo 18 della Legge 11 febbraio 1992 n. 157.
La normativa nazionale la inserisce tra le specie cacciabili, in linea generale, dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre.
L’effettiva possibilità di caccia deve però essere verificata ogni anno nel calendario venatorio regionale, perché possono essere stabiliti periodi più restrittivi, limitazioni territoriali, carnieri specifici o divieti in relazione allo stato locale delle popolazioni.
Starna italica e attività venatoria
La presenza di programmi di reintroduzione e conservazione della Starna italica richiede una gestione particolarmente prudente.
Le aree nelle quali vengono ricostituite popolazioni autoctone non possono essere trattate come normali territori destinati al semplice ripopolamento venatorio.
La tutela del patrimonio genetico e la formazione di popolazioni realmente autosufficienti devono avere priorità.
La caccia alla Starna con il cane da ferma
La caccia alla Starna rappresenta una delle forme classiche della caccia con il cane da ferma.
Il grande fascino nasce dalla necessità di individuare una brigata di uccelli perfettamente mimetizzati in un territorio aperto e spesso molto vasto.
Il cane deve utilizzare correttamente il vento, coprire il terreno con metodo e riuscire a individuare l’emanazione senza esercitare una pressione eccessiva.
La cerca sulla Starna
La cerca può essere relativamente ampia, soprattutto nei grandi territori aperti.
Il cane deve però mantenere un forte collegamento con il cacciatore e adattare l’azione alla densità della vegetazione e alla direzione del vento.
Il vento nella caccia alla Starna
La direzione del vento assume enorme importanza.
Una buona impostazione permette al cane di intercettare l’emanazione della brigata da distanza sufficiente e arrivare progressivamente alla presa di punto.
La presa di punto
Quando il cane entra nell’emanazione deve ridurre progressivamente velocità e intensità della cerca.
La brigata può rimanere completamente immobile sul terreno, rendendo difficile valutare esattamente la distanza.
La ferma sulla brigata
Una brigata ben ferma può produrre una delle azioni più spettacolari della caccia con il cane.
L’ausiliare deve mantenere la ferma senza esercitare una pressione tale da provocare una partenza prematura.
Quando il cacciatore raggiunge il cane, l’involo simultaneo di più Starne può essere improvviso e molto rapido.
La brigata può pedinare?
Sì. Le Starne non rimangono necessariamente immobili.
Una brigata può allontanarsi sul terreno cercando di mantenere distanza dal cane.
In queste situazioni l’ausiliare deve essere capace di interpretare gli spostamenti e, se necessario, guidare con grande attenzione.
Dopo l’involo della brigata
Dopo la partenza, gli individui possono disperdersi e posarsi in punti differenti.
Questa fase rappresenta storicamente uno degli aspetti più interessanti della caccia alla Starna, perché richiede al cane di individuare nuovamente singoli soggetti o piccoli gruppi.
La ribattuta
Tradizionalmente, dopo l’involo di una brigata, il cacciatore poteva cercare di individuare nuovamente i singoli soggetti dispersi.
Dal punto di vista gestionale moderno è però fondamentale evitare pressioni eccessive sulle popolazioni naturali, soprattutto quando la consistenza è bassa.
Quali cani sono particolarmente adatti alla Starna?
| Pointer Inglese | ★★★★★ |
| Setter Inglese | ★★★★★ |
| Setter Gordon | ★★★★☆ |
| Setter Irlandese | ★★★★☆ |
| Kurzhaar | ★★★★★ |
| Drahthaar | ★★★★★ |
| Bracco Italiano | ★★★★★ |
| Epagneul Breton | ★★★★★ |
| Vizsla | ★★★★★ |
| Spinone Italiano | ★★★★☆ |
Le valutazioni sono indicative e descrivono la potenziale attitudine generale delle razze. Linea genealogica, esperienza, qualità individuali e addestramento del cane restano determinanti.
Il Pointer Inglese sulla Starna
Il Pointer Inglese rappresenta uno dei cani simbolo della grande caccia negli spazi aperti.
Velocità, ampiezza di cerca, capacità di utilizzare il vento e ferma spettacolare lo rendono particolarmente adatto alla ricerca delle brigate su grandi terreni.
Il Setter Inglese sulla Starna
Il Setter Inglese può combinare grande copertura del terreno e straordinaria sensibilità olfattiva.
La capacità di modificare progressivamente l’azione quando entra nell’emanazione risulta particolarmente importante sulla brigata.
Il Kurzhaar sulla Starna
Il Bracco tedesco o Kurzhaar unisce velocità, potenza, collegamento e versatilità.
Può risultare particolarmente efficace nei paesaggi agricoli nei quali grandi superfici aperte si alternano a coltivi e bordure.
Il Bracco Italiano sulla Starna
Il Bracco Italiano interpreta la ricerca secondo uno stile profondamente differente dai grandi galoppatori britannici.
Il trotto, l’uso metodico del terreno e la grande capacità olfattiva possono produrre azioni di notevole precisione.
La Starna e il giovane cane da ferma
Una vera brigata selvatica rappresenta un selvatico estremamente formativo.
Il cane deve imparare a rispettare un’emanazione forte ma complessa e a non esercitare pressione eccessiva.
Una brigata esperta può muoversi, pedinare e partire fuori tiro se l’ausiliare commette errori.
Il recupero dopo il tiro
Il piumaggio mimetico può rendere difficile localizzare una Starna caduta tra stoppie o vegetazione.
Un cane capace di recupero e riporto assume quindi grande importanza anche dopo il tiro.
La Starna e il paesaggio agricolo
La Starna può essere considerata una vera specie indicatrice della qualità degli agroecosistemi.
La sua presenza stabile suggerisce che il territorio offre una combinazione sufficiente di alimento, insetti, copertura e siti riproduttivi.
Il declino della specie rappresenta quindi anche un segnale della perdita di biodiversità delle campagne.
Starna: caratteristiche principali
| Adattamento agli agroecosistemi | ★★★★★ |
| Mimetismo | ★★★★★ |
| Comportamento terricolo | ★★★★★ |
| Vita di brigata | ★★★★★ |
| Velocità di involo | ★★★★★ |
| Dipendenza dalla qualità dell’habitat agricolo | ★★★★★ |
| Interesse cinofilo | ★★★★★ |
| Importanza venatoria storica | ★★★★★ |
| Interesse conservazionistico | ★★★★★ |
| Sensibilità all’agricoltura intensiva | ★★★★★ |
Curiosità sulla Starna
È una specie stanziale: a differenza della Quaglia non effettua grandi migrazioni stagionali.
Vive in brigata per buona parte dell’anno: il gruppo familiare rappresenta la tipica struttura sociale autunnale e invernale.
I pulcini hanno bisogno di insetti: nonostante gli adulti siano prevalentemente granivori ed erbivori, i giovani dipendono fortemente dagli invertebrati.
Può deporre un numero molto elevato di uova: una strategia che compensa l’elevata mortalità giovanile.
La Starna italica ha rischiato di scomparire definitivamente: un nucleo geneticamente storico conservato in allevamento ha permesso di avviare un programma di recupero.
È una delle specie simbolo della crisi della biodiversità agricola: il suo declino ha seguito in larga parte la semplificazione dei paesaggi rurali europei.
È anche una specie simbolo della conservazione attiva: il progetto LIFE Perdix ha dimostrato che miglioramenti ambientali, genetica e reintroduzione possono ricostituire una popolazione riproduttiva.
Perché la Starna è una specie fondamentale dell’Enciclopedia della Caccia
La Starna rappresenta uno dei punti d’incontro più importanti tra storia della caccia, cinofilia e moderna gestione faunistica.
Per generazioni è stata uno dei selvatici simbolo della campagna europea. Brigate numerose, grandi terreni aperti e cani da ferma specializzati hanno costruito una tradizione venatoria che ha contribuito direttamente alla selezione di Pointer, Setter e numerosi continentali.
La progressiva scomparsa della Starna racconta però anche la trasformazione radicale del paesaggio rurale. Dove piccoli campi, prati, siepi e incolti sono stati sostituiti da grandi superfici uniformi, la specie ha perso contemporaneamente alimento, insetti, siti di nidificazione e rifugi.
La vicenda della Starna italica rende il caso italiano ancora più importante. Un patrimonio faunistico arrivato praticamente all’estinzione è stato recuperato partendo da soggetti geneticamente selezionati e da un progetto che ha messo l’habitat al centro dell’intervento.
Anche dal punto di vista cinofilo Perdix perdix rimane uno dei più grandi selvatici per il cane da ferma. Individuare una brigata, comprenderne gli spostamenti, mantenere la ferma e affrontare l’improvviso involo collettivo richiede un ausiliare capace di combinare naso, velocità, metodo, collegamento e grande equilibrio.
Conoscere la Starna significa quindi comprendere contemporaneamente ecologia degli agroecosistemi, storia della cinofilia, gestione venatoria, declino della biodiversità e conservazione attiva: pochi altri selvatici raccontano con altrettanta chiarezza come la qualità della caccia dipenda prima di tutto dalla qualità dell’ambiente.























