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MINILEPRE – Sylvilagus Floridanus

La Minilepre, conosciuta anche come Silvilago e scientificamente denominata Sylvilagus floridanus, è un piccolo Lagomorfo originario del continente americano e introdotto in Italia nel corso del Novecento. Per dimensioni e aspetto può ricordare un piccolo coniglio selvatico, ma appartiene a un genere differente e possiede caratteristiche biologiche e comportamentali proprie.

La specie è facilmente riconoscibile soprattutto per la caratteristica coda bianca e cotonosa, particolarmente evidente durante la fuga e responsabile del nome inglese Eastern cottontail. Il corpo è compatto, il mantello bruno-grigiastro presenta tonalità rossicce e le zampe posteriori sono sufficientemente sviluppate da permettere accelerazioni rapidissime e continui cambi di direzione.

In Italia il Silvilago rappresenta però soprattutto un importante caso di fauna alloctona introdotta. Le prime immissioni risalgono agli anni Sessanta e hanno determinato la formazione di popolazioni naturalizzate soprattutto nell’Italia settentrionale. La specie è oggi oggetto di particolare attenzione gestionale per la capacità di espansione, per la possibile competizione con la Lepre europea e per alcuni aspetti sanitari che interessano gli altri Lagomorfi.

Minilepre o Silvilago: carta d’identità

Nome comune Minilepre, Silvilago
Nome scientifico Sylvilagus floridanus (J. A. Allen, 1890)
Nome inglese Eastern Cottontail
Classe Mammalia
Ordine Lagomorpha
Famiglia Leporidae
Genere Sylvilagus
Origine America settentrionale, centrale e parte settentrionale del Sud America
Origine in Italia Specie alloctona introdotta
Prime introduzioni italiane A partire dal 1966
Taglia Piccola
Peso Generalmente intorno a 1-1,5 kg, con variazioni individuali e geografiche
Habitat principale Prati, coltivi, siepi, cespuglieti, margini boschivi e ambienti ricchi di ecotoni
Alimentazione Erbivora
Attività Prevalentemente crepuscolare e notturna
Rifugio Vegetazione fitta, cespugli, rovi e depressioni del terreno
Comportamento Prevalentemente solitario
Gestazione Circa 28 giorni
Piccoli per parto Generalmente 3-5, con variazioni
Status in Italia Specie alloctona naturalizzata
Status venatorio Specie cacciabile secondo normativa nazionale e calendari regionali

Come riconoscere la Minilepre

La Minilepre presenta una struttura compatta e relativamente raccolta. A prima vista può ricordare un piccolo Coniglio selvatico, ma alcune caratteristiche permettono di distinguerla.

Il corpo è agile, le zampe posteriori sono ben sviluppate e il mantello presenta tonalità generalmente grigio-brunastre con sfumature ocra e rossicce.

L’elemento più caratteristico è però la coda: corta, superiormente più scura e inferiormente ricoperta da un pelo completamente bianco che forma un evidente batuffolo cotonoso.

La caratteristica coda bianca

Il nome inglese Eastern Cottontail significa letteralmente “coda di cotone orientale”.

Quando l’animale fugge, la parte inferiore della coda viene sollevata e forma una macchia bianca estremamente evidente.

Questo dettaglio è uno dei sistemi più semplici per riconoscere rapidamente il Silvilago durante un’osservazione sul campo.

Il mantello della Minilepre

Il dorso è generalmente grigiastro con tonalità ocra e rossicce e presenta peli neri che producono un effetto complessivamente brizzolato.

La nuca e la parte dorsale del collo possono assumere tonalità più rossicce.

I fianchi diventano progressivamente più chiari, mentre ventre e parte interna delle cosce sono biancastri.

Le orecchie

Le orecchie sono proporzionalmente sviluppate ma risultano generalmente più contenute rispetto a quelle delle vere lepri.

La colorazione è bruno-chiara con una sottile bordatura scura e una piccola zona nerastra in prossimità dell’apice.

Le zampe

Gli arti posteriori sono più lunghi degli anteriori e permettono all’animale di sviluppare rapide accelerazioni.

La Minilepre non possiede però la stessa struttura fortemente specializzata per la corsa prolungata della Lepre europea.

La sua strategia di fuga è basata soprattutto su rapidità, cambi di direzione e utilizzo della vegetazione.

Minilepre, Coniglio selvatico e Lepre europea: quali differenze?

Caratteristica Minilepre Coniglio selvatico Lepre europea
Nome scientifico Sylvilagus floridanus Oryctolagus cuniculus Lepus europaeus
Origine in Italia Alloctona recente Introduzione storica antica Fauna europea
Taglia Piccola Piccola-media Grande
Coda Bianca e cotonosa inferiormente Bianca inferiormente Bianca inferiormente e scura superiormente
Orecchie Medie Relativamente corte Molto lunghe
Tane sotterranee Generalmente non costruisce grandi conigliere Costruisce sistemi complessi di tane Non costruisce tane
Comportamento sociale Prevalentemente solitario Fortemente sociale Prevalentemente solitario
Strategia di fuga Breve, rapida e a zig-zag Verso la tana Lunga corsa ad alta velocità

La Minilepre non è una vera lepre

Il nome italiano può trarre in inganno.

La Minilepre non appartiene al genere Lepus, quello delle vere lepri, ma al genere Sylvilagus.

Dal punto di vista sistematico è quindi più corretto chiamarla Silvilago o Eastern Cottontail.

Il nome “minilepre” deriva soprattutto dall’aspetto esteriore e dalle dimensioni ridotte.

Origine del Silvilago

Sylvilagus floridanus è originario del continente americano.

Il suo vasto areale naturale comprende zone che vanno dal Canada meridionale fino all’America centrale e alle regioni settentrionali dell’America meridionale.

La grande estensione geografica spiega anche l’elevata capacità della specie di adattarsi a habitat molto differenti.

Quante sottospecie esistono?

Nel corso degli studi zoologici sono state descritte numerose sottospecie di Sylvilagus floridanus.

Le fonti ISPRA indicano che i soggetti introdotti in Italia appartenevano probabilmente soprattutto alle forme mearnsii e similis.

Quando è arrivata la Minilepre in Italia?

Le prime introduzioni italiane documentate risalgono al 1966.

Gli animali vennero importati dagli Stati Uniti e liberati principalmente con finalità venatorie.

Successive immissioni contribuirono alla formazione di popolazioni stabili e all’espansione della specie.

Perché venne introdotta?

La Minilepre venne introdotta come nuova specie di interesse venatorio, soprattutto in territori nei quali si desiderava aumentare la disponibilità di piccola selvaggina.

Come accaduto con altre specie introdotte nel passato, all’epoca le conseguenze ecologiche a lungo termine ricevevano un’attenzione molto inferiore rispetto a quella odierna.

La Minilepre in Europa

Oltre all’Italia, tentativi di introduzione sono stati effettuati anche in altri Paesi europei.

La specie è stata introdotta, con risultati differenti, in Francia, Spagna e Svizzera.

L’Italia rappresenta però uno dei territori europei nei quali il Silvilago è riuscito a costituire popolazioni naturalizzate particolarmente importanti.

Distribuzione della Minilepre in Italia

La distribuzione italiana è concentrata soprattutto nell’Italia settentrionale.

Storicamente le popolazioni più consistenti si sono sviluppate in Piemonte e Lombardia, con nuclei segnalati anche in altre aree del Centro-Nord a seguito di differenti episodi di introduzione.

La distribuzione può cambiare nel tempo in relazione alla capacità di espansione, agli interventi di controllo e alle caratteristiche ambientali locali.

La Minilepre in Piemonte

Il Piemonte rappresenta storicamente una delle regioni più importanti per la presenza italiana del Silvilago.

Le prime introduzioni contribuirono alla formazione di popolazioni che si espansero in diverse aree di pianura e bassa collina.

Prati, coltivazioni, siepi e piccoli boschi costituiscono un ambiente particolarmente favorevole.

La Minilepre in Lombardia

Anche in Lombardia la specie è riuscita a formare popolazioni naturalizzate.

L’elevata diversità del paesaggio agricolo in alcune aree offre una grande disponibilità di habitat idonei.

La Minilepre nelle altre regioni

Nel corso del tempo sono stati segnalati nuclei anche in differenti regioni italiane.

Non tutte le introduzioni hanno però dato origine a popolazioni stabili.

In alcune aree i nuclei sono rimasti molto localizzati, mentre in altre si sono estinti o sono stati interessati da attività di controllo.

Habitat della Minilepre

Il Silvilago è una specie estremamente adattabile.

Nel proprio areale americano può utilizzare habitat molto differenti, dalle praterie temperate alle zone agricole, dalle foreste rade agli ambienti semi-aridi.

In Italia sembra trovare condizioni particolarmente favorevoli nei paesaggi caratterizzati da numerosi ecotoni, cioè zone di transizione tra ambienti differenti.

Gli ambienti preferiti dalla Minilepre

Prati alternati a siepi ★★★★★
Margini boschivi ★★★★★
Cespuglieti ★★★★★
Roveti ★★★★★
Coltivi con bordure ★★★★★
Incolti ★★★★★
Zone umide con vegetazione marginale ★★★★☆
Boschi chiusi ★★☆☆☆
Grandi monocolture prive di rifugi ★★☆☆☆

Perché gli ecotoni sono così importanti?

Un ecotono è il punto nel quale due ambienti differenti entrano in contatto.

Una siepe tra prato e coltivo, il margine di un bosco oppure una fascia cespugliata lungo un campo possono offrire contemporaneamente alimentazione, copertura e possibilità di fuga.

Il Silvilago sembra particolarmente favorito proprio dai paesaggi ricchi di queste transizioni.

La Minilepre nei roveti

I roveti rappresentano uno dei rifugi più efficaci.

La struttura intricata della vegetazione permette al piccolo Lagomorfo di penetrare rapidamente all’interno della copertura e sottrarsi alla vista di predatori e cani.

La taglia contenuta costituisce in questi ambienti un vantaggio evidente.

La Minilepre nei coltivi

Le superfici agricole possono fornire importanti risorse alimentari, soprattutto quando sono associate a bordure, siepi e piccoli boschi.

Un territorio completamente aperto e privo di rifugi risulta invece meno favorevole.

La Minilepre costruisce tane?

Una delle differenze principali rispetto al Coniglio selvatico riguarda proprio il rifugio.

Il Silvilago non costruisce normalmente grandi sistemi di cunicoli sotterranei come Oryctolagus cuniculus.

Utilizza soprattutto vegetazione fitta, cespugli, rovi, cavità naturali e piccole depressioni del terreno.

Il rifugio diurno

Durante le ore di inattività l’animale rimane nascosto all’interno della vegetazione o in piccoli ripari.

La capacità di rimanere completamente immobile e mimetizzato rappresenta una delle principali strategie di difesa.

Un animale prevalentemente solitario

La Minilepre non possiede la stessa complessa organizzazione coloniale del Coniglio selvatico.

È una specie generalmente solitaria, anche se più individui possono frequentare la stessa zona quando l’habitat è particolarmente favorevole.

Quando è attiva la Minilepre?

L’attività è prevalentemente crepuscolare e notturna.

Con il calare della luce l’animale lascia progressivamente le zone di rifugio e raggiunge prati e coltivi per alimentarsi.

Durante le ore centrali della giornata tende invece a rimanere nascosto.

La fuga della Minilepre

Quando viene sorpresa, la Minilepre parte con un’accelerazione molto rapida.

La fuga è spesso caratterizzata da continui cambi di direzione e traiettorie irregolari.

L’obiettivo non è sostenere una lunga corsa aperta come una Lepre europea, ma raggiungere rapidamente una zona di copertura.

Perché corre a zig-zag?

I bruschi cambi di direzione rendono più difficile l’inseguimento da parte di un predatore.

Il piccolo corpo compatto permette al Silvilago di cambiare traiettoria molto rapidamente e sfruttare cespugli, fossi e vegetazione.

La Minilepre rimane vicino ai rifugi?

Generalmente sì.

La specie preferisce alimentarsi in aree aperte poste relativamente vicino a siepi, rovi e altri elementi nei quali possa trovare immediatamente protezione.

La struttura del paesaggio assume quindi un ruolo fondamentale.

Alimentazione della Minilepre

La Minilepre è un erbivoro e utilizza numerose specie vegetali.

La dieta cambia secondo stagione e disponibilità locale.

Cosa mangia la Minilepre?

La dieta può comprendere:

graminacee;

erbe spontanee;

trifoglio;

leguminose;

germogli;

foglie;

piante coltivate;

cortecce e rametti durante l’inverno.

L’alimentazione in primavera ed estate

Durante la stagione vegetativa la dieta è costituita soprattutto da vegetazione erbacea fresca.

Prati e colture possono offrire risorse particolarmente abbondanti.

L’alimentazione in inverno

Quando la vegetazione erbacea è meno disponibile, il Silvilago aumenta il consumo di parti legnose, germogli e cortecce.

La capacità di modificare la dieta contribuisce alla notevole adattabilità della specie.

La ciecotrofia

Come gli altri Lagomorfi, anche il Silvilago pratica la ciecotrofia.

Una parte del materiale digerito viene prodotta sotto forma di particolari feci molli, successivamente ingerite nuovamente.

Questo meccanismo permette di utilizzare in maniera efficiente una dieta vegetale ricca di fibre.

Riproduzione della Minilepre

Una delle caratteristiche che maggiormente favoriscono la capacità di colonizzazione della specie è l’elevato potenziale riproduttivo.

Quando clima e alimentazione sono favorevoli, una femmina può produrre più figliate durante la stessa stagione.

Quando si riproduce?

Nelle popolazioni italiane l’attività riproduttiva può iniziare verso la fine dell’inverno e proseguire fino all’autunno.

La durata effettiva dipende da temperatura, disponibilità alimentare e caratteristiche climatiche dell’annata.

Quanto dura la gestazione?

La gestazione è breve e dura indicativamente circa 28 giorni.

Una durata così contenuta permette alla femmina di produrre numerose figliate nell’arco di una singola stagione favorevole.

Quanti piccoli partorisce la Minilepre?

Una figliata comprende generalmente circa 3-5 piccoli, anche se il numero può variare.

Una femmina può riprodursi più volte nello stesso anno.

Il nido della Minilepre

La femmina prepara una piccola depressione sul terreno all’interno della vegetazione.

Il nido viene rivestito con erba, materiale vegetale e pelo, creando un ambiente capace di proteggere i piccoli.

A differenza del Coniglio selvatico, il nido non si trova normalmente all’interno di una grande conigliera sotterranea.

I piccoli della Minilepre

I piccoli nascono relativamente poco sviluppati rispetto ai leprotti delle vere lepri.

Rimangono nel nido durante le prime fasi della crescita e vengono allattati dalla madre.

Lo sviluppo è comunque rapido e i giovani acquisiscono presto la capacità di muoversi autonomamente.

La madre rimane nel nido?

No. Come accade in diversi Leporidi, la femmina limita il tempo trascorso con la prole.

Questo comportamento riduce la probabilità che i predatori individuino il nido seguendo gli spostamenti dell’adulto.

Il ciclo annuale della Minilepre

Periodo Attività prevalente
Inverno Attività ridotta e maggiore utilizzo di alimenti legnosi
Fine inverno Progressiva ripresa dell’attività riproduttiva
Primavera Forte attività riproduttiva e crescita delle prime figliate
Estate Riproduzione, abbondanza alimentare e sviluppo dei giovani
Autunno Ultime figliate e progressiva riduzione della riproduzione

I predatori della Minilepre

Nel proprio areale americano il Silvilago rappresenta una risorsa alimentare per moltissimi predatori.

Anche in Italia può essere predato da:

volpe;

mustelidi;

rapaci;

cani vaganti;

gatti;

altri carnivori opportunisti.

La strategia di difesa

Il Silvilago utilizza soprattutto quattro strumenti:

mimetismo;

immobilità;

rapidissima accelerazione;

vegetazione fitta.

L’animale può rimanere immobile fino a quando il pericolo non raggiunge una distanza relativamente breve e soltanto allora partire improvvisamente.

Minilepre e Lepre europea: esiste competizione?

Questo rappresenta uno degli aspetti gestionali più importanti.

ISPRA segnala un possibile impatto negativo del Silvilago nei confronti della Lepre europea, soprattutto nei territori nei quali le due specie utilizzano risorse e habitat simili.

La relazione può riguardare competizione per l’ambiente e aspetti sanitari.

Perché la Minilepre è considerata una specie alloctona problematica?

La presenza di una specie introdotta può modificare gli equilibri delle comunità naturali.

Nel caso del Silvilago, le principali problematiche indicate dalla gestione faunistica riguardano:

competizione con i Lagomorfi autoctoni;

possibile espansione territoriale;

interazioni sanitarie;

ulteriori introduzioni illegali;

difficoltà di eradicazione nelle popolazioni ormai molto diffuse.

La Minilepre e la mixomatosi

Uno degli aspetti più particolari riguarda la mixomatosi.

ISPRA segnala che il Silvilago può rappresentare un serbatoio epidemiologico del virus, rispetto al quale mostra una forte resistenza.

Questo elemento può avere conseguenze importanti per le popolazioni di Coniglio selvatico e per gli allevamenti di coniglio domestico.

Altri aspetti sanitari

È stata valutata anche la possibile relazione con altri agenti patogeni importanti per i Lagomorfi.

Proprio per questo la gestione del Silvilago non può essere considerata soltanto dal punto di vista venatorio, ma deve includere anche monitoraggio sanitario e prevenzione delle nuove immissioni.

La Minilepre è una specie invasiva?

Nel linguaggio gestionale italiano viene considerata una specie alloctona naturalizzata per la quale ISPRA ha storicamente indicato la necessità di specifici programmi di controllo ed eradicazione.

La situazione deve però essere valutata territorio per territorio: in alcune aree le popolazioni sono ormai molto diffuse, mentre in altre la presenza può essere ancora localizzata.

Perché l’eradicazione può essere difficile?

Quando una specie possiede:

elevata capacità riproduttiva;

grande adattabilità;

comportamento elusivo;

ampia distribuzione;

l’eliminazione completa diventa estremamente complessa.

Per questo gli interventi risultano più efficaci quando vengono realizzati nelle fasi iniziali di colonizzazione.

Gestione della Minilepre in Italia

La gestione italiana presenta una particolarità: il Silvilago è contemporaneamente specie cacciabile e specie alloctona oggetto di controllo.

Il prelievo venatorio ordinario può contribuire a limitarne la consistenza, mentre le amministrazioni possono predisporre specifici programmi di controllo nelle aree nelle quali la presenza della specie viene considerata incompatibile con gli obiettivi di gestione faunistica.

Controllo nelle aree protette e nelle zone di ripopolamento

Particolare attenzione può essere dedicata alle aree destinate alla conservazione o all’incremento dei Lagomorfi autoctoni.

ISPRA ha indicato tra le priorità di intervento proprio le zone nelle quali la presenza del Silvilago potrebbe interferire con la gestione della Lepre europea.

La Minilepre è cacciabile in Italia?

Sì. La Minilepre, Sylvilagus floridanus, è espressamente compresa tra le specie cacciabili previste dall’articolo 18 della Legge 11 febbraio 1992 n. 157.

La normativa nazionale la inserisce nel gruppo delle specie cacciabili, in linea generale, dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre.

Come sempre, l’effettivo periodo di caccia, il carniere e le eventuali limitazioni devono essere verificati nel calendario venatorio della Regione interessata.

Prelievo venatorio e controllo faunistico non sono la stessa cosa

È importante distinguere due strumenti differenti.

Il prelievo venatorio si svolge secondo le regole della caccia ordinaria e nei periodi fissati dalla normativa.

Il controllo faunistico viene invece realizzato attraverso specifici piani autorizzati dalle amministrazioni competenti e può prevedere modalità e periodi differenti finalizzati al contenimento della popolazione.

La caccia alla Minilepre

La caccia al Silvilago è strettamente legata alla struttura dell’habitat.

Siepi, roveti, fossi, piccoli boschi e margini agricoli offrono alla Minilepre un’enorme quantità di rifugi.

L’azione è generalmente rapida e ravvicinata: l’animale parte improvvisamente e cerca immediatamente di raggiungere una nuova copertura.

La Minilepre nella vegetazione fitta

Il Silvilago sfrutta molto bene roveti e cespugli.

La piccola taglia permette di muoversi velocemente all’interno di passaggi estremamente stretti.

Per questo il lavoro dell’ausiliare richiede grande capacità di penetrare nel folto.

La Minilepre con i cani da cerca

Springer Spaniel e Cocker Spaniel Inglese possono risultare particolarmente adatti negli ambienti caratterizzati da vegetazione fitta.

Il cane batte il terreno a distanza contenuta dal cacciatore e tenta di provocare l’uscita del selvatico dalla copertura.

Il Cocker Spaniel sulla Minilepre

La piccola taglia del Cocker può costituire un vantaggio significativo nei roveti e nei cespuglieti.

Agilità, passione e forte capacità di scovo permettono al cane di penetrare in coperture difficili e provocare una partenza estremamente rapida.

Lo Springer Spaniel sulla Minilepre

Lo Springer combina grande determinazione nel folto con una maggiore altezza sugli arti.

Può quindi risultare efficace nei territori caratterizzati da alternanza tra cespugli, siepi e superfici aperte.

La Minilepre con il Beagle

Il Beagle possiede una forte predisposizione al lavoro sui Lagomorfi.

Fiuto, voce e perseveranza possono permettergli di seguire efficacemente il Silvilago quando questo si muove attraverso siepi e vegetazione.

La Minilepre con i segugi

Anche segugi di piccola e media taglia possono essere impiegati sul Silvilago.

Il tipo di lavoro è però generalmente diverso rispetto alla lunga seguita sulla Lepre europea, perché la Minilepre tende a utilizzare spazi più contenuti e a rifugiarsi rapidamente nella vegetazione.

Quali cani sono adatti alla Minilepre?

Cocker Spaniel Inglese ★★★★★
Springer Spaniel Inglese ★★★★★
Beagle ★★★★★
Segugi di piccola taglia ★★★★★
Segugi di media taglia ★★★★☆
Jagdterrier ★★★★☆
Fox Terrier ★★★★☆

Le valutazioni sono indicative. Ambiente, linea di sangue, esperienza e addestramento del singolo cane possono risultare più importanti della semplice appartenenza a una razza.

La traccia della Minilepre

Come gli altri Lagomorfi, il Silvilago lascia sul terreno diversi segni di presenza.

Tra i principali troviamo:

impronte;

escrementi;

sentieri nella vegetazione;

zone di alimentazione;

rifugi utilizzati frequentemente.

Le impronte

Le impronte sono sensibilmente più piccole rispetto a quelle della Lepre europea.

Durante la corsa le zampe posteriori arrivano normalmente davanti alle anteriori, producendo la tipica disposizione comune ai Lagomorfi.

Gli escrementi

Le feci sono piccole, tondeggianti e composte principalmente da materiale vegetale.

La loro presenza ripetuta può indicare aree particolarmente frequentate per l’alimentazione.

Come riconoscere una zona frequentata dal Silvilago

Tra gli elementi più utili troviamo:

piccoli passaggi all’interno dei roveti;

impronte;

escrementi;

vegetazione brucata;

osservazioni all’alba e al tramonto.

Minilepre: caratteristiche principali

Adattabilità ambientale ★★★★★
Capacità riproduttiva ★★★★★
Agilità ★★★★★
Accelerazione ★★★★★
Mimetismo ★★★★★
Utilizzo della vegetazione fitta ★★★★★
Capacità di colonizzazione ★★★★★
Interesse gestionale ★★★★★
Interesse sanitario ★★★★★
Interesse venatorio e cinofilo ★★★★☆

Curiosità sulla Minilepre

Non è una vera lepre: appartiene al genere Sylvilagus e non al genere Lepus.

Il nome inglese significa “coda di cotone”: la parte inferiore della coda è completamente bianca e diventa molto evidente durante la fuga.

È originaria dell’America: la sua presenza in Italia deriva da introduzioni effettuate dall’uomo nel Novecento.

Le prime introduzioni italiane risalgono agli anni Sessanta: la specie venne liberata soprattutto per finalità venatorie.

Non costruisce grandi conigliere: utilizza soprattutto vegetazione fitta e piccoli rifugi superficiali.

Possiede un’elevata capacità riproduttiva: una femmina può produrre più figliate durante la stessa stagione.

È una specie alloctona ma anche cacciabile: rappresenta quindi un caso particolare nella gestione faunistica italiana.

Può essere un serbatoio epidemiologico per la mixomatosi: un elemento che contribuisce alla complessità dei rapporti con gli altri Lagomorfi.

Perché la Minilepre rappresenta un caso particolare della fauna italiana

La Minilepre o Silvilago rappresenta un caso molto interessante per comprendere come la gestione della fauna sia cambiata nel corso degli ultimi decenni.

Quando Sylvilagus floridanus venne introdotto in Italia, l’obiettivo era essenzialmente quello di aumentare la disponibilità di selvaggina. Oggi la stessa specie viene invece osservata soprattutto attraverso la prospettiva della gestione delle specie alloctone e della tutela dei Lagomorfi autoctoni.

La sua capacità di adattarsi a territori differenti, l’elevato potenziale riproduttivo e la capacità di sfruttare prati, siepi, coltivi e cespuglieti hanno permesso al Silvilago di stabilizzarsi soprattutto in alcune aree dell’Italia settentrionale.

Il problema non riguarda soltanto la sua presenza numerica. ISPRA ha richiamato l’attenzione sulle possibili interazioni con la Lepre europea e sul ruolo sanitario che il Silvilago può svolgere nei confronti degli altri Lagomorfi.

Per questo la Minilepre presenta oggi una situazione apparentemente contraddittoria ma tecnicamente comprensibile: è una specie cacciabile secondo la legislazione venatoria italiana, ma contemporaneamente è una specie alloctona per la quale possono essere predisposti specifici programmi di contenimento o eradicazione.

Dal punto di vista naturalistico, la caratteristica coda bianca, la rapidissima fuga a zig-zag e l’abitudine a vivere nei margini tra prato, coltivo e vegetazione fitta la rendono un Lagomorfo facilmente riconoscibile quando se ne conoscono le caratteristiche.

Conoscere Sylvilagus floridanus significa quindi affrontare un capitolo dell’Enciclopedia della Caccia che va oltre la semplice descrizione della specie: significa comprendere il rapporto tra introduzioni faunistiche, gestione venatoria, specie alloctone, sanità della fauna e conservazione dei Lagomorfi autoctoni.

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