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BECCACCIA – Scolopax Rusticola

La Beccaccia, scientificamente classificata come Scolopax rusticola, non è semplicemente una delle specie più affascinanti della fauna selvatica europea. Nel mondo venatorio italiano è “la Regina”: un appellativo che racconta meglio di qualsiasi definizione il rispetto, la passione e il fascino che questo uccello esercita da generazioni sui cacciatori e, in particolare, sui cinofili.

La sua caccia rappresenta una delle espressioni più raffinate della caccia con il cane da ferma. Non è soltanto la difficoltà del tiro a renderla prestigiosa. È tutto ciò che precede l’incontro: la ricerca del cane, la lettura del bosco, la conoscenza del terreno, il vento, l’umidità, la temperatura, la stagione, il comportamento dell’animale e infine quella ferma che improvvisamente trasforma un angolo apparentemente vuoto del bosco nel centro assoluto dell’azione venatoria.

La Beccaccia appartiene all’ordine dei Charadriiformes e alla famiglia degli Scolopacidae. È quindi, dal punto di vista sistematico, una parente dei limicoli, pur avendo sviluppato un adattamento completamente particolare alla vita negli ambienti forestali.

Corpo compatto, zampe relativamente corte, enorme occhio posizionato molto indietro sul cranio, lungo becco sensibile e un piumaggio che riproduce perfettamente colori e disegni delle foglie morte fanno della Beccaccia uno degli esempi più straordinari di specializzazione evolutiva all’ambiente boschivo.

Gran parte delle Beccacce che raggiungono l’Italia nasce migliaia di chilometri più a nord e a est. Russia, Finlandia, Paesi baltici ed Europa centro-orientale costituiscono importanti aree di origine dei contingenti che attraversano e svernano nel nostro Paese.

Ogni autunno questi piccoli migratori forestali affrontano un viaggio continentale che può condurli dalle foreste boreali fino alle coste del Mediterraneo e alle isole italiane.

È l’inizio di uno dei fenomeni naturali più attesi dal cacciatore italiano: il passo della Regina.

Beccaccia: carta d’identità

Nome comune Beccaccia
Nome scientifico Scolopax rusticola
Nome inglese Eurasian Woodcock
Ordine Charadriiformes
Famiglia Scolopacidae
Genere Scolopax
Distribuzione Regione paleartica, dall’Europa occidentale attraverso la Russia fino all’Asia
Presenza in Italia Migratrice regolare e svernante; nidificante localizzata e numericamente molto limitata
Lunghezza Circa 33-38 cm
Apertura alare Circa 55-65 cm
Peso Generalmente circa 250-400 g, con variazioni individuali, geografiche e stagionali
Becco Lungo, generalmente circa 6-8 cm, altamente specializzato per la ricerca delle prede nel terreno
Habitat Boschi, sottoboschi umidi, margini forestali, radure e prati utilizzati soprattutto nelle ore notturne
Alimentazione Prevalentemente lombrichi e altri invertebrati del terreno
Attività Prevalentemente crepuscolare e notturna per l’alimentazione
Mimetismo Eccezionalmente sviluppato
Tecnica venatoria tradizionale Caccia vagante con cane da ferma
Status venatorio Specie cacciabile in Italia secondo normativa nazionale e calendari venatori regionali

Perché la Beccaccia viene chiamata “la Regina”

Nel linguaggio dei cacciatori italiani non è necessario specificare di quale animale si stia parlando quando viene pronunciata l’espressione “la Regina”.

La Regina è la Beccaccia.

Questo titolo non deriva dalle dimensioni, dalla rarità assoluta o dal valore materiale dell’animale. Nasce dalla particolare combinazione di difficoltà, imprevedibilità, bellezza, cinofilia e conoscenza del territorio che caratterizza la sua caccia.

La Beccaccia non si concede facilmente.

Può essere presente in un bosco e rimanere completamente invisibile. Può trattenere la ferma fino all’avvicinamento del cacciatore oppure involarsi molto prima. Può rimettersi a poche decine di metri oppure percorrere una distanza considerevole. Può utilizzare un piccolo cespuglio apparentemente insignificante come rifugio e ignorare un settore di bosco che sembrerebbe perfetto.

Ogni incontro è differente.

Ed è proprio questa imprevedibilità ad aver costruito nel tempo il mito della Regina.

La Beccaccia non è un Tordo: è un limicolo diventato forestale

Uno degli aspetti biologicamente più interessanti riguarda la sua classificazione.

La Beccaccia appartiene agli Scolopacidi, una famiglia che comprende numerosi limicoli legati ad ambienti umidi, coste, paludi e zone fangose.

La Beccaccia rappresenta invece una straordinaria specializzazione verso l’ambiente forestale.

Nel corso dell’evoluzione ha sviluppato caratteristiche morfologiche e comportamentali perfettamente adatte alla ricerca degli invertebrati nel terreno morbido del bosco.

Come riconoscere la Beccaccia

La Beccaccia possiede una silhouette praticamente inconfondibile.

Il corpo è compatto e apparentemente tozzo, la testa relativamente grande, le zampe corte e il becco straordinariamente lungo.

Ma sono soprattutto tre elementi a renderla unica:

il lungo becco;

gli enormi occhi arretrati;

il piumaggio mimetico.

Il piumaggio: scomparire tra le foglie

Il piumaggio della Beccaccia rappresenta uno dei più efficaci sistemi mimetici dell’avifauna europea.

Bruno, nero, beige, crema, grigio e rossiccio si combinano in un disegno irregolare che riproduce perfettamente il mosaico formato da foglie secche, rametti, terra e ombre del sottobosco.

Quando rimane immobile sul terreno, anche una Beccaccia situata a pochi metri può diventare sorprendentemente difficile da individuare.

Il mimetismo come prima difesa

La prima strategia difensiva della Beccaccia non consiste necessariamente nella fuga.

Consiste nel non essere vista.

Quando percepisce un potenziale pericolo può rimanere perfettamente immobile, affidandosi alla colorazione del piumaggio.

Questo comportamento contribuisce anche a spiegare perché il cane da ferma abbia assunto un ruolo così importante nella sua caccia.

Gli occhi della Beccaccia

Gli occhi sono grandi e collocati molto indietro e in alto sul cranio.

Questa particolare disposizione amplia enormemente il campo visivo e permette all’animale di controllare l’ambiente circostante mentre tiene il becco rivolto verso il terreno.

È un adattamento perfettamente coerente con un animale che trascorre molto tempo cercando prede sotto la superficie del suolo.

Una visione quasi panoramica

La posizione degli occhi consente alla Beccaccia di disporre di un campo visivo estremamente ampio.

Mentre il becco esplora il terreno, l’animale mantiene quindi una notevole capacità di percepire potenziali minacce provenienti lateralmente e posteriormente.

Il becco: uno strumento di straordinaria precisione

Il lungo becco della Beccaccia non è semplicemente una struttura utilizzata per afferrare il cibo.

È un vero e proprio organo sensoriale specializzato.

La punta è ricca di terminazioni nervose sensibili alle variazioni meccaniche prodotte nel terreno dalle potenziali prede.

La Beccaccia può quindi inserire il becco nel suolo morbido e individuare gli invertebrati anche senza vederli.

La rinchinesi: una particolarità del becco

Una delle caratteristiche anatomiche più sorprendenti della Beccaccia è la capacità di muovere leggermente la parte terminale della mandibola superiore.

Questo meccanismo, indicato come rinchinesi, permette di afferrare piccole prede mentre gran parte del becco rimane inserita nel terreno.

È una specializzazione particolarmente efficace per un uccello che ricerca il cibo sondando continuamente il suolo.

Il cervello della Beccaccia

Anche l’organizzazione del cranio riflette la straordinaria specializzazione della specie.

La particolare disposizione degli occhi e delle strutture craniche ha determinato modificazioni anatomiche rispetto alla configurazione tipica di molti altri uccelli.

L’intero apparato testa-becco rappresenta quindi un sistema evolutivo costruito intorno a una precisa strategia: alimentarsi sondando il terreno senza rinunciare alla capacità di controllare l’ambiente circostante.

Maschio e femmina

Maschio e femmina sono estremamente simili nel piumaggio.

Il dimorfismo sessuale è quindi scarsamente evidente e il sesso non può normalmente essere determinato con sicurezza attraverso una semplice osservazione sul campo.

Le differenze diventano invece evidenti soprattutto nel comportamento riproduttivo.

I giovani

I giovani presentano caratteristiche del piumaggio che consentono agli specialisti di distinguerli dagli adulti attraverso l’analisi dettagliata di determinate penne.

La determinazione dell’età riveste particolare importanza negli studi scientifici perché permette di calcolare il rapporto tra giovani e adulti, uno degli indicatori utilizzabili per valutare il successo riproduttivo annuale.

Le “penne del pittore”

Tra le numerose curiosità legate alla Beccaccia vi sono alcune minuscole penne rigide situate sulla parte esterna dell’ala, tradizionalmente conosciute nel mondo venatorio come “penne del pittore”.

La loro estremità estremamente fine ha fatto sì che in passato venissero utilizzate come piccoli pennelli per lavori di grande precisione.

Sono diventate nel tempo uno dei simboli più conosciuti della cultura beccacciaia.

Il volo della Beccaccia

Osservata a terra la Beccaccia può apparire compatta e relativamente pesante.

Quando si invola rivela invece una sorprendente capacità di accelerazione e manovra.

Le ali relativamente larghe permettono partenze rapide e cambi di direzione improvvisi.

Il volo nel bosco

Il bosco impone una navigazione completamente differente rispetto agli ambienti aperti.

Tronchi, rami, arbusti e vegetazione costituiscono una successione continua di ostacoli.

La Beccaccia è perfettamente adattata a questo ambiente e può compiere virate improvvise, accelerazioni e cambi di quota immediatamente dopo l’involo.

Perché il tiro alla Beccaccia è così difficile

Il prestigio venatorio della specie è legato anche alla difficoltà del tiro.

Il cacciatore dispone spesso soltanto di pochi istanti.

La Beccaccia può partire:

dietro un tronco;

attraverso una finestra nella vegetazione;

radente al terreno;

salendo rapidamente;

cambiando immediatamente direzione.

Non esistono due involi perfettamente uguali.

Habitat della Beccaccia

Definire la Beccaccia semplicemente come “uccello del bosco” è corretto ma insufficiente.

La specie necessita di un habitat capace di offrire contemporaneamente:

protezione durante il giorno;

terreno sufficientemente morbido;

abbondanza di invertebrati;

umidità;

aree aperte utilizzabili durante la notte.

Il bosco ideale

Non tutti i boschi hanno lo stesso valore.

Gli ambienti più favorevoli presentano spesso una struttura diversificata, con:

latifoglie;

sottobosco;

zone umide;

piccole radure;

ruscelli o impluvi;

margini forestali;

prati e pascoli nelle vicinanze.

L’importanza dell’umidità

L’umidità del terreno rappresenta uno dei fattori fondamentali.

Un suolo morbido permette alla Beccaccia di utilizzare efficacemente il lungo becco e favorisce contemporaneamente la presenza di lombrichi.

Un terreno estremamente secco o completamente gelato riduce invece drasticamente l’accessibilità alle risorse alimentari.

Il bosco di latifoglie

Querceti, castagneti, faggete e altre formazioni di latifoglie possono offrire condizioni molto favorevoli quando presentano suoli ricchi di sostanza organica e sufficiente umidità.

La lettiera di foglie contribuisce inoltre allo straordinario mimetismo della specie.

La Beccaccia nella macchia mediterranea

Durante lo svernamento la Beccaccia può utilizzare anche ambienti mediterranei molto differenti dalle foreste boreali nelle quali una parte importante della popolazione si riproduce.

Macchia, boschi di leccio, sugherete e formazioni miste possono offrire eccellenti habitat quando il terreno rimane sufficientemente fresco e ricco di alimento.

Il ruolo delle radure

Le radure rappresentano importanti elementi di diversificazione.

Durante le ore crepuscolari e notturne la Beccaccia può abbandonare le aree di riposo diurne e raggiungere superfici aperte per alimentarsi.

La Beccaccia di giorno e di notte

Uno degli aspetti più importanti per comprendere la specie è la differenza tra habitat diurno e habitat notturno.

Durante il giorno la Beccaccia utilizza soprattutto ambienti forestali nei quali può trovare protezione e mimetismo.

Con l’arrivo del crepuscolo molti individui si spostano verso prati, pascoli e altre superfici aperte ricche di lombrichi.

La pastura notturna

I prati utilizzati durante la notte vengono tradizionalmente indicati nel linguaggio beccacciaio come aree di pastura.

Qui la Beccaccia può trascorrere buona parte delle ore di oscurità sondando il terreno alla ricerca degli invertebrati.

Cosa mangia la Beccaccia

La dieta è costituita prevalentemente da organismi presenti nel terreno.

Tra le principali risorse troviamo:

lombrichi;

larve di insetti;

coleotteri;

piccoli molluschi;

altri invertebrati;

in misura minore materiale vegetale.

Il lombrico: la risorsa fondamentale

I lombrichi rappresentano una delle componenti più importanti dell’alimentazione della Beccaccia.

Sono ricchi di proteine, disponibili in quantità considerevoli nei terreni favorevoli e possono essere individuati grazie alla sensibilità del becco.

Come cerca il cibo

La Beccaccia cammina lentamente e inserisce ripetutamente il becco nel terreno.

Il suolo viene esplorato attraverso una successione di sondaggi.

Quando viene percepita una preda, l’estremità del becco contribuisce alla sua cattura.

I fori nel terreno

In alcune condizioni è possibile individuare sul terreno piccoli fori prodotti dall’attività alimentare.

Questi segni possono indicare che un’area è stata utilizzata dalle Beccacce durante la notte.

Il gelo: uno dei grandi nemici della Beccaccia

La Beccaccia può tollerare temperature basse, ma il problema fondamentale è rappresentato dal congelamento del terreno.

Quando il suolo diventa duro, il becco non riesce più a raggiungere efficacemente lombrichi e altri invertebrati.

Il gelo può quindi trasformare rapidamente un territorio favorevole in un ambiente inutilizzabile.

Le fughe da freddo

Quando un’ondata di gelo interessa vaste aree, le Beccacce possono abbandonare rapidamente i territori occupati e spostarsi verso zone più miti.

Questi movimenti invernali vengono comunemente descritti come fughe da freddo.

Non devono essere confusi con la normale migrazione autunnale.

La neve

Anche la neve persistente può impedire l’accesso al terreno.

In queste condizioni gli individui devono individuare rapidamente aree rimaste libere, settori costieri più miti o territori posti a quote inferiori.

La Beccaccia è una grande migratrice

Dietro l’apparenza compatta di questo uccello si nasconde una straordinaria capacità migratoria.

Le popolazioni che raggiungono l’Italia possono provenire da territori situati migliaia di chilometri più a nord e a est.

Da dove arrivano le Beccacce italiane?

I dati di inanellamento hanno collegato le Beccacce rinvenute in Italia con una vasta area geografica europea ed eurasiatica.

Tra le principali regioni di origine figurano:

Russia;

Finlandia;

Paesi baltici;

Europa centrale e orientale.

Sono documentati collegamenti anche con territori molto orientali dell’areale eurasiatico.

La Russia e la Beccaccia

La Russia rappresenta uno dei grandi serbatoi riproduttivi della specie.

L’immensità delle foreste e la disponibilità di habitat adatti permettono la riproduzione di contingenti molto importanti.

Una parte di questi individui raggiunge durante l’autunno l’Europa occidentale e il Mediterraneo.

La Finlandia e l’area baltica

Anche Finlandia e regione baltica rivestono grande importanza.

I dati di inanellamento mostrano collegamenti diretti tra questi territori e l’Italia.

Quando arrivano le Beccacce in Italia?

I primi movimenti post-riproduttivi possono essere rilevati durante ottobre.

Il flusso aumenta progressivamente con l’avanzare dell’autunno.

Storicamente novembre rappresenta uno dei mesi centrali del grande passo italiano.

Il grande passo di novembre

I dati scientifici italiani mostrano un chiaro incremento dei movimenti durante l’autunno e un’importante concentrazione nella parte centrale di novembre.

Naturalmente l’intensità e la tempistica possono cambiare da una stagione all’altra in funzione delle condizioni meteorologiche incontrate lungo la rotta.

Perché una notte arrivano e il giorno prima non c’erano?

È uno dei fenomeni che più affascinano il beccacciaio.

Un bosco controllato un giorno può apparire completamente vuoto. La mattina successiva il cane può improvvisamente incontrare più soggetti.

Durante la notte un movimento migratorio può aver portato nuovi individui nel territorio.

È il significato più autentico dell’espressione “giornata di passo”.

La migrazione notturna

Una parte importante degli spostamenti migratori viene effettuata durante le ore di oscurità.

La notte offre condizioni atmosferiche generalmente più stabili e riduce alcuni rischi associati agli spostamenti diurni.

All’alba gli individui cercano habitat adatti nei quali trascorrere il giorno.

Il vento e la migrazione

Il vento può modificare profondamente l’andamento del passo.

Direzione e intensità influenzano:

velocità di migrazione;

consumo energetico;

direzione degli spostamenti;

scelta delle aree di sosta;

attraversamento delle barriere geografiche.

La pressione atmosferica

Le condizioni meteorologiche su scala continentale possono favorire o rallentare i movimenti.

Non è quindi sufficiente osservare soltanto il tempo presente nel luogo di caccia: per comprendere un movimento migratorio bisogna considerare ciò che è accaduto nelle ore e nei giorni precedenti lungo l’intera direttrice di provenienza.

La luna influenza la Beccaccia?

Il rapporto tra Beccaccia e luna appartiene da sempre alla cultura venatoria e continua a essere oggetto di interesse scientifico.

Ridurre il fenomeno alla semplice idea che “con la luna piena arrivano le Beccacce” sarebbe però eccessivamente semplicistico.

La migrazione è determinata dall’interazione di numerosi fattori: condizioni meteorologiche, venti, temperatura, pressione, stato energetico degli individui, periodo stagionale e condizioni incontrate lungo la rotta.

La luminosità lunare può inserirsi in questo sistema complesso, ma non deve essere interpretata come un interruttore capace da solo di determinare il passo.

La famosa “luna di novembre”

Nella tradizione dei beccacciai la luna autunnale, soprattutto quella di novembre, ha assunto un valore quasi simbolico.

La ragione è comprensibile: novembre coincide con uno dei periodi più importanti della migrazione verso l’Italia.

La sovrapposizione tra fasi lunari e grandi arrivi ha quindi alimentato per generazioni osservazioni, teorie e racconti.

Le Alpi: la grande porta settentrionale

L’arco alpino rappresenta una delle principali barriere geografiche incontrate dalle Beccacce dirette verso l’Italia.

I dati di inanellamento evidenziano importanti concentrazioni di ricatture nelle Prealpi.

Una volta superata la barriera alpina, gli individui possono proseguire lungo differenti direttrici attraverso la Penisola.

La costa tirrenica

I dati italiani evidenziano un’importante distribuzione delle ricatture anche lungo le coste occidentali della Penisola.

Questa direttrice conferma il ruolo delle aree costiere e mediterranee nello svernamento della specie.

La Beccaccia attraversa il mare?

Sì.

La presenza regolare della specie sulle principali isole e i dati di inanellamento dimostrano chiaramente che la Beccaccia è capace di affrontare attraversamenti marini.

Sardegna e Sicilia rappresentano importanti territori di presenza durante migrazione e svernamento.

La Beccaccia in Sardegna

La Sardegna possiede una lunga e importante tradizione beccacciaia.

La combinazione tra clima mediterraneo, boschi, macchia, sugherete, pascoli e terreni favorevoli può offrire eccellenti condizioni di svernamento.

La Beccaccia in Sicilia

Anche la Sicilia viene raggiunta regolarmente durante la migrazione.

Le condizioni ambientali estremamente diversificate dell’isola permettono alla specie di utilizzare differenti habitat durante l’inverno.

Lo svernamento in Italia

Una parte delle Beccacce che raggiunge l’Italia prosegue verso altre aree mediterranee, mentre numerosi individui rimangono nel nostro Paese durante l’inverno.

La distribuzione può modificarsi continuamente in relazione a:

temperatura;

gelo;

precipitazioni;

umidità del terreno;

disponibilità alimentare;

disturbo.

La fedeltà ai siti di svernamento

Gli studi di inanellamento e radiotelemetria suggeriscono che alcuni individui possono mostrare una certa fedeltà alle aree favorevoli.

Un territorio che offre costantemente alimento, tranquillità e condizioni microclimatiche adeguate può quindi essere utilizzato nel corso di più stagioni.

Il ritorno verso nord

Con la fine dell’inverno inizia progressivamente la migrazione prenuziale.

Le Beccacce abbandonano i quartieri mediterranei e occidentali per tornare verso le aree riproduttive.

Il viaggio conduce nuovamente molti individui verso Europa centro-settentrionale, regione baltica, Scandinavia e Russia.

Riproduzione della Beccaccia

La riproduzione avviene principalmente nelle vaste aree forestali dell’Europa centrale, settentrionale e orientale e della Russia.

La specie necessita di ambienti forestali diversificati con disponibilità di zone di alimentazione.

La croule: il volo nuziale della Beccaccia

Uno dei comportamenti più caratteristici della specie è il volo nuziale del maschio, conosciuto internazionalmente come roding e nella tradizione francese come croule.

Durante il periodo riproduttivo, soprattutto al crepuscolo, il maschio percorre ripetutamente circuiti sopra boschi, radure e margini forestali emettendo caratteristiche vocalizzazioni.

Perché il maschio vola sopra il bosco?

Il volo serve principalmente alla ricerca e al contatto con le femmine.

Il maschio attraversa ripetutamente aree potenzialmente occupate da femmine ricettive.

Questo comportamento rappresenta anche uno dei principali strumenti utilizzati in diversi Paesi per il monitoraggio delle popolazioni riproduttive.

La Beccaccia forma una coppia stabile?

Il sistema riproduttivo non corrisponde alla classica coppia monogama stabile osservabile in numerose altre specie.

Il maschio può accoppiarsi con più femmine e non partecipa normalmente all’allevamento della prole.

Il nido

Il nido viene costruito direttamente sul terreno.

È generalmente una semplice depressione nascosta tra:

foglie;

vegetazione bassa;

erbe;

piccoli arbusti.

Il mimetismo della femmina assume in questa fase un’importanza fondamentale.

Quante uova depone?

La deposizione tipica comprende generalmente quattro uova.

La loro colorazione mimetica contribuisce a renderle poco visibili sulla lettiera forestale.

L’incubazione

L’incubazione viene svolta dalla femmina e dura approssimativamente tre settimane.

Durante questo periodo il mimetismo e la scelta del sito di nidificazione costituiscono importanti difese contro i predatori.

I pulcini della Beccaccia

A differenza dei piccoli di molti Passeriformi, i pulcini della Beccaccia sono nidifughi.

Dopo la schiusa sono ricoperti di piumino e possono abbandonare il nido seguendo la madre.

La femmina può trasportare i piccoli?

La possibilità che la Beccaccia adulta trasporti un pulcino durante un volo di emergenza è stata descritta ripetutamente nella letteratura ornitologica e nelle osservazioni naturalistiche.

Si tratta di un comportamento eccezionale e difficile da osservare, che ha contribuito ulteriormente al fascino esercitato dalla specie.

La Beccaccia nidifica in Italia?

Sì, ma in numero molto limitato.

L’Italia si trova al margine meridionale e frammentato dell’areale riproduttivo europeo.

La nidificazione interessa soprattutto alcuni settori alpini e appenninici e assume un’importanza numerica molto inferiore rispetto ai grandi contingenti migratori e svernanti.

Il ciclo annuale della Beccaccia

Periodo Fase prevalente
Gennaio Svernamento e possibili spostamenti legati al gelo
Febbraio-marzo Progressivo avvio della migrazione prenuziale
Marzo-aprile Raggiungimento delle aree riproduttive
Primavera Croule, accoppiamenti e nidificazione
Primavera-estate Riproduzione e crescita dei giovani
Fine estate Dispersione e preparazione alla migrazione
Ottobre Avvio importante dei movimenti post-nuziali
Novembre Uno dei principali periodi di passo verso l’Italia
Dicembre Assestamento nei quartieri di svernamento e ulteriori movimenti

La Beccaccia e il cane da ferma

Per comprendere realmente il valore della Beccaccia nella cultura venatoria italiana bisogna parlare del cane da ferma.

La caccia alla Regina è probabilmente una delle discipline nelle quali il rapporto tra uomo e cane raggiunge la propria espressione più completa.

Il cane non deve semplicemente trovare la Beccaccia

Un grande cane da Beccacce deve combinare qualità differenti:

cerca;

olfatto;

collegamento;

iniziativa;

capacità di adattarsi al terreno;

ferma;

consenso quando richiesto;

equilibrio;

esperienza.

La cerca nel bosco

Il cane deve esplorare un ambiente complesso nel quale il cacciatore non può controllarlo continuamente con la vista.

La cerca deve quindi essere sufficientemente ampia da esplorare efficacemente il territorio ma contemporaneamente mantenere un corretto rapporto con il conduttore.

Il vento nel bosco

Nel bosco l’odore non si distribuisce come in una pianura aperta.

Tronchi, avvallamenti, vegetazione, differenze di temperatura e correnti locali modificano continuamente la diffusione dell’emanazione.

Un cane esperto impara progressivamente a leggere il vento del bosco.

La ferma sulla Beccaccia

È uno dei momenti più intensi della cinofilia venatoria.

Il cane interrompe improvvisamente la cerca.

Il corpo si irrigidisce.

La testa indica una direzione.

Il bosco, fino a pochi istanti prima apparentemente vuoto, cambia completamente significato.

Da quel momento il cacciatore sa che da qualche parte davanti al cane potrebbe esserci la Regina.

La Beccaccia pedina?

Sì. Una Beccaccia può allontanarsi a piedi davanti al cane invece di involarsi immediatamente.

Questo comportamento rende particolarmente complesso il lavoro del cane, che deve interpretare un’emanazione in movimento senza forzare eccessivamente l’azione.

La Beccaccia che “si sottrae”

Gli individui più esperti possono adottare strategie particolarmente efficaci per sottrarsi alla pressione.

Possono pedinare, utilizzare vegetazione fitta, involarsi silenziosamente prima dell’arrivo del cacciatore oppure effettuare brevi spostamenti per rimettersi in luoghi difficili.

La rimessa

Dopo l’involo la Beccaccia può posarsi nuovamente a distanza variabile.

Individuare la probabile rimessa richiede esperienza.

Bisogna valutare:

direzione del volo;

morfologia del terreno;

vegetazione;

vento;

comportamento dell’animale.

Ogni Beccaccia ha un comportamento differente

Una delle ragioni della grande passione suscitata dalla specie è l’impossibilità di ridurla a uno schema semplice.

Alcuni individui trattengono molto bene la ferma.

Altri pedinano.

Altri ancora si involano a grande distanza.

L’esperienza individuale, il disturbo precedente, il tipo di habitat e le condizioni meteorologiche possono modificare profondamente il comportamento.

Le principali razze utilizzate per la Beccaccia

Numerose razze da ferma possono essere impiegate con successo.

Tra quelle tradizionalmente più diffuse troviamo:

Setter inglese;

Pointer inglese;

Epagneul Breton;

Bracco italiano;

Spinone italiano;

Drahthaar;

Kurzhaar;

Korthals;

Setter Gordon;

Setter irlandese.

Più della razza in senso assoluto contano però qualità individuali, esperienza, addestramento e adattamento al territorio.

Il Setter inglese e la Beccaccia

Il Setter inglese occupa un posto particolarmente importante nella tradizione beccacciaia italiana.

Eleganza della cerca, capacità olfattiva, adattabilità ai terreni forestali e stile di ferma hanno contribuito a creare un legame storico tra questa razza e la caccia alla Regina.

Il Pointer e la Beccaccia

Anche il Pointer può esprimere prestazioni straordinarie quando possiede esperienza e capacità di adattare la propria cerca al bosco.

Potenza olfattiva, velocità e decisione possono trasformarlo in un eccellente specialista.

Il Breton

L’Epagneul Breton combina dimensioni contenute, dinamismo e grande adattabilità.

Queste caratteristiche lo rendono particolarmente apprezzato anche nei boschi fitti e nei terreni difficili.

Il recupero della Beccaccia

Il lavoro non termina con il tiro.

Il recupero del selvatico rappresenta una fase fondamentale.

Nel sottobosco fitto anche una Beccaccia caduta a breve distanza può risultare estremamente difficile da individuare senza l’intervento del cane.

La Beccaccia è cacciabile in Italia?

Sì. La Beccaccia – Scolopax rusticola è una specie cacciabile secondo la normativa italiana.

La disciplina concreta del prelievo deve tuttavia essere verificata attraverso il calendario venatorio della Regione interessata per la stagione in corso, comprese date effettive, carnieri, eventuali limitazioni territoriali e disposizioni adottate in presenza di particolari condizioni climatiche.

Il gelo e la gestione venatoria

La vulnerabilità della specie aumenta fortemente durante periodi prolungati di gelo.

Quando il terreno diventa impenetrabile e l’alimento non è più accessibile, gli individui devono concentrare le proprie energie nella ricerca di aree favorevoli.

La gestione responsabile deve quindi tenere conto delle condizioni meteorologiche eccezionali e delle disposizioni eventualmente adottate dalle autorità competenti.

Il monitoraggio della Beccaccia

Una corretta gestione richiede informazioni scientifiche affidabili.

Tra gli strumenti utilizzati per studiare la specie troviamo:

inanellamento;

radiotelemetria;

telemetria satellitare;

monitoraggi riproduttivi;

analisi delle ali;

raccolta dei dati di prelievo;

studi sugli habitat;

monitoraggio dei contingenti svernanti.

L’inanellamento scientifico

L’inanellamento ha permesso di ricostruire una parte fondamentale della geografia migratoria della Beccaccia.

Un piccolo anello applicato a un individuo permette, in caso di successiva ricattura o ritrovamento, di collegare due punti geografici separati anche da migliaia di chilometri.

Cosa ci hanno insegnato le ricatture italiane

I dati raccolti in Italia mostrano collegamenti con una vasta parte dell’Europa e della Russia.

Le provenienze documentate confermano che il nostro Paese è inserito in un sistema migratorio di dimensione continentale ed eurasiatica.

La radiotelemetria

La radiotelemetria permette di seguire gli spostamenti individuali all’interno delle aree di svernamento.

Studi realizzati anche in Italia hanno consentito di analizzare utilizzazione dell’habitat, movimenti e sopravvivenza invernale.

L’importanza delle aree protette

Le aree non sottoposte a prelievo possono svolgere un’importante funzione nella conservazione e nello studio della specie.

Una ricerca condotta nell’Italia centrale attraverso radiotelemetria su Beccacce marcate ha evidenziato l’importanza delle zone protette per lo studio della sopravvivenza durante lo svernamento.

L’analisi delle ali

L’esame delle penne alari permette agli specialisti di ottenere importanti informazioni sull’età degli individui.

Il rapporto tra giovani e adulti costituisce un dato particolarmente utile perché può fornire indicazioni sul successo riproduttivo della stagione precedente.

Perché conoscere l’età è importante

Una popolazione migratrice non deve essere valutata soltanto attraverso il numero di animali osservati.

È importante conoscere anche la sua struttura.

Una stagione caratterizzata da una buona percentuale di giovani può indicare un differente successo riproduttivo rispetto a un’annata nella quale prevalgono gli adulti.

I predatori della Beccaccia

Durante le differenti fasi del ciclo annuale la specie può essere predata da numerosi animali.

Tra i potenziali predatori figurano:

Astore;

Sparviere;

Falco pellegrino;

Volpe;

Mustelidi;

cinghiale e altri opportunisti per uova o pulcini;

Corvidi per uova e giovani.

La strategia difensiva

La principale arma della Beccaccia rimane il mimetismo.

La capacità di restare immobile tra le foglie permette spesso di evitare che un potenziale predatore la individui.

Quando la distanza diventa critica, entra in gioco la seconda difesa: l’involo improvviso e rapido.

Beccaccia e cambiamenti climatici

Una specie migratrice distribuita su un territorio enorme può essere influenzata dai cambiamenti climatici in molte fasi differenti del ciclo annuale.

Temperature, precipitazioni, durata del gelo e umidità del terreno possono modificare:

tempi della migrazione;

distribuzione invernale;

accessibilità alle risorse alimentari;

qualità degli habitat;

successo riproduttivo.

Inverni più miti: cosa può cambiare?

Se ampie regioni dell’Europa centrale rimangono libere dal gelo più a lungo, una parte delle Beccacce potrebbe trovare condizioni adatte senza spingersi alle latitudini più meridionali.

Questo significa che variazioni nelle presenze italiane non devono essere interpretate automaticamente come variazioni equivalenti della popolazione complessiva.

L’importanza della conservazione dell’habitat

La gestione della Beccaccia non riguarda soltanto il prelievo venatorio.

La qualità degli habitat è fondamentale.

La specie beneficia di paesaggi nei quali esistono:

boschi diversificati;

sottobosco;

terreni umidi;

prati permanenti;

pascoli;

radure;

margini forestali;

zone tranquille.

Il bosco troppo chiuso è sempre ideale?

No.

Un bosco completamente uniforme e privo di diversità strutturale può offrire meno opportunità rispetto a un ambiente nel quale differenti formazioni vegetali si alternano.

La Beccaccia utilizza infatti un mosaico di habitat differenti nel corso delle ventiquattro ore.

Beccaccia: caratteristiche principali

Mimetismo ★★★★★
Specializzazione alimentare ★★★★★
Capacità migratoria ★★★★★
Adattamento al bosco ★★★★★
Capacità di manovra in volo ★★★★★
Difficoltà di osservazione ★★★★★
Importanza cinofila ★★★★★
Importanza nella tradizione venatoria italiana ★★★★★
Sensibilità al gelo prolungato ★★★★★
Fascino per il cacciatore ★★★★★

Curiosità sulla Beccaccia

È chiamata universalmente “la Regina” dai beccacciai italiani: poche altre specie possiedono un’identità culturale altrettanto forte nel mondo venatorio.

È un limicolo che vive nel bosco: appartiene alla stessa grande famiglia evolutiva di numerosi uccelli delle zone umide, ma si è specializzata nell’ambiente forestale.

Possiede occhi enormi e molto arretrati: una configurazione che garantisce un campo visivo eccezionalmente ampio.

Il becco è un organo sensoriale: non serve soltanto ad afferrare le prede, ma contribuisce a individuarle sotto il terreno.

La punta del becco possiede una particolare mobilità: la rinchinesi consente di afferrare le prede mantenendo gran parte del becco inserita nel suolo.

Il suo piumaggio è uno dei migliori esempi di mimetismo forestale: immobile tra le foglie può risultare quasi invisibile.

Compie migrazioni di migliaia di chilometri: alcune delle Beccacce che svernano in Italia provengono dalle grandi regioni forestali dell’Europa nord-orientale e della Russia.

Attraversa il Mediterraneo: la presenza sulle isole e i dati di inanellamento confermano la capacità di affrontare voli sul mare.

La croule è il caratteristico volo nuziale del maschio: viene effettuato soprattutto al crepuscolo sopra boschi e radure.

I pulcini sono nidifughi: possono lasciare il nido poco dopo la schiusa.

Le “penne del pittore” sono diventate un simbolo: minuscole penne alari tradizionalmente utilizzate per lavori pittorici estremamente fini.

Il gelo può provocare spostamenti improvvisi: il problema non è soltanto la temperatura, ma soprattutto l’impossibilità di perforare il terreno e raggiungere i lombrichi.

Una Beccaccia può pedinare davanti al cane: comportamento che mette alla prova esperienza, naso e prudenza del cane da ferma.

La rimessa non è sempre prevedibile: dopo l’involo può posarsi relativamente vicino oppure compiere uno spostamento molto più lungo.

La Beccaccia e il beccacciaio

Esistono animali che vengono cacciati ed esistono animali intorno ai quali nasce una vera cultura.

La Beccaccia appartiene alla seconda categoria.

Il beccacciaio non cerca soltanto un selvatico. Impara negli anni a interpretare un insieme di segnali: la stagione, la temperatura, il vento, la pioggia dei giorni precedenti, l’umidità del terreno, l’esposizione del versante, la vegetazione, l’altitudine e soprattutto il comportamento del proprio cane.

Un bosco non viene più osservato semplicemente come un insieme di alberi.

Diventa una carta da leggere.

Leggere il bosco

Un impluvio mantiene più umidità.

Un versante esposto al sole può scongelarsi prima.

Una piccola sorgente mantiene morbido il terreno.

Un castagneto può offrire condizioni completamente differenti da una faggeta.

Un prato vicino al bosco può diventare durante la notte una zona di alimentazione.

Un margine apparentemente insignificante può essere il punto scelto dalla Beccaccia per trascorrere la giornata.

Con l’esperienza, tutti questi elementi acquistano significato.

Il cane è il vero protagonista

Per molti appassionati il valore di una giornata a Beccacce non viene misurato attraverso il numero degli abbattimenti.

Una grande cerca, una difficile accostata, una ferma mantenuta su un selvatico che pedina e un corretto recupero possono rappresentare il ricordo più importante della giornata.

È questa centralità del cane a distinguere profondamente la cultura della caccia alla Beccaccia.

La Beccaccia come patrimonio della cultura venatoria

Intorno alla Regina sono nate generazioni di cani, linee di sangue, prove cinofile, libri, dipinti, racconti, associazioni specialistiche e tradizioni locali.

La sua presenza ha contribuito alla selezione di alcuni dei migliori cani da ferma europei.

Per questo motivo parlare di Beccaccia significa parlare contemporaneamente di fauna, migrazione, cinofilia, gestione ambientale e storia della caccia.

Perché l’abbattimento di una Beccaccia viene considerato così prestigioso

Il valore simbolico di una Beccaccia non deriva dalla quantità.

Deriva dalla qualità dell’incontro.

Per arrivare al tiro devono combinarsi numerosi elementi: il selvatico deve essere presente, il cane deve individuarlo, interpretarne l’emanazione, fermarlo correttamente; il cacciatore deve raggiungere la posizione utile e infine riuscire a effettuare un tiro in pochi istanti attraverso un ambiente spesso estremamente complesso.

È una sequenza nella quale natura, cane e cacciatore interagiscono continuamente.

Ed è proprio questa complessità a spiegare perché una singola Beccaccia possa rimanere nella memoria di un cacciatore per tutta la vita.

La Regina del bosco

La Beccaccia – Scolopax rusticola è uno degli animali che meglio rappresentano il significato profondo della caccia vagante con il cane.

Nasce spesso nelle grandi foreste del Nord e dell’Est europeo, cresce in territori che possono trovarsi a migliaia di chilometri dall’Italia e, quando l’autunno avanza, intraprende un viaggio che attraversa nazioni, montagne e talvolta il mare.

Una notte di novembre può superare le Alpi.

All’alba può scegliere un piccolo bosco italiano nel quale non era presente il giorno precedente.

Si posa.

Cammina tra le foglie.

Il suo piumaggio la fa scomparire completamente.

Durante il giorno rimane nascosta nel sottobosco. Al crepuscolo può raggiungere un prato umido e trascorrere parte della notte sondando il terreno con il lungo becco alla ricerca di lombrichi.

La mattina successiva un cane entra nel bosco.

La cerca procede tra alberi, rovi e foglie.

Poi qualcosa cambia.

Il cane rallenta.

Prende un’emanazione.

Avanza.

E improvvisamente si immobilizza.

Ferma.

In quel momento tutto ciò che è accaduto nei mesi precedenti — la nascita nelle foreste settentrionali, la crescita, la preparazione alla migrazione, migliaia di chilometri percorsi, le notti di volo, i venti, l’attraversamento delle montagne e la scelta di quel particolare bosco — converge in pochi metri quadrati di terreno.

È questo che rende la Beccaccia differente.

Il cacciatore non incontra soltanto un selvatico.

Incontra un grande migratore europeo.

E davanti a lui non c’è soltanto il risultato del proprio lavoro, ma anche quello del cane che ha saputo leggere un’emanazione invisibile e trasformarla in una ferma.

La Beccaccia può partire a pochi metri, attraversare due alberi, cambiare improvvisamente direzione e scomparire nel bosco prima ancora che il cacciatore riesca a imbracciare.

Può essere mancata.

Può essere ritrovata più avanti.

Oppure può semplicemente sparire.

Ed è forse proprio questa possibilità di vincere continuamente il confronto con chi la cerca ad aver contribuito più di ogni altra cosa alla sua leggenda.

Generazioni di cacciatori hanno percorso montagne e boschi inseguendo questo piccolo uccello di poche centinaia di grammi. Generazioni di cinofili hanno selezionato cani capaci di trovarlo. Generazioni di naturalisti ne hanno studiato le migrazioni.

Eppure la Beccaccia conserva ancora oggi una parte del proprio mistero.

La sua presenza non è mai completamente prevedibile. Il suo comportamento non è mai perfettamente uguale. Ogni stagione è diversa e ogni incontro possiede una propria storia.

Per questo il vero beccacciaio finisce inevitabilmente per diventare anche un profondo conoscitore del bosco.

Impara che l’umidità conta più dell’apparenza. Che pochi gradi di temperatura possono cambiare completamente un territorio. Che un terreno gelato può svuotare una vallata. Che una notte favorevole può riempire di vita un bosco apparentemente vuoto.

E soprattutto impara che il numero degli abbattimenti racconta soltanto una piccola parte della giornata.

Perché la memoria più importante può essere una ferma perfetta.

Un cane immobile nel silenzio.

Un frullo improvviso.

Una Beccaccia che attraversa il bosco e scompare senza essere toccata.

È anche per questo che, nella cultura venatoria italiana, nessun altro nome è necessario.

È la Regina.

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