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CAMOSCIO ALPINO – Rupicapra Rupicapra

Il Camoscio alpino, scientificamente classificato come Rupicapra rupicapra, è uno degli ungulati più rappresentativi dell’ambiente montano europeo e una delle specie simbolo delle Alpi.

Perfettamente adattato alla vita su pendii ripidi, pareti rocciose, canaloni, praterie alpine e ambienti caratterizzati da forti escursioni climatiche, il Camoscio possiede una combinazione straordinaria di agilità, resistenza, equilibrio e capacità di movimento.

La sua conoscenza riveste un’importanza particolare anche dal punto di vista venatorio. Nel Camoscio, infatti, la corretta identificazione del capo richiede di valutare contemporaneamente sesso, età, struttura corporea, forma delle corna, comportamento e composizione del gruppo.

A differenza dei Cervidi, inoltre, il Camoscio non possiede palchi che cadono e ricrescono ogni anno. Maschi e femmine portano corna permanenti, la cui crescita lascia segni che possono fornire informazioni preziose sull’età dell’animale.

Conoscere veramente il Camoscio significa quindi imparare a leggere un animale nel quale morfologia, comportamento e ambiente montano sono strettamente collegati.

Camoscio alpino: carta d’identità

Nome comune Camoscio alpino
Nome scientifico Rupicapra rupicapra
Nome inglese Alpine Chamois
Ordine Artiodactyla
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Caprinae
Genere Rupicapra
Distribuzione italiana Arco alpino
Habitat Ambienti montani e subalpini, praterie, boschi montani, pietraie, canaloni e versanti rocciosi
Altezza al garrese Indicativamente circa 70-85 cm
Peso Variabile secondo sesso, età, stagione e popolazione; i maschi sono generalmente più pesanti delle femmine
Dieta Vegetale e fortemente stagionale
Corna Permanenti, presenti in entrambi i sessi
Periodo riproduttivo Prevalentemente novembre-dicembre
Gestazione Circa 5-6 mesi
Parti Principalmente maggio-giugno
Numero di piccoli Generalmente uno
Trofeo Corna
Gestione venatoria Regolamentata localmente attraverso calendari, piani di prelievo e norme territoriali

Il Camoscio non è un Cervide

Una delle prime nozioni fondamentali riguarda la sua classificazione.

Il Camoscio appartiene alla famiglia dei Bovidi e alla sottofamiglia dei Caprini.

Non appartiene quindi ai Cervidi come Cervo, Capriolo e Daino.

Questa differenza è evidente soprattutto osservando le strutture presenti sulla testa.

Corna e palco: una differenza fondamentale

Il Cervo, il Capriolo e il Daino possiedono palchi ossei che vengono persi e ricostruiti periodicamente.

Il Camoscio possiede invece corna permanenti.

Le corna crescono progressivamente durante la vita e non vengono normalmente perdute.

Questa caratteristica è fondamentale per comprendere anche la determinazione dell’età.

Come riconoscere il Camoscio alpino

Il corpo è compatto, muscoloso e perfettamente proporzionato alla locomozione in montagna.

Gli arti sono relativamente lunghi e potenti.

La testa presenta le caratteristiche corna nere, sottili e uncinate all’estremità.

Il profilo generale trasmette contemporaneamente leggerezza, forza ed equilibrio.

Il mantello estivo

Durante la stagione calda il mantello è relativamente corto e presenta tonalità che possono andare dal bruno-giallastro al bruno-rossiccio.

La colorazione varia in funzione dell’individuo, dell’età, della popolazione e delle condizioni ambientali.

Il mantello invernale

Con l’arrivo della stagione fredda il mantello cambia profondamente.

Diventa:

più lungo;

più fitto;

più scuro;

maggiormente isolante.

In pieno inverno alcuni soggetti possono apparire quasi nerastri.

La maschera facciale

Uno dei caratteri più riconoscibili è la tipica colorazione della testa.

Zone chiare contrastano con bande scure che attraversano la regione oculare.

Questa maschera facciale contribuisce a rendere immediatamente riconoscibile la specie.

La linea dorsale

Nel mantello invernale può risultare particolarmente evidente una zona più scura lungo il dorso.

Nei maschi maturi il contrasto può diventare molto marcato durante il periodo riproduttivo.

La barba dorsale del maschio

Nel maschio adulto il pelo lungo della regione dorsale può assumere particolare evidenza durante l’inverno e soprattutto nel periodo del rut.

I lunghi peli dorsali vengono tradizionalmente associati anche al celebre Gamsbart, ornamento della cultura venatoria alpina realizzato storicamente utilizzando peli del Camoscio.

Maschio e femmina: perché distinguerli non è sempre semplice

Entrambi i sessi possiedono corna.

Questo rende il riconoscimento sessuale più complesso rispetto a quello di molti Cervidi.

La corretta identificazione deve basarsi sull’insieme di:

forma delle corna;

struttura corporea;

collo;

comportamento;

posizione all’interno del gruppo;

caratteri sessuali osservabili.

Il maschio: il becco

Il maschio adulto viene tradizionalmente chiamato becco.

Con l’età tende ad assumere una struttura più robusta.

Il collo appare più potente, il torace maggiormente sviluppato e la silhouette complessivamente più massiccia rispetto a quella della femmina.

La femmina: la capra

La femmina adulta viene comunemente indicata come capra.

Presenta generalmente una struttura più fine, un collo meno massiccio e un comportamento sociale differente.

Durante buona parte dell’anno le femmine costituiscono gruppi insieme ai giovani.

Il piccolo: il capretto

Il giovane dell’anno viene indicato come capretto.

Durante i primi mesi rimane strettamente legato alla madre e acquisisce progressivamente le straordinarie capacità motorie caratteristiche della specie.

Le corna del Camoscio

Le corna sono presenti sia nel maschio sia nella femmina.

Nascono dalla parte superiore del cranio, salgono quasi verticalmente e terminano con il caratteristico uncino rivolto posteriormente.

La guaina cornea è scura, spesso quasi nera.

Le corna del maschio

Nel maschio adulto le corna tendono generalmente a essere:

più robuste;

più massicce alla base;

dotate di un uncino terminale maggiormente pronunciato.

Queste caratteristiche possono aiutare nel riconoscimento, ma non devono essere utilizzate isolatamente.

Le corna della femmina

Nella femmina sono generalmente più sottili e delicate.

L’uncinatura tende a essere meno accentuata.

Esiste però una variabilità individuale sufficiente a rendere rischiosa una determinazione del sesso basata esclusivamente sulle corna.

La regola fondamentale: non guardare soltanto le corna

Un errore classico consiste nel vedere corna robuste e concludere immediatamente che si tratti di un maschio.

La corretta valutazione deve invece considerare l’intero animale.

Le corna crescono per tutta la vita?

Sì, ma la velocità di crescita non rimane costante.

La crescita è molto importante durante i primi anni e diventa progressivamente più ridotta nell’animale adulto e anziano.

Questo fenomeno produce una delle caratteristiche più interessanti della specie: gli anelli di accrescimento.

Gli anelli delle corna

La crescita annuale non è uniforme.

Durante l’inverno rallenta fortemente e sulla guaina cornea si forma una separazione riconoscibile tra una fase di crescita e quella successiva.

Questi segni vengono comunemente utilizzati per la determinazione dell’età.

Gli anelli permettono di conoscere l’età?

Nel capo abbattuto, quando le corna possono essere osservate accuratamente e manipolate, la lettura degli anelli rappresenta uno dei metodi più importanti per determinare l’età del Camoscio.

È però fondamentale distinguere i veri anelli annuali da eventuali solchi superficiali che possono creare confusione.

Gli anelli falsi

La superficie delle corna può presentare irregolarità e solchi che non corrispondono a un arresto annuale della crescita.

Una lettura inesperta può quindi portare a sovrastimare l’età.

La crescita cambia con l’età

Nei primi anni gli incrementi annuali sono relativamente lunghi.

Con l’avanzare dell’età diventano progressivamente più corti.

Nella parte basale delle corna di un animale anziano gli ultimi segmenti annuali possono quindi essere molto ravvicinati.

Stimare l’età sul vivo

La valutazione sul vivo è naturalmente più complessa rispetto all’esame diretto del trofeo.

Bisogna combinare:

silhouette;

massa corporea;

collo;

proporzioni;

forma delle corna;

comportamento;

rapporto con gli altri animali.

Il giovane Camoscio

Nel giovane la figura appare leggera e slanciata.

Gli arti sembrano proporzionalmente lunghi, il torace è meno profondo e il collo sottile.

Anche le corna sono naturalmente meno sviluppate.

Il maschio adulto

Con la maturità il becco acquisisce maggiore massa.

Il collo diventa più robusto e l’avantreno assume un aspetto potente.

Durante il rut queste caratteristiche diventano ancora più evidenti.

Il vecchio becco

Un maschio anziano può presentare una figura massiccia ma meno armoniosa.

La postura, il collo, la linea dorsale, il comportamento e soprattutto la struttura complessiva devono essere letti insieme.

L’esperienza sul terreno rimane insostituibile.

Lo zoccolo: uno dei segreti del Camoscio

Per comprendere veramente questa specie bisogna guardare in basso.

Lo zoccolo del Camoscio è uno straordinario adattamento alla montagna.

Due unghioni indipendenti

Lo zoccolo è diviso in due unghioni capaci di adattarsi alle irregolarità del terreno.

Questa mobilità migliora l’appoggio sulle superfici accidentate.

Il bordo duro

La parte esterna dello zoccolo presenta un margine resistente che offre presa sulle asperità della roccia.

La parte interna più elastica

La zona interna possiede caratteristiche che aumentano l’aderenza.

La combinazione tra margine duro e parte più elastica funziona come una vera calzatura naturale da montagna.

Gli unghioni possono divaricarsi

La possibilità di allargare l’appoggio diventa utile anche sui terreni meno compatti e sulla neve.

Gli speroni

Nella parte posteriore degli arti sono presenti strutture che possono contribuire all’appoggio nei terreni molto ripidi o cedevoli.

Come riesce a muoversi sulle rocce?

Lo zoccolo da solo non basta.

L’efficienza del Camoscio deriva dalla combinazione tra:

zoccoli specializzati;

arti potenti;

baricentro favorevole;

coordinazione;

equilibrio;

esperienza del territorio.

Il Camoscio non vive soltanto sulle rocce

L’immagine classica lo rappresenta su una parete rocciosa ad alta quota.

In realtà la specie utilizza un mosaico ambientale molto più complesso.

Può frequentare:

praterie alpine;

pascoli;

pietraie;

canaloni;

boschi montani;

arbusteti;

zone rocciose;

margini forestali.

La montagna come sistema tridimensionale

Per il Camoscio l’habitat non deve essere interpretato soltanto in termini di superficie.

Conta anche la dimensione verticale.

Poche centinaia di metri di dislivello possono significare:

temperature differenti;

diversa copertura nevosa;

nuova vegetazione;

maggiore o minore disturbo;

differenti condizioni di sicurezza.

Le migrazioni altitudinali

Nel corso dell’anno i Camosci possono modificare sensibilmente le quote frequentate.

Non si tratta necessariamente di migrazioni su grandi distanze, ma di spostamenti verticali legati alle condizioni ambientali.

La primavera

Lo scioglimento della neve rende progressivamente disponibili nuove aree di alimentazione.

La vegetazione giovane rappresenta una risorsa particolarmente importante dopo l’inverno.

L’estate

Durante l’estate gli animali possono frequentare quote elevate e sfruttare le praterie alpine.

Nelle ore più calde possono cercare zone più fresche e riparate.

L’autunno

Con l’autunno cambia radicalmente il comportamento dei maschi.

Il periodo riproduttivo porta i becchi a spostarsi maggiormente e a cercare attivamente le femmine.

L’inverno

L’inverno rappresenta una delle prove più severe.

Freddo, neve e riduzione delle risorse costringono gli animali a utilizzare l’energia con grande attenzione.

La neve profonda è un costo energetico

Muoversi nella neve richiede molta più energia rispetto allo spostamento su terreno libero.

Per questo i Camosci possono selezionare versanti dove:

il vento limita l’accumulo;

il sole favorisce lo scioglimento;

la vegetazione rimane più accessibile.

L’importanza dell’esposizione

In montagna l’orientamento del versante può modificare profondamente le condizioni locali.

Durante l’inverno i versanti maggiormente soleggiati possono offrire condizioni favorevoli.

In estate, al contrario, esposizioni più fresche possono diventare particolarmente interessanti.

Cosa mangia il Camoscio?

Il Camoscio è un erbivoro ruminante capace di adattare la propria dieta alla disponibilità stagionale.

Può alimentarsi di:

graminacee;

erbe alpine;

foglie;

germogli;

arbusti;

gemme;

altre componenti vegetali disponibili.

La dieta cambia con le stagioni

Durante primavera ed estate la disponibilità di vegetazione fresca permette una dieta di qualità elevata.

In inverno il Camoscio deve sfruttare risorse più povere e maggiormente disperse.

Il valore della primavera

Dopo mesi di limitazioni energetiche, la nuova vegetazione rappresenta una fase fondamentale per recuperare condizione corporea.

Per le femmine coincide inoltre con il periodo della gestazione avanzata e successivamente dell’allattamento.

La ruminazione

Come gli altri Bovidi, il Camoscio è un ruminante.

Periodi di alimentazione si alternano quindi a fasi di riposo durante le quali il cibo viene ruminato.

La struttura sociale

Il comportamento sociale cambia in funzione di sesso, età e stagione.

Questa caratteristica è fondamentale anche per il riconoscimento sul terreno.

I branchi femminili

Le femmine tendono a formare gruppi insieme ai piccoli e ai giovani.

Questi branchi possono assumere dimensioni differenti secondo stagione, habitat e densità.

I maschi adulti

I becchi maturi conducono frequentemente una vita più solitaria o formano piccoli gruppi maschili durante buona parte dell’anno.

Con l’avvicinarsi del rut il loro comportamento cambia radicalmente.

Il rut del Camoscio

Il periodo riproduttivo rappresenta uno dei momenti più spettacolari dell’intero ciclo biologico.

Si concentra generalmente tra novembre e dicembre.

Il becco cambia comportamento

Durante il rut un maschio che per mesi è rimasto relativamente appartato può iniziare a percorrere grandi dislivelli e spostarsi continuamente alla ricerca delle femmine.

L’attività aumenta enormemente.

Le ghiandole retrocornuali

Dietro la base delle corna sono presenti particolari ghiandole cutanee, particolarmente sviluppate e attive nei maschi durante il periodo riproduttivo.

Le secrezioni svolgono un’importante funzione nella comunicazione olfattiva.

Come riconoscere un becco in rut

Durante il periodo riproduttivo il maschio maturo può mostrare:

collo più massiccio;

mantello invernale scuro;

comportamento irrequieto;

continui spostamenti;

forte interesse per le femmine;

marcature;

atteggiamenti aggressivi verso altri maschi.

Gli inseguimenti

Una delle scene più caratteristiche del rut è rappresentata dagli inseguimenti.

Il maschio può rincorrere una femmina o un rivale a velocità impressionante lungo pendii che per un osservatore umano sembrerebbero quasi impraticabili.

La corsa in montagna

Durante questi inseguimenti emerge pienamente l’adattamento della specie.

Il Camoscio cambia direzione, supera salti, attraversa pietraie e percorre forti pendenze mantenendo un controllo straordinario del movimento.

La competizione tra maschi

I becchi adulti competono per l’accesso alle femmine.

La competizione comprende:

posture;

inseguimenti;

marcature;

minacce;

confronti diretti.

Le corna come arma

L’uncino terminale rende le corna strumenti potenzialmente pericolosi.

Per questo i conflitti tra maschi possono comportare il rischio di ferite.

Il rut costa energia

Un maschio adulto può ridurre sensibilmente il tempo dedicato all’alimentazione mentre aumenta quello destinato a:

spostamenti;

ricerca delle femmine;

inseguimenti;

competizione.

Il risultato può essere una significativa perdita di condizione corporea.

Il problema arriva dopo il rut

Questa spesa energetica avviene immediatamente prima dell’inverno.

Il maschio deve quindi affrontare la stagione più difficile dell’anno dopo avere consumato una parte importante delle proprie riserve.

La riproduzione

Dopo gli accoppiamenti autunnali la femmina porta avanti la gestazione durante l’inverno e la primavera.

Le nascite si concentrano generalmente tra maggio e giugno.

Il parto

In prossimità del parto la femmina può allontanarsi temporaneamente dal gruppo e cercare una zona tranquilla.

Generalmente nasce un solo piccolo.

Il capretto

Il giovane Camoscio deve diventare rapidamente capace di seguire la madre in un ambiente nel quale la capacità di movimento rappresenta una condizione essenziale per la sopravvivenza.

Una scuola di montagna

Il giovane non deve soltanto imparare cosa mangiare.

Deve imparare:

dove passare;

come affrontare un pendio;

dove ripararsi;

come reagire al pericolo;

come muoversi insieme al gruppo.

Il legame con la madre

La relazione madre-piccolo rimane molto importante durante i primi mesi.

Il capretto segue progressivamente gli spostamenti del branco e acquisisce esperienza del territorio.

Il ciclo annuale del Camoscio

Periodo Evento principale
Inverno Risparmio energetico, ricerca di versanti favorevoli e alimentazione limitata
Primavera Recupero della condizione corporea e sfruttamento della nuova vegetazione
Maggio-giugno Principale periodo delle nascite
Estate Crescita dei giovani e frequentazione delle aree montane ricche di vegetazione
Autunno Preparazione all’inverno e alla stagione riproduttiva
Novembre-dicembre Rut, inseguimenti e competizione tra maschi

I sensi del Camoscio

La sopravvivenza in ambienti aperti e montani richiede un sistema sensoriale estremamente efficiente.

Vista, olfatto e udito lavorano insieme per individuare rapidamente una minaccia.

La vista

La posizione elevata permette spesso al Camoscio di controllare grandi porzioni di territorio.

La capacità di individuare movimenti a distanza rende difficile l’avvicinamento in zone aperte.

L’olfatto

L’olfatto è molto sviluppato.

Un avvicinamento effettuato con vento sfavorevole può essere compromesso prima ancora che il cacciatore riesca a vedere l’animale.

L’udito

Le orecchie mobili permettono di localizzare rapidamente rumori sospetti.

In ambiente roccioso bisogna inoltre considerare che il suono può propagarsi e riflettersi in maniera particolare.

Il fischio d’allarme

Il Camoscio può emettere un caratteristico fischio o soffio d’allarme.

Questo segnale avverte gli altri individui della presenza di un possibile pericolo.

Le impronte

L’impronta presenta due unghioni relativamente stretti e appuntiti.

La forma può variare molto in funzione del terreno e dell’andatura.

Leggere una pista in montagna

Una traccia deve essere interpretata considerando anche la morfologia del territorio.

Il Camoscio può utilizzare passaggi che all’uomo sembrano improbabili.

Una pista può rivelare:

direzione;

zona di alimentazione;

rimessa;

passaggio abituale;

via di fuga.

Le fatte

Gli escrementi sono generalmente costituiti da elementi separati, la cui forma e consistenza possono variare con l’alimentazione.

La loro presenza può aiutare a individuare aree frequentate regolarmente.

I luoghi di riposo

Il Camoscio sceglie frequentemente punti che combinano tranquillità, sicurezza e controllo dell’ambiente circostante.

Una buona rimessa non è necessariamente la zona più inaccessibile della montagna.

Il Camoscio e l’inverno

Uno degli errori più comuni è pensare che un animale perfettamente adattato alla montagna non soffra le condizioni invernali.

Il Camoscio è adattato al freddo, ma questo non significa che neve e inverno siano privi di costi.

Il vero problema è il bilancio energetico

Durante l’inverno:

il cibo diminuisce;

la qualità alimentare peggiora;

muoversi nella neve costa energia;

le basse temperature aumentano le esigenze metaboliche.

Ogni movimento inutile può quindi rappresentare un costo.

Il disturbo invernale

Un animale costretto ripetutamente alla fuga consuma energia che potrebbe essere difficile recuperare.

Questo rende particolarmente importante la gestione del disturbo nelle aree di svernamento.

Turismo e fauna alpina

Escursionismo, sci, attività fuori pista e altre forme di frequentazione della montagna possono interagire con la fauna.

L’impatto dipende da intensità, prevedibilità, periodo dell’anno e localizzazione del disturbo.

Predatori del Camoscio

Nell’arco alpino il Lupo può predare il Camoscio.

Il rischio varia in relazione a età, condizioni fisiche, terreno e comportamento dell’animale.

L’Aquila reale e i piccoli

I giovani molto piccoli possono essere vulnerabili anche alla predazione dell’Aquila reale.

Il rischio diminuisce rapidamente con la crescita.

La montagna come difesa

Per il Camoscio il terreno rappresenta anche uno strumento di sopravvivenza.

La capacità di raggiungere rapidamente pareti, salti rocciosi e pendii molto ripidi può offrire un vantaggio importante nei confronti di un predatore.

La gestione del Camoscio

Una gestione corretta deve essere basata sulla conoscenza della popolazione.

Tra i parametri fondamentali troviamo:

consistenza;

densità;

rapporto tra i sessi;

struttura per classi d’età;

numero di piccoli;

sopravvivenza giovanile;

condizione sanitaria;

distribuzione stagionale.

I censimenti

L’osservazione diretta da punti panoramici rappresenta uno degli strumenti utilizzabili per il monitoraggio.

Binocoli e cannocchiali permettono di classificare gli animali senza avvicinarsi eccessivamente.

La classificazione durante il censimento

Quando possibile gli animali vengono suddivisi secondo categorie utili alla gestione.

La qualità del dato dipende dalla capacità degli operatori di riconoscere correttamente sesso e classe.

Il rapporto piccoli-femmine

La presenza dei capretti e la loro sopravvivenza costituiscono indicatori importanti della dinamica della popolazione.

Un singolo censimento, tuttavia, non deve essere interpretato isolatamente.

Il piano di prelievo

Il prelievo selettivo viene impostato sulla struttura reale della popolazione e sugli obiettivi gestionali.

Non dovrebbe quindi trasformarsi in una semplice ricerca dei trofei migliori.

La caccia di selezione al Camoscio

La caccia al Camoscio rappresenta una delle forme più tecniche di caccia di selezione.

Il cacciatore deve combinare:

conoscenza della specie;

capacità di osservazione;

lettura della montagna;

preparazione fisica;

capacità di classificazione;

prudenza;

Prima si cerca con gli occhi

La montagna deve essere osservata prima di essere percorsa.

Un buon punto panoramico permette di controllare versanti lontani senza disturbare gli animali.

Binocolo e cannocchiale

Nella caccia al Camoscio l’ottica assume un’importanza enorme.

Il binocolo permette la ricerca generale.

Il cannocchiale da osservazione consente di approfondire la valutazione di un animale individuato a grande distanza.

Non basta trovare un Camoscio

Bisogna trovare il capo previsto dal piano di prelievo.

Questo significa distinguere correttamente:

sesso;

classe;

età indicativa;

condizione dell’animale.

La distanza inganna

A centinaia di metri la prospettiva può alterare:

dimensioni delle corna;

spessore del collo;

proporzioni corporee;

percezione dell’età.

Per questo la classificazione deve essere effettuata con calma.

Il terreno inganna ancora di più

Un animale apparentemente raggiungibile può trovarsi dall’altra parte di un canalone profondo.

Una distanza che sulla carta sembra breve può richiedere ore di cammino.

La caccia al Camoscio è quindi anche una disciplina di lettura topografica della montagna.

Il vento

La direzione del vento deve essere continuamente controllata.

In montagna, però, il problema è più complesso rispetto alla pianura.

Le correnti possono cambiare in funzione di:

ora;

esposizione;

riscaldamento del versante;

raffreddamento;

conformazione dei canaloni.

Le termiche

Durante la giornata il riscaldamento e il raffreddamento dei versanti generano movimenti d’aria che possono modificare completamente un avvicinamento.

Conoscere le correnti termiche di montagna è quindi una competenza fondamentale.

Il tiro in montagna

Il tiro deve essere effettuato esclusivamente in condizioni di completa sicurezza e con un capo identificato senza dubbio.

La montagna introduce variabili particolari:

distanza;

pendenza;

vento;

posizione di tiro;

stanchezza;

condizioni meteorologiche.

L’angolo di sito

Un tiro effettuato con forte inclinazione non deve essere interpretato esattamente come un tiro orizzontale.

La componente orizzontale della distanza e la traiettoria assumono quindi particolare importanza nella balistica di montagna.

La stabilità prima di tutto

Un tiro lungo non deve essere considerato automaticamente un tiro difficile e un tiro relativamente vicino non è automaticamente semplice.

Conta soprattutto la capacità di costruire una posizione stabile e ripetibile.

La stanchezza

Dopo una lunga salita respirazione e battito cardiaco possono rendere difficile mantenere l’arma stabile.

La scelta responsabile consiste nell’attendere il recupero fisico prima di valutare qualsiasi azione.

Il tiro deve essere anche recuperabile

Una considerazione fondamentale nella caccia in montagna riguarda ciò che si trova oltre l’animale.

Un capo posto in una posizione estremamente pericolosa può diventare difficilissimo o impossibile da recuperare.

La valutazione deve quindi comprendere anche il terreno nel quale l’animale potrebbe cadere o fuggire.

Dopo il tiro

La reazione dell’animale deve essere osservata con estrema attenzione.

Bisogna memorizzare:

punto del tiro;

reazione;

direzione della fuga;

ultimo punto di osservazione;

eventuali riferimenti naturali.

Le distanze in montagna alterano i riferimenti

Una roccia che dal punto di tiro sembrava facilmente riconoscibile può diventare difficile da individuare una volta raggiunto il versante.

È quindi utile memorizzare più riferimenti ambientali.

Il recupero

Il recupero di un Camoscio può rappresentare la parte fisicamente più impegnativa dell’intera azione.

Pendenza, pietraie, neve, ghiaccio e distanza impongono prudenza assoluta.

La sicurezza del cacciatore viene prima del trofeo

Nessun recupero giustifica l’esposizione a un rischio eccessivo.

La montagna richiede la capacità di rinunciare quando le condizioni diventano pericolose.

Il trofeo del Camoscio

Il trofeo è costituito dalle corna permanenti.

La valutazione ufficiale considera differenti parametri secondo il metodo utilizzato.

Cosa viene osservato nel trofeo

Tra gli elementi di interesse possono rientrare:

lunghezza delle corna;

altezza;

circonferenza;

divaricazione;

forma dell’uncino;

simmetria.

Trofeo ed età non sono sinonimi

Anche nel Camoscio bisogna distinguere nettamente la qualità estetica o metrica del trofeo dall’età dell’animale.

Un trofeo deve essere interpretato all’interno della storia biologica del soggetto.

Camoscio alpino e Camoscio appenninico

In Italia è fondamentale distinguere il Camoscio alpino – Rupicapra rupicapra dal Camoscio appenninico – Rupicapra pyrenaica ornata.

Non si tratta semplicemente di due popolazioni geografiche dello stesso animale, ma di taxa appartenenti a linee differenti.

Il Camoscio appenninico merita quindi una scheda enciclopedica autonoma.

Il Camoscio alpino in Italia

La distribuzione italiana è legata principalmente all’arco alpino.

La specie utilizza territori molto differenti per quota, esposizione e copertura vegetale, dimostrando una maggiore plasticità ecologica rispetto all’immagine stereotipata dell’animale confinato alle sole alte pareti rocciose.

Malattie e stato sanitario

Come ogni popolazione selvatica, anche quella di Camoscio può essere interessata da patologie e parassitosi.

Il monitoraggio sanitario costituisce quindi una componente importante della gestione.

La rogna sarcoptica

Tra le patologie più conosciute associate alle popolazioni di Camoscio vi è la rogna sarcoptica, causata dall’acaro Sarcoptes scabiei.

In determinate condizioni può produrre importanti effetti sulla popolazione.

Perché il monitoraggio sanitario è importante

La comparsa di animali con:

perdita anomala di pelo;

lesioni cutanee;

forte dimagrimento;

comportamenti anomali

deve essere interpretata nell’ambito dei protocolli sanitari previsti sul territorio.

Camoscio alpino: caratteristiche principali

Adattamento alla montagna ★★★★★
Agilità ★★★★★
Resistenza ★★★★★
Capacità di arrampicata ★★★★★
Importanza dell’olfatto ★★★★★
Capacità visiva ★★★★★
Dimorfismo sessuale ★★★☆☆
Difficoltà di classificazione ★★★★★
Importanza gestionale ★★★★★
Valore nella tradizione venatoria alpina ★★★★★

Curiosità sul Camoscio alpino

Maschio e femmina possiedono entrambi le corna.

Le corna non cadono ogni anno: sono permanenti e crescono progressivamente.

Gli anelli di accrescimento possono essere utilizzati per determinare l’età, soprattutto attraverso l’esame diretto del capo.

Non tutti i solchi sulle corna sono veri anelli annuali: la lettura richiede esperienza.

Lo zoccolo funziona come una sofisticata calzatura da montagna: combina bordi resistenti e superfici adatte all’aderenza.

Il Camoscio non vive esclusivamente ad altissima quota: può utilizzare anche boschi e ambienti subalpini.

Il maschio adulto viene chiamato becco e la femmina capra.

Il periodo del rut cade prevalentemente tra novembre e dicembre.

Durante il rut i maschi possono compiere spettacolari inseguimenti sui versanti.

Le ghiandole retrocornuali diventano particolarmente importanti durante la stagione riproduttiva.

L’inverno rappresenta soprattutto una sfida energetica: anche un animale perfettamente adattato alla montagna deve limitare gli sprechi di energia.

Il Camoscio alpino e quello appenninico non devono essere confusi: appartengono a differenti linee tassonomiche.

Novembre: quando il vecchio becco cambia

Per comprendere davvero il Camoscio bisogna osservarlo quando arriva novembre.

Durante l’estate un vecchio maschio può essere rimasto lontano dai branchi delle femmine.

Ha mangiato.

Ha recuperato la condizione corporea.

Ha trascorso lunghe ore nelle zone più tranquille della montagna.

Poi le giornate si accorciano.

Il mantello diventa scuro.

Le temperature scendono.

E il comportamento cambia.

Il becco entra nel branco

Il maschio raggiunge le zone frequentate dalle femmine.

Adesso non rimane più immobile per ore.

Controlla.

Annusa.

Si sposta.

Segue una femmina.

Scaccia un giovane.

Individua un rivale.

La montagna che durante l’estate era soprattutto un territorio alimentare diventa un’arena riproduttiva.

Un inseguimento impossibile per l’uomo

Una femmina parte improvvisamente.

Il becco la segue.

Attraversano un pendio.

Superano una pietraia.

Tagliano un canalone.

Scendono di quota.

Poi risalgono.

In pochi minuti percorrono un terreno che richiederebbe all’uomo un tempo enormemente superiore.

È in questi momenti che si comprende fino a che punto il corpo del Camoscio sia costruito per la montagna.

Lo zoccolo racconta l’evoluzione della specie

Osservato da lontano, il Camoscio sembra semplicemente molto agile.

Guardando lo zoccolo si comprende il perché.

Il margine resistente trova appiglio.

La parte interna aderisce.

I due unghioni si adattano al terreno.

L’arto assorbe il movimento.

L’intero corpo mantiene l’equilibrio.

Quello che appare come un gesto istintivo è il risultato di una straordinaria specializzazione anatomica.

L’inverno: il nemico invisibile è il consumo di energia

A gennaio il Camoscio può sopportare temperature che per l’uomo sarebbero proibitive.

Il problema non è soltanto il freddo.

Il problema è trovare abbastanza energia per continuare a vivere.

La vegetazione è povera.

La neve rende difficile raggiungerla.

Ogni spostamento costa.

Ogni fuga costa ancora di più.

Un Camoscio disturbato non perde soltanto tranquillità

Quando un animale viene costretto ad abbandonare una zona favorevole deve:

correre;

superare dislivelli;

raggiungere un nuovo rifugio;

trovare nuovamente alimento.

Durante l’estate questo costo può essere recuperato facilmente.

Nel cuore dell’inverno può diventare molto più importante.

La vera difficoltà della caccia al Camoscio

Il Camoscio viene spesso associato al tiro a lunga distanza.

Ma ridurre questa caccia alla distanza di tiro significa comprenderne soltanto una piccola parte.

La vera difficoltà comincia molto prima.

Bisogna prima trovare la montagna giusta

Il cacciatore osserva un intero versante.

Con il binocolo divide mentalmente il territorio.

Una pietraia.

Una fascia di ontani.

Un prato inclinato.

Una cresta.

Un canalone.

Poi compare un punto scuro.

Il punto diventa un Camoscio

Con il cannocchiale arriva la seconda fase.

È un maschio?

Una femmina?

Un giovane?

Quanto è sviluppato il collo?

Come sono le corna?

Come si comporta rispetto agli altri?

È il capo previsto dal piano?

La montagna decide l’avvicinamento

Tra il cacciatore e l’animale ci sono 800 metri in linea d’aria.

Ma nel mezzo esiste un canalone.

Bisogna scendere.

Attraversare.

Risalire.

Controllare il vento.

Non farsi vedere.

Non smuovere pietre.

Quando si raggiunge la posizione prevista, il Camoscio potrebbe essersi spostato.

Il vento della montagna non rimane fermo

Al mattino una corrente scende lungo il versante.

Il sole raggiunge la parete.

La roccia si scalda.

L’aria comincia a salire.

La strategia pianificata un’ora prima non è più valida.

È per questo che nella caccia al Camoscio conoscere le termiche può essere importante quanto conoscere l’animale.

Finalmente il capo è davanti

Dopo ore di avvicinamento il Camoscio è visibile.

Adesso arriva il momento più importante.

Non sparare.

Prima bisogna riclassificarlo.

Perché il soggetto visto due ore prima può essere entrato in un gruppo.

La luce è cambiata.

L’angolo di osservazione è differente.

Le corna sembrano diverse.

Prima identificare, poi decidere

Il cacciatore di selezione deve essere disposto ad arrivare fino a quel punto e rinunciare.

Se il sesso non è certo.

Se la classe non è certa.

Se l’animale non è quello previsto.

Se la posizione non è sicura.

Se il recupero sarebbe eccessivamente rischioso.

La montagna non premia la fretta.

Il vecchio becco e le sue corna

Dopo il prelievo, le corna raccontano una parte della vita dell’animale.

I primi segmenti sono lunghi.

Gli anni successivi diventano progressivamente più brevi.

Verso la base gli ultimi incrementi possono essere strettissimi.

Quello che per un osservatore inesperto è soltanto un paio di corna nere diventa una specie di calendario biologico.

Ogni inverno ha lasciato un segno

La crescita rallentata durante la stagione difficile ha prodotto una separazione.

Poi è arrivata un’altra primavera.

Un altro periodo di crescita.

Un altro inverno.

Anno dopo anno.

Le corna non sono state perdute e ricostruite.

Sono rimaste sulla testa dell’animale mentre il tempo passava.

Il trofeo diventa così una biografia

Questa è forse una delle caratteristiche più affascinanti del Camoscio.

Nel Cervo il palco racconta soprattutto l’ultima stagione di crescita.

Nel Camoscio le corna permanenti conservano invece una successione di accrescimenti annuali.

Per chi sa leggerle, rappresentano una parte della storia dell’animale.

Conoscere il Camoscio significa imparare a leggere la montagna

Il Camoscio alpino – Rupicapra rupicapra non può essere studiato separandolo dal proprio ambiente.

Il suo zoccolo racconta la roccia.

Il mantello racconta l’inverno.

Gli spostamenti raccontano la neve.

Il branco racconta la strategia sociale.

Il rut racconta la competizione.

Le corna raccontano gli anni.

E il comportamento racconta una vita trascorsa in un territorio nel quale ogni errore può avere un costo elevato.

Per questo il Camoscio rappresenta molto più di uno degli ungulati più affascinanti d’Europa.

È uno degli esempi più straordinari di adattamento alla montagna.

E per il cacciatore che vuole conoscerlo davvero, la prima cosa da studiare non è il trofeo.

È la montagna nella quale quel trofeo è cresciuto.

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