NON CACCIABILE
Il Lanario (Falco biarmicus) è uno dei rapaci più rari, eleganti e delicati della fauna italiana. Appartiene alla stessa famiglia del Falco pellegrino, ma possiede una strategia ecologica sensibilmente differente: è generalmente meno legato alle picchiate verticali ad altissima velocità e molto più specializzato nella caccia aerea attraverso inseguimenti, attacchi radenti e intercettazioni negli ambienti aperti.
La popolazione italiana appartiene alla sottospecie Falco biarmicus feldeggii, diffusa nell’area mediterranea orientale e balcanica. Nel nostro Paese il Lanario raggiunge uno dei settori occidentali più importanti del proprio areale europeo, ma la popolazione è numericamente ridotta e fortemente frammentata. La Sicilia rappresenta il principale nucleo nazionale, mentre lungo la penisola sopravvivono popolazioni molto più piccole e discontinue.
Dal punto di vista morfologico il Lanario ricorda il Falco pellegrino, ma appare generalmente più slanciato, con coda relativamente più lunga, ali meno compatte e testa caratterizzata da un disegno più chiaro. Il mustacchio è meno largo e massiccio rispetto a quello del Pellegrino, mentre la nuca e il vertice possono mostrare tonalità rossicce o fulve particolarmente evidenti negli adulti.
La specie frequenta soprattutto paesaggi aperti e semiaperti, spesso collinari, montani o rupestri, nei quali pareti rocciose utilizzate per nidificare si alternano a pascoli, coltivi estensivi, steppe mediterranee, altopiani e vallate ricche di uccelli. È quindi fortemente legata alla qualità dei mosaici agro-pastorali tradizionali.
Il Lanario è un predatore prevalentemente ornitofago. Piccioni, Colombacci, Taccole, Storni, Allodole, Corvidi e numerosi altri uccelli possono entrare nella dieta, ma la composizione varia con territorio e stagione. Rispetto al Pellegrino caccia frequentemente a quote più basse e può effettuare inseguimenti molto lunghi e manovrati.
In Italia è una specie particolarmente protetta e non cacciabile. La sua popolazione limitata, la frammentazione dell’areale, il disturbo ai siti riproduttivi e la competizione con il Falco pellegrino rendono il Lanario una delle specie prioritarie per la conservazione dei rapaci italiani.

Lanario: classificazione, dimensioni e caratteristiche
| Nome comune | Lanario |
| Nome scientifico | Falco biarmicus |
| Sottospecie italiana | Falco biarmicus feldeggii |
| Nome inglese | Lanner Falcon |
| Ordine | Falconiformes |
| Famiglia | Falconidae |
| Genere | Falco |
| Lunghezza | Indicativamente circa 43-50 cm |
| Apertura alare | Circa 95-115 cm |
| Peso | Generalmente circa 500-900 g, con femmine sensibilmente più grandi |
| Dimorfismo sessuale | Femmina più grande e pesante; piumaggio sostanzialmente simile |
| Alimentazione | Prevalentemente uccelli; secondariamente piccoli mammiferi e altre prede |
| Habitat | Pareti rocciose, altopiani, pascoli, steppe, coltivi estensivi e paesaggi aperti mediterranei |
| Popolazione italiana | Circa 140-172 coppie nidificanti |
| Nucleo principale | Sicilia |
| Lista Rossa italiana | VU – Vulnerabile |
| Status venatorio | Specie particolarmente protetta; non cacciabile |
La struttura del Lanario è quella di un falco potente ma relativamente slanciato. Le ali sono lunghe e appuntite, ma tendono a conferire una silhouette meno compatta rispetto al Falco pellegrino. La coda appare proporzionalmente più lunga e permette grande manovrabilità durante gli inseguimenti.
Le zampe sono robuste, con dita lunghe e artigli ricurvi, perfettamente adattati alla cattura degli uccelli. Come negli altri Falconidi, il becco presenta il caratteristico dente tomiale, utilizzato per completare rapidamente l’uccisione della preda attraverso una pressione mirata nella regione cervicale.
Il dimorfismo sessuale è evidente soprattutto nelle dimensioni. La femmina è sensibilmente più grande e può affrontare prede mediamente più pesanti; il maschio, più leggero, possiede una notevole agilità nel volo.
Lanario e Falco pellegrino: come distinguerli realmente
Il confronto con il Falco pellegrino (Falco peregrinus) è fondamentale. Le due specie possono nidificare nello stesso tipo di ambiente rupestre e, osservate rapidamente in volo, possono creare difficoltà anche a un osservatore con una certa esperienza.
Il Pellegrino appare generalmente più compatto e potente, con petto massiccio, ali relativamente più corte e robuste e un grande mustacchio nero molto evidente. Il Lanario tende invece ad apparire più leggero e allungato, con coda relativamente lunga e un disegno del capo più chiaro.
Nell’adulto di Lanario la parte superiore della testa può assumere tonalità fulve o rossicce. Il mustacchio è presente ma meno largo e meno contrastato rispetto a quello tipico del Pellegrino.
| Caratteristica | Lanario | Falco pellegrino |
|---|---|---|
| Nome scientifico | Falco biarmicus | Falco peregrinus |
| Struttura | Più slanciata | Più compatta e potente |
| Coda | Relativamente lunga | Relativamente più corta |
| Mustacchio | Più sottile e meno marcato | Ampio e nettamente scuro |
| Testa adulta | Spesso con tonalità fulve o rossicce | Generalmente con cappuccio scuro |
| Tecnica di caccia | Inseguimenti e intercettazioni, spesso a quota medio-bassa | Frequente utilizzo della picchiata dall’alto |
| Habitat italiano | Soprattutto paesaggi aperti mediterranei e rupestri | Molto più ampio, comprese città e coste |
| Consistenza in Italia | Molto raro | Molto più diffuso |
La colorazione non deve comunque essere utilizzata da sola. Età, luce e distanza possono alterare fortemente la percezione del disegno del capo. La determinazione migliore nasce dalla combinazione di proporzioni, coda, ali, disegno facciale e comportamento di volo.
Giovani e adulti: un riconoscimento non sempre semplice
I giovani di Lanario sono generalmente più bruni e presentano parti inferiori fortemente striate longitudinalmente. Il disegno chiaro del capo può risultare meno elegante e definito rispetto a quello dell’adulto.
Questo può aumentare notevolmente la possibilità di confusione con un giovane Pellegrino, anch’esso caratterizzato da tonalità brune e striature verticali.
Con la prima muta completa compaiono progressivamente le caratteristiche tipiche dell’adulto: testa più chiara, tonalità fulve del vertice e della nuca e un maggiore contrasto tra differenti parti del piumaggio.
La determinazione dei giovani rappresenta quindi uno degli aspetti più impegnativi dell’identificazione dei grandi falchi mediterranei.
Il volo: meno picchiata estrema, più manovra e inseguimento
Il Lanario possiede una capacità di volo straordinaria, ma la sua specializzazione non coincide completamente con quella del Pellegrino.
Il Pellegrino utilizza frequentemente la quota e la gravità per produrre attacchi ad altissima velocità. Il Lanario può certamente picchiare, ma mostra spesso una maggiore propensione per inseguimenti prolungati e attacchi più orizzontali.
Le ali e la coda relativamente lunga permettono di mantenere un eccellente controllo durante virate, salite e improvvisi cambiamenti di direzione.
Negli ambienti aperti può seguire una preda per distanze considerevoli, cercando di costringerla a compiere manovre sempre più costose fino a ridurne il vantaggio.
La tecnica richiede velocità ma anche resistenza, capacità di leggere il terreno e grande esperienza.
La caccia radente: utilizzare il terreno per sorprendere
Una delle strategie più interessanti consiste nell’avvicinamento a bassa quota. Il falco sfrutta ondulazioni del terreno, rocce e variazioni del paesaggio per ridurre la probabilità di essere individuato.
Un uccello che osserva il cielo può avere grandi possibilità di individuare un rapace alto sopra di lui; un predatore che arriva quasi orizzontalmente dietro un rilievo può comparire con pochissimo preavviso.
Questa tecnica è particolarmente efficace nei paesaggi collinari e negli altopiani caratteristici di molti territori italiani della specie.
L’attacco finale può trasformarsi in un inseguimento estremamente rapido durante il quale il Lanario tenta di chiudere progressivamente lo spazio.
La cooperazione di coppia nella caccia
Una delle caratteristiche più interessanti osservate nei grandi falchi è la possibilità di azioni cooperative tra i membri della coppia.
Un individuo può costringere una preda a cambiare direzione mentre il secondo tenta di intercettarla. Questo comportamento non rappresenta necessariamente la tecnica quotidiana più frequente, ma dimostra la notevole plasticità predatoria della specie.
La differenza dimensionale tra maschio e femmina permette inoltre di sfruttare prede di taglia diversa e può rendere complementare l’attività dei due partner.
Durante il periodo riproduttivo la cooperazione diventa particolarmente importante perché il fabbisogno alimentare della coppia e dei giovani aumenta sensibilmente.
Alimentazione: un falco principalmente ornitofago
Il Lanario basa gran parte della dieta sugli uccelli. La composizione reale dipende però dalla disponibilità locale e può quindi variare notevolmente tra Sicilia, Appennino centrale e Italia meridionale.
Colombidi, Corvidi, Storni, Allodole e numerose altre specie possono essere catturati. Negli ambienti agricoli aperti assumono particolare importanza gli uccelli che compiono regolarmente spostamenti sopra campi e pascoli.
ISPRA descrive la dieta italiana come composta soprattutto da uccelli di piccola e media taglia, con un ruolo importante anche dei Columbiformi.
La scelta non è casuale. Un uccello di medie dimensioni fornisce un buon ritorno energetico e permette al falco di ridurre il numero di catture necessarie durante la giornata.
Piccioni e Colombidi: una componente importante
Piccione selvatico, colombi domestici inselvatichiti e altri Colombidi possono costituire prede particolarmente favorevoli.
Sono animali di buona dimensione, volano frequentemente in ambiente aperto e spesso compiono tragitti relativamente prevedibili tra aree di alimentazione e siti di riposo.
Il Lanario può imparare questi percorsi e utilizzare punti sopraelevati dai quali controllare il passaggio.
A differenza del Pellegrino urbano, tuttavia, il Lanario italiano rimane molto meno legato alle grandi città e utilizza soprattutto paesaggi rurali, rupestri e mediterranei.
Taccole, Corvidi e prede intelligenti
Le Taccole possono rappresentare una risorsa importante soprattutto in territori rupestri nei quali nidificano in colonie.
Il rapporto è particolarmente interessante perché i Corvidi possiedono eccellenti capacità di percezione del pericolo e possono reagire collettivamente alla presenza del falco.
La concentrazione numerica produce però contemporaneamente molte opportunità di caccia. Individui giovani, isolati o momentaneamente separati dal gruppo possono diventare vulnerabili.
La stessa parete può quindi ospitare il predatore e alcune delle sue principali prede.
Allodole, Storni e piccoli uccelli degli spazi aperti
L’habitat del Lanario comprende spesso altopiani, pascoli e coltivi nei quali possono essere molto numerosi Allodole, Storni e altri Passeriformi.
Queste specie costituiscono prede più piccole ma possono essere estremamente abbondanti e quindi convenienti.
La caccia a un piccolo uccello richiede precisione e manovrabilità molto maggiori rispetto all’attacco a un grande Colombo.
Il Lanario dimostra così una notevole elasticità nella selezione della taglia delle prede.
Galliformi e piccola selvaggina: quale impatto reale?
Il Lanario può occasionalmente catturare uccelli appartenenti alla fauna di interesse venatorio, soprattutto quando si trovano in volo e in ambiente aperto.
Starne, giovani Fagiani o Coturnici potrebbero quindi entrare nello spettro alimentare, ma non rappresentano automaticamente una componente dominante della dieta.
Il falco è molto più strettamente legato all’abbondanza generale degli uccelli di piccola e media dimensione disponibili nel territorio.
La bassissima densità del Lanario italiano costituisce inoltre un elemento fondamentale: una popolazione nazionale di appena poche centinaia di individui riproduttori non può essere interpretata come una fonte generalizzata di pressione sulla piccola selvaggina.
Per il mondo venatorio la specie deve quindi essere considerata soprattutto una componente rara e preziosa della comunità dei predatori.
Piccoli mammiferi e altre prede
Sebbene gli uccelli rappresentino la parte principale della dieta, il Lanario può utilizzare occasionalmente piccoli mammiferi.
Roditori e giovani Lagomorfi possono essere catturati sul terreno quando si presenta un’opportunità favorevole.
Questa componente rimane però generalmente molto meno importante rispetto a quella osservabile nella Poiana o nell’Aquila reale.
La struttura del falco e la strategia di caccia rimangono chiaramente orientate verso la predazione aerea.
Habitat: il grande falco dei paesaggi aperti mediterranei
Il Lanario è fortemente associato a ambienti aperti e semiaperti. Pascoli, altopiani, steppe mediterranee, coltivi estensivi, vallate e ambienti rupestri rappresentano i paesaggi più caratteristici.
Il nido richiede generalmente una parete rocciosa, ma la superficie circostante deve rimanere sufficientemente aperta da garantire opportunità di caccia.
Un territorio dominato da bosco continuo risulta generalmente molto meno favorevole perché riduce sia la visibilità sia lo spazio necessario per gli inseguimenti.
Il Lanario è quindi uno dei rapaci che meglio rappresentano l’importanza ecologica dei paesaggi agro-pastorali tradizionali.
Pareti rocciose e siti di nidificazione
La nidificazione avviene prevalentemente su falesie, rupi e pareti rocciose. Il falco cerca cenge, nicchie e cavità sufficientemente protette dalle precipitazioni e difficili da raggiungere dai predatori terrestri.
Come il Pellegrino, il Lanario non costruisce normalmente una grande piattaforma di rami. Utilizza semplicemente una depressione nel substrato o una struttura già esistente.
Può anche sfruttare vecchi nidi di Corvidi o di altri rapaci situati sulla parete.
La disponibilità di siti apparentemente idonei non garantisce però automaticamente la presenza della specie: la qualità delle aree di caccia circostanti rimane altrettanto importante.
Territorialità e rapporto di coppia
Le coppie adulte sono fortemente territoriali durante il periodo riproduttivo. Un territorio favorevole può essere utilizzato per molti anni, anche se i singoli individui possono naturalmente essere sostituiti.
I voli territoriali comprendono inseguimenti, vocalizzazioni, passaggi davanti alla parete e spettacolari interazioni aeree.
Il maschio offre frequentemente prede alla femmina durante il corteggiamento, comportamento che contribuisce sia al legame di coppia sia alla preparazione fisiologica alla deposizione.
La conoscenza approfondita del territorio rappresenta un grande vantaggio perché gli adulti imparano nel tempo dove si concentrano le prede e quali traiettorie risultano più favorevoli per gli attacchi.
Riproduzione: deposizione, incubazione e sviluppo dei giovani
La deposizione avviene generalmente tra la fine dell’inverno e la primavera, con differenze legate a clima e latitudine.
La covata comprende normalmente 3-4 uova, anche se possono verificarsi numeri differenti.
L’incubazione dura circa un mese ed è svolta soprattutto dalla femmina, mentre il maschio provvede all’approvvigionamento alimentare.
Dopo la schiusa la femmina rimane inizialmente molto legata alla nidiata e distribuisce ai piccoli le prede portate dal maschio.
Con la crescita dei giovani aumenta il fabbisogno e anche la femmina riprende progressivamente a cacciare.
L’involo avviene approssimativamente dopo un periodo nell’ordine di sei settimane, ma l’indipendenza richiede ancora diverse settimane di apprendimento.
I giovani devono imparare la caccia aerea
Come nel Pellegrino, la capacità di volare non coincide con la capacità di catturare efficacemente una preda.
I giovani devono imparare a valutare distanza, velocità, vento e traiettoria. Le prime settimane dopo l’involo comprendono numerosi inseguimenti e tentativi falliti.
Possono inseguirsi reciprocamente, simulare attacchi e interagire con i genitori, trasformando il periodo familiare in una vera fase di addestramento naturale.
Gli adulti continuano a fornire alimento fino a quando i giovani non raggiungono una sufficiente autonomia.
Distribuzione del Lanario in Italia
La distribuzione italiana è fortemente discontinua. ISPRA descrive un areale riproduttivo che si estende dall’Appennino emiliano fino alla Sicilia meridionale.
Nella penisola le coppie sono distribuite in piccoli nuclei spesso separati tra loro. Sono note presenze in Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Calabria, con presenze marginali nel settore emiliano.
La Sicilia rappresenta nettamente il principale nucleo italiano e storicamente ospita circa la metà dell’intera popolazione nazionale.
La Sardegna non ospita invece una popolazione riproduttiva paragonabile a quella siciliana, pur essendo possibili osservazioni occasionali.
Quanti Lanari nidificano oggi in Italia?
Il più recente quadro ISPRA continua a riportare per la popolazione italiana una consistenza di circa 140-172 coppie nidificanti.
È importante interpretare correttamente il dato. La stima nazionale deriva in larga parte dall’indagine coordinata realizzata negli anni 2003-2004 per il Piano d’azione nazionale, perché la bassa densità e l’elusività della specie rendono estremamente difficili censimenti completi e simultanei.
ISPRA sottolinea infatti che l’unica indagine realmente coordinata sull’intero areale italiano rimane quella sviluppata in occasione del Piano d’azione.
Il numero deve quindi essere interpretato come la migliore stima nazionale consolidata disponibile, non come un conteggio preciso e aggiornato annualmente di ogni singola coppia.
La Sicilia: il cuore della popolazione italiana
La Sicilia possiede un’importanza eccezionale per la conservazione del Lanario. Il vecchio Piano d’azione nazionale stimava sull’isola circa 70-80 coppie, corrispondenti grosso modo alla metà dell’intera popolazione italiana.
La distribuzione risultava particolarmente continua soprattutto nelle aree centrali e meridionali dell’isola, dove grandi paesaggi aperti, sistemi rupestri e agricoltura estensiva offrivano condizioni favorevoli.
La conservazione del nucleo siciliano possiede quindi un valore che supera ampiamente i confini regionali: una forte diminuzione sull’isola avrebbe conseguenze immediate sullo stato complessivo della specie in Italia.
Una popolazione frammentata: il vero problema della penisola
Nella penisola italiana il Lanario non forma una popolazione continua. Le coppie sono distribuite in piccoli nuclei separati da territori nei quali la specie è assente o estremamente rara.
Questa frammentazione può ridurre gli scambi tra differenti sub-popolazioni e rendere i piccoli nuclei particolarmente vulnerabili alla perdita anche di poche coppie.
In una popolazione composta da appena tre o quattro coppie territoriali, la scomparsa di un singolo sito riproduttivo può rappresentare una riduzione percentuale enorme.
La conservazione non deve quindi concentrarsi soltanto sui nuclei più consistenti, ma anche sul mantenimento dei collegamenti e dei territori periferici che permettono la dispersione dei giovani.
Competizione con il Falco pellegrino
Uno degli aspetti più interessanti e delicati dell’ecologia italiana riguarda il rapporto con il Falco pellegrino.
Le due specie possono utilizzare pareti rupestri simili e parte delle stesse prede. L’espansione recente del Pellegrino in molti territori può quindi aumentare la competizione per i migliori siti riproduttivi.
Il Pellegrino è mediamente più robusto e territorialmente molto aggressivo. Nei siti più favorevoli può quindi possedere un vantaggio competitivo.
Questo non significa che la ripresa del Pellegrino sia la causa unica del declino del Lanario: habitat, disponibilità alimentare, disturbo, mortalità illegale e trasformazione del paesaggio agiscono contemporaneamente.
Ma in una specie già numericamente molto ridotta, anche la competizione interspecifica può assumere un peso importante.
Trasformazione dei paesaggi agro-pastorali
Il Lanario dipende fortemente dagli ambienti aperti. L’abbandono delle attività pastorali e agricole tradizionali può provocare la progressiva chiusura del paesaggio attraverso l’espansione della vegetazione arbustiva e forestale.
Questo processo riduce le superfici nelle quali il falco può cacciare efficacemente.
All’estremo opposto, l’agricoltura intensiva può eliminare siepi, incolti e biodiversità e ridurre le comunità di uccelli che costituiscono le prede.
Il territorio ideale è quindi un mosaico dinamico nel quale pascoli, coltivi estensivi, incolti e ambienti rupestri rimangono strettamente collegati.
Disturbo ai siti riproduttivi
Il Lanario può essere particolarmente sensibile al disturbo presso la parete di nidificazione.
Arrampicata, attività sportive, lavori, fotografia invasiva e frequentazione ripetuta possono provocare l’allontanamento degli adulti nei momenti più delicati.
Durante l’incubazione questo può determinare raffreddamento delle uova; nelle prime settimane di vita può lasciare i piccoli esposti alle condizioni meteorologiche.
La protezione deve quindi riguardare non soltanto il punto esatto del nido, ma una fascia sufficientemente ampia intorno alla parete.
Elettrocuzione, collisioni e infrastrutture
Come molti rapaci di medie dimensioni, il Lanario può utilizzare pali e altre strutture artificiali come posatoi.
Linee elettriche progettate in modo pericoloso possono quindi determinare elettrocuzione.
Il rischio è particolarmente grave in una popolazione numericamente così piccola, perché la perdita anche di pochi adulti territoriali può incidere sulla consistenza locale.
La messa in sicurezza delle linee nei territori riproduttivi rappresenta quindi una misura di conservazione concreta e relativamente semplice.
Persecuzione illegale e prelievo dal nido
Storicamente il Lanario ha subito persecuzione diretta, abbattimenti e prelievi di giovani.
Il valore attribuito ai grandi falchi nell’ambito della falconeria ha alimentato in passato anche il prelievo illegale dai nidi.
La falconeria moderna legale utilizza soggetti provenienti da allevamenti autorizzati e correttamente documentati. Il prelievo non autorizzato di uova o giovani selvatici costituisce invece un grave problema conservazionistico e un illecito.
In una popolazione di poche centinaia di coppie, sottrarre anche un numero limitato di giovani può avere effetti molto più importanti rispetto a specie numericamente abbondanti.
Lanario e falconeria
Il Lanario appartiene a una delle linee di falchi utilizzate storicamente nella falconeria mediterranea e mediorientale.
La grande velocità, la resistenza negli inseguimenti e la capacità di lavorare a quote differenti ne hanno fatto un rapace particolarmente apprezzato.
La tecnica venatoria è diversa da quella classica del Pellegrino. Quest’ultimo viene associato soprattutto al volo d’alto e alla picchiata; il Lanario esprime maggiormente le proprie qualità nei voli di inseguimento e nelle azioni molto manovrate.
È una differenza che riflette direttamente le strategie predatorie naturali delle due specie.
Movimenti e dispersione
Le coppie adulte italiane sono generalmente sedentarie o poco migratrici, soprattutto nei territori mediterranei.
I giovani presentano invece una maggiore tendenza alla dispersione e possono allontanarsi considerevolmente dall’area natale.
Il Piano d’azione ISPRA riporta osservazioni autunnali e invernali in differenti regioni italiane e segnala la possibilità di movimenti attraverso l’Adriatico da parte di individui provenienti dalle popolazioni balcaniche.
Questi movimenti sono particolarmente importanti perché possono garantire scambi genetici e contribuire alla ricolonizzazione di territori nei quali una coppia è scomparsa.
Status di conservazione: Vulnerabile in Italia
Il quadro nazionale più recente classifica il Lanario come VU – Vulnerabile nella Lista Rossa italiana.
La classificazione è coerente con una popolazione piccola, frammentata e concentrata in pochi nuclei principali.
Il Lanario è inoltre classificato come specie SPEC 3, cioè specie con stato di conservazione sfavorevole in Europa ma con popolazione globale non concentrata esclusivamente nel continente.
La sua conservazione richiede quindi monitoraggio continuo, tutela delle coppie riproduttive e soprattutto mantenimento degli habitat aperti che sostengono le comunità di prede.
Status giuridico del Lanario in Italia
Il Lanario gode del massimo livello di tutela previsto per i rapaci italiani.
La Legge 11 febbraio 1992, n. 157 considera particolarmente protette tutte le specie di rapaci diurni e notturni. Falco biarmicus non è quindi specie cacciabile.
A livello europeo il Lanario è inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli, che richiede specifiche misure di conservazione dei territori importanti per la riproduzione e la sopravvivenza.
È inoltre inserito nell’Allegato II della Convenzione di Berna e negli strumenti internazionali dedicati alle specie migratrici
La tutela deve quindi interessare non soltanto gli individui, ma anche nidi, uova, siti riproduttivi e habitat necessari alla caccia.
Lanario e attività venatoria
Per il mondo venatorio il Lanario rappresenta soprattutto una specie di enorme valore naturalistico. Può utilizzare alcuni uccelli di interesse venatorio, ma la sua bassissima densità rende improprio interpretarlo come un predatore capace di esercitare una pressione significativa e generalizzata sulla selvaggina.
Il cacciatore può invece contribuire concretamente alla conservazione attraverso le proprie conoscenze del territorio. Frequentando altopiani, vallate e sistemi rupestri può individuare nuovi territori, osservare comportamenti riproduttivi e segnalare eventuali casi di mortalità.
Particolare attenzione deve essere dedicata alle pareti nelle quali una coppia mostra attività regolare durante la primavera. La posizione esatta del nido non dovrebbe essere divulgata indiscriminatamente e deve essere evitato qualsiasi avvicinamento capace di provocare disturbo.
La presenza del Lanario deve essere letta soprattutto come indicazione della sopravvivenza di un paesaggio aperto mediterraneo ricco di biodiversità.
Curiosità sul Lanario
- La popolazione italiana appartiene alla sottospecie Falco biarmicus feldeggii.
- È più slanciato del Falco pellegrino e presenta generalmente una coda relativamente più lunga.
- Il mustacchio è meno ampio e marcato rispetto a quello del Pellegrino.
- Gli adulti possono mostrare caratteristiche tonalità fulve o rossicce sulla testa.
- È un predatore principalmente ornitofago e utilizza soprattutto uccelli di piccola e media dimensione.
- Può effettuare lunghi inseguimenti aerei, invece di basare tutta la strategia sulla picchiata ad altissima velocità.
- Può cacciare a bassa quota sfruttando il terreno per sorprendere la preda.
- Nidifica prevalentemente su pareti rocciose e non costruisce normalmente un vero nido di rami.
- La Sicilia ospita circa metà della popolazione italiana.
- La popolazione nazionale viene stimata in circa 140-172 coppie nidificanti. :contentReference[oaicite:13]{index=13}
- L’areale italiano si estende dalla Sicilia fino all’Appennino emiliano, ma è estremamente frammentato. :contentReference[oaicite:14]{index=14}
- Può entrare in competizione con il Falco pellegrino per alcuni siti rupestri.
- È classificato Vulnerabile nella Lista Rossa italiana. :contentReference[oaicite:15]{index=15}
- È inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli. :contentReference[oaicite:16]{index=16}
- È particolarmente protetto e non cacciabile.
Il Lanario nell’Enciclopedia della Caccia
Il Lanario rappresenta uno dei rapaci che meglio permettono di comprendere quanto possano essere differenti due predatori apparentemente simili. Falco biarmicus e Falco pellegrino condividono una struttura generale, una straordinaria capacità di volo e una dieta largamente basata sugli uccelli, ma hanno sviluppato modalità differenti per ottenere lo stesso risultato.
Il Pellegrino tende a trasformare la quota in velocità, utilizzando la picchiata come una delle massime espressioni della predazione aerea. Il Lanario sfrutta maggiormente inseguimento, resistenza, manovrabilità e capacità di utilizzare la morfologia del terreno. Un falco può quindi essere efficiente non perché raggiunge la velocità assoluta più alta, ma perché riesce a mantenere un inseguimento abbastanza a lungo da costringere la preda all’errore.
Anche il paesaggio racconta questa differenza. Il Lanario italiano è profondamente legato ad altopiani, pascoli, coltivi estensivi, steppe mediterranee e grandi sistemi rupestri. È una specie che necessita di spazi aperti e di una ricca comunità di uccelli, condizioni tipiche di molti paesaggi agro-pastorali tradizionali.
La sua situazione italiana rende però ogni coppia particolarmente importante. Il più recente quadro ISPRA continua a indicare appena 140-172 coppie nidificanti, circa metà delle quali concentrate in Sicilia. :contentReference[oaicite:17]{index=17} Nella penisola il resto della popolazione è frammentato in piccoli nuclei che possono essere separati da grandi distanze.
Per questo la perdita di una singola coppia non possiede lo stesso significato che avrebbe in una specie molto abbondante. In un nucleo costituito da cinque coppie, la scomparsa di un territorio rappresenta immediatamente una riduzione del 20% della popolazione locale.
Particolarmente delicato è il rapporto con il Falco pellegrino. Il recupero di quest’ultimo costituisce una straordinaria storia di conservazione, ma nei territori nei quali le due specie utilizzano le stesse pareti può aumentare la competizione. Questo dimostra ancora una volta che gli ecosistemi non funzionano attraverso relazioni semplici e che la conservazione di una specie può richiedere di comprendere anche le dinamiche naturali con i suoi competitori.
Per il mondo venatorio il Lanario non rappresenta realisticamente una minaccia alla piccola selvaggina. La popolazione italiana è troppo ridotta perché possa esercitare una pressione generalizzata. È invece una specie che testimonia la qualità dei grandi spazi aperti, degli altopiani e dei sistemi agro-pastorali nei quali sopravvivono contemporaneamente prede, pareti rupestri e tranquillità sufficiente alla riproduzione.
La Sicilia assume in questo quadro un valore straordinario. Ospitare circa metà dei Lanari italiani significa custodire una parte sostanziale dell’intera popolazione nazionale di uno dei Falconidi più rari del nostro Paese.
Il Lanario è quindi molto più di un “Pellegrino più chiaro”: è un grande specialista dell’inseguimento aereo, profondamente mediterraneo, legato ai paesaggi aperti e oggi così raro che ogni territorio riproduttivo rappresenta una componente importante della conservazione dell’intera popolazione italiana.























