NON CACCIABILE – SPECIE PROTETTA
La Martora (Martes martes) è uno dei Mustelidi più eleganti, agili ed elusivi della fauna italiana. Strettamente associata agli ambienti forestali, possiede un corpo allungato e flessibile, arti relativamente corti ma potenti, una lunga coda folta e una straordinaria capacità di muoversi tanto sul terreno quanto tra tronchi e rami. Il mantello bruno, generalmente più scuro sul dorso, è completato dalla caratteristica macchia golare giallo-crema o giallo-aranciata, uno dei principali elementi di distinzione dalla Faina.
È un Carnivoro di dimensioni medio-piccole ma dotato di una notevole plasticità alimentare. Roditori, piccoli mammiferi, uccelli, insetti, carcasse, frutti e altre risorse possono entrare nella dieta secondo stagione e disponibilità. La Martora non deve quindi essere immaginata esclusivamente come un predatore di piccoli vertebrati: soprattutto tra estate e autunno la componente vegetale può assumere un ruolo molto importante.
La caratteristica che più la distingue dalla Faina è però il rapporto con l’habitat. La Martora è uno dei Carnivori italiani maggiormente legati ai boschi maturi e strutturati, nei quali trova rifugi, percorsi tridimensionali e abbondanza di prede. La Faina mostra invece una maggiore capacità di vivere vicino agli insediamenti umani, utilizzando cascine, fienili, ruderi, centri abitati e altri ambienti antropizzati.
In Italia la Martora è presente lungo gran parte della penisola e anche in Sicilia, Sardegna e Isola d’Elba, ma con distribuzione discontinua. La specie può essere localmente comune senza essere quasi mai osservata direttamente, perché conduce un’attività prevalentemente notturna e crepuscolare e utilizza con grande efficienza la copertura forestale. ISPRA la considera una specie tipica delle foreste mature, anche se in assenza di competizione con la Faina può utilizzare ambienti più vari, come avviene in alcune isole.
Per il cacciatore e per chi frequenta assiduamente il bosco la Martora rappresenta soprattutto una specie da conoscere e riconoscere. È infatti particolarmente protetta e non cacciabile e la distinzione dalla Faina assume quindi un valore non soltanto naturalistico ma anche normativo.

Martora: classificazione, dimensioni e caratteristiche
| Nome comune | Martora |
| Nome scientifico | Martes martes |
| Nome inglese | European Pine Marten |
| Ordine | Carnivora |
| Famiglia | Mustelidae |
| Genere | Martes |
| Lunghezza del corpo | Indicativamente circa 40-55 cm, esclusa la coda |
| Lunghezza della coda | Circa 20-30 cm |
| Peso | Generalmente circa 0,8-2,2 kg; i maschi sono mediamente più grandi delle femmine |
| Alimentazione | Onnivora a prevalenza carnivora: roditori, piccoli mammiferi, uccelli, insetti, frutti, carcasse e altre risorse disponibili |
| Habitat | Foreste mature di latifoglie e conifere, boschi misti, faggete, querceti e altri ambienti forestali ben strutturati |
| Presenza in Italia | Penisola, Sicilia, Sardegna ed Elba, con distribuzione discontinua |
| Comportamento | Solitario, territoriale, prevalentemente notturno e crepuscolare |
| Status in Italia | Specie particolarmente protetta; non cacciabile |
La Martora possiede la tipica conformazione dei Mustelidi: corpo lungo e flessibile, zampe relativamente corte, testa appuntita e lunga coda. Il mantello è fitto e morbido, generalmente bruno scuro, ma può mostrare tonalità più calde durante alcuni periodi dell’anno.
La regione della gola e del petto presenta una macchia chiara che può variare dal crema al giallo intenso e, in alcuni individui, tendere all’arancio. Forma e dimensioni sono variabili e non devono essere interpretate come un carattere perfettamente identico in tutti gli animali.
Le orecchie sono relativamente grandi e arrotondate, con margini chiari, mentre il muso è affusolato. Gli occhi sono adattati all’attività in condizioni di luce ridotta e conferiscono all’animale un’espressione molto caratteristica.
Maschi e femmine mostrano un evidente dimorfismo soprattutto nelle dimensioni: i maschi possono essere sensibilmente più pesanti, anche se il sesso è generalmente impossibile da determinare attraverso una semplice osservazione rapida.
Martora e Faina: il confronto fondamentale
Il principale problema di riconoscimento riguarda la Faina (Martes foina). Le due specie appartengono allo stesso genere e possiedono dimensioni e proporzioni molto simili, ma esistono differenze importanti tanto nella morfologia quanto nell’ecologia.
Il carattere più conosciuto riguarda la macchia golare. Nella Martora tende a essere giallo-crema o giallo-arancio e generalmente meno estesa; nella Faina è tipicamente bianca e spesso si divide inferiormente in due prolungamenti verso gli arti anteriori.
| Caratteristica | Martora | Faina |
|---|---|---|
| Nome scientifico | Martes martes | Martes foina |
| Macchia golare | Generalmente giallo-crema o giallo-arancio | Generalmente bianca |
| Habitat prevalente | Boschi maturi e ambienti forestali | Campagne, rocce, edifici e ambienti antropizzati |
| Rapporto con l’uomo | Generalmente più elusiva e meno sinantropica | Molto adattabile a edifici e insediamenti |
| Piedi | Più pelosi, adattati anche alla vita arboricola e agli ambienti freddi | Cuscinetti plantari generalmente più evidenti |
| Struttura generale | Spesso più slanciata e forestale nell’aspetto | Molto simile, ma frequentemente più associata agli ambienti rocciosi e antropici |
Affidarsi esclusivamente al colore della gola può però portare a errori. Illuminazione, distanza, variabilità individuale e qualità dell’immagine possono alterare la percezione cromatica. Per una determinazione più affidabile bisogna integrare macchia golare, struttura del corpo, caratteristiche dei piedi, habitat e comportamento.
Il contesto è spesso molto indicativo: un Mustelide osservato all’interno di una grande faggeta montana lontano da edifici è maggiormente compatibile con una Martora; un individuo che utilizza regolarmente tetti, fienili e strutture rurali suggerisce più facilmente la Faina. Non si tratta comunque di una regola assoluta.
Habitat: uno dei Mustelidi più forestali d’Europa
La Martora è fortemente associata alle foreste mature e ben strutturate. ISPRA individua proprio nelle foreste montane d’alto fusto l’ambiente d’elezione della specie, anche se la distribuzione reale comprende boschi situati a quote e condizioni climatiche molto differenti.
Faggete, querceti, castagneti, coniferete e boschi misti possono offrire habitat favorevoli quando esistono alberi maturi, cavità, legno morto, sottobosco e una sufficiente disponibilità di prede.
La complessità verticale è particolarmente importante. Per la Martora un bosco non è soltanto una superficie da percorrere sul terreno: tronchi, rami e chiome costituiscono un vero secondo livello dell’habitat nel quale l’animale può muoversi, riposare e cercare alimento.
Gli alberi vecchi sono preziosi anche perché offrono cavità utilizzabili come rifugi. Buchi prodotti da picchi, cavità naturali, fessure nei tronchi e grandi strutture del soprassuolo possono diventare siti di riposo e riproduzione.
La semplificazione estrema del bosco, con eliminazione di alberi maturi, legno morto e sottobosco, può quindi ridurre la qualità dell’habitat anche quando la superficie forestale complessiva rimane apparentemente invariata.
La Martora sugli alberi: una specialista della tridimensionalità
Uno degli aspetti più affascinanti di Martes martes è la straordinaria capacità di muoversi nella vegetazione arborea. Può arrampicarsi rapidamente lungo i tronchi, spostarsi tra i rami e utilizzare la coda come elemento di equilibrio.
Le articolazioni e la flessibilità del corpo permettono movimenti che ricordano quelli di un piccolo Felide. L’animale può scendere lungo un tronco con grande agilità e compiere salti tra strutture vicine.
Questa capacità non significa che trascorra tutta la vita sugli alberi. Una parte importante degli spostamenti e della caccia avviene sul terreno, ma la possibilità di utilizzare contemporaneamente suolo e chiome amplia enormemente lo spazio ecologico disponibile.
La tridimensionalità offre anche protezione. Rifugi arborei permettono di sottrarsi a disturbi e ad alcuni predatori e possono offrire siti sicuri durante il riposo.
Alimentazione: un predatore che cambia dieta con le stagioni
La Martora è un onnivoro opportunista con forte componente carnivora. La dieta cambia notevolmente nel corso dell’anno e rappresenta uno dei migliori esempi di adattamento stagionale alle risorse forestali.
Roditori come topi selvatici, arvicole e altri micromammiferi costituiscono una componente fondamentale in molte popolazioni. Possono essere catturati sul terreno, nella lettiera, tra le radici e perfino sugli alberi nel caso delle specie arboricole.
La dieta comprende anche uccelli, uova, piccoli rettili, anfibi e invertebrati. In estate gli insetti possono assumere localmente un ruolo importante, soprattutto quando diventano particolarmente abbondanti.
Tra estate e autunno aumenta invece il consumo di frutti e bacche. More, mirtilli, ciliegie selvatiche, frutti di bosco e altre risorse vegetali permettono di ottenere rapidamente energia senza affrontare il costo e il rischio associati alla cattura di una preda.
La Martora può inoltre utilizzare carcasse quando disponibili. Come molti Carnivori opportunisti, non rinuncia a una risorsa energeticamente conveniente solo perché non è stata catturata direttamente.
Roditori: la componente centrale della predazione
I piccoli mammiferi rappresentano spesso la parte più importante della dieta animale. La Martora è in grado di sfruttare tanto specie strettamente terrestri quanto roditori che utilizzano alberi e arbusti.
Il Ghiro può rappresentare una risorsa significativa nei boschi nei quali è abbondante, così come topi selvatici e arvicole. La capacità di entrare in cavità e muoversi tra i rami permette alla Martora di raggiungere prede che molti altri Carnivori terrestri utilizzano con minore efficienza.
Questa predazione svolge un ruolo naturale nella regolazione delle popolazioni di micromammiferi, le cui densità possono cambiare enormemente tra un anno e l’altro in funzione della produzione di semi forestali.
Una grande annata di faggiole o ghiande può determinare un aumento dei roditori e, indirettamente, creare negli anni successivi una maggiore disponibilità alimentare per Martore e altri piccoli Carnivori.
Uccelli, uova e nidi: quanto conta realmente la predazione
La Martora è perfettamente capace di predare uccelli, uova e nidiacei. La grande abilità nell’arrampicarsi le permette di raggiungere nidi collocati sugli alberi e in cavità che risultano relativamente protetti da numerosi predatori terrestri.
Questo comportamento è reale e può essere importante localmente, ma non bisogna trasformarlo nell’unica chiave di interpretazione della specie. La dieta è molto più diversificata e in molte aree i roditori rappresentano una quota nettamente superiore.
L’intensità della predazione sui nidi dipende da stagione, disponibilità delle altre risorse, densità degli uccelli e caratteristiche del bosco.
Una valutazione corretta dell’impatto sulla fauna deve quindi distinguere tra capacità di predare una specie e reale influenza sulla sua dinamica di popolazione.
Martora e piccola selvaggina
Per il mondo venatorio è naturale chiedersi quale rapporto esista tra Martora e piccola selvaggina. Fagiani, Starne, Pernici e altri uccelli possono essere predati soprattutto nelle fasi più vulnerabili, ma il peso complessivo dipende fortemente dal contesto.
Uova e giovani rappresentano risorse accessibili quando vengono individuati, mentre un Galliforme adulto sano possiede capacità di fuga molto superiori e costituisce una preda più difficile.
La Martora vive inoltre generalmente a densità relativamente basse rispetto a predatori generalisti come Volpe e alcuni Corvidi. Questo fattore deve essere considerato quando si tenta di valutarne l’impatto complessivo.
Nei boschi montani può interagire anche con specie di interesse venatorio come Francolino di monte e Gallo forcello, ma sarebbe scorretto attribuire automaticamente eventuali diminuzioni locali alla sola predazione della Martora senza esaminare habitat, clima, successo riproduttivo e intera comunità dei predatori.
Frutta e semi: la componente vegetale spesso sottovalutata
Una parte interessante dell’ecologia della Martora riguarda l’utilizzo della frutta. In estate e autunno alcune popolazioni possono consumarne quantità considerevoli.
I frutti selvatici forniscono zuccheri rapidamente disponibili e possono ridurre la necessità di cacciare continuamente. Questo comportamento dimostra che appartenere all’ordine dei Carnivori non significa necessariamente avere una dieta esclusivamente animale.
I semi ingeriti possono attraversare l’apparato digerente ed essere dispersi con gli escrementi a distanza dalla pianta madre. La Martora può quindi contribuire indirettamente alla dispersione di alcune specie vegetali.
Ancora una volta emerge un ruolo ecologico più complesso di quello del semplice predatore.
Territorialità e vita solitaria
La Martora conduce una vita prevalentemente solitaria. Maschi e femmine utilizzano propri spazi vitali e comunicano soprattutto attraverso segnali olfattivi.
I maschi possiedono generalmente territori più ampi e il loro spazio può sovrapporsi parzialmente a quello di più femmine. La dimensione varia molto secondo disponibilità alimentare, struttura del bosco e densità della popolazione.
Escrementi, urine e secrezioni delle ghiandole odorifere vengono utilizzati come marcature e permettono agli individui di conoscere la presenza dei conspecifici senza doverli incontrare direttamente.
La territorialità riduce la competizione per le risorse e contribuisce naturalmente a mantenere la densità della specie relativamente bassa.
Attività notturna e comportamento elusivo
La Martora è prevalentemente notturna e crepuscolare, anche se può essere attiva durante il giorno in condizioni particolarmente tranquille o in periodi di elevato fabbisogno energetico.
Durante le ore di riposo utilizza cavità arboree, tronchi cavi, nidi abbandonati, anfratti rocciosi e altri rifugi protetti.
La combinazione tra attività notturna, habitat forestale e grande agilità spiega perché gli avvistamenti siano relativamente rari. Un bosco può ospitare stabilmente una Martora senza che la maggior parte delle persone che lo frequentano la osservi mai direttamente.
Il fototrappolaggio ha quindi migliorato enormemente le conoscenze sulla specie, permettendo di documentarne presenza e attività in territori nei quali i dati precedenti erano scarsi.
Riproduzione e impianto differito
Uno degli aspetti biologicamente più interessanti della Martora è il particolare ciclo riproduttivo. Gli accoppiamenti avvengono generalmente durante l’estate, ma la nascita dei piccoli avviene soltanto nella primavera successiva.
Questo è possibile grazie al fenomeno dell’impianto embrionale differito. Dopo la fecondazione lo sviluppo rimane sospeso per diversi mesi e l’embrione si impianta nell’utero soltanto più avanti nella stagione.
In questo modo la nascita viene sincronizzata con la primavera, periodo nel quale le condizioni climatiche migliorano e la disponibilità di alimento aumenta.
La femmina partorisce generalmente pochi piccoli all’interno di una cavità protetta. I neonati sono ciechi, scarsamente sviluppati e completamente dipendenti dalla madre.
Con il passare delle settimane iniziano a uscire dal rifugio e a sviluppare progressivamente le capacità motorie e predatorie necessarie alla vita indipendente.
La tana: perché gli alberi vecchi sono importanti
Per una specie arboricola la disponibilità di cavità negli alberi rappresenta una risorsa essenziale. Grandi querce, faggi e altri alberi maturi possono contenere cavità adatte al riposo e alla riproduzione.
La Martora può utilizzare anche vecchi nidi di rapaci o altri uccelli, tane in rocce e rifugi terrestri, ma le cavità arboree offrono particolare protezione.
Questo aspetto ha importanti conseguenze gestionali. Un bosco composto soltanto da alberi giovani e uniformi può avere una superficie considerevole ma offrire pochi rifugi.
La conservazione di alberi maturi, piante cave e una quota di legno morto contribuisce quindi direttamente alla qualità dell’habitat della Martora e contemporaneamente favorisce Picchi, Chirotteri, piccoli mammiferi e numerosi altri organismi forestali.
Distribuzione della Martora in Italia
ISPRA descrive la Martora come presente nelle aree forestali di tutta la penisola italiana, sebbene con una distribuzione frammentata e discontinua. La specie è inoltre presente in Sicilia, Sardegna e sull’Isola d’Elba.
Questa distribuzione insulare è particolarmente interessante. In Sardegna e Sicilia la Martora può utilizzare anche ambienti situati a bassa quota e, secondo ISPRA, l’assenza o la ridotta competizione con la Faina contribuisce ad ampliare la varietà degli habitat occupati.
Nella penisola la specie è generalmente maggiormente associata agli ambienti forestali montani e collinari. La presenza può risultare discontinua soprattutto nei territori nei quali i grandi complessi boschivi sono separati da vaste aree agricole o urbanizzate.
Il quadro reale è probabilmente più articolato di quanto suggeriscano le vecchie mappe, perché l’utilizzo crescente di fototrappole e monitoraggi genetici permette oggi di rilevare la specie anche in zone nelle quali in passato veniva semplicemente considerata assente per mancanza di osservazioni.
Sardegna e Sicilia: il significato delle popolazioni insulari
Le popolazioni insulari possiedono un particolare interesse biogeografico. Sardegna, Sicilia ed Elba rappresentano sistemi nei quali isolamento e differente composizione della comunità dei Carnivori hanno influenzato l’ecologia della specie.
In Sardegna, dove la Faina è assente, la Martora può utilizzare una gamma di habitat più ampia e raggiungere anche ambienti mediterranei e quote molto basse.
Questo fenomeno mostra bene il principio della liberazione competitiva: quando un potenziale competitore manca, una specie può ampliare la propria nicchia ecologica e sfruttare risorse che altrove vengono condivise o contese.
Le popolazioni insulari devono quindi essere considerate non soltanto come semplici estensioni di quella continentale, ma come componenti di particolare interesse evolutivo e conservazionistico.
Martora e Faina: competizione tra specie simili
Martora e Faina utilizzano in parte le stesse risorse e possono quindi entrare in competizione. Dove convivono, la differenziazione dell’habitat contribuisce a ridurre la sovrapposizione.
La Martora tende a utilizzare maggiormente foreste mature e strutturate, mentre la Faina mostra una maggiore adattabilità agli ambienti rocciosi, agricoli e antropizzati.
Questa separazione non è assoluta. Entrambe possono entrare nel territorio tipico dell’altra e la disponibilità alimentare può modificare fortemente la distribuzione.
La situazione delle isole italiane fornisce però un’indicazione molto interessante: dove la competizione con la Faina manca, la Martora è capace di occupare habitat molto più ampi di quelli che normalmente le vengono attribuiti.
Predatori e mortalità naturale
La Martora adulta è un Carnivoro agile e difficile da catturare, ma non è priva di predatori. Grandi rapaci e Carnivori di maggiori dimensioni possono occasionalmente ucciderla.
Il rischio è maggiore per giovani inesperti e individui che si muovono in ambienti aperti.
La competizione con altri Carnivori può inoltre produrre mortalità diretta. Volpe, Gatto selvatico e altri predatori possono condividere parte delle risorse, anche se le interazioni dipendono fortemente dal territorio.
In molti contesti contemporanei la mortalità antropica, soprattutto gli investimenti stradali, può comunque assumere un peso più importante rispetto alla predazione naturale.
Strade e frammentazione dei boschi
La frammentazione rappresenta un problema importante per una specie fortemente legata agli ambienti forestali. Una strada o un’area urbanizzata non elimina soltanto una parte dell’habitat: può separare due boschi altrimenti idonei.
Gli individui in dispersione e quelli che utilizzano territori molto ampi devono attraversare questi spazi e aumentano così il rischio di investimento.
La presenza di corridoi forestali, siepi, fasce ripariali e sottopassi faunistici può mantenere collegamenti tra nuclei separati e ridurre la mortalità.
La conservazione della Martora deve quindi essere ragionata su scala paesaggistica e non limitarsi alla tutela dei singoli boschi.
Tracce e segni di presenza
Le impronte della Martora presentano cinque dita, anche se non sempre tutte risultano chiaramente visibili. La forma può essere confusa con quella della Faina e una singola traccia raramente consente una determinazione certa.
Gli escrementi vengono frequentemente deposti in punti ben visibili, come tronchi, rocce, sentieri e altre strutture utilizzate come marcatura territoriale.
Possono contenere peli, piccole ossa, resti di insetti e semi di frutti e cambiare completamente aspetto secondo la stagione.
La combinazione di tracce, escrementi, habitat e fototrappole permette una determinazione molto più affidabile rispetto a un singolo indizio.
Fototrappolaggio: distinguere Martora e Faina dalle immagini
Le fototrappole sono diventate uno degli strumenti più utili per studiare la Martora. L’animale utilizza spesso strade forestali, sentieri, tronchi caduti e passaggi naturali che possono essere monitorati con relativa facilità.
Una buona immagine permette di valutare macchia golare, coda, conformazione della testa e proporzioni corporee. Il contesto ambientale offre ulteriori informazioni.
Le fotografie notturne in infrarosso eliminano però il colore e rendono molto meno utile uno dei caratteri più conosciuti, cioè la tonalità gialla della gola. In questi casi la distinzione dalla Faina deve basarsi maggiormente su forma della macchia, struttura e altri dettagli.
Per questo le immagini diurne a colori hanno un valore diagnostico molto maggiore.
La Martora e l’uomo
La Martora è generalmente molto più diffidente nei confronti dell’uomo rispetto alla Faina e raramente sviluppa la forte sinantropia tipica di quest’ultima.
Può comunque utilizzare aree forestali attraversate da sentieri e infrastrutture, soprattutto nelle ore notturne, purché siano disponibili settori tranquilli per il riposo.
Gli incontri diretti sono rari e l’animale tende normalmente ad allontanarsi rapidamente.
Non rappresenta un pericolo per l’uomo e il suo interesse gestionale riguarda soprattutto la conservazione degli habitat e la corretta distinzione dalle altre specie di Mustelidi.
La Martora è un problema per pollai e allevamenti?
La Martora può occasionalmente catturare volatili domestici se riesce ad accedere a una struttura non protetta, ma questo comportamento è generalmente associato molto più frequentemente alla Faina, specie più abituata agli insediamenti umani.
Un episodio avvenuto all’interno di un pollaio rurale non dovrebbe quindi essere attribuito automaticamente alla Martora sulla sola base della presenza di un Mustelide nell’area.
La prevenzione rimane comunque la soluzione più efficace: reti robuste, chiusura delle aperture e ricovero notturno corretto riducono drasticamente la possibilità di accesso da parte di tutti i piccoli Carnivori.
Status giuridico: specie particolarmente protetta
La Martora è espressamente indicata dall’articolo 2 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 tra i mammiferi particolarmente protetti.
Martes martes non è quindi specie cacciabile in Italia.
La tutela nazionale è particolarmente importante perché la Martora può essere confusa con la Faina e perché la sua distribuzione, sebbene ampia, rimane localmente frammentata.
Per chi frequenta il territorio la conoscenza dei caratteri distintivi assume quindi un valore concreto: il riconoscimento deve precedere qualsiasi valutazione sulla fauna osservata.
Martora e attività venatoria
La Martora non è una specie di interesse venatorio diretto, ma condivide molti ambienti con fauna cacciabile. Boschi frequentati da Cinghiale, Capriolo, Cervo, Lepre e Galliformi possono ospitare stabilmente anche questo Mustelide.
Cacciatori e gestori possono contribuire alle conoscenze sulla distribuzione soprattutto attraverso fototrappole e segnalazioni documentate. Una fotografia raccolta durante il monitoraggio degli Ungulati può rappresentare un dato molto utile in territori nei quali la presenza della specie è scarsamente conosciuta.
Dal punto di vista della piccola selvaggina occorre mantenere un approccio equilibrato. La Martora può predare uova, giovani e piccoli animali, ma è un predatore naturale a bassa densità e con una dieta molto più ampia.
Attribuire automaticamente alla sua presenza problemi di gestione significherebbe ignorare la complessità del sistema forestale e il ruolo dominante che micromammiferi e altre risorse svolgono nella dieta.
Conservazione: perché servono boschi maturi e connessi
La Martora è un ottimo indicatore dell’importanza della qualità strutturale del bosco. Non basta aumentare la superficie forestale se le formazioni risultano uniformi, giovani e prive di cavità e legno morto.
Alberi maturi, sottobosco, tronchi cavi, legno morto, radure e una buona diversità di specie vegetali creano contemporaneamente rifugi, prede e risorse alimentari.
La continuità tra boschi è altrettanto importante. Corridoi ripariali, siepi e piccoli nuclei arborei possono permettere alla Martora di attraversare territori agricoli mantenendo una relativa copertura.
La gestione forestale favorevole alla specie produce benefici molto più ampi: gli stessi elementi strutturali sono fondamentali per Picchi, Chirotteri, Ghiri, insetti saproxilici e numerose altre componenti della biodiversità.
Da questo punto di vista la Martora può essere considerata una delle specie simbolo del bosco maturo, complesso e funzionalmente connesso.
Curiosità sulla Martora
- È uno dei Mustelidi italiani più strettamente legati agli ambienti forestali.
- La macchia golare è generalmente giallo-crema o giallo-arancio, mentre nella Faina tende a essere bianca.
- È una straordinaria arrampicatrice e utilizza con grande agilità tronchi e rami.
- La coda lunga e folta contribuisce all’equilibrio durante gli spostamenti sugli alberi.
- La dieta non è esclusivamente carnivora: frutti e bacche possono diventare molto importanti durante estate e autunno.
- I roditori costituiscono una componente fondamentale dell’alimentazione, compresi piccoli mammiferi forestali e specie arboricole.
- Può contribuire alla dispersione dei semi attraverso il consumo di frutti.
- Presenta impianto embrionale differito, che consente di separare temporalmente accoppiamento e sviluppo della gravidanza.
- È presente anche in Sicilia, Sardegna ed Elba, oltre che nella penisola italiana.
- In Sardegna e Sicilia può utilizzare ambienti più vari rispetto a molte popolazioni peninsulari, anche per la diversa competizione con la Faina.
- Gli avvistamenti diretti sono rari perché è prevalentemente notturna, solitaria ed estremamente elusiva.
- È specie particolarmente protetta e non cacciabile in Italia.
La Martora nell’Enciclopedia della Caccia
La Martora è una specie perfetta per comprendere quanto il bosco sia un ambiente molto più complesso di una semplice superficie ricoperta da alberi. Per Martes martes la foresta è un sistema tridimensionale: il terreno offre roditori e frutti, i tronchi permettono gli spostamenti verticali, le chiome diventano vie di movimento e le cavità degli alberi maturi costituiscono rifugi indispensabili.
Il confronto con la Faina è particolarmente istruttivo. Due specie appartenenti allo stesso genere, molto simili nell’aspetto e nella dieta, hanno sviluppato strategie differenti: la Martora ha mantenuto un forte legame con il bosco maturo, mentre la Faina ha dimostrato una straordinaria capacità di utilizzare anche paesaggi agricoli, rocce, edifici e centri abitati.
Per il mondo venatorio il rapporto con la piccola fauna deve essere letto con attenzione. La Martora può predare uccelli, uova e giovani, ma gran parte della sua ecologia ruota intorno ai micromammiferi e alle risorse stagionali del bosco. In un ecosistema forestale equilibrato rappresenta una componente naturale della rete predatoria e non un elemento esterno al sistema.
La presenza sulle isole italiane aggiunge un ulteriore livello di interesse. Sardegna, Sicilia ed Elba mostrano come isolamento e competizione possano modificare l’ecologia della stessa specie e permetterle di utilizzare ambienti differenti rispetto alle popolazioni continentali.
Per chi frequenta il territorio, infine, riconoscere una Martora significa saper guardare oltre il semplice “animale simile a una Faina”: colore e forma della gola, struttura del corpo, habitat e comportamento devono essere letti insieme, soprattutto considerando che Martes martes è una specie particolarmente protetta.
È proprio questa combinazione tra straordinaria agilità arboricola, dieta stagionale, forte legame con i boschi maturi e vita quasi invisibile a rendere la Martora uno dei Carnivori più raffinati e affascinanti della fauna forestale italiana.























