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RABBIA – contagio, sintomi, prevenzione e rischio per l’uomo

La rabbia è una gravissima malattia infettiva virale che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, compresi il cane e l’uomo. È provocata da virus appartenenti al genere Lyssavirus e rappresenta una delle zoonosi più pericolose conosciute.

Una volta comparsi i sintomi neurologici, la rabbia presenta un esito quasi invariabilmente letale. La malattia può però essere prevenuta attraverso la vaccinazione degli animali e, nell’uomo esposto, mediante un tempestivo trattamento sanitario post-esposizione.

La rabbia assume particolare importanza per i cani da caccia, che possono entrare in contatto con volpi, pipistrelli e altri mammiferi selvatici durante l’attività venatoria, l’addestramento o il recupero di animali feriti.

Che cos’è la rabbia

Il virus della rabbia penetra generalmente nell’organismo attraverso una ferita provocata dal morso di un animale infetto. Dopo essersi replicato localmente, raggiunge i nervi periferici e risale progressivamente verso il midollo spinale e il cervello.

Quando il virus raggiunge il sistema nervoso centrale provoca un’encefalite rapidamente progressiva. Successivamente si diffonde verso altri tessuti, comprese le ghiandole salivari, rendendo possibile la trasmissione attraverso la saliva.

La velocità con cui la malattia si sviluppa può dipendere dalla quantità di virus inoculata, dalla profondità del morso e dalla distanza della ferita dal sistema nervoso centrale.

Quali animali possono trasmettere la rabbia

Tutti i mammiferi possono essere infettati. Gli animali maggiormente coinvolti cambiano in base alla zona geografica.

A livello mondiale il cane costituisce ancora il principale responsabile della trasmissione della rabbia all’uomo, soprattutto in alcuni Paesi dell’Asia e dell’Africa. In Europa e in altre aree possono essere coinvolti diversi animali selvatici, tra cui:

  • volpi;
  • pipistrelli;
  • lupi e altri canidi selvatici;
  • procioni e moffette nei Paesi in cui sono presenti;
  • mustelidi;
  • mammiferi selvatici terrestri infetti.

Uccelli, rettili, anfibi e pesci non contraggono né trasmettono la rabbia.

Come si trasmette la rabbia

La trasmissione avviene principalmente attraverso il morso di un animale infetto, perché il virus è presente nella saliva. L’infezione può verificarsi anche quando la saliva entra in contatto con:

  • una ferita aperta;
  • una lesione cutanea;
  • gli occhi;
  • la bocca;
  • altre mucose.

Anche un graffio contaminato dalla saliva può rappresentare un’esposizione. Il semplice contatto con il pelo, l’alimentazione di un animale o una leccata sulla cute integra non costituiscono normalmente modalità di trasmissione.

Non bisogna tuttavia toccare a mani nude la bocca, la saliva o i tessuti di un animale sospetto, morto o ancora vivo.

Periodo di incubazione

Il periodo di incubazione è molto variabile. Nel cane può durare da alcune settimane a diversi mesi e, più raramente, essere ancora più lungo.

Durante questa fase l’animale appare normalmente sano. Il virus può però raggiungere la saliva poco prima della comparsa dei sintomi, rendendo possibile la trasmissione quando la malattia non è ancora evidente.

Sintomi iniziali della rabbia nel cane

I primi segnali possono essere poco specifici e facilmente confusi con quelli di altre malattie. Possono comparire:

  • febbre;
  • stanchezza e debolezza;
  • perdita dell’appetito;
  • vomito;
  • irrequietezza;
  • ansia e nervosismo;
  • tendenza a nascondersi;
  • insolita ricerca di contatto con il proprietario;
  • leccamento insistente della zona del morso;
  • improvvisi cambiamenti del comportamento.

Un animale normalmente socievole può diventare diffidente o aggressivo, mentre un cane abitualmente riservato può apparire insolitamente docile. Il cambiamento improvviso del comportamento rappresenta uno dei segnali più importanti.

Forma furiosa della rabbia

Nella cosiddetta forma furiosa prevalgono alterazioni del comportamento, agitazione e aggressività. Il cane può manifestare:

  • ipersensibilità a rumori, luci e contatti;
  • agitazione crescente;
  • aggressività improvvisa e immotivata;
  • tendenza a mordere persone, animali o oggetti;
  • disorientamento;
  • vagabondaggio senza una direzione precisa;
  • alterazione dell’abbaio;
  • convulsioni;
  • progressiva incoordinazione dei movimenti.

Non tutti i cani affetti da rabbia diventano aggressivi. L’assenza di aggressività non permette quindi di escludere la malattia.

Forma paralitica o muta

Nella forma paralitica, chiamata anche muta, predominano debolezza e paralisi progressiva. Possono manifestarsi:

  • difficoltà a deglutire;
  • mandibola cadente;
  • eccessiva produzione o fuoriuscita di saliva;
  • alterazione della voce;
  • debolezza degli arti posteriori;
  • paralisi progressiva;
  • difficoltà respiratoria;
  • coma.

La salivazione non è dovuta a una produzione di “schiuma” caratteristica, ma soprattutto all’incapacità dell’animale di deglutire normalmente.

La rabbia si può curare nel cane?

Dopo la comparsa dei sintomi clinici non esiste una terapia efficace per guarire il cane. La malattia evolve rapidamente ed è considerata pressoché sempre letale.

Per ragioni sanitarie e di sicurezza, un animale sospetto non deve essere curato o gestito autonomamente. Il caso deve essere immediatamente segnalato al medico veterinario e ai servizi veterinari dell’autorità sanitaria competente.

Come si diagnostica la rabbia

I sintomi possono far sospettare la rabbia, ma non permettono da soli di formulare una diagnosi certa. Numerose malattie neurologiche, intossicazioni e lesioni possono provocare manifestazioni simili.

La conferma diagnostica richiede specifici esami di laboratorio eseguiti sui tessuti del sistema nervoso dopo la morte dell’animale, presso strutture autorizzate. Non esiste un comune test rapido da effettuare su un cane vivo che permetta di escludere con certezza la rabbia.

Il comportamento da adottare nei confronti di un animale che ha morso una persona viene stabilito dalle autorità sanitarie in base alle circostanze, alla situazione epidemiologica, alla provenienza e allo stato vaccinale del soggetto.

Cosa fare se si sospetta la rabbia in un cane

Un cane che manifesta improvvisi disturbi neurologici o comportamentali, soprattutto dopo un contatto con animali selvatici o dopo un viaggio in una zona a rischio, non deve essere avvicinato o manipolato senza protezioni.

È necessario:

  • evitare il contatto con saliva e secrezioni;
  • allontanare persone e altri animali senza esporsi al morso;
  • non tentare di aprire la bocca del cane;
  • non trasportarlo senza avere ricevuto istruzioni;
  • contattare immediatamente il veterinario;
  • informare i servizi veterinari dell’ASL competente;
  • segnalare eventuali persone o animali entrati in contatto con il soggetto.

Non bisogna uccidere, abbandonare o liberare l’animale sospetto, perché potrebbe rendersi necessario un controllo sanitario ufficiale.

Cosa fare dopo il morso di un animale sospetto

Il morso o il graffio di un animale potenzialmente infetto costituisce un’emergenza sanitaria. Non bisogna attendere la comparsa dei sintomi e non è sufficiente controllare autonomamente lo stato vaccinale dell’animale.

La prima misura consiste nel lavare immediatamente e abbondantemente la ferita con acqua corrente e sapone per almeno 15 minuti. Se disponibile, può essere successivamente applicato un disinfettante idoneo, come una soluzione a base di iodio.

Dopo il lavaggio bisogna rivolgersi senza ritardo a un pronto soccorso o a un servizio sanitario, comunicando:

  • specie e descrizione dell’animale;
  • luogo e data dell’aggressione;
  • tipo di contatto avvenuto;
  • eventuale provenienza dell’animale dall’estero;
  • possibilità di identificarlo e sottoporlo a controllo;
  • eventuale documentazione vaccinale disponibile.

Il personale sanitario valuterà la necessità della profilassi antirabbica post-esposizione, dell’immunoglobulina specifica, della profilassi antitetanica e di altri trattamenti.

La vaccinazione post-esposizione deve essere iniziata prima della comparsa dei sintomi: una volta sviluppata la malattia clinica, le possibilità di sopravvivenza sono pressoché nulle.

Contatto con un pipistrello

I pipistrelli non devono essere catturati o manipolati a mani nude. In Europa possono essere presenti lyssavirus correlati alla rabbia, anche se le infezioni nell’uomo e negli animali domestici sono rare.

Un pipistrello trovato a terra, incapace di volare, morto o catturato da un cane deve essere considerato con prudenza. È opportuno impedire ulteriori contatti e chiedere indicazioni ai servizi veterinari o alle autorità competenti.

Un morso di pipistrello può lasciare segni molto piccoli e difficili da individuare. Qualsiasi contatto diretto con un pipistrello deve essere riferito tempestivamente a un medico.

Vaccinazione antirabbica del cane

La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione. Il vaccino deve essere somministrato da un medico veterinario e registrato nella documentazione sanitaria dell’animale.

Il protocollo dipende dall’età del cane, dal vaccino utilizzato, dalla destinazione del viaggio e dalle disposizioni vigenti. I richiami devono essere effettuati entro la scadenza prevista affinché la vaccinazione mantenga la propria validità.

In Italia la vaccinazione antirabbica non viene ordinariamente richiesta a ogni cane presente sul territorio nazionale, salvo specifiche disposizioni sanitarie. È però necessaria in numerose circostanze legate ai viaggi internazionali e può essere fortemente raccomandata per soggetti esposti a rischi particolari.

Rabbia e viaggi con il cane

Per viaggiare tra Paesi con un animale da compagnia sono previste precise regole sanitarie. Nell’Unione europea, in linea generale, il cane deve essere:

  • identificato mediante microchip;
  • accompagnato da passaporto europeo per animali da compagnia;
  • vaccinato contro la rabbia con un vaccino valido;
  • in regola con i tempi richiesti dopo la prima vaccinazione.

Per alcuni Paesi possono essere necessari anche una titolazione degli anticorpi antirabbici, certificati sanitari, trattamenti aggiuntivi o periodi di attesa.

Le regole possono cambiare in base alla provenienza, alla destinazione e all’eventuale transito attraverso altri Stati. Prima della partenza è quindi indispensabile verificare con largo anticipo le disposizioni ufficiali e consultare il veterinario.

Rischio di importazione illegale di cuccioli

I cuccioli introdotti illegalmente da Paesi nei quali la rabbia è presente possono rappresentare un rischio sanitario. Documenti falsificati, vaccinazioni eseguite troppo precocemente o mancato rispetto dei tempi di immunizzazione possono rendere inefficace la protezione dichiarata.

È prudente diffidare di cuccioli privi di microchip verificabile, passaporto originale, provenienza documentata e certificazioni veterinarie coerenti con l’età.

Rabbia e cani da caccia

I cani da caccia possono essere maggiormente esposti al contatto con mammiferi selvatici. Il rischio deve essere valutato soprattutto durante trasferte all’estero o in territori nei quali la rabbia è ancora presente.

Per proteggerli è opportuno:

  • verificare con anticipo la validità della vaccinazione antirabbica;
  • non permettere al cane di mordere o trascinare carcasse sospette;
  • evitare il contatto con volpi o altri mammiferi dal comportamento anomalo;
  • utilizzare guanti per maneggiare selvatici trovati morti;
  • segnalare alle autorità animali selvatici insolitamente aggressivi o disorientati;
  • controllare il cane al termine dell’uscita per individuare eventuali ferite;
  • consultare immediatamente il veterinario dopo un morso subito da un selvatico;
  • conservare sempre la documentazione sanitaria durante le trasferte.

Un animale selvatico che si lascia avvicinare non deve essere considerato automaticamente mansueto. La perdita della naturale diffidenza può rappresentare un segnale di malattia neurologica.

La situazione della rabbia in Italia

L’Italia mantiene un’attenta sorveglianza epidemiologica sulla rabbia. L’assenza della rabbia terrestre autoctona non elimina completamente il rischio, perché rimangono possibili l’introduzione di animali infetti dall’estero e la presenza di lyssavirus associati ai pipistrelli.

La prevenzione si basa sul controllo degli animali importati, sulla sorveglianza della fauna selvatica, sulla gestione sanitaria degli animali morsicatori e sulla vaccinazione quando richiesta.

In caso di ritrovamento di una volpe, di un pipistrello o di un altro mammifero morto o con comportamento anomalo, non bisogna toccarlo. La presenza deve essere segnalata ai servizi veterinari dell’ASL o alle autorità territorialmente competenti.

In sintesi

La rabbia nel cane è una zoonosi neurologica quasi sempre mortale dopo la comparsa dei sintomi, ma completamente prevenibile mediante vaccinazione e corretta gestione delle esposizioni.

Un cane con improvvise alterazioni del comportamento, difficoltà a deglutire, salivazione, incoordinazione o paralisi non deve essere manipolato senza precauzioni. Occorre contattare immediatamente il veterinario e l’autorità sanitaria.

Dopo un morso, un graffio o il contatto della saliva di un animale sospetto con una ferita o una mucosa, bisogna lavare la zona per almeno 15 minuti e rivolgersi subito a un servizio sanitario. Nella rabbia la tempestività dell’intervento può fare la differenza tra una prevenzione efficace e una malattia senza cura.

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