
È partendo da questa sfida che nasce il Beretta Ultraleggero, un sovrapposto destinato principalmente alla caccia vagante e sviluppato intorno a un principio molto preciso: eliminare ogni grammo non indispensabile senza compromettere solidità, affidabilità, sicurezza e qualità balistica.
Il risultato dichiarato è un peso di circa 2,8 chilogrammi nel calibro 12 con canne da 61 centimetri. Un valore particolarmente contenuto per un sovrapposto camerato 12/76 costruito su una bascula in acciaio e capace di utilizzare cartucce Magnum.


Per raggiungerlo, Beretta non ha semplicemente assottigliato alcuni componenti. Ha riprogettato la distribuzione del materiale nella carcassa, alleggerito internamente il calcio, eliminato i bindellini laterali delle canne, costruito croce e sottoguardia in alluminio e adottato un calciolo specifico. Ogni intervento è stato studiato insieme agli altri per mantenere il corretto equilibrio dell’arma.
L’Ultraleggero rappresenta quindi un esercizio di ingegneria applicata alla caccia. Non è il tentativo di costruire il fucile più leggero in assoluto, ma quello di ottenere un sovrapposto molto leggero conservando l’architettura meccanica e la sensazione di solidità tipiche delle piattaforme Beretta in acciaio.
Beretta Ultraleggero: un sovrapposto progettato per la caccia vagante
La destinazione principale del Beretta Ultraleggero è la caccia in movimento. Si rivolge al cacciatore che percorre lunghe distanze, affronta dislivelli, attraversa terreni irregolari e porta il fucile per molte ore prima di avere l’occasione di sparare.
In queste condizioni, poche centinaia di grammi possono produrre una differenza concreta. Il peso dell’arma non grava soltanto sulle braccia: si somma a quello di cartucce, calzature, abbigliamento, zaino e attrezzatura. Con il trascorrere delle ore, l’affaticamento può rallentare l’imbracciata e rendere meno fluido il movimento.
Un fucile leggero permette di spostarsi con maggiore libertà e di reagire rapidamente alla partenza improvvisa del selvatico. Il vantaggio è evidente nella caccia alla beccaccia, alla starna, alla coturnice e ai piccoli migratori, ma può risultare importante anche nelle battute durante le quali il cacciatore deve affrontare lunghi avvicinamenti.
La leggerezza, tuttavia, non è automaticamente sinonimo di efficacia. Riducendo eccessivamente la massa si rischia di ottenere un’arma nervosa, poco stabile nello swing e più sensibile al rinculo. Per questo motivo il progetto dell’Ultraleggero deve essere analizzato soprattutto sotto il profilo della distribuzione dei pesi.
La piattaforma Beretta 690 come punto di partenza
Il Beretta Ultraleggero deriva dall’architettura della serie 690, una famiglia di sovrapposti caratterizzata da bascula bassa, linee snelle e un sistema di chiusura ormai ampiamente collaudato.
La scelta di partire da questa piattaforma ha permesso agli ingegneri di lavorare su una base conosciuta, mantenendo geometrie, accoppiamenti e principi meccanici già verificati attraverso anni di utilizzo venatorio e sportivo.
La bascula conserva le caratteristiche spalline trapezoidali Beretta e il sistema con doppia spina conica. Quando il fucile viene chiuso, le spine entrano nelle sedi ricavate ai lati del monoblocco delle canne, assicurando un accoppiamento stabile e distribuendo le sollecitazioni su superfici ampie.
Il profilo contenuto avvicina l’asse delle canne alla linea della spalla. Questo contribuisce a limitare il momento di rotazione prodotto dallo sparo e rende più naturale il puntamento istintivo, caratteristica importante in un fucile destinato a bersagli che si presentano improvvisamente.
Beretta non ha quindi creato una meccanica completamente differente, ma ha sottoposto la piattaforma 690 a un processo di ottimizzazione strutturale. L’obiettivo era conservare soltanto il materiale necessario e distribuire l’acciaio nelle zone realmente chiamate a sostenere le sollecitazioni.
La bascula scheletrata in acciaio
Il cuore del progetto è la bascula scheletrata. I fianchi e il petto della carcassa sono stati scavati attraverso lavorazioni mirate, lasciando in posizione il materiale indispensabile per garantire rigidità e resistenza.
Il principio può essere paragonato a quello utilizzato nell’ingegneria strutturale: non è la quantità assoluta di materiale a determinare la robustezza, ma il modo in cui questo viene distribuito rispetto alle forze che deve sopportare.
Nella bascula di un sovrapposto le sollecitazioni non si distribuiscono uniformemente. Alcune aree devono contenere i perni, sostenere il monoblocco, guidare i meccanismi interni e contrastare l’apertura prodotta dallo sparo. Altre superfici svolgono invece una funzione prevalentemente estetica o di protezione.
Attraverso simulazioni, prove e test di durata, Beretta ha individuato le zone nelle quali era possibile rimuovere acciaio senza compromettere la resistenza del sistema. La carcassa rimane quindi metallica e mantiene la capacità di gestire cartucce Magnum, ma presenta cavità laterali e inferiori che riducono sensibilmente la massa.

La scheletratura non deve essere interpretata come un semplice svuotamento. Ogni raccordo, spessore e nervatura contribuisce alla rigidità complessiva. Una lavorazione non correttamente progettata potrebbe concentrare gli sforzi in punti specifici, generando deformazioni o accelerando l’usura. Nel Beretta Ultraleggero, invece, l’alleggerimento è parte integrante della struttura.
Perché mantenere una bascula in acciaio
Molti sovrapposti leggeri utilizzano carcasse in lega di alluminio rinforzate con inserti in acciaio nelle zone di maggiore attrito. È una soluzione efficace e ampiamente diffusa, capace di ridurre il peso in modo significativo.
Beretta ha scelto una strada differente. L’Ultraleggero vuole conservare le caratteristiche meccaniche e la percezione di solidità proprie di una bascula interamente in acciaio, ottenendo al tempo stesso una massa vicina a quella di alcuni fucili con carcassa in lega.
L’acciaio offre elevata resistenza all’usura e permette alle superfici di chiusura di lavorare direttamente sul materiale della bascula. Conserva inoltre una particolare risposta durante l’apertura e la chiusura, apprezzata dai cacciatori abituati ai sovrapposti tradizionali.
Questo non significa che una bascula in acciaio sia necessariamente superiore a una in alluminio. Si tratta di due filosofie costruttive differenti. L’Ultraleggero è interessante proprio perché dimostra come sia possibile contenere il peso senza abbandonare l’architettura metallica tradizionale.
Gli inserti laterali in tecnopolimero
Le zone scavate sui fianchi della bascula vengono chiuse attraverso inserti removibili in tecnopolimero. La soluzione svolge contemporaneamente una funzione estetica, protettiva e strutturale secondaria.
Gli inserti impediscono che sporco, foglie, polvere o umidità entrino facilmente nelle cavità laterali e permettono di completare la superficie esterna senza reintrodurre il peso che sarebbe stato eliminato dalla lavorazione dell’acciaio.
Il motivo floreale non è una semplice stampa piatta. La superficie presenta particolari inclinazioni che riflettono la luce in modo differente durante la rotazione del fucile, simulando l’alternanza di chiaroscuri tipica di un’incisione metallica.

Sulla versione classica, gli elementi neri dialogano con la brunitura opaca della bascula e con i perni lucidati. Il risultato è moderno, ma non eccessivamente aggressivo. Il nome Ultraleggero e il disegno floreale appaiono e scompaiono in funzione dell’angolazione della luce.
Gli inserti possono inoltre essere rimossi e sostituiti con cartelle personalizzate. Questa modularità permette di modificare l’aspetto del fucile senza intervenire permanentemente sulla carcassa.
Una riduzione di peso di 404 grammi
Beretta dichiara una diminuzione complessiva di 404 grammi rispetto a un tradizionale sovrapposto con bascula in acciaio. Il dato non deriva da un singolo componente, ma dalla somma di numerosi interventi.
La bascula scheletrata offre il contributo più visibile, ma il progetto coinvolge anche calcio, astina, canne, croce, sottoguardia e calciolo. Alleggerire soltanto la carcassa avrebbe infatti spostato il baricentro verso la volata, creando un fucile sbilanciato in avanti.
Al contrario, ridurre esclusivamente il peso delle canne avrebbe potuto rendere l’arma troppo arretrata e nervosa nel movimento. Beretta ha quindi distribuito il risparmio di massa lungo l’intera struttura, cercando di conservare il comportamento dinamico tipico della serie 690.
Questo è uno degli aspetti più importanti dell’Ultraleggero. Il peso indicato sulla bilancia costituisce soltanto una parte dell’esperienza. A determinare la qualità del fucile sono soprattutto la posizione del baricentro, il momento d’inerzia e la rapidità con cui l’arma può essere fermata o accelerata.
Calcio alleggerito internamente
Il calcio in noce viene selezionato non soltanto in base alla qualità estetica, ma anche considerando peso e densità. Beretta utilizza legni di classe 2,5, scelti tra quelli capaci di offrire un buon equilibrio tra resistenza, venatura e leggerezza.
All’interno della pala sono ricavati scarichi di alleggerimento maggiorati, grazie ai quali vengono risparmiati circa 129 grammi rispetto a una calciatura Beretta tradizionale.

La lavorazione interna deve mantenere sufficiente materiale intorno al tirante, all’impugnatura e alle zone sottoposte alla pressione della spalla. Il calcio non può essere semplicemente svuotato: occorre evitare indebolimenti, vibrazioni anomale e variazioni indesiderate della risposta allo sparo.
La selezione di legni naturalmente leggeri è altrettanto importante. Due calci esteticamente simili possono presentare masse differenti a causa della densità e dell’orientamento delle fibre. Scegliendo i pezzi più adatti, Beretta riesce a mantenere una certa uniformità tra gli esemplari.
Il calcio a pistola e l’astina sono rifiniti a olio. Rispetto a una verniciatura rigida, la finitura permette un ripristino relativamente semplice in caso di piccoli graffi provocati dalla vegetazione o dall’utilizzo intenso.
Geometrie del calcio e versione Vittoria
La configurazione tradizionale presenta una piega indicativa di 35 millimetri al naso e 55 millimetri al tallone. È disponibile anche una calciatura per mancini, così da offrire una deviazione coerente con l’imbracciata dalla spalla sinistra.
La gamma comprende inoltre la versione Ultraleggero Vittoria, sviluppata intorno a proporzioni differenti. Il calcio Vittoria presenta geometrie studiate per adattarsi più facilmente a corporature caratterizzate da spalle più strette, braccia più corte e una diversa conformazione del torace.
La disponibilità di una versione specifica è importante perché la leggerezza non può compensare una calciatura non corretta. Un fucile molto leggero ma troppo lungo, troppo basso o eccessivamente deviato costringerà comunque il cacciatore a modificare la posizione della testa e della spalla.
La corretta adattabilità deve sempre essere verificata attraverso l’imbracciata. Le misure dichiarate costituiscono un riferimento, ma non possono sostituire la prova diretta o l’intervento di un tecnico qualificato.
Croce e sottoguardia in alluminio
Nel calibro 12, la croce dell’astina e il sottoguardia sono realizzati in alluminio. Sono componenti che non devono contenere direttamente le pressioni della cartuccia e possono quindi essere alleggeriti senza compromettere il principio di chiusura dell’arma.

La croce deriva dalla soluzione sviluppata per il Beretta 694, ma è stata adattata alle esigenze del sovrapposto venatorio. Le geometrie dell’accoppiamento sono progettate per offrire un’apertura fluida, mentre il nuovo tenone contribuisce alla stabilità del sistema.
Anche il meccanismo di aggancio dell’astina è stato rivisto. Utilizza un perno a pistone collocato in posizione avanzata e separato dalla croce, con un pulsante capace di compensare progressivamente l’assestamento prodotto dall’uso.
Nel calibro 20 la croce rimane invece in acciaio. La differenza deriva dalla diversa scala dei componenti e dalla necessità di mantenere il corretto rapporto tra leggerezza, rigidità e distribuzione delle masse.
Canne Steelium Optima Bore HP
Il Beretta Ultraleggero utilizza canne Steelium Optima Bore HP, costruite con acciai trilegati Beretta attraverso foratura profonda, martellatura a freddo e distensione sottovuoto.

La foratura profonda crea il passaggio interno iniziale; la martellatura a freddo forma e compatta il profilo della canna; la distensione riduce le tensioni residue generate dalle lavorazioni. L’obiettivo è ottenere uniformità geometrica, resistenza e costanza balistica.
Le canne presentano un doppio cono di raccordo della lunghezza complessiva di 80 millimetri. Questa zona accompagna progressivamente la borra e la colonna di pallini dalla camera verso l’anima, riducendo la brusca compressione della carica.
Limitare la deformazione dei pallini contribuisce a ottenere una distribuzione più uniforme. I pallini che mantengono una forma vicina a quella sferica tendono a conservare traiettorie più regolari, riducendo la presenza di elementi periferici fortemente deviati.
La geometria Steelium è progettata anche per rendere più progressivo l’impulso percepito e contenere l’impennamento. In un fucile leggero questo aspetto assume particolare importanza, poiché una massa ridotta tende naturalmente a trasmettere una quantità maggiore di rinculo alla spalla.
Canne senza bindellini laterali
Uno degli interventi più interessanti riguarda l’eliminazione dei tradizionali bindellini laterali continui. Le due canne sono unite soltanto da un elemento in volata e da un secondo distanziale collocato sotto l’astina.
I bindellini laterali svolgono normalmente diverse funzioni: collegano i tubi, completano esteticamente il fascio e contribuiscono alla rigidità. Hanno però una massa distribuita lungo quasi tutta la lunghezza delle canne, proprio nella zona più lontana dal punto di appoggio.
Eliminandoli, Beretta non riduce soltanto il peso complessivo, ma soprattutto il momento d’inerzia. Una piccola massa collocata vicino alla volata influisce sul comportamento dinamico più di una massa equivalente posizionata vicino alla bascula.
Le canne diventano quindi più rapide da mettere in movimento e da arrestare. Questo favorisce il tiro istintivo sui selvatici che partono a distanza ravvicinata o cambiano improvvisamente direzione.
La bindella superiore è piena, con sezione 6×6 millimetri, zigrinatura antiriflesso e mirino sferico in acciaio. La superficie offre un riferimento visivo sottile e coerente con la vocazione venatoria del fucile.
Lunghezze di canna disponibili
La gamma Ultraleggero è disponibile con canne da 61, 66, 71 e 76 centimetri, con alcune differenze in base al calibro e al mercato.
La configurazione da 61 centimetri esprime nella forma più evidente la filosofia del progetto. Offre il peso minimo dichiarato e una notevole rapidità di brandeggio, risultando particolarmente adatta al bosco fitto e al tiro a breve distanza.
Le canne da 66 centimetri rappresentano un compromesso tra maneggevolezza e continuità dello swing. Sono una scelta versatile per la caccia vagante con cane da ferma e per gli ambienti nei quali si alternano vegetazione chiusa e spazi più aperti.
La lunghezza da 71 centimetri offre maggiore stabilità e una linea di mira più distesa. Può risultare preferibile nella caccia alla selvaggina migratoria o quando i tiri vengono effettuati a distanze mediamente superiori.
La configurazione da 76 centimetri aumenta ulteriormente l’inerzia delle canne e si rivolge a chi desidera un movimento più progressivo. La maggiore lunghezza non determina automaticamente più potenza o maggiore portata: influenza soprattutto bilanciamento, swing e percezione dell’arma.
Camera Magnum da 76 millimetri
Il Beretta Ultraleggero è camerato 12/76 o 20/76, secondo il calibro. Può quindi utilizzare cartucce standard e Magnum compatibili con la lunghezza della camera.
Beretta dichiara la possibilità di impiegare cariche fino a 56 grammi nel calibro 12, compresi munizionamenti con pallini in piombo, acciaio e acciaio HP, sempre nel rispetto delle indicazioni riportate sugli strozzatori e delle normative applicabili.
La cameratura Magnum amplia la versatilità, ma non significa che le cariche più pesanti rappresentino sempre la scelta migliore. In un fucile da circa 2,8 chilogrammi, cartucce particolarmente energiche producono inevitabilmente un rinculo consistente.
La munizione deve essere scelta considerando selvatico, distanza, diametro dei pallini, qualità della rosata e capacità personale di gestire il colpo. Per molte forme di caccia vagante, una cartuccia equilibrata può offrire risultati migliori rispetto a una carica eccessivamente pesante che rallenta il recupero della linea di mira.
Strozzatori Optimachoke HP
Le canne sono abbinate a strozzatori intercambiabili Optimachoke HP. Il sistema utilizza un profilo allungato e una transizione conico-parallela studiata per accompagnare gradualmente la colonna di pallini verso il diametro finale.

Una strozzatura aperta produce una distribuzione più ampia alle brevi distanze, mentre una più chiusa mantiene una maggiore concentrazione con l’aumentare della distanza. Il comportamento effettivo dipende però anche dalla cartuccia, dalla borra e dalla tipologia dei pallini.
La prova sulla placca rimane quindi fondamentale. Due munizioni con la stessa grammatura possono generare rosate molto differenti nello stesso fucile. Verificare la distribuzione permette di individuare la combinazione più adatta alla propria forma di caccia.
Con i pallini d’acciaio è inoltre necessario rispettare le marcature degli strozzatori. L’acciaio è meno deformabile del piombo e può esercitare sollecitazioni maggiori nella parte terminale della canna, soprattutto con strozzature molto chiuse.
Calciolo Extralight
Il calcio termina con il calciolo Extralight, dichiarato da Beretta il 30% più leggero rispetto a una soluzione tradizionale equivalente.

Il componente è costruito con un materiale resistente all’abrasione e progettato per offrire una superficie stabile sulla spalla. Deve permettere al calcio di salire senza impigliarsi nell’abbigliamento e garantire sufficiente aderenza una volta completata l’imbracciata.
Il calciolo contribuisce alla riduzione complessiva del peso, ma non può eliminare le conseguenze fisiche della massa ridotta. A parità di cartuccia, un fucile leggero arretra più rapidamente rispetto a uno pesante.
Il comfort dell’Ultraleggero dipende quindi dall’interazione tra calciolo, geometria del calcio, canne Steelium e corretta posizione del tiratore. Una buona imbracciata distribuisce il rinculo su una superficie più ampia e impedisce al calcio di acquisire velocità prima di incontrare la spalla.
Leggerezza e rinculo: il compromesso inevitabile
Ogni fucile leggero impone un compromesso. Diminuendo la massa dell’arma aumenta, a parità di cartuccia, la velocità con cui questa tende ad arretrare dopo lo sparo.
Il Beretta Ultraleggero cerca di gestire questo fenomeno attraverso la geometria Steelium, il calciolo Extralight e una calciatura correttamente dimensionata. Non può però annullare le leggi della fisica.
Per questa ragione il modello esprime al meglio le proprie qualità quando viene utilizzato con munizioni adeguate alla caccia praticata, evitando di ricorrere sistematicamente alle cariche più pesanti soltanto perché la camera da 76 millimetri ne permette l’impiego.
Il vantaggio dell’arma emerge soprattutto durante il trasporto e l’imbracciata. Il cacciatore porta un peso inferiore per molte ore e affronta un numero limitato di colpi. In questo scenario, un rinculo leggermente più percepibile può rappresentare un compromesso accettabile rispetto alla riduzione dell’affaticamento.
Beretta Ultraleggero Kick-Off
Per chi desidera la leggerezza dell’Ultraleggero ma utilizza cartucce più impegnative, Beretta propone la versione Ultraleggero Kick-Off.

Il sistema Kick-Off Plus utilizza due ammortizzatori in elastomero con molle di ritorno, collocati in prossimità dell’inserto in gomma, per intervenire sul primo picco di rinculo. Un terzo elemento, posizionato lungo il tirante, assorbe le sollecitazioni successive e contribuisce a contenere vibrazioni e impennamento.
Beretta dichiara una riduzione del rinculo percepito fino al 40%. Il sistema B-Steady divide inoltre la calciatura in due sezioni: impugnatura e pala. Il punto di assorbimento si trova in posizione avanzata, consentendo alla parte anteriore di arretrare mentre la pala rimane più stabile contro la spalla e la guancia.
La versione Kick-Off merita un approfondimento specifico, perché introduce una risposta dinamica differente rispetto al modello standard e permette anche la regolazione di piega e deviazione mediante spessori dedicati.
Beretta Ultraleggero Silver e Silver Alluminio
La famiglia comprende anche l’Ultraleggero Silver, caratterizzato da una bascula con finitura Nistan e inserti laterali in tecnopolimero trattati PVD. L’impostazione è più classica rispetto alla versione nera, pur conservando la stessa struttura scheletrata.

L’Ultraleggero Silver Alluminio utilizza invece cartelle laterali in alluminio nichelato, pulite a mano e decorate con scene venatorie. La soluzione sostituisce gli inserti in tecnopolimero con elementi metallici più tradizionali, mantenendo comunque l’alleggerimento ottenuto attraverso lo svuotamento della carcassa.
Le differenze riguardano principalmente estetica, finiture e trattamento delle cartelle. Bascula, canne e filosofia costruttiva rimangono legate al progetto Ultraleggero.
Comportamento nella caccia alla beccaccia
La caccia alla beccaccia rappresenta probabilmente l’ambiente nel quale l’Ultraleggero mostra più chiaramente le proprie qualità. Il cacciatore percorre lunghe distanze nel bosco, supera ostacoli e deve reagire a partenze improvvise, spesso a distanza ridotta.
Canne corte, peso contenuto e assenza dei bindellini laterali rendono il fucile rapido nel passaggio dalla posizione di porto all’imbracciata. La ridotta inerzia permette di correggere la traiettoria quando il selvatico cambia direzione tra gli alberi.
In questo contesto possono essere utili strozzature aperte e cartucce capaci di produrre rosate ampie ma uniformi. La scelta deve essere verificata sulla placca, soprattutto quando si utilizzano canne da 61 o 66 centimetri.
Scheda tecnica Beretta Ultraleggero
| Caratteristica | Beretta Ultraleggero |
|---|---|
| Produttore | Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A. |
| Modello | Ultraleggero |
| Tipologia | Fucile sovrapposto da caccia |
| Destinazione principale | Caccia vagante, bosco e montagna |
| Piattaforma | Derivata dalla serie Beretta 690 |
| Calibri | 12 e 20 |
| Camera di cartuccia | 76 mm / 3 pollici |
| Bascula | Acciaio scheletrato |
| Sistema di chiusura | Spalline trapezoidali e doppia spina conica |
| Finitura bascula | Brunitura nera opaca |
| Cartelle laterali | Tecnopolimero nero removibile con motivo floreale |
| Canne | Steelium Optima Bore HP |
| Processo produttivo canne | Foratura profonda, martellatura a freddo e distensione sottovuoto |
| Cono di raccordo | Doppio cono, lunghezza complessiva 80 mm |
| Lunghezze canna | 61, 66, 71 e 76 cm secondo calibro e mercato |
| Bindellini laterali | Assenti; presenti due distanziali |
| Bindella superiore | Piena 6×6 mm con zigrinatura antiriflesso |
| Mirino | Sferico in acciaio |
| Strozzatori | Optimachoke HP intercambiabili |
| Compatibilità pallini | Piombo, acciaio e acciaio HP nel rispetto delle indicazioni del produttore |
| Scatto | Monogrillo selettivo; disponibili configurazioni doppio monogrillo secondo mercato |
| Estrattori | Automatici |
| Sicura | Manuale con selettore |
| Calcio | Noce selezionato classe 2,5, alleggerito internamente |
| Finitura legni | Olio |
| Piega indicativa | 35/55 mm; disponibili configurazioni mancine e Vittoria |
| Astina | Noce selezionato con zigrinatura |
| Croce | Alluminio nel calibro 12; acciaio nel calibro 20 |
| Sottoguardia | Alluminio |
| Calciolo | Extralight |
| Peso indicativo | Circa 2,8 kg nel calibro 12 con canne da 61 cm |
| Riduzione di peso dichiarata | Circa 404 g rispetto a un tradizionale sovrapposto in acciaio |
| Versioni principali | Ultraleggero, Silver, Kick-Off, Silver Alluminio e Vittoria |
Le configurazioni, i calibri, le lunghezze di canna, le misure della calciatura, il peso e la dotazione possono variare in base al mercato e alla versione. È consigliabile verificare la scheda del modello distribuito ufficialmente in Italia.
Beretta Ultraleggero: considerazioni finali
Il Beretta Ultraleggero nasce da una domanda apparentemente semplice: quanto può essere alleggerito un sovrapposto da caccia conservando una bascula in acciaio, una cameratura Magnum e l’identità meccanica di un Beretta?
La risposta non è affidata a un singolo materiale innovativo, ma a una revisione completa della struttura. La bascula viene scavata nelle zone non essenziali, il calcio alleggerito internamente, i bindellini laterali eliminati, la croce e il sottoguardia realizzati in alluminio e il calciolo ridisegnato per ridurre ulteriormente la massa.
Il valore del progetto risiede proprio nell’integrazione di questi interventi. Togliere peso è semplice; conservarne la corretta distribuzione è molto più complesso. L’Ultraleggero cerca di mantenere il baricentro e la naturalezza della piattaforma 690, offrendo però un’arma più rapida e meno affaticante da trasportare.
La bascula scheletrata costituisce l’elemento tecnicamente più originale. Beretta ha scelto di non ricorrere a una tradizionale carcassa in lega leggera, conservando l’acciaio e lavorandolo secondo una logica strutturale: materiale soltanto dove realmente necessario, cavità nelle aree meno sollecitate e inserti leggeri per completare le superfici.
Le canne Steelium Optima Bore HP mantengono una vocazione balistica completa. Cameratura da 76 millimetri, compatibilità con munizioni moderne e strozzatori intercambiabili permettono al fucile di affrontare diverse forme di caccia, pur rimanendo particolarmente adatto al bosco e alla montagna.
L’assenza dei bindellini laterali non è soltanto un dettaglio estetico. Riduce la massa nella parte anteriore e rende le canne più rapide nei cambi di direzione. È una caratteristica particolarmente utile sui selvatici che si presentano improvvisamente e obbligano il cacciatore a costruire il tiro in pochi istanti.
Il peso contenuto richiede naturalmente una scelta consapevole delle cartucce. La cameratura Magnum offre una possibilità, non un obbligo. Utilizzare sistematicamente cariche molto pesanti su un fucile da circa 2,8 chilogrammi può aumentare rinculo e affaticamento, riducendo parte dei vantaggi ottenuti attraverso l’alleggerimento.
Per chi desidera un maggiore controllo con munizioni energiche, la versione Kick-Off introduce un sistema specifico di assorbimento. Le configurazioni Silver e Silver Alluminio si rivolgono invece a chi preferisce un’estetica più classica, mentre la versione Vittoria amplia la capacità del progetto di adattarsi a corporature differenti.
L’Ultraleggero non è quindi soltanto un sovrapposto dal peso ridotto. È una piattaforma che interpreta la leggerezza come risultato di un equilibrio tra struttura, balistica ed ergonomia.
Il cacciatore che percorre molti chilometri, affronta terreni difficili e necessita di un fucile immediatamente pronto nell’imbracciata troverà in questa filosofia vantaggi concreti. Chi predilige invece canne molto stabili, cartucce particolarmente pesanti e un movimento più progressivo potrebbe preferire un sovrapposto di massa superiore.
È proprio questa specializzazione a definire il carattere del Beretta Ultraleggero: non un fucile universale costruito per soddisfare ogni possibile impiego, ma un sovrapposto moderno pensato per chi considera mobilità, rapidità e riduzione dell’affaticamento elementi centrali dell’esperienza venatoria.
Ti invitiamo a visionare questi filmati pubblicati sul canale You Tube ufficiale di Beretta




















