ANUU: COMUNICARE, COMUNICARE, COMUNICARE

Il fondamentalismo animalista non si smentisce mai. Mentre il nostro Paese, come il resto del mondo, è alle prese con la più grave crisi sanitaria, sociale ed economica della storia, almeno di quella recente, c’è ancora qualcuno che pensa ad abolire la caccia raccogliendo le firme necessarie per indire un nuovo referendum abrogativo.

L’estremismo animalista rende ciechi e pericolosi (in tutti i sensi).
In questo caso il pericolo non è “fisico”, come quello purtroppo determinato da molteplici episodi di aggressione a danno di cacciatori e dei loro impianti sul territorio, ma è un pericolo sostanziale che questa folle ideologia rischia di far correre a tutto il Paese che, se privato del ruolo svolto gratuitamente dalla caccia e dai cacciatori a favore della collettività, avrebbe gravissime ripercussioni economiche e sociali ma anche, paradossalmente, ambientali.

Tutti noi sappiamo benissimo che la caccia rappresenta una insostituibile risorsa, una opportunità per l’ambiente e per la collettività, come in Europa è già riconosciuto anche da una sentenza della Corte di Giustizia dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo sostenendo che “la caccia fa parte della gestione e della conservazione della natura ed ha una rilevanza pubblica necessaria e giustificata” (CJDH n. 9307/07, 20/01/2011).

Tutti noi sappiamo benissimo che la caccia oggi è un insostituibile strumento di gestione e conservazione delle specie selvatiche e dell’ambiente; è presidio costante del territorio; è scuola di virtù civili; è sano esercizio fisico; è socialità e solidarietà; è cultura (letteratura, musica, pittura, scultura, ecc.); è tradizione (feste, mercati, manifestazioni, ecc.); è economia e occupazione (filiera produttiva abbigliamento, accessori, armi, munizioni, carne di selvaggina, ecc.).

Tutti noi sappiamo benissimo che i cacciatori sono cittadini onesti, dalla fedina penale pulita che con passione lavorano per gestire concretamente ambiente e fauna (compreso il controllo delle specie problematiche e delle specie alloctone) non solo durante la troppo breve stagione di caccia limitandosi a coglierne razionalmente i frutti ma presidiando il territorio tutto l’anno.
Tutti noi sappiamo benissimo che all’occhio esperto dei cacciatori ben difficilmente sfuggono i segnali di degrado che diversi fattori possono determinare sull’ambiente e sulla fauna e che molti casi di inquinamento, comportamenti illeciti, abusi perpetrati a danno dell’ambiente e della fauna sono infatti spesso segnalati proprio da cacciatori alle competenti Autorità.

Tutti noi sappiamo benissimo che queste attività sono realizzate unicamente con risorse finanziarie proprie (le quote associative agli ambiti di caccia e parte delle tasse di concessione governativa e regionale versate annualmente, pari complessivamente a quasi 200 milioni di Euro/anno).

Tutti noi sappiamo benissimo che nessuna altra componente sociale interessata alle questioni in esame versa propri denari alle pubbliche istituzioni per tali finalità, ma anzi ne chiede e riceve a palate.
Tutti noi sappiamo benissimo che il valore economico-occupazionale del comparto sportivo-venatorio e dei settori ad esso collegati con i suoi quasi 100.000 addetti, un effetto economico di circa 8 miliardi di euro, un valore che rappresenta lo 0,51 del PIL nazionale (dati Università di Urbino) e le sue eccellenze artigianali e industriali che fanno del Made in Italy un riferimento mondiale, è un fattore di primaria importanza da tutelare e di cui tenere massimo conto nelle politiche di sviluppo del Paese.

Tutte queste cose che noi sappiamo benissimo, devono una volta per tutte diventare patrimonio pubblico con una forte, battente e mirata strategia di comunicazione all’Opinione Pubblica, superando gli ostacoli che fino ad oggi ce l’hanno impedito o ci hanno consentito solo interventi spot che purtroppo hanno avuto visibilità limitata.

Il mondo venatorio unito, ed auspicabilmente anche con il coinvolgimento attivo del mondo agricolo e di tutta la filiera produttiva collegata al settore, deve trovare il modo di avere una corretta visibilità sui media, in televisione, sui giornali, alla radio, sui social, ma in modo trasversale, in spazi aperti a tutti e non in trasmissioni o pagine dedicate agli argomenti venatori, se no saremmo ancora una volta a dirci tra di noi quanto siamo belli e quanto siamo bravi. Dobbiamo farci vedere e conoscere dagli altri.

Resterà sempre uno zoccolo duro di menti chiuse al ragionamento su cui c’è ben poco da fare, ma come ha evidenziato negli anni scorsi anche la ricerca commissionata ad ASTRA, non è vero che la maggioranza degli italiani ha la stessa mente chiusa al ragionamento degli irriducibili animalisti, ma si aspetta solo di essere adeguatamente informata (e non disinformata dai nostri avversari che purtroppo hanno vita facile nella comunicazione anche per colpa di media non sempre rispettosi delle regole) per trovare le giuste garanzie che noi sappiamo di poter fornire loro.

Questa sarà la principale richiesta che l’ANUUMigratoristi avanzerà nei prossimi giorni in occasione della riunione della Cabina di Regia nazionale, unitamente alla richiesta di poter incontrare il nuovo Presidente del Consiglio non appena si sarà insediato, perché le stesse cose siano ben chiare anche a chi ci dovrà governare nell’immediato futuro e che troverà delle vere gatte da pelare per traghettare il Paese fuori dall’attuale situazione di crisi sanitaria, sociale ed economica e fargli capire che i cacciatori, come sempre, sapranno fare la loro parte e dare il proprio contributo per il bene della collettività.
Altro che gli animal-ambientalisti svergognatamente sempre a caccia di palanche anche mentre tutti stiamo compiendo sacrifici e c’è chi ha perso il lavoro, la salute e persino la vita.
Altro che abolire la caccia.

Marco Castellani – Il Presidente Nazionale ANUUMigratoristi

Tratto da anuu.org