Il Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio cambia volto: meno componenti e nuove regole.
La riforma del Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale (CTFVN) rappresenta una delle novità più rilevanti contenute nel Decreto legge sulla Pubblica Amministrazione. Il provvedimento interviene direttamente sull’articolo 8 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, con l’obiettivo di riorganizzare uno degli organi consultivi più importanti per la gestione della fauna selvatica e dell’attività venatoria in Italia.
L’intervento legislativo punta a superare le criticità emerse negli ultimi anni, caratterizzati da una gestione fondata su norme transitorie e decreti ministeriali, restituendo stabilità normativa attraverso una disciplina direttamente prevista dalla legge.
Una riforma che punta a semplificazione ed efficienza
Il cuore della riforma è rappresentato dalla profonda revisione della composizione del Comitato. Il legislatore ha scelto di ridurre in modo significativo il numero dei componenti, passando dai 41 membri previsti dalla normativa originaria ai 18 del nuovo assetto.
Si tratta di una riduzione superiore al 55%, che mira a rendere il CTFVN un organismo più agile, capace di esprimere i propri pareri con maggiore rapidità e di garantire un funzionamento più efficiente.
L’intento è quello di favorire decisioni più tempestive in materia di pianificazione faunistica, gestione del patrimonio faunistico nazionale e applicazione della normativa venatoria.
Come cambia la composizione del Comitato
La riorganizzazione interessa praticamente tutte le categorie rappresentate.
La rappresentanza del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) viene ridotta da tre a un componente ciascuno.
Anche le Province vedono diminuire la propria presenza, passando da tre rappresentanti a uno soltanto, mentre l’ISPRA sarà rappresentato da un unico componente rispetto ai tre previsti in precedenza.
Resta invece invariato il peso delle Regioni, che continueranno ad esprimere tre rappresentanti attraverso la Conferenza Stato-Regioni.
Importanti cambiamenti riguardano inoltre il mondo venatorio e quello agricolo. Le associazioni venatorie passano da otto a tre rappresentanti, mentre le organizzazioni professionali agricole vengono ridotte da otto a due componenti.
Sul fronte ambientalista, il nuovo testo prevede un solo rappresentante delle associazioni ambientaliste individuato dal Consiglio Nazionale dell’Ambiente, oltre a un componente designato dall’ENPA.
Rimangono invece confermati i rappresentanti dell’Unione Zoologica Italiana (UZI), dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) e del Consiglio Internazionale della Caccia (CIC).
Fine del regime transitorio: ritorna la disciplina prevista dalla legge
Uno degli aspetti più significativi della riforma riguarda il superamento delle disposizioni transitorie che hanno regolato il funzionamento del Comitato negli ultimi anni.
Il CTFVN aveva infatti operato sulla base di norme temporanee e decreti ministeriali, una situazione che aveva alimentato numerosi contenziosi amministrativi e rilievi sul piano della legittimità costituzionale.
La modifica dell’articolo 8 della Legge n. 157/1992 riporta invece la disciplina del Comitato direttamente nella fonte primaria, rafforzando la certezza del diritto e prevedendo la cessazione del precedente organismo transitorio con l’entrata in vigore della nuova disciplina.
Associazioni venatorie: rappresentanza legata al numero degli iscritti
Tra le innovazioni più rilevanti figura l’introduzione di un criterio oggettivo per la designazione dei rappresentanti delle associazioni venatorie.
Se in passato trovavano spazio tutte le associazioni riconosciute, la nuova formulazione stabilisce che i tre rappresentanti dovranno appartenere alle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale, sulla base del numero degli associati.
Si tratta di un cambiamento destinato a incidere in maniera significativa sugli equilibri della rappresentanza venatoria, introducendo un parametro quantitativo esplicitamente previsto dalla legge.
Procedure più snelle per la nomina dei componenti
La riforma interviene anche sulle modalità di nomina del Comitato.
Il decreto di nomina non sarà più adottato mediante Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), ma direttamente con Decreto del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
L’obiettivo è ridurre i tempi amministrativi necessari alla ricostituzione dell’organo e garantire una maggiore rapidità operativa.
Contestualmente viene ribadito il principio dell’invarianza finanziaria: ai componenti del Comitato non saranno riconosciuti compensi, gettoni di presenza, indennità né rimborsi spese.
Quali effetti sulla gestione faunistico-venatoria
Il nuovo assetto del Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio potrebbe incidere in maniera significativa sulla governance della fauna selvatica in Italia.
Un organismo composto da un numero inferiore di membri dovrebbe infatti facilitare il raggiungimento del quorum, velocizzare l’espressione dei pareri consultivi e rendere più efficiente il confronto tra istituzioni, mondo scientifico, organizzazioni agricole, associazioni venatorie e soggetti impegnati nella tutela ambientale.
Considerato il ruolo strategico svolto dal CTFVN nell’elaborazione dei pareri sulla normativa venatoria, sulla pianificazione faunistica e sulle politiche di conservazione della biodiversità, la riforma rappresenta un passaggio destinato ad avere effetti concreti sull’intero sistema della gestione faunistica nazionale.
Le prospettive della riforma
La riorganizzazione del Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio si inserisce nel più ampio percorso di semplificazione della Pubblica Amministrazione perseguito dal Governo.
L’efficacia del nuovo modello sarà valutata nei prossimi mesi, quando il Comitato opererà secondo la nuova composizione e le nuove regole previste dalla riforma. L’obiettivo dichiarato è quello di coniugare rappresentatività, snellezza amministrativa ed efficienza decisionale in un settore particolarmente delicato come quello della gestione faunistica e della regolamentazione dell’attività venatoria.





















