L’approvazione del Calendario Venatorio della Calabria 2026-2027 rappresenta un passo avanti per il mondo venatorio regionale, ma non chiude il confronto con la Regione. È questa la posizione espressa con una nota congiunta da Federcaccia Calabria, Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, Italcaccia, ANUU ed EPS, che parlano di risultati importanti ottenuti negli ultimi mesi ma anche di criticità ancora irrisolte.
Al centro delle richieste resta soprattutto il mancato riconoscimento delle deroghe previste dalla normativa europea, che secondo le associazioni continuano a penalizzare la Calabria rispetto ad altre regioni italiane.
Il decreto VINCA cambia le regole nelle aree Natura 2000
Tra gli aspetti considerati più positivi figura l’emanazione del decreto VINCA n. 12526 del 15 luglio, preceduto dalla deliberazione della Giunta regionale del 16 giugno.
Secondo le associazioni venatorie, il provvedimento consente finalmente una gestione più sostenibile dell’attività venatoria nelle aree della Rete Natura 2000, superando alcune limitazioni che negli ultimi anni avevano suscitato forti contestazioni.
Particolare rilievo assume la situazione della Zona di Protezione Speciale (ZPS) Costa Viola, dove per oltre un anno si è sviluppato un intenso confronto tra Regione, associazioni venatorie, amministrazioni locali e cittadini.
Costa Viola, superato il rinvio dell’apertura al 1° novembre
Le organizzazioni ricordano come il precedente differimento dell’apertura della caccia al 1° novembre nella Costa Viola fosse stato ritenuto eccessivamente penalizzante.
Durante il confronto, sfociato anche in assemblee pubbliche molto partecipate, è stato sostenuto che un rinvio così ampio avrebbe inciso negativamente non solo sull’attività venatoria ma anche sulla gestione della fauna selvatica, compromettendo il necessario equilibrio tra tutela ambientale e controllo delle specie problematiche.
Recuperate diverse Zone Speciali di Conservazione
Le associazioni evidenziano inoltre che il nuovo iter amministrativo ha consentito di eliminare il divieto di caccia che negli anni precedenti interessava alcune Zone Speciali di Conservazione (ZSC), tra cui Murge di Strongoli, Vallone Sant’Elia e Timpa Cassiano Belvedere.
Anche altre aree della rete Natura 2000, come Montegiordano, Fiumara di Melito, Costa Viola, Monte Sant’Elia e Fiumara Trionto, risultano oggi disciplinate da un quadro normativo ritenuto più chiaro rispetto al passato.
Pur rappresentando un miglioramento, in molte ZSC l’apertura della caccia resta fissata al 1° ottobre, ad eccezione di corvidi, colombaccio e cinghiale.
«Le deroghe continuano a essere negate»
Il nodo principale rimane però quello delle deroghe.
Secondo Federcaccia e le altre associazioni firmatarie, la Calabria continua a non beneficiare delle possibilità previste dall’articolo 9 della Direttiva Uccelli, nonostante altre regioni italiane abbiano ottenuto autorizzazioni analoghe.
Per il mondo venatorio si tratta di una disparità che richiede un intervento della Regione, anche attraverso un confronto con gli organismi tecnici competenti.
Le richieste alla Regione
Le associazioni riconoscono il lavoro svolto dalla Regione Calabria e ringraziano il consigliere regionale Mimmo Giannetta, l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo e l’assessore Antonio Montuoro per il confronto sviluppato negli ultimi mesi.
Allo stesso tempo chiedono che il percorso venga completato attraverso:
- il riconoscimento delle deroghe previste dalla normativa;
- una revisione delle limitazioni ancora presenti nelle Zone Speciali di Conservazione;
- l’approvazione definitiva del Piano Faunistico Venatorio Regionale, considerato fondamentale per garantire stabilità normativa e programmazione.
«La battaglia continua»
Pur definendosi «moderatamente soddisfatte», le associazioni venatorie ribadiscono che il lavoro non può considerarsi concluso.
Secondo Federcaccia Calabria e le altre sigle, i cacciatori rappresentano un soggetto attivo nella gestione del territorio e nel contenimento delle specie problematiche, in particolare del cinghiale, anche nell’ambito delle misure previste dal PRIU.
Per questo motivo chiedono che il dialogo con la Regione prosegua anche nei prossimi mesi, con l’obiettivo di arrivare a un quadro normativo stabile, condiviso e capace di garantire certezze al mondo venatorio calabrese.





















