L’ondata di caldo che sta interessando l’Italia riaccende il dibattito sull’apertura della stagione venatoria. Il WWF ha presentato un’istanza formale alle Regioni chiedendo di sospendere, o almeno limitare, la caccia durante il mese di settembre, ritenendo che le eccezionali condizioni climatiche rappresentino un ulteriore fattore di stress per la fauna selvatica.
Secondo l’associazione ambientalista, temperature record, assenza prolungata di precipitazioni, grave deficit idrico e incendi boschivi sempre più frequenti stanno mettendo a dura prova gli ecosistemi italiani proprio in un periodo delicato del ciclo biologico di numerose specie.
Nella richiesta inviata alle amministrazioni regionali, il WWF sostiene che la situazione attuale non possa essere affrontata con gli stessi criteri adottati negli anni caratterizzati da condizioni climatiche ordinarie.
«La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna selvatica», afferma l’associazione, invitando le istituzioni ad adeguare le proprie decisioni alla nuova realtà ambientale.
L’organizzazione evidenzia come molti animali siano già sottoposti a un forte stress causato dalla scarsità d’acqua, dalla riduzione delle risorse alimentari e dalla perdita di habitat dovuta agli incendi. In questo contesto, l’avvio della stagione venatoria rischierebbe, secondo il WWF, di aggravare ulteriormente una situazione già critica.
Il mese di settembre rappresenta una fase particolarmente importante per molte specie selvatiche.
Numerosi animali stanno completando la riproduzione estiva, mentre altri iniziano i movimenti migratori o devono ricostituire le riserve energetiche dopo mesi segnati da caldo intenso e siccità. La pressione esercitata dall’attività venatoria, secondo il WWF, potrebbe compromettere la sopravvivenza degli individui più debilitati.
Per questo motivo l’associazione ricorda che la tutela della biodiversità deve prevalere, soprattutto in presenza di eventi climatici eccezionali.
Tra i passaggi più significativi della richiesta c’è anche una riflessione sul ruolo dell’attività venatoria.
Il WWF definisce infatti la caccia un’attività ricreativa e non un servizio essenziale, sostenendo che, in una fase caratterizzata da fenomeni climatici straordinari, debba prevalere l’interesse pubblico alla conservazione degli ecosistemi.
Secondo l’associazione, continuare a gestire i calendari venatori senza considerare gli effetti della crisi climatica significherebbe ignorare le nuove condizioni ambientali che incidono direttamente sulla sopravvivenza della fauna.
Non è la prima volta che il WWF sollecita misure di questo tipo. Anche in precedenti estati caratterizzate da ondate di calore, siccità e incendi, l’associazione aveva chiesto alle Regioni di rinviare o limitare l’apertura della caccia, richiamando i pareri tecnici che evidenziavano lo stato di forte stress della fauna selvatica.
Ora, con un’altra estate segnata da temperature elevate e carenza di precipitazioni, il WWF torna a chiedere un intervento straordinario, lasciando alle Regioni la decisione finale sull’eventuale modifica dei calendari venatori.





















