RAPPORTO DELL’ECHA SUL DIVIETO QUASI TOTALE DELLE MUNIZIONI AL PIOMBO: SI PARTE ANCORA UNA VOLTA CON IL PIEDE SBAGLIATO

rizzini fucili da caccia e tiro

Lo European Shooting Sports Forum (ESSF), la piattaforma composta dalle associazioni europee di settore di cui per il nostro Paese ANPAM fa parte tramite IEACS e di cui detiene il segretariato, ha appena pubblicato un articolo sul sito di Euractiv avente come oggetto le numerose inesattezze e incongruenze contenute nella proposta di restrizione ECHA sull’utilizzo delle munizioni a base di piombo nelle zone terrestri, di recente pubblicazione.

L’articolo, consultabile nella sua versione originale al seguente link e di seguito nella sua traduzione, è la prima di una serie di attività sul fronte della comunicazione che saranno poste in essere dall’ESSF, grazie ad un importante ed ambizioso progetto europeo atto a fronteggiare in modo concreto e credibile le restrizioni promosse dall’ECHA sull’utilizzo del piombo nelle munizioni.

TESTO TRADOTTO

Sono trascorsi solo pochi mesi dall’adozione del tanto discusso divieto dell’uso di pallini di piombo nelle zone umide europee, e siamo già di fronte a un divieto molto più ampio, che riguarda tutte le munizioni a base di piombo in altri tipi di terreno. Coloro che avevano sperato che l’attuale proposta seguisse un percorso meno controverso, basato su dati affidabili e ragionamenti scientifici, saranno gravemente delusi.

Prima di approfondire l’analisi dell’Allegato XV, il c.d. Restriction Report dell’ECHA (attualmente in fase di consultazione pubblica), vale la pena ricordare il percorso tumultuoso della precedente restrizione all’uso del piombo nelle zone umide. Dopo essere stata respinta più volte dagli Stati membri durante le discussioni in sede di commissione REACH, la proposta è passata a malapena al Parlamento con appena il 52% dei deputati a favore. Avendo di poco superato il numero di voti necessario, questa misura ambigua e di difficile attuazione sarà applicabile da febbraio 2023. Allo stesso modo, la nuova proposta di divieto è partita con il piede sbagliato e la storia sembra destinata a ripetersi. Da un esame più attento, la relazione sulla restrizione dell’ECHA contiene diversi difetti. Alcuni tra i principali sono delineati di seguito.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO PER LA SALUTE UMANA

La valutazione del rischio per la salute umana dell’ECHA è errata perché si basa su valori di parametri selezionati arbitrariamente, che non riflettono la realtà e ignorano la letteratura scientifica esistente. Di conseguenza, presenta livelli di esposizione al piombo senza precedenti, che vengono proposti come fossero la norma europea.

ESPOSIZIONE AL PIOMBO = la quantità media di carne di selvaggina consumata × la concentrazione media di piombo nella carne di selvaggina derivata da munizioni di piombo

L’ECHA stima che l’adulto medio (del peso di 70 kg) consumi 80,89 kg di carne di selvaggina all’anno, un numero che è da quattro a otto volte superiore anche ai tassi di consumo più estremi di qualsiasi studio disponibile pubblicato dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA), così come per gli studi effettuati da qualsiasi altra Agenzia alimentare nazionale in Germania, Francia e Scozia. l’EFSA definisce i consumatori di una “grande quantità di carne di selvaggina” quelli che ne mangiano 4 kg all’anno. Le Agenzie alimentari nazionali di Germania, Francia e Scozia hanno fissato la quantità per i consumatori “estremi/di alto livello” compresa tra 2 e 18,2 kg all’anno.

Ma non è tutto. Anche il secondo parametro, quello relativo alla concentrazione media di piombo nella carne di selvaggina, sembra non essere supportato dalle evidenze scientifiche disponibili. Per cominciare, l’ECHA afferma che la concentrazione di piombo nella selvaggina cacciata con munizionamento spezzato è quasi 7 volte superiore a quella nella selvaggina cacciata con munizionamento intero. Questo è un controsenso, in quanto le concentrazioni di piombo nella piccola selvaggina, come fagiani e pernici, cacciati da fucili da caccia dovrebbero essere più elevate che nella selvaggina grande, come gli alci. Tuttavia, le concentrazioni di piombo stimate, ad esempio negli alci, potrebbero essere basate su campioni di carne prelevati intorno al canale della ferita, ignorando così la maggior parte della carne lontana dal proiettile e non contaminata.

Inoltre, i dati sulla concentrazione media di piombo utilizzati dall’ECHA (0,366 mg/kg per la selvaggina cacciata con pallini di piombo e 2,515 mg/kg per la selvaggina cacciata con proiettili di piombo) non sono in linea con nessuna delle evidenze scientifiche disponibili fornite dalle Agenzie alimentari nazionali dell’UE, come la FSAS (Scozia) o la SNFA (Svezia). Quindi, se è vero che l’esposizione al piombo = la quantità media di carne di selvaggina consumata × la concentrazione media di piombo nella carne di selvaggina da munizioni al piombo, è anche vero che la sovrastima di entrambi i parametri rende scientificamente infondata l’intera valutazione del rischio.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO AMBIENTALE

Guardando alla valutazione del rischio ambientale, la prima cosa che salta fuori è il fatto che le stime del rilascio annuale dei pallini di piombo nell’ambiente sembrano estremamente eccessive, sia per la caccia, che per il tiro sportivo. Il rilascio di 14.000 tonnellate di piombo all’anno (tpa) derivante dalla caccia con fucili ad anima liscia, le cui cartucce contengono 34 g di pallini di piombo, significherebbe che ogni cacciatore nell’UE spara in media 67 colpi di arma da fuoco all’anno (404,6 milioni di cartucce/6 milioni di cacciatori nell’UE), che è francamente una stima di riferimento medio alta. Per quanto riguarda l’emissione di piombo nell’ambiente derivante dal tiro sportivo, l’ipotesi dell’ECHA di 10.000 kg/anno di piombo utilizzati “su un tipico campo di tiro all’aperto” si riferisce a un c.d. worst-case scenario, basato su un sito campione, non può quindi essere considerato come ‘tipico’, in quanto i valori non sono ‘rappresentativi’. Il conseguente sovrastimato valore relativo al piombo rilasciato nell’ambiente, 35.000 tpa, non corrisponde alla realtà, in quanto stime più accurate sono meno della metà di tale quantitativo. Guardando allo studio dell’avvelenamento primario degli uccelli terrestri, è immediatamente evidente che molte specie di uccelli non sono state studiate in modo specifico o si presume che abbiano ecologie di alimentazione e probabilità di esposizione equiparabili ad altre specie, anche se vivono in ecosistemi completamente diversi. Alla fine, non è stato possibile identificare quali specie fossero considerate “a rischio” nella valutazione, non consentendo così la verifica della stima fornita.

Dei circa 20 studi utilizzati nella relazione dell’ECHA, solo cinque sono stati identificati e ritenuti come più o meno rappresentativi, il che è ulteriormente distorto da limitazioni geografiche, poiché questi studi provengono solo da tre paesi: Regno Unito (2) Spagna (2) e Danimarca (1). Anche tali studi seguono l’approccio del “conteggio delle singole morti” senza valutare il significato della mortalità a livello di popolazione di specie. Inoltre, la maggior parte degli studi si è svolta in aree di tiro intensivo (Regno Unito ed ES), e quindi le stime di avvelenamento da piombo in tali luoghi non sono rappresentative della maggior parte dei contesti di caccia in Europa, in quanto le aree di tiro intensivo sono piccole rispetto all’area in cui le sessioni di caccia e tiro avvengono su scala nazionale.

Ancora più importante, la valutazione ignora completamente altre vie di ingestione di piombo da fonti ambientali, come cibo o avvelenamento causato dall’esposizione a concentrazioni elevate di piombo in prossimità di miniere, siti di smaltimento dei rifiuti e stabilimenti industriali. In poche parole, la mortalità per avvelenamento da piombo è solo una parte della mortalità totale. Infine, l’ECHA stima che 135.429.204 uccelli (non un solo uccello in più e non uno in meno) sono a rischio di avvelenamento da munizioni al piombo e 1.354.292 uccelli muoiono effettivamente per avvelenamento da piombo ogni anno (prendendo in considerazione un tasso di mortalità dell’1%): cifre molto precise, considerando che nessuno sappia come sono state calcolate.

In conclusione, è chiaro come l’uso di valori di parametro scelti arbitrariamente, la negligenza della letteratura scientifica esistente su argomenti specifici, la mancanza di adeguate evidenze scientifiche in alcuni contesti e l’uso di dati statisticamente inattendibili rendano la relazione dell’ECHA scientificamente imperfetta e generalmente imprecisa. Se questo è davvero il documento su cui la Commissione elaborerà una proposta che avrà un impatto sulla vita di milioni di cittadini europei, temiamo che le prospettive per le decisioni future siano piuttosto cupe.

 

Tratto da federcaccia.org

 

Turismo venatorio riserva di caccia umbria