Cerca approfondimenti simili

MUFLONE – Ovis Musimon

Il Muflone, tradizionalmente indicato con il nome scientifico Ovis musimon, è uno degli ungulati più affascinanti presenti sul territorio italiano e rappresenta una delle figure più caratteristiche della fauna mediterranea.

Compatto, agile e straordinariamente adattabile, il Muflone è immediatamente riconoscibile nel maschio adulto per le grandi corna ricurve che possono svilupparsi progressivamente fino a formare una spettacolare spirale ai lati della testa.

Ma limitare il Muflone alle sue corna significherebbe conoscerne soltanto l’aspetto più appariscente.

Dietro il trofeo esiste infatti un animale caratterizzato da una complessa organizzazione sociale, forti differenze tra i sessi, adattamenti agli ambienti rocciosi e mediterranei, una stagione riproduttiva dominata dalla competizione tra gli arieti e una storia faunistica strettamente legata all’uomo.

Per il cacciatore di selezione il Muflone è inoltre una specie particolarmente interessante perché richiede la capacità di distinguere correttamente sesso, classe d’età, struttura corporea e sviluppo delle corna.

Nel Muflone, come nel Camoscio, le corna non vengono perdute ogni anno.

Crescono con l’animale e conservano sulla loro superficie una parte della sua storia biologica.

Muflone: carta d’identità

Nome comune Muflone
Nome scientifico tradizionale Ovis musimon
Classificazione Genere Ovis; posizione tassonomica del Muflone mediterraneo oggetto di differenti interpretazioni e revisioni
Nome inglese Mouflon
Ordine Artiodactyla
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Caprinae
Genere Ovis
Lunghezza testa-corpo Indicativamente circa 110-130 cm
Altezza alla spalla Indicativamente circa 65-75 cm, con maschi mediamente più grandi
Peso Indicativamente circa 35-50 kg nei maschi adulti e 30-40 kg nelle femmine, con variazioni tra popolazioni e individui
Habitat Ambienti mediterranei, collinari e montani, boschi aperti, macchia, praterie e territori rocciosi
Dieta Erbivora e stagionalmente variabile
Corna Permanenti; particolarmente sviluppate nei maschi
Periodo riproduttivo Principalmente autunno-inverno
Gestazione Circa cinque mesi
Parti Prevalentemente in primavera
Numero di piccoli Generalmente uno, possibili parti gemellari
Trofeo Corna del maschio
Gestione venatoria Variabile secondo territorio, popolazione e normativa vigente

Ovis musimon, Ovis orientalis o Ovis aries? La complessa classificazione del Muflone

La tassonomia del Muflone rappresenta uno degli aspetti più interessanti e complessi della specie.

Il nome Ovis musimon è profondamente radicato nella letteratura faunistica e soprattutto nel linguaggio venatorio europeo.

Nel corso del tempo il Muflone mediterraneo è stato però interpretato anche come forma appartenente al complesso di Ovis orientalis e, secondo classificazioni più recenti, messo in stretta relazione con Ovis aries, la pecora domestica.

La questione non è soltanto nominale.

Riguarda direttamente la storia evolutiva e soprattutto l’origine delle popolazioni mediterranee.

Il Muflone potrebbe essere il risultato di una domesticazione antichissima?

Una delle interpretazioni oggi più interessanti considera le popolazioni mediterranee di Muflone come discendenti di pecore portate dall’uomo sulle isole durante le prime fasi della domesticazione e successivamente tornate a condizioni selvatiche.

In questa prospettiva il Muflone rappresenta qualcosa di estremamente particolare:

un animale selvatico la cui storia è intrecciata con quella delle prime società umane del Mediterraneo.

Il Muflone e le isole del Mediterraneo

La storia del Muflone europeo è strettamente collegata soprattutto a Sardegna e Corsica.

Queste popolazioni hanno avuto un ruolo fondamentale anche nella successiva diffusione della specie in numerose altre aree europee.

A partire dall’età moderna, infatti, il Muflone è stato introdotto in molte regioni del continente per finalità faunistiche e venatorie.

Il Muflone in Italia

La situazione italiana deve essere letta distinguendo le popolazioni storicamente presenti in Sardegna dai numerosi nuclei derivati da successive introduzioni effettuate in differenti territori della penisola e delle isole.

Questa origine differente è importante anche dal punto di vista gestionale e conservazionistico.

Come riconoscere il Muflone

Il Muflone possiede un corpo compatto e robusto, sostenuto da arti relativamente sottili ma potenti.

La testa è proporzionata e il muso relativamente fine.

Nel maschio adulto l’elemento dominante è costituito dalle grandi corna spiralate.

Il dimorfismo sessuale diventa particolarmente evidente con la maturità.

Il mantello del maschio

Il maschio adulto presenta generalmente tonalità brune che diventano particolarmente scure su collo, spalle e parte degli arti.

Il contrasto cromatico aumenta soprattutto durante la stagione invernale.

La sella bianca

Uno dei caratteri più conosciuti del maschio maturo è la presenza della cosiddetta sella o sella bianca.

Si tratta di una zona più chiara che compare sui fianchi e può diventare molto evidente in determinati soggetti.

La sua presenza e intensità possono variare.

La sella permette di determinare l’età?

No.

Una sella particolarmente evidente può essere associata alla maturità del maschio, ma non costituisce da sola un metodo affidabile per stabilire l’età.

La valutazione deve sempre comprendere l’intera morfologia dell’animale.

Il mantello della femmina

La femmina presenta generalmente una colorazione più uniforme e meno contrastata.

Le tonalità possono essere brune o rossicce, mentre le parti inferiori risultano più chiare.

La struttura corporea è inoltre più leggera rispetto a quella del maschio adulto.

Maschio e femmina

Nel Muflone il dimorfismo sessuale è considerevole.

Il maschio adulto presenta:

maggiore massa corporea;

collo più robusto;

torace maggiormente sviluppato;

colorazione più contrastata;

grandi corna.

La femmina è più leggera e possiede una silhouette più fine.

L’ariete

Il maschio adulto viene comunemente definito ariete.

Con la maturità l’avantreno diventa particolarmente potente e il collo assume una struttura massiccia, soprattutto durante il periodo riproduttivo.

La femmina

Le femmine adulte costituiscono il nucleo fondamentale dei gruppi sociali insieme ai giovani.

Il loro comportamento gregario rappresenta una delle caratteristiche più evidenti della specie.

L’agnello

Il piccolo viene comunemente indicato come agnello.

Nasce già ben sviluppato e acquisisce rapidamente la capacità di seguire la madre negli spostamenti.

Le corna del Muflone

Le grandi corna costituiscono la caratteristica più spettacolare del maschio.

A differenza dei palchi dei Cervidi, non cadono e non vengono ricostruite ogni anno.

La loro crescita accompagna invece l’animale durante la vita.

Come sono costruite le corna

Le corna sono costituite da una struttura ossea interna rivestita da una guaina cornea.

Con la crescita del maschio aumentano progressivamente in lunghezza, circonferenza e curvatura.

La spirale

Nel grande ariete le corna si sviluppano lateralmente dalla testa e descrivono una spettacolare curvatura.

Osservato frontalmente, un vecchio maschio può apparire quasi incorniciato dalle proprie corna.

Quanto possono crescere?

Lo sviluppo varia notevolmente tra individui e popolazioni.

Genetica, età, disponibilità alimentare, condizioni ambientali e stato sanitario contribuiscono alla formazione del trofeo.

Le corna crescono alla stessa velocità per tutta la vita?

No.

La crescita è particolarmente importante durante gli anni giovanili e tende progressivamente a ridursi con l’avanzare dell’età.

Questo fenomeno è fondamentale per comprendere la lettura degli anelli.

Gli anelli di accrescimento

Sulla superficie delle corna sono riconoscibili segni collegati alle variazioni stagionali della crescita.

La corretta interpretazione degli anelli annuali può fornire informazioni estremamente importanti sull’età dell’animale.

Le corna come archivio biologico

Nel Cervo il palco cade.

Nel Capriolo il palco cade.

Nel Daino il palco cade.

Nel Muflone le corna rimangono.

Anno dopo anno continuano a crescere.

Per questo possono essere considerate una sorta di archivio permanente della crescita dell’animale.

Attenzione ai falsi anelli

Non ogni solco visibile sulla superficie delle corna corrisponde necessariamente a un anno.

Possono esistere irregolarità che rischiano di essere interpretate erroneamente come arresti annuali.

La determinazione dell’età richiede quindi conoscenza ed esperienza.

La crescita nei giovani

Durante i primi anni gli incrementi sono relativamente ampi.

La crescita longitudinale delle corna è evidente e permette di seguire rapidamente lo sviluppo del giovane maschio.

La crescita nell’adulto

Con la maturità gli incrementi annuali diventano progressivamente più ridotti.

Nell’animale anziano gli ultimi segmenti possono risultare molto più ravvicinati.

Le femmine hanno le corna?

Questo è un punto nel quale bisogna evitare generalizzazioni.

Nelle popolazioni di Muflone le femmine possono essere prive di corna oppure presentare strutture molto più piccole e sottili rispetto a quelle dei maschi, con frequenze e caratteristiche variabili tra le diverse popolazioni.

Il grande trofeo spiralato rimane comunque una caratteristica tipicamente maschile.

Come stimare l’età di un Muflone vivo

Sul capo vivo non è sufficiente osservare la lunghezza delle corna.

La valutazione deve comprendere:

struttura corporea;

collo;

torace;

linea dorsale;

linea ventrale;

mantello;

sviluppo e curvatura delle corna;

comportamento.

Il giovane maschio

Possiede una struttura relativamente leggera.

Gli arti appaiono proporzionalmente lunghi, il collo sottile e l’avantreno ancora poco sviluppato.

Le corna mostrano chiaramente di essere ancora nelle prime fasi della crescita.

Il maschio subadulto

Il corpo comincia ad acquistare massa.

Il collo si irrobustisce e le corna assumono una curvatura sempre più evidente.

La figura perde progressivamente l’aspetto giovanile.

Il maschio maturo

Un ariete maturo presenta una struttura compatta e potente.

Il torace è profondo.

Il collo è massiccio.

Le corna dominano la silhouette della testa.

La colorazione può presentare forti contrasti.

Il vecchio ariete

Con l’età avanzata la figura può cambiare ulteriormente.

La linea dorsale, la postura, il ventre, il collo e soprattutto il comportamento forniscono indicazioni che devono essere interpretate insieme allo sviluppo delle corna.

Corna grandi significa Muflone vecchio?

Non necessariamente.

Un grande sviluppo può indicare maturità, ma la dimensione del trofeo dipende anche da:

genetica;

nutrizione;

ambiente;

stato sanitario;

caratteristiche della popolazione.

Trofeo ed età non sono sinonimi.

Quando le corna diventano troppo chiuse

La conformazione delle corna deve essere osservata anche dal punto di vista funzionale.

In alcuni soggetti la crescita può portare le estremità ad avvicinarsi molto alla testa, al collo o alla regione facciale.

Situazioni anomale possono richiedere particolare attenzione durante la valutazione gestionale del capo.

Le corna possono rompersi?

Sì.

Combattimenti, urti contro rocce e altri traumi possono provocare rotture.

Un trofeo asimmetrico non significa quindi necessariamente un’anomalia genetica.

La struttura sociale del Muflone

Il Muflone è una specie fortemente gregaria.

La composizione dei gruppi cambia però in funzione di sesso, età e stagione.

I gruppi femminili

Le femmine costituiscono gruppi insieme agli agnelli e ai giovani.

La struttura sociale femminile può mantenere una notevole stabilità.

I gruppi maschili

Fuori dalla stagione riproduttiva i maschi possono vivere separati dalle femmine e formare gruppi propri.

La composizione varia con l’età e le caratteristiche della popolazione.

Il vecchio ariete può essere più solitario

I maschi maturi possono mostrare una maggiore indipendenza sociale rispetto ai giovani.

La situazione cambia profondamente con l’arrivo della stagione degli amori.

Il rut del Muflone

Il periodo riproduttivo rappresenta una delle fasi più spettacolari della vita della specie.

Con l’avvicinarsi del rut i maschi aumentano l’interesse verso i gruppi femminili e cresce la competizione tra gli arieti.

Quando avviene il rut?

Il periodo principale cade generalmente tra autunno e inizio inverno, con variazioni determinate dalla popolazione, dalla latitudine e dalle condizioni ambientali.

Il maschio durante il rut

Il comportamento cambia.

Aumentano:

spostamenti;

controllo delle femmine;

interazioni tra maschi;

atteggiamenti di dominanza;

combattimenti.

La gerarchia tra gli arieti

Età, dimensioni, esperienza e forza fisica contribuiscono a determinare la posizione sociale dei maschi.

Non ogni incontro termina però con un combattimento.

Molti confronti possono essere risolti attraverso la valutazione reciproca.

Il combattimento del Muflone

Quando due maschi decidono di affrontarsi, la scena è impressionante.

Gli animali possono allontanarsi reciprocamente.

Poi partono.

Accelerano.

Abbassano la testa.

E le corna entrano violentemente in contatto.

Il rumore dell’impatto

Il colpo tra le corna può essere percepito a distanza.

La struttura del cranio, delle corna e del collo consente agli arieti di sopportare impatti che sarebbero estremamente pericolosi per molti altri mammiferi.

Perché non si feriscono a ogni combattimento?

Il sistema cranio-corpo è specializzato per distribuire e assorbire una parte delle forze generate dall’impatto.

Ciò non significa che i combattimenti siano privi di rischi.

Traumi e ferite possono comunque verificarsi.

Il combattimento serve davvero?

Sì.

La competizione contribuisce a stabilire l’accesso riproduttivo alle femmine.

La forza fisica diventa quindi una componente della selezione sessuale.

Il rut ha un costo energetico

Come negli altri grandi ungulati, la stagione riproduttiva può comportare:

maggiore movimento;

minore tempo dedicato all’alimentazione;

combattimenti;

stress;

consumo delle riserve accumulate precedentemente.

La riproduzione

Dopo l’accoppiamento la femmina affronta una gestazione di circa cinque mesi.

Le nascite avvengono prevalentemente durante la primavera.

Il parto

La femmina può isolarsi temporaneamente dal gruppo in prossimità del parto.

Generalmente nasce un agnello, anche se possono verificarsi parti gemellari.

L’agnello si alza rapidamente

Come negli altri ungulati che vivono in ambienti aperti e accidentati, il piccolo deve acquisire rapidamente mobilità.

La capacità di seguire la madre rappresenta un’importante strategia di sopravvivenza.

Il legame madre-agnello

Durante le prime settimane il rapporto con la madre è molto stretto.

Il piccolo impara progressivamente:

le aree di alimentazione;

i luoghi di riposo;

le vie di fuga;

il comportamento del gruppo.

L’habitat del Muflone

L’immagine classica associa il Muflone alla roccia e ai territori montuosi.

La specie possiede però una notevole plasticità ecologica.

Può utilizzare:

macchia mediterranea;

boschi aperti;

praterie;

pascoli;

ambienti collinari;

territori montani;

pietraie;

zone rocciose.

Il ruolo della roccia

Le zone rocciose offrono importanti possibilità di fuga e sicurezza.

Il Muflone è un animale agile, capace di muoversi rapidamente su pendii e terreni accidentati.

Il Muflone non è un Camoscio

Nonostante la capacità di muoversi su terreno difficile, il Muflone non possiede lo stesso grado di specializzazione del Camoscio per le pareti alpine estreme.

Predilige frequentemente ambienti nei quali zone aperte, copertura vegetale e settori rocciosi formano un mosaico.

Cosa mangia il Muflone?

Il Muflone è un ruminante erbivoro dotato di notevole adattabilità alimentare.

La dieta può comprendere:

graminacee;

erbe;

foglie;

germogli;

arbusti;

frutti forestali;

altre risorse vegetali stagionali.

La dieta cambia durante l’anno

In primavera la nuova vegetazione offre alimenti particolarmente ricchi.

Durante l’estate la disponibilità può diminuire soprattutto negli ambienti mediterranei più aridi.

In autunno diventano importanti differenti risorse vegetali e frutti forestali.

L’inverno impone invece una maggiore flessibilità alimentare.

La siccità

Nelle popolazioni mediterranee la disponibilità d’acqua e la forte riduzione estiva della vegetazione possono influenzare sensibilmente distribuzione e comportamento.

Il Muflone e la ruminazione

Come gli altri Bovidi, il Muflone alterna periodi di alimentazione a fasi di riposo e ruminazione.

Le zone di rimessa devono quindi garantire tranquillità e sicurezza.

Quando è attivo?

Alba e tramonto rappresentano frequentemente periodi di intensa attività.

La distribuzione dell’attività può tuttavia cambiare in relazione a temperatura, stagione, disturbo umano e pressione venatoria.

Il Muflone e il caldo

Durante le giornate estive più calde l’attività può concentrarsi maggiormente nelle ore fresche.

Nelle ore centrali gli animali possono cercare ombra e riparo.

I sensi del Muflone

La sopravvivenza dipende da una combinazione molto efficace di:

vista;

olfatto;

udito;

vigilanza sociale.

La vista

Negli ambienti aperti il Muflone può controllare ampie porzioni di territorio.

I movimenti anomali vengono individuati rapidamente.

L’olfatto

L’olfatto è particolarmente sviluppato.

Un avvicinamento effettuato con vento sfavorevole può terminare molto prima che il cacciatore abbia raggiunto una posizione utile all’osservazione.

L’udito

Le orecchie mobili consentono di localizzare rapidamente i rumori.

In un gruppo la reazione di un solo individuo può mettere immediatamente in allarme tutti gli altri.

La forza del branco

Un gruppo numeroso dispone contemporaneamente di molti occhi, molti nasi e molte orecchie.

La socialità rappresenta quindi anche una strategia antipredatoria.

Le impronte del Muflone

L’impronta presenta i due tipici unghioni degli ungulati.

La conformazione relativamente stretta e la dimensione devono essere interpretate insieme al substrato e alla pista completa.

Una singola impronta non racconta tutto

Stabilire sesso ed età attraverso una singola traccia è generalmente poco affidabile.

Una pista completa fornisce molte più informazioni.

I sentieri

I gruppi possono utilizzare ripetutamente determinati percorsi tra:

rimesse;

zone di alimentazione;

punti d’acqua;

aree di sicurezza.

Le fatte

Gli escrementi presentano la tipica conformazione degli ovini selvatici e possono variare per forma e consistenza in funzione dell’alimentazione.

Il ciclo annuale del Muflone

Periodo Fase biologica prevalente
Inverno Gestazione delle femmine, gestione delle riserve e alimentazione invernale
Primavera Nascite, nuova vegetazione e recupero della condizione corporea
Estate Crescita degli agnelli, alimentazione e organizzazione dei gruppi
Fine estate-autunno Accumulo delle riserve e progressiva preparazione al periodo riproduttivo
Autunno-inizio inverno Rut, competizione tra gli arieti e accoppiamenti

I predatori del Muflone

In Italia il Lupo rappresenta il principale grande predatore naturale capace di esercitare una pressione significativa sulle popolazioni di Muflone dove le due specie convivono.

Il Muflone può essere particolarmente vulnerabile al Lupo?

In alcuni contesti sì.

Una popolazione introdotta in un ambiente differente da quello mediterraneo e priva di estese zone rocciose di fuga può risultare maggiormente esposta alla predazione.

Il rapporto tra predatore, preda e habitat deve quindi essere valutato localmente.

Gli agnelli

Come accade per molti ungulati, i giovani rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile.

La mortalità giovanile può influire sensibilmente sulla dinamica della popolazione.

Il Muflone e la gestione faunistica

La gestione del Muflone in Italia è particolarmente complessa perché non tutte le popolazioni possiedono la stessa origine e lo stesso significato conservazionistico.

Bisogna distinguere attentamente tra popolazioni mediterranee di particolare valore storico e genetico e nuclei originati da introduzioni effettuate in altre aree.

Una specie, molte situazioni gestionali

In un territorio l’obiettivo può essere la conservazione di una popolazione.

In un altro può essere necessario limitarne la densità.

In un altro ancora la presenza può entrare in conflitto con differenti obiettivi di conservazione.

Per questo parlare genericamente di “gestione del Muflone” senza considerare il territorio è poco corretto.

Il monitoraggio

Una gestione scientificamente corretta richiede informazioni su:

consistenza;

distribuzione;

rapporto tra i sessi;

struttura per classi d’età;

successo riproduttivo;

mortalità;

condizioni sanitarie;

interazioni con habitat e altre specie.

I censimenti

La tendenza del Muflone a utilizzare ambienti aperti e la sua socialità possono favorire l’osservazione diretta.

Binocolo e cannocchiale permettono di classificare i gruppi da grande distanza limitando il disturbo.

La struttura della popolazione conta quanto il numero

Sapere che in un territorio vivono cento Mufloni non è sufficiente.

Bisogna sapere quanti sono:

maschi;

femmine;

giovani;

agnelli.

Una popolazione è una struttura biologica, non semplicemente un totale.

La caccia di selezione al Muflone

La caccia di selezione richiede innanzitutto la corretta classificazione del capo.

Prima di qualsiasi decisione il cacciatore deve determinare:

sesso;

classe d’età;

condizione dell’animale;

corrispondenza con il piano di prelievo.

Prima il binocolo

Le grandi corna possono attirare immediatamente l’attenzione.

Ma il selecontrollore deve prima osservare l’intero animale.

La regola è sempre la stessa:

prima il capo, poi il trofeo.

Osservare il gruppo

Prima di concentrarsi su un singolo individuo è utile comprendere la struttura del branco.

Quanti animali sono presenti?

Ci sono agnelli?

Quante femmine?

Quanti maschi?

Il soggetto osservato appartiene realmente alla classe prevista?

Il cannocchiale da osservazione

Quando le distanze aumentano, il cannocchiale permette di valutare dettagli difficilmente leggibili con il solo binocolo.

È particolarmente utile per analizzare:

corna;

proporzioni corporee;

caratteristiche del mantello;

comportamento.

Non classificare mai soltanto attraverso le corna

La curvatura del trofeo può essere spettacolare, ma la prospettiva modifica enormemente la percezione.

Un animale osservato frontalmente, lateralmente o dall’alto può sembrare molto diverso.

Il vento

Come nella caccia agli altri ungulati, il vento rappresenta uno dei principali elementi da considerare durante l’avvicinamento.

La capacità olfattiva del Muflone rende estremamente difficile recuperare un errore commesso sotto questo aspetto.

L’aspetto

L’osservazione da una posizione dominante permette spesso di individuare i gruppi durante gli spostamenti verso le zone di alimentazione.

La conoscenza delle abitudini locali diventa fondamentale.

La cerca

La cerca richiede una lettura continua di:

vento;

terreno;

copertura;

vie di fuga;

posizione del branco.

Avvicinare un branco è più difficile che avvicinare un singolo animale

Ogni individuo rappresenta un potenziale sistema d’allarme.

Un giovane che individua un movimento può compromettere l’avvicinamento al vecchio ariete posto decine di metri più lontano.

Il tiro responsabile

Il tiro deve essere effettuato soltanto quando:

il capo è stato identificato con certezza;

è chiaramente separato dagli altri animali;

la posizione è stabile;

la distanza è compatibile con le capacità del cacciatore;

il terreno offre condizioni di sicurezza;

il recupero è realisticamente possibile.

Dopo il tiro

La reazione dell’animale deve essere osservata attentamente.

È importante memorizzare:

punto esatto del tiro;

reazione;

direzione della fuga;

ultimo punto nel quale il capo è stato visto.

Il recupero

Negli ambienti rocciosi e montani il recupero può risultare fisicamente impegnativo.

La sicurezza dell’operatore deve rimanere prioritaria.

Il cane da traccia

Quando l’esito del tiro non è certo, il recupero attraverso un cane specializzato rappresenta uno strumento fondamentale per evitare la perdita di un animale ferito.

Il trofeo del Muflone

Le corna del grande ariete rappresentano uno dei trofei più caratteristici della caccia europea.

La valutazione ufficiale considera diversi parametri secondo il sistema adottato.

Cosa viene valutato nel trofeo

Tra gli elementi principali assumono importanza:

lunghezza delle corna;

circonferenze;

apertura;

curvatura;

simmetria;

caratteristiche complessive previste dal metodo di valutazione.

Il trofeo deve essere osservato da più angolazioni

La particolare curvatura delle corna rende ingannevole una valutazione effettuata da una sola prospettiva.

Vista frontale, laterale e superiore forniscono informazioni differenti.

Il valore del trofeo non coincide con il valore dell’animale

Un grande ariete non è biologicamente importante perché possiede un trofeo da medaglia.

È importante perché rappresenta una determinata componente della struttura della popolazione.

Questa distinzione è fondamentale nella moderna gestione faunistica.

Muflone e pecora domestica

La vicinanza evolutiva e genetica tra Muflone e pecora domestica costituisce uno degli aspetti più affascinanti della specie.

I due animali appartengono a una storia evolutiva e di domesticazione profondamente intrecciata.

Il rischio di ibridazione

Il contatto tra Mufloni e pecore domestiche può determinare fenomeni di ibridazione.

Nelle popolazioni di interesse conservazionistico questo aspetto assume particolare rilevanza perché può modificare le caratteristiche genetiche del nucleo selvatico.

Il problema sanitario

La vicinanza tra ungulati selvatici e bestiame domestico può inoltre favorire la circolazione di alcuni agenti patogeni e parassiti.

Il monitoraggio sanitario costituisce quindi parte integrante della gestione.

Muflone: caratteristiche principali

Gregariarietà ★★★★★
Dimorfismo sessuale ★★★★★
Sviluppo delle corna nel maschio ★★★★★
Agilità ★★★★☆
Adattabilità ★★★★★
Importanza dell’olfatto ★★★★★
Difficoltà di classificazione per età ★★★★☆
Spettacolarità del rut ★★★★★
Importanza gestionale ★★★★★
Valore nella tradizione venatoria ★★★★★

Curiosità sul Muflone

Le corna non sono palchi: sono strutture permanenti che accompagnano il maschio durante la vita.

Il nome Ovis musimon è ancora largamente utilizzato, ma la classificazione tassonomica del Muflone mediterraneo è stata oggetto di numerose revisioni.

La sua presenza originaria in Sardegna e Corsica è probabilmente collegata all’uomo preistorico.

Potrebbe discendere da pecore introdotte durante le prime fasi della domesticazione e successivamente rinselvatichite.

La caratteristica sella bianca non permette da sola di stabilire l’età del maschio.

Gli anelli delle corna possono fornire importanti indicazioni sull’età.

Non ogni solco visibile rappresenta necessariamente un anello annuale.

Durante i combattimenti gli arieti possono scontrare violentemente le corna.

Il Muflone è molto agile, ma non possiede la stessa specializzazione estrema del Camoscio per l’ambiente alpino.

Le femmine possono essere prive di corna oppure possederne di piccole, secondo le caratteristiche della popolazione.

Le popolazioni italiane non hanno tutte lo stesso significato conservazionistico: origine e storia del singolo nucleo sono fondamentali nella gestione.

La specie può ibridarsi con la pecora domestica.

Il vecchio ariete

All’interno di un gruppo di Mufloni c’è un animale che attira inevitabilmente lo sguardo.

Non è il più veloce.

Non è necessariamente quello che si muove di più.

È quello che sembra portare sulla testa il peso degli anni.

Le corna scendono lateralmente.

Curvano.

Proseguono nella loro spirale.

La base è massiccia.

Il collo è potente.

La sella chiara interrompe il mantello scuro.

È un vecchio ariete.

Le sue corna non sono cresciute in una stagione

Questo è ciò che distingue profondamente il Muflone dai Cervidi.

Il grande palco del Cervo viene costruito e perduto.

Le pale del Daino vengono costruite e perdute.

Le corna dell’ariete restano.

Quando l’animale aveva un anno erano già lì.

Poi è arrivata una primavera.

Una nuova crescita.

Un inverno.

Un altro anno.

E così ancora.

Una spirale costruita dal tempo

Ogni anno aggiunge una nuova porzione.

Nei primi anni la crescita è importante.

Poi rallenta.

Gli incrementi diventano più brevi.

Gli anelli si avvicinano.

La spirale si completa.

Il trofeo diventa così qualcosa di più di una struttura ornamentale.

Diventa la conseguenza visibile del tempo.

Quando arriva il rut

Per mesi gli arieti possono avere vissuto separati dai gruppi femminili.

Poi cambia la stagione.

Gli animali si avvicinano.

I maschi cominciano a controllarsi.

Un giovane si sposta.

Un adulto rimane.

Due grandi arieti si trovano uno davanti all’altro.

Prima dello scontro

Non partono immediatamente.

Si osservano.

Valutano dimensioni, comportamento e intenzioni dell’avversario.

Uno potrebbe cedere.

Se nessuno lo fa, la distanza aumenta.

Poi arriva il colpo

Il primo ariete parte.

Il secondo fa lo stesso.

Le teste si abbassano.

Le corna entrano in contatto.

Il rumore secco dell’impatto attraversa il bosco.

I due animali arretrano.

Poi ricominciano.

Non stanno combattendo per un trofeo

Quelle corna che l’uomo considera belle sono, per il Muflone, parte di un sistema di competizione.

La selezione sessuale ha favorito maschi capaci di affrontare rivali e conquistare una posizione nella gerarchia riproduttiva.

Il trofeo è quindi prima di tutto biologia.

Il branco come sistema di sorveglianza

Per il cacciatore il problema cambia completamente.

Un vecchio ariete può essere concentrato sull’alimentazione.

Ma una femmina posta cinquanta metri più in alto sta osservando.

Un giovane è rivolto verso il bosco.

Un’altra femmina controlla il pendio.

Il cacciatore non deve quindi superare la vigilanza di un solo animale.

Deve superare quella dell’intero gruppo.

Il vento cambia tutto

Il gruppo è a distanza.

Non ha visto il cacciatore.

Non ha sentito rumori.

Poi una femmina solleva improvvisamente la testa.

Rimane immobile.

Le narici lavorano.

Un secondo animale si ferma.

Poi tutto il branco guarda nella stessa direzione.

Il vento ha portato un’informazione che gli occhi non erano riusciti a raccogliere.

La caccia al Muflone comincia prima di vedere il Muflone

Comincia studiando il territorio.

Dove si alimentano?

Dove riposano?

Quali passaggi utilizzano?

Dove trovano sicurezza?

Come cambia il vento?

Quali zone frequentano al mattino?

Quali al tramonto?

Poi bisogna trovare il capo

Il binocolo individua il branco.

Il cannocchiale permette di entrare nella struttura del gruppo.

Femmina.

Agnello.

Giovane maschio.

Altro giovane.

Maschio adulto.

Poi compare un ariete più grande.

Le corna attirano lo sguardo, ma non devono decidere

Il cacciatore osserva la spirale.

Ma deve spostare immediatamente l’attenzione sul corpo.

Collo.

Torace.

Linea dorsale.

Mantello.

Comportamento.

Rapporto con gli altri maschi.

Solo mettendo insieme tutti questi elementi può formulare una valutazione corretta.

Il Muflone insegna una regola fondamentale della selezione

Un grande trofeo può essere bellissimo.

Ma il piano di prelievo non chiede al cacciatore quale animale gli piaccia di più.

Chiede quale animale appartenga alla classe assegnata.

Questa differenza separa la semplice ricerca del trofeo dalla gestione faunistica consapevole.

Una storia iniziata migliaia di anni fa

Ma forse l’aspetto più sorprendente del Muflone non è visibile osservando le sue corna.

È nascosto nella sua storia.

Migliaia di anni fa uomini che stavano trasformando il proprio rapporto con gli animali trasportarono ovini attraverso il Mediterraneo.

Alcuni raggiunsero le isole.

Generazione dopo generazione, alcune popolazioni tornarono a vivere senza dipendere direttamente dall’uomo.

Il risultato di quella storia potrebbe essere davanti a noi ancora oggi.

Selvatico, domestico e nuovamente selvatico

Questa possibile sequenza rende il Muflone straordinario anche dal punto di vista culturale.

Un antenato selvatico.

La domesticazione.

Il trasporto da parte dell’uomo.

Il ritorno alla vita selvatica.

La successiva diffusione in Europa.

Pochi ungulati permettono di raccontare con altrettanta efficacia il rapporto millenario tra fauna, caccia, allevamento e civiltà umana.

Conoscere il Muflone significa guardare oltre le corna

Il Muflone – Ovis musimon viene riconosciuto immediatamente per la grande spirale del maschio.

Ma quelle corna sono soltanto il punto di partenza.

Dietro di esse troviamo una struttura sociale complessa.

Una gerarchia.

Una stagione riproduttiva spettacolare.

Un animale capace di adattarsi ad ambienti molto differenti.

Una gestione che cambia profondamente secondo l’origine della popolazione.

E soprattutto una storia evolutiva e antropologica ancora più interessante del trofeo.

Il grande ariete porta quindi sulla testa due storie.

La prima è quella dell’individuo, scritta anno dopo anno nella crescita delle corna.

La seconda è molto più antica.

È la storia millenaria del rapporto tra l’uomo e le pecore selvatiche del Mediterraneo.

In Evidenza