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CINGHIALE – Sus Scrofa

Il Cinghiale, scientificamente classificato come Sus scrofa, è uno degli ungulati più importanti, diffusi e complessi della fauna italiana. Pochi altri selvatici riescono a combinare nello stesso animale forza fisica, intelligenza comportamentale, capacità di adattamento, elevato potenziale riproduttivo e una straordinaria abilità nel modificare le proprie abitudini in funzione dell’ambiente e della pressione esercitata dall’uomo.

Per il cacciatore esperto il Cinghiale non è semplicemente un animale da individuare e prelevare. È un selvatico da leggere attraverso il territorio.

Un’impronta nel fango, una grufolata recente, il fusto di un albero coperto di fango, una lestra utilizzata durante il giorno, un passaggio sotto una recinzione, una fatta, una pozza trasformata in insoglio o una traccia che attraversa un fosso possono raccontare molto prima che l’animale venga visto.

Comprendere realmente il Cinghiale significa quindi conoscere non soltanto la sua anatomia, ma soprattutto la sua ecologia e il suo comportamento: dove riposa, quando si muove, cosa mangia, come utilizza il vento, come reagisce al disturbo, come cambia comportamento durante la stagione riproduttiva e come una popolazione risponde alla pressione venatoria.

È questa complessità ad aver trasformato Sus scrofa in uno dei grandi protagonisti della caccia e della gestione faunistica italiana.

Cinghiale: carta d’identità

Nome comune Cinghiale
Nome scientifico Sus scrofa
Nome inglese Wild Boar
Ordine Artiodactyla
Famiglia Suidae
Genere Sus
Distribuzione originaria Europa, Nord Africa e vasta parte dell’Asia
Presenza in Italia Ampia e ormai estesa a gran parte della Penisola e a diverse isole
Habitat Boschi, macchia mediterranea, aree agricole, zone montane, collinari, ripariali e ambienti periurbani
Dieta Onnivora, con forte prevalenza stagionale della componente vegetale
Attività Potenzialmente distribuita nelle 24 ore, frequentemente crepuscolare e notturna nelle aree disturbate
Struttura sociale Gruppi prevalentemente matriarcali; maschi adulti generalmente più solitari
Gestazione Circa 115-120 giorni
Prole Variabile in relazione soprattutto a età, condizioni corporee e disponibilità alimentare
Status venatorio Specie cacciabile e oggetto di gestione e controllo secondo normativa vigente

Un animale costruito per sopravvivere

Il Cinghiale possiede una struttura fisica estremamente robusta.

Il corpo è compatto, il tronco potente, il collo corto e muscoloso e la parte anteriore appare particolarmente sviluppata.

Questa conformazione permette all’animale di attraversare vegetazione estremamente fitta, affrontare terreni difficili e utilizzare il muso per scavare il terreno.

Il peso del Cinghiale

Non esiste un unico peso rappresentativo della specie.

Le dimensioni cambiano in funzione di:

sesso;

età;

origine geografica;

disponibilità alimentare;

condizioni ambientali;

caratteristiche genetiche della popolazione.

I maschi adulti possono raggiungere masse considerevoli e risultano generalmente più pesanti delle femmine.

Le dimensioni eccezionali esistono, ma non devono essere utilizzate come riferimento per descrivere la popolazione normale.

Maschio e femmina: come distinguerli

Nei soggetti adulti il dimorfismo sessuale può diventare evidente.

Il maschio tende a presentare una struttura più massiccia, con avantreno particolarmente sviluppato, collo robusto e testa potente.

La femmina adulta possiede generalmente una conformazione meno pesante e, quando accompagnata dalla prole, il riconoscimento può naturalmente diventare immediato.

La testa

La testa del Cinghiale è allungata e termina nel caratteristico grugno.

La conformazione non è casuale: l’intero apparato cranio-mandibolare è adattato a scavare, spostare materiale e ricercare alimento nel terreno.

Il grugno: uno strumento potentissimo

Il disco terminale del muso è mobile, resistente e riccamente innervato.

Attraverso il grugno il Cinghiale può:

esplorare il terreno;

localizzare risorse alimentari;

scavare;

spostare pietre e materiale vegetale;

raggiungere radici, bulbi e invertebrati.

Le caratteristiche grufolate sono la conseguenza visibile di questa attività.

L’olfatto: il vero mondo del Cinghiale

Tra i sensi del Cinghiale, l’olfatto riveste un’importanza fondamentale.

L’animale utilizza gli odori per individuare alimento, riconoscere conspecifici, interpretare il territorio e percepire potenziali minacce.

Per comprendere il comportamento del Cinghiale bisogna quindi immaginare un ambiente molto diverso da quello percepito dall’uomo: un territorio composto anche da una complessa rete di informazioni olfattive.

Il vento

Per un animale dotato di un olfatto così sviluppato, la direzione del vento assume enorme importanza.

Una corrente d’aria può trasportare l’odore dell’uomo molto prima che il Cinghiale possa vederlo.

Questo principio è fondamentale tanto nell’osservazione quanto nella caccia di selezione e nell’avvicinamento.

L’udito

Anche l’udito è ben sviluppato.

Le orecchie mobili permettono di localizzare rapidamente rumori provenienti da differenti direzioni.

Un animale apparentemente tranquillo può quindi percepire movimenti che l’uomo considera quasi impercettibili.

La vista

La vista non rappresenta il senso dominante come l’olfatto, ma sarebbe errato considerare il Cinghiale incapace di vedere efficacemente.

Movimenti, sagome e contrasti possono essere percepiti, soprattutto quando l’animale è già in stato di allerta.

Il mantello

Il mantello adulto è costituito da peli robusti e setole, con una componente sottostante più fine che contribuisce all’isolamento termico.

La colorazione può variare considerevolmente tra individui e popolazioni, passando da tonalità grigie e brune fino a soggetti molto scuri.

Il mantello invernale

Durante la stagione fredda il mantello diventa più fitto e offre maggiore protezione dalle basse temperature.

In primavera avviene progressivamente la muta verso il mantello estivo.

Il piccolo striato

Durante i primi mesi di vita i piccoli presentano una delle colorazioni più caratteristiche della fauna europea.

Il mantello è attraversato longitudinalmente da strisce chiare e scure.

Questa livrea svolge una funzione mimetica nella vegetazione e scompare progressivamente durante la crescita.

Lo striato

Nel linguaggio venatorio italiano il piccolo con la tipica livrea longitudinale viene comunemente chiamato striato.

È una classe immediatamente riconoscibile e strettamente associata ai primi mesi di vita.

Il rosso

Dopo la perdita della livrea striata il giovane assume generalmente una colorazione bruno-rossastra.

Da questa caratteristica deriva la tradizionale denominazione venatoria di rosso.

Con il procedere dello sviluppo il mantello acquisisce progressivamente l’aspetto tipico dell’adulto.

Classi di età: attenzione alle semplificazioni

Termini come striato, rosso, giovane, subadulto e adulto sono utili sul campo, ma non devono essere confusi con una determinazione anagrafica di precisione.

La stima accurata dell’età richiede l’osservazione di elementi più affidabili, tra i quali assume particolare importanza la dentatura.

La dentatura del Cinghiale

La dentatura rappresenta uno degli strumenti fondamentali per lo studio delle classi di età.

Il Cinghiale possiede denti incisivi, canini, premolari e molari adattati a una dieta onnivora.

Durante lo sviluppo avvengono eruzione e sostituzione dei denti secondo una sequenza che permette agli operatori esperti di stimare l’età degli individui giovani e subadulti.

La formula dentaria

Nell’adulto la dentatura completa può raggiungere 44 denti.

La formula dentaria permanente tipica comprende, per ciascuna emiarcata, 3 incisivi, 1 canino, 4 premolari e 3 molari.

Perché i denti permettono di stimare l’età

Nei soggetti giovani la sequenza di eruzione e sostituzione dentaria fornisce indicazioni temporali particolarmente utili.

Quando la dentatura permanente è completata, la determinazione dell’età diventa progressivamente più complessa e può richiedere la valutazione dell’usura o tecniche specialistiche.

Le zanne: canini inferiori e superiori

Nel linguaggio comune si parla genericamente di zanne, ma nel maschio adulto è utile distinguere le due componenti.

I grandi canini inferiori sono comunemente chiamati difese.

I canini superiori, contro i quali quelli inferiori scorrono durante i movimenti mandibolari, vengono tradizionalmente chiamati coti.

Difese e coti

La continua interazione tra difese e coti contribuisce a mantenere affilata una parte del margine dei canini inferiori.

Nel maschio adulto ben sviluppato questo apparato costituisce una formidabile arma nei combattimenti e nella difesa.

Anche la femmina possiede i canini

La femmina possiede naturalmente canini sviluppati, ma generalmente molto meno appariscenti rispetto a quelli dei grandi maschi.

La differenza diventa particolarmente evidente nei soggetti maturi.

Lo scudo del verro

Nel maschio adulto, soprattutto durante la maturità, la regione delle spalle può presentare un marcato ispessimento dei tessuti sottocutanei comunemente definito scudo.

Questa struttura offre una protezione durante i combattimenti tra maschi, nei quali i canini possono provocare profonde ferite.

Il verro

Il termine verro indica il maschio adulto.

I grandi verri tendono generalmente a condurre una vita più solitaria rispetto ai gruppi femminili e possono ampliare notevolmente i propri movimenti durante il periodo riproduttivo.

La scrofa

La femmina adulta viene indicata come scrofa.

Il suo ruolo è fondamentale nella struttura sociale della popolazione.

I gruppi sono infatti costruiti principalmente intorno a femmine imparentate e alla loro prole.

Il Cinghiale non vive in un branco casuale

Uno degli aspetti più interessanti della specie riguarda l’organizzazione sociale.

Il gruppo tipico non è un insieme casuale di individui.

È frequentemente costituito da femmine legate da rapporti di parentela, giovani e piccoli.

La struttura matriarcale

Le femmine adulte costituiscono il nucleo sociale.

All’interno del gruppo possono esistere relazioni gerarchiche e individui più esperti possono svolgere un ruolo importante nella scelta delle aree di riposo, alimentazione e fuga.

La femmina guida

Nel linguaggio venatorio viene spesso utilizzata l’espressione scrofa capobranco.

La realtà biologica è più complessa di una semplice gerarchia militare, ma femmine adulte ed esperte possono effettivamente avere una forte influenza sui movimenti e sulle decisioni del gruppo.

Perché la struttura sociale è importante nella gestione

Il prelievo non agisce soltanto sul numero degli animali.

Può modificare anche:

composizione per sesso;

classi di età;

struttura dei gruppi;

dispersione;

comportamento.

Per questo la gestione moderna non può essere ridotta semplicemente al conteggio degli individui abbattuti.

I maschi giovani

Con la crescita, i maschi tendono progressivamente ad allontanarsi dai gruppi familiari.

La dispersione contribuisce al flusso genetico e alla colonizzazione di nuovi territori.

Il maschio adulto è davvero solitario?

Spesso sì, ma il termine deve essere interpretato con prudenza.

Un grande maschio può vivere prevalentemente da solo senza essere socialmente isolato dal resto della popolazione.

Durante il periodo riproduttivo ricerca attivamente le femmine e può temporaneamente associarsi ai gruppi.

La comunicazione

I Cinghiali utilizzano un sistema comunicativo complesso basato su:

odori;

vocalizzazioni;

posture;

contatto fisico;

segnali lasciati nell’ambiente.

Le vocalizzazioni

La specie dispone di numerose vocalizzazioni utilizzate in differenti contesti sociali.

Grugniti, richiami di contatto, segnali di allarme e vocalizzazioni aggressive contribuiscono alla comunicazione all’interno del gruppo.

Il Cinghiale e l’olfatto sociale

Gli odori permettono agli individui di ottenere informazioni sulla presenza e sullo stato di altri Cinghiali.

Marcature, secrezioni e contatto con elementi del territorio fanno quindi parte di un sistema informativo invisibile all’uomo.

Il periodo riproduttivo

La riproduzione del Cinghiale non deve essere descritta attraverso un calendario eccessivamente rigido.

In molte popolazioni europee l’attività riproduttiva presenta una forte concentrazione stagionale, ma disponibilità alimentare, condizioni climatiche, struttura demografica e condizioni corporee delle femmine possono modificare sensibilmente la tempistica.

La stagione degli amori

Durante il periodo riproduttivo i maschi adulti aumentano gli spostamenti alla ricerca delle femmine.

La presenza di più maschi può determinare competizione e combattimenti.

I combattimenti tra verri

Prima dello scontro fisico possono manifestarsi posture, valutazioni reciproche e comportamenti intimidatori.

Quando il combattimento avviene realmente, la potenza dell’avantreno e i canini assumono un ruolo fondamentale.

Lo scudo contribuisce a proteggere le regioni più esposte.

La gestazione

La gestazione dura approssimativamente 115-120 giorni.

Una tradizionale formula mnemonica utilizzata anche nell’allevamento suino parla di circa tre mesi, tre settimane e tre giorni.

La preparazione al parto

Prima del parto la femmina tende a isolarsi temporaneamente dal gruppo e prepara una struttura protetta utilizzando vegetazione e materiale disponibile.

Questa struttura viene comunemente indicata come nido di parto.

Quanti piccoli può avere una scrofa?

La dimensione della figliata è variabile.

Dipende soprattutto da:

età della femmina;

massa corporea;

condizioni nutrizionali;

disponibilità alimentare;

caratteristiche della popolazione.

Le femmine adulte in ottime condizioni possono produrre figliate numerose.

Una specie ad elevata capacità riproduttiva

Uno dei motivi del successo del Cinghiale è l’elevato potenziale riproduttivo.

In condizioni alimentari favorevoli anche femmine relativamente giovani possono raggiungere precocemente una condizione corporea compatibile con la riproduzione.

Questo rende la dinamica della popolazione estremamente sensibile alla disponibilità di risorse.

Non è soltanto l’età a determinare la maturità

Nel Cinghiale la massa corporea e lo stato nutrizionale hanno un’importanza fondamentale.

Due femmine della stessa età possono quindi presentare capacità riproduttive differenti se cresciute in condizioni alimentari diverse.

La lattazione

Dopo il parto la femmina allatta i piccoli e mantiene inizialmente una forte relazione con la figliata.

Con la crescita, il nucleo può progressivamente reintegrarsi nella struttura sociale più ampia.

Le “famiglie allargate”

Gruppi composti da più femmine imparentate possono comprendere piccoli appartenenti a differenti madri.

La struttura osservata sul terreno può quindi essere molto più complessa di una singola femmina accompagnata dalla propria prole.

Habitat del Cinghiale

Se dovessimo scegliere una sola parola per descrivere il rapporto del Cinghiale con l’ambiente sarebbe adattabilità.

La specie può vivere dal livello del mare fino agli ambienti montani e utilizzare paesaggi estremamente differenti.

Il bosco

Il bosco offre:

copertura;

tranquillità;

alimento;

zone di riposo;

protezione climatica.

Querceti, castagneti, faggete e boschi misti possono rappresentare habitat particolarmente favorevoli.

La macchia mediterranea

La macchia fitta offre condizioni eccezionali di rifugio.

Rovi, lecci, corbezzoli e altre formazioni dense possono creare aree nelle quali gli animali trascorrono le ore diurne quasi completamente nascosti.

Il Cinghiale in montagna

La specie è perfettamente capace di utilizzare territori montani.

Quota e distribuzione cambiano durante l’anno in relazione a neve, alimento, temperatura e disturbo.

Il Cinghiale nelle aree agricole

I paesaggi nei quali bosco e coltivazioni si alternano possono offrire condizioni particolarmente favorevoli.

Il bosco fornisce rifugio.

Il campo fornisce alimento.

Questa combinazione spiega parte del successo della specie in numerosi territori italiani.

Cosa mangia il Cinghiale?

Il Cinghiale è onnivoro, ma la componente vegetale costituisce generalmente una parte molto importante della dieta.

La sua alimentazione cambia continuamente in funzione delle disponibilità stagionali.

Gli alimenti vegetali

Tra le risorse utilizzate troviamo:

ghiande;

castagne;

faggiole;

radici;

tuberi;

rizomi;

frutti;

semi;

cereali;

mais;

germogli e altre parti vegetali.

Le ghiande

La produzione di ghiande può influenzare profondamente la condizione corporea e la distribuzione degli animali.

Un’autunnata caratterizzata da abbondante produzione forestale può offrire una quantità enorme di energia.

Le castagne

Nei castagneti il frutto può diventare una risorsa molto importante.

Gli animali possono frequentare ripetutamente le aree produttive durante il periodo di caduta.

Il mais

Il mais rappresenta un alimento estremamente energetico e può attirare fortemente il Cinghiale.

Questa attrazione è alla base di una parte rilevante dei conflitti con l’agricoltura.

La componente animale della dieta

Il Cinghiale può consumare anche:

invertebrati;

larve;

lombrichi;

uova;

piccoli vertebrati quando disponibili;

carogne.

È quindi un opportunista capace di utilizzare una gamma molto ampia di risorse.

La grufolata

Uno dei segni più evidenti della presenza del Cinghiale è il terreno rivoltato durante la ricerca del cibo.

Questa attività viene comunemente indicata come grufolamento.

Dimensione, freschezza e distribuzione delle grufolate possono fornire informazioni utili sulla frequentazione di un’area.

Come capire se una grufolata è recente

Un terreno appena lavorato tende a presentare:

terra ancora umida nelle parti profonde;

vegetazione appena spezzata;

foglie rivoltate non ancora secche;

margini netti;

eventuali impronte sovrapposte.

Pioggia, vento e temperatura possono però modificare rapidamente questi indizi.

L’insoglio

Il Cinghiale utilizza pozze di acqua e fango nelle quali si rotola.

Queste aree sono comunemente chiamate insogli.

Il comportamento contribuisce alla termoregolazione e alla cura della superficie corporea.

Perché il Cinghiale ama il fango?

I Suidi possiedono una capacità di sudorazione limitata.

Il bagno di fango può quindi contribuire a disperdere calore, oltre ad avere effetti sulla protezione della cute e sul rapporto con gli ectoparassiti.

Il grattatoio

Dopo l’insoglio l’animale può strofinarsi contro tronchi, pali o altre superfici verticali.

Questi elementi diventano veri e propri grattatoi.

Fango secco, peli e superfici levigate possono rivelarne un uso ripetuto.

Insoglio e grattatoio: leggere la sequenza

Un insoglio associato a uno o più alberi fortemente utilizzati può indicare una zona frequentata con regolarità.

Osservare la disposizione dei segni permette spesso di ricostruire la direzione dalla quale arrivano e verso la quale si allontanano gli animali.

La lestra

Il luogo utilizzato dal Cinghiale per il riposo viene comunemente indicato nel linguaggio venatorio come lestra.

Può trovarsi nella vegetazione più fitta, sotto rovi, nella macchia, tra felci o in altre zone capaci di offrire tranquillità e copertura.

Come sceglie la rimessa diurna?

La scelta dipende da numerosi fattori:

pressione antropica;

copertura vegetale;

vento;

temperatura;

esposizione;

vicinanza alle aree alimentari;

esperienze precedenti.

Il sole d’inverno e l’ombra d’estate

La scelta delle rimesse può cambiare con le condizioni climatiche.

Durante il freddo possono essere favorevoli aree riparate e meglio esposte, mentre durante il caldo acquistano importanza zone fresche, ombreggiate e prossime all’acqua.

Le impronte del Cinghiale

L’impronta presenta due dita principali ben sviluppate.

Su terreno morbido possono imprimersi anche gli speroni posteriori.

Forma e dimensioni forniscono indicazioni utili, ma la stima della massa dell’animale basata esclusivamente sull’impronta deve essere effettuata con grande prudenza.

Gli speroni

Gli speroni possono risultare particolarmente evidenti nel terreno morbido, durante la corsa o quando il piede affonda maggiormente.

La loro presenza non deve quindi essere utilizzata isolatamente per determinare dimensioni o sesso.

La pista

Una singola impronta racconta poco.

Una sequenza di impronte racconta molto di più.

Seguendo la pista è possibile valutare:

direzione;

andatura;

numero probabile di animali;

punti di ingresso e uscita;

rapporto con alimentazione e rimessa.

Cammino, trotto e fuga

La disposizione delle impronte cambia con l’andatura.

Un animale tranquillo lascia una pista differente rispetto a un Cinghiale in fuga.

Per il tracciatore esperto non conta quindi soltanto la forma del piede, ma l’intera geometria della traccia.

Le fatte

Anche gli escrementi forniscono indicazioni sulla presenza e sull’alimentazione.

Aspetto e consistenza possono variare considerevolmente in funzione della dieta.

La loro freschezza, insieme agli altri segni, contribuisce alla lettura del territorio.

I peli

Recinzioni, passaggi stretti e grattatoi possono trattenere peli.

Il loro ritrovamento può confermare l’utilizzo di un determinato passaggio.

I passaggi

Quando gli animali percorrono ripetutamente lo stesso itinerario possono formarsi veri e propri sentieri nella vegetazione.

Nel linguaggio venatorio questi percorsi assumono enorme importanza perché collegano spesso:

rimesse;

zone di pastura;

acqua;

insogli;

punti di attraversamento.

Il Cinghiale è un animale notturno?

Non in senso assoluto.

Il Cinghiale possiede una notevole plasticità temporale.

In territori tranquilli può essere attivo anche durante il giorno.

Dove il disturbo umano è elevato tende invece frequentemente a concentrare l’attività nelle ore crepuscolari e notturne.

L’uomo può cambiare l’orologio del Cinghiale

Questa è una delle caratteristiche più interessanti della specie.

La pressione antropica non modifica soltanto dove vive l’animale, ma può modificare quando utilizza un determinato territorio.

Home range: quanto territorio utilizza?

Non esiste una superficie valida per tutti gli individui.

L’area utilizzata varia con:

sesso;

età;

stagione;

disponibilità alimentare;

struttura del paesaggio;

pressione venatoria;

periodo riproduttivo.

Il territorio non è una proprietà dai confini rigidi

Parlare di home range non significa immaginare un confine fisso e invalicabile.

Le aree utilizzate possono sovrapporsi e modificarsi nel corso dell’anno.

Il Cinghiale sa nuotare?

Sì.

Il Cinghiale è un buon nuotatore e può attraversare fiumi, canali e tratti d’acqua anche considerevoli quando necessario.

L’acqua non costituisce quindi necessariamente una barriera assoluta alla dispersione.

Il Cinghiale corre velocemente?

Nonostante l’aspetto pesante, il Cinghiale può sviluppare una notevole accelerazione e muoversi rapidamente anche nella vegetazione.

La sua conformazione compatta gli permette inoltre di attraversare zone che sembrerebbero quasi impenetrabili.

La memoria del Cinghiale

Esperienza e memoria svolgono un ruolo fondamentale.

Gli animali imparano:

vie di fuga;

zone di alimentazione;

punti d’acqua;

aree disturbate;

passaggi sicuri;

ritmi delle attività umane.

Il vecchio verro

Un maschio che raggiunge un’età avanzata ha superato numerose stagioni, disturbi e situazioni di rischio.

La sua difficoltà non deriva da una misteriosa capacità di ragionare come un uomo, ma da un insieme di esperienza, prudenza, memoria, olfatto e capacità di adattamento.

Il Cinghiale e la pressione venatoria

La caccia può modificare significativamente il comportamento.

Gli animali possono:

aumentare l’attività notturna;

utilizzare zone di rifugio;

modificare gli spostamenti;

cambiare le rimesse;

percorrere distanze maggiori durante le fughe.

La fuga

Quando viene disturbato il Cinghiale può adottare strategie differenti.

Può allontanarsi immediatamente, rimanere immobile nella vegetazione, aggirare la fonte del disturbo oppure utilizzare percorsi già conosciuti.

Il comportamento dipende dal singolo individuo, dal terreno e dalle esperienze precedenti.

Il Cinghiale davanti ai cani

Il comportamento nei confronti dei cani è estremamente variabile.

Alcuni animali abbandonano rapidamente la rimessa.

Altri tendono a trattenersi nella vegetazione.

Un soggetto adulto, soprattutto se messo sotto forte pressione o impossibilitato alla fuga, può affrontare i cani.

Il fermo

Nel linguaggio della caccia in braccata viene spesso indicata come fermo la situazione nella quale i cani trattengono o affrontano un Cinghiale che non prosegue la fuga.

È una delle fasi più delicate, sia per i cani sia per i conduttori.

Perché un Cinghiale si ferma davanti ai cani?

Le ragioni possono essere diverse:

carattere individuale;

presenza di vegetazione particolarmente protettiva;

impossibilità o scarsa convenienza della fuga;

ferite;

pressione esercitata dai cani;

protezione della prole in determinate circostanze.

Il Cinghiale è aggressivo?

Definire genericamente il Cinghiale come aggressivo è scorretto.

Normalmente cerca di evitare l’uomo.

Tuttavia un animale ferito, sorpreso a distanza ravvicinata, messo alle strette o coinvolto in un’interazione con cani può rappresentare un serio pericolo.

Il rispetto delle distanze e delle procedure di sicurezza è quindi fondamentale.

La braccata al Cinghiale

La braccata rappresenta una delle forme di caccia collettiva più profondamente radicate nella tradizione italiana.

È una tecnica complessa nella quale collaborano differenti figure e nella quale conoscenza del territorio, organizzazione e sicurezza sono fondamentali.

La squadra

Una squadra efficiente non è semplicemente un gruppo numeroso di cacciatori.

Richiede coordinamento tra:

responsabili dell’organizzazione;

canai;

bracchieri quando previsti;

poste;

operatori addetti alle successive fasi di recupero e gestione del capo.

La tracciatura prima della braccata

Prima dell’azione può essere fondamentale comprendere quali animali siano entrati nella zona e quali ne siano usciti.

Impronte e altri segni permettono di valutare la probabile presenza nella rimessa.

È una fase nella quale l’esperienza del territorio assume enorme valore.

Le poste

La disposizione delle poste deve essere progettata conoscendo:

vie di fuga;

morfologia del terreno;

vegetazione;

comportamento abituale degli animali;

assolute esigenze di sicurezza.

La sicurezza nella braccata

Nessun risultato venatorio può avere priorità sulla sicurezza.

Identificazione certa del bersaglio, conoscenza della posizione delle altre persone, rispetto dei settori di tiro e valutazione di ciò che si trova dietro il selvatico sono principi imprescindibili.

I cani da Cinghiale

La cinofilia da Cinghiale rappresenta un universo specialistico.

Un cane efficace deve combinare caratteristiche quali:

passione;

olfatto;

iniziativa;

capacità di accostamento;

voce;

collegamento;

resistenza;

prudenza davanti al selvatico.

Coraggio non significa imprudenza

Nel cane da Cinghiale il coraggio è importante, ma l’eccessiva aggressività può diventare estremamente pericolosa.

Il grande cane deve saper mettere pressione sul selvatico senza esporsi inutilmente alle difese di un adulto.

L’accostamento

L’accostamento è la fase nella quale il cane segue la traccia lasciata dal Cinghiale per raggiungere la rimessa.

Richiede capacità olfattiva e capacità di discriminare la traccia utile tra numerosi odori presenti sul terreno.

La seguita

Dopo l’involo dalla rimessa inizia la fase di inseguimento.

La voce dei cani permette al cacciatore esperto di interpretare parte di ciò che sta accadendo anche senza vedere direttamente l’azione.

La girata

La girata è una tecnica differente dalla grande braccata e si basa su un’azione generalmente più contenuta e mirata, effettuata secondo le disposizioni previste localmente.

La conoscenza preventiva della presenza e della rimessa assume particolare importanza.

La caccia di selezione

Il prelievo selettivo risponde a una logica gestionale differente.

Il cacciatore deve osservare il soggetto, valutarne per quanto possibile classe di sesso ed età e intervenire nel rispetto del piano assegnato.

La cerca

L’osservazione da punti favorevoli può essere utilizzata per individuare gli animali durante gli spostamenti verso le zone di alimentazione.

Conoscenza delle abitudini e controllo del vento diventano elementi fondamentali.

L’aspetto

L’aspetto consiste nell’attendere gli animali in una posizione favorevole lungo le aree di frequentazione autorizzate.

Richiede pazienza e soprattutto una conoscenza preventiva degli spostamenti.

Riconoscere il capo prima del prelievo

Nella selezione è essenziale evitare decisioni affrettate.

Occorre valutare:

dimensioni;

proporzioni corporee;

comportamento;

presenza di altri individui;

caratteristiche sessuali osservabili;

classe prevista dal piano.

La reazione al colpo

La reazione di un Cinghiale colpito può essere estremamente variabile.

L’assenza di una caduta immediata non significa necessariamente che il colpo sia mancato.

Allo stesso modo, una reazione evidente non permette da sola di determinare con certezza l’esito.

Dopo il tiro: mai avere fretta

Quando un selvatico colpito si allontana, l’azione deve essere gestita con metodo.

Un avvicinamento immediato e disordinato può spingere un animale ferito ad allontanarsi ulteriormente e rendere molto più difficile il recupero.

L’anschuss

Il punto nel quale si trovava l’animale al momento del tiro viene frequentemente indicato nella terminologia specialistica come anschuss.

L’analisi di questo punto può fornire informazioni preziose.

Si ricercano con attenzione:

sangue;

peli;

frammenti biologici;

impronte;

segni della fuga.

Il cane da traccia

Quando un Cinghiale ferito non viene recuperato immediatamente, il cane da traccia e il relativo conduttore specializzato assumono un ruolo fondamentale.

Il recupero non rappresenta un optional: costituisce un preciso dovere etico e gestionale.

La traccia di sangue

Colore, quantità e distribuzione del sangue possono fornire informazioni, ma l’interpretazione richiede esperienza.

Non esistono regole semplicistiche capaci di sostituire il lavoro di un recuperatore qualificato.

Perché aspettare può essere fondamentale

Un animale ferito che raggiunge una zona tranquilla può fermarsi.

Se viene inseguito troppo presto può rialzarsi e percorrere distanze considerevoli.

La decisione sui tempi di recupero deve quindi essere affidata a persone competenti sulla base degli indizi disponibili.

Danni all’agricoltura

Il Cinghiale può provocare danni rilevanti alle colture.

Tra quelle frequentemente interessate troviamo:

mais;

cereali;

vigneti;

prati;

ortaggi;

altre coltivazioni locali.

Non mangia soltanto: scava

Una parte del danno può derivare non dal consumo diretto della coltura ma dal grufolamento e dal calpestio.

Questo è particolarmente evidente nei prati e nelle superfici nelle quali gli animali ricercano alimento sotto il terreno.

Il Cinghiale e gli ecosistemi

Il Cinghiale è anche un importante modificatore dell’ambiente.

Il grufolamento altera localmente il suolo, la lettiera e la vegetazione.

A densità contenute questi processi fanno parte della normale dinamica ecologica; densità elevate possono invece determinare impatti significativi su habitat, colture e altre componenti della fauna.

Un “ingegnere” dell’ecosistema

Attraverso il continuo disturbo del terreno il Cinghiale modifica disponibilità di nutrienti, struttura superficiale del suolo e germinazione delle piante.

Per questa capacità viene talvolta interpretato ecologicamente come una specie capace di produrre effetti da ecosystem engineer.

Predazione su nidi e piccoli animali

Essendo onnivoro e opportunista, il Cinghiale può consumare uova e piccoli vertebrati quando li incontra.

L’impatto effettivo dipende però dalla densità dei Cinghiali, dalla disponibilità delle altre risorse e dalle caratteristiche dell’ecosistema.

I predatori naturali

Nel contesto europeo il Lupo rappresenta il principale grande predatore capace di utilizzare regolarmente il Cinghiale come risorsa alimentare.

La vulnerabilità varia naturalmente con età, condizioni dell’individuo e struttura della popolazione.

Lupo e Cinghiale

Il rapporto tra le due specie è complesso.

Il Lupo può predare Cinghiali, ma la presenza del predatore non deve essere interpretata attraverso semplici equazioni del tipo “più lupi uguale assenza di Cinghiali”.

Predazione, disponibilità alimentare, riproduzione, habitat e attività umane interagiscono contemporaneamente.

Perché il Cinghiale è aumentato così tanto?

L’espansione della specie in Europa e in Italia è il risultato di più fattori che hanno agito contemporaneamente.

Tra questi possono rientrare:

grande adattabilità ecologica;

elevata capacità riproduttiva;

aumento delle superfici forestali in diversi territori;

abbandono di alcune aree rurali;

abbondanza di colture energetiche;

inverni più miti;

dinamiche storiche di gestione e immissione;

capacità di colonizzare nuovi ambienti.

Il Cinghiale vicino alle città

Uno degli sviluppi più evidenti è la crescente presenza in ambienti periurbani.

Le città possono offrire indirettamente:

rifiuti e altre risorse alimentari;

aree verdi;

corridoi ecologici;

zone di rifugio;

assenza o limitazione del normale prelievo venatorio.

Perché alimentare volontariamente i Cinghiali è un errore

La disponibilità artificiale di cibo può ridurre progressivamente la distanza di sicurezza dall’uomo e favorire la frequentazione stabile delle aree urbane.

Un animale che associa la presenza umana al cibo può diventare molto più difficile da gestire.

Incidenti stradali

L’espansione della specie determina anche un aumento del rischio di collisione con veicoli.

I momenti di maggiore movimento, le strade che attraversano corridoi ecologici e le aree prossime ai boschi possono rappresentare punti particolarmente sensibili.

La gestione del Cinghiale

Gestire il Cinghiale significa intervenire su una specie caratterizzata da elevata capacità riproduttiva e grande adattabilità.

Non è sufficiente conoscere quanti animali vengono abbattuti.

Occorre raccogliere informazioni su popolazione, struttura del prelievo, distribuzione, danni e risultati delle azioni gestionali.

Conoscere la popolazione prima di gestirla

Tra gli strumenti utilizzabili figurano:

fototrappolaggio;

indici di presenza;

osservazioni dirette;

analisi dei capi abbattuti;

dati di caccia;

telemetria;

monitoraggio dei danni;

metodi statistici di stima.

Le fototrappole

Le fototrappole hanno rivoluzionato lo studio di molti Mammiferi.

Nel Cinghiale permettono di documentare:

presenza;

orari di attività;

composizione dei gruppi;

riproduzione;

frequentazione di specifici siti.

L’analisi dei capi abbattuti

Ogni animale prelevato può fornire informazioni scientifiche.

Tra i dati rilevabili:

sesso;

peso;

classe di età;

dentatura;

condizioni corporee;

parametri riproduttivi nelle femmine quando previsti dai protocolli;

stato sanitario.

Il peso: intero, eviscerato o carcassa?

Quando si confrontano i pesi è fondamentale specificare che cosa è stato pesato.

Il peso vivo, il peso dell’animale eviscerato e quello della carcassa non sono equivalenti.

Molte discussioni sulle dimensioni eccezionali dei Cinghiali nascono proprio dal confronto tra misurazioni effettuate con criteri differenti.

Sanità e sicurezza alimentare

Il Cinghiale può essere interessato da differenti agenti patogeni e parassiti.

Per la destinazione alimentare delle carni devono essere rispettate le procedure sanitarie previste dalla normativa e dalle autorità competenti.

Trichinella

Tra gli aspetti sanitari più conosciuti vi è il rischio rappresentato dai parassiti del genere Trichinella.

Le carni devono essere sottoposte ai controlli previsti e non bisogna affidarsi alla semplice osservazione visiva, che non permette di escludere la presenza del parassita.

Peste Suina Africana

La Peste Suina Africana (PSA) rappresenta una delle problematiche sanitarie più importanti legate alle popolazioni di suidi selvatici e domestici.

È una malattia virale che non costituisce una zoonosi per l’uomo, ma può avere conseguenze gravissime sulla popolazione suina e sull’intera filiera.

Segnalazione delle carcasse, biosicurezza e rispetto delle disposizioni delle autorità sanitarie sono elementi fondamentali nelle aree interessate.

Il cacciatore come fonte di dati

Una gestione moderna può trasformare l’attività venatoria in una straordinaria fonte di informazioni.

Se i dati vengono raccolti con protocolli standardizzati, migliaia di giornate di caccia possono contribuire a descrivere distribuzione, struttura e andamento delle popolazioni.

Il trofeo del Cinghiale

Nel maschio il trofeo è costituito principalmente dai canini.

La valutazione considera caratteristiche dimensionali e qualitative secondo specifici sistemi di misurazione.

Un grande trofeo non deve però essere confuso automaticamente con un animale di peso eccezionale: sviluppo corporeo e sviluppo delle difese sono correlati all’età e alla biologia individuale ma non coincidono perfettamente.

Le difese continuano a crescere

I canini del Cinghiale possiedono crescita continua.

L’usura e il continuo contatto con i canini superiori modificano progressivamente forma e parte esposta.

La parte che vediamo è soltanto una parte della difesa

Una quota importante del canino inferiore rimane inserita nell’alveolo.

Per questo osservare soltanto la porzione esterna non permette di conoscere la lunghezza complessiva della difesa.

Il Cinghiale è cacciabile in Italia?

Sì. Il Cinghiale è una specie cacciabile in Italia e contemporaneamente una delle specie maggiormente interessate da programmi di gestione e controllo.

Periodi, modalità, territori, tecniche autorizzate e piani di prelievo dipendono dalla normativa nazionale e regionale e dagli specifici strumenti di gestione vigenti.

Caccia e controllo faunistico non sono sinonimi

È importante distinguere concettualmente l’attività venatoria dalle attività di controllo faunistico.

Finalità, basi normative, soggetti autorizzati, periodi e modalità possono essere differenti.

La distinzione è essenziale per affrontare correttamente il tema della gestione del Cinghiale.

Cinghiale: caratteristiche principali

Olfatto ★★★★★
Udito ★★★★★
Forza fisica ★★★★★
Adattabilità ambientale ★★★★★
Capacità riproduttiva ★★★★★
Memoria ed apprendimento ★★★★★
Capacità di utilizzare ambienti antropizzati ★★★★★
Importanza gestionale ★★★★★
Importanza venatoria in Italia ★★★★★
Capacità di modificare il proprio comportamento ★★★★★

Curiosità sul Cinghiale

È molto più adattabile di quanto suggerisca il suo aspetto: può vivere dalla macchia mediterranea agli ambienti montani e raggiungere perfino le periferie urbane.

Il suo olfatto domina gran parte della percezione del mondo: ciò che per l’uomo è un bosco apparentemente privo di informazioni per il Cinghiale è attraversato da un’enorme quantità di segnali odorosi.

Il grugno è contemporaneamente strumento tattile e di scavo: permette di localizzare e raggiungere risorse nascoste nel terreno.

I piccoli cambiano completamente colore crescendo: dalla livrea striata passano alla caratteristica fase rossastra prima di acquisire il mantello adulto.

I gruppi sono prevalentemente matriarcali: femmine imparentate e giovani costituiscono il nucleo sociale.

I grandi maschi conducono frequentemente vita più solitaria: ma durante il periodo riproduttivo aumentano gli spostamenti alla ricerca delle femmine.

Le difese non sono semplicemente “zanne”: sono i canini inferiori, mentre i superiori vengono tradizionalmente chiamati coti.

Il verro adulto sviluppa lo scudo: un ispessimento protettivo particolarmente importante durante i combattimenti.

Sa nuotare: fiumi e corsi d’acqua non rappresentano necessariamente barriere alla dispersione.

Non è obbligatoriamente notturno: può diventarlo soprattutto in risposta al disturbo umano.

Può imparare le abitudini dell’uomo: utilizza esperienza e memoria per adattare orari e percorsi.

Una singola impronta non permette di “pesare” un Cinghiale: terreno, andatura e profondità alterano notevolmente la traccia.

La dentatura è una vera carta d’identità biologica: soprattutto negli individui giovani permette una stima dell’età molto più attendibile rispetto alle sole dimensioni corporee.

La disponibilità di ghiande può influenzare anche la riproduzione: condizioni nutrizionali favorevoli possono aumentare la percentuale di femmine riproduttive e la produttività della popolazione.

Il Cinghiale modifica l’ambiente nel quale vive: attraverso il grufolamento può alterare suolo, lettiera e vegetazione.

Come leggere un territorio da Cinghiale

Un cacciatore esperto non inizia cercando il Cinghiale.

Inizia cercando ciò che il Cinghiale ha lasciato.

Una traccia entra nel bosco.

Il terreno è ancora umido.

Poco più avanti alcune foglie sono state rivoltate.

Sotto una quercia compaiono grufolate.

Un sentiero attraversa un piccolo fosso.

Sul bordo rimane un’impronta nitida.

Più avanti una pozza è stata utilizzata come insoglio.

Accanto, un tronco presenta una fascia di fango secco e alcuni peli.

Questi elementi non sono indipendenti.

Sono pezzi della stessa storia.

La notte del Cinghiale

Quando il bosco diventa silenzioso, l’animale può abbandonare la rimessa.

Prima di uscire dalla copertura può fermarsi.

Ascolta.

Annusa.

Il vento porta informazioni.

Se qualcosa non convince, può attendere.

Può cambiare percorso.

Può semplicemente non uscire dove lo aveva fatto la notte precedente.

Quando decide di muoversi, raggiunge le aree alimentari seguendo itinerari conosciuti ma non necessariamente identici.

Il ritorno alla rimessa

Prima dell’aumento dell’attività umana gli animali tendono a rientrare verso aree protette.

Il gruppo può attraversare strade forestali, fossi, campi e sentieri.

Al mattino il cacciatore esperto cerca proprio questi passaggi.

Una traccia che entra e nessuna traccia che esce può assumere un significato.

Ma soltanto se è stata letta correttamente.

La rimessa non è scelta casualmente

Il Cinghiale vuole soprattutto sicurezza.

Una zona apparentemente insignificante può diventare una rimessa eccellente se offre copertura, tranquillità e vie di fuga.

Una zona esteticamente perfetta agli occhi dell’uomo può invece essere completamente ignorata.

È il selvatico a decidere quale sia il posto migliore.

Quando arrivano i cani

Il bosco cambia improvvisamente.

Una voce lontana indica che un cane ha preso una traccia.

L’accostamento procede.

La distanza diminuisce.

Dentro la macchia il Cinghiale ha già percepito qualcosa.

Può scegliere di partire prima dell’arrivo dei cani.

Può attendere.

Può spostarsi silenziosamente all’interno della rimessa.

Può utilizzare una via di fuga percorsa molte altre volte.

Oppure può fare esattamente ciò che nessuno aveva previsto.

Il vecchio verro non è diventato vecchio per caso

Questa frase appartiene alla cultura venatoria e contiene una parte importante di verità.

Un grande maschio che ha raggiunto la maturità ha superato inverni, periodi di scarsità alimentare, combattimenti, disturbi, cani, strade e stagioni venatorie.

Non possiede capacità soprannaturali.

Possiede qualcosa di molto più concreto:

esperienza.

Conosce il territorio.

Conosce le rimesse.

Conosce i passaggi.

Ha imparato che determinati odori significano pericolo.

E quando qualcosa cambia nel proprio ambiente può reagire prima che il cacciatore riesca a comprenderne il motivo.

Il Cinghiale non è soltanto un animale da cacciare

È qui che la conoscenza moderna deve superare la semplice tradizione.

Il Cinghiale è contemporaneamente selvatico, risorsa venatoria, componente dell’ecosistema e problema gestionale quando raggiunge densità incompatibili con il territorio.

Può produrre danni agricoli.

Può essere coinvolto in incidenti stradali.

Può entrare nelle periferie urbane.

Può interagire con specie e habitat di interesse conservazionistico.

Può rappresentare un elemento centrale nella catena alimentare del Lupo.

E può essere coinvolto nella circolazione di importanti patologie della fauna e degli animali domestici.

Gestirlo significa quindi trovare un equilibrio tra interessi differenti.

Il vero cacciatore di Cinghiali deve diventare anche un gestore

Conoscere il Cinghiale oggi significa andare oltre la capacità di abbatterlo.

Significa riconoscere un giovane da un adulto.

Leggere una mandibola.

Comprendere la struttura di un gruppo.

Interpretare un’impronta.

Distinguere una traccia fresca da una vecchia.

Comprendere l’importanza delle femmine nella dinamica della popolazione.

Registrare correttamente i dati dei capi.

Conoscere le problematiche sanitarie.

Effettuare un recupero corretto quando necessario.

E soprattutto comprendere che ogni prelievo è anche un intervento sulla popolazione.

Il grande protagonista degli ungulati italiani

Il Cinghiale – Sus scrofa è probabilmente l’esempio più evidente di quanto un animale selvatico possa adattarsi ai cambiamenti prodotti dall’uomo.

Lo abbiamo visto espandersi nei boschi.

Entrare nelle coltivazioni.

Scendere verso le città.

Modificare i propri orari.

Imparare a utilizzare nuove fonti alimentari.

Reagire alla pressione venatoria.

E continuare a colonizzare territori che soltanto pochi decenni prima sembravano improbabili.

È forte, ma la forza non è il segreto del suo successo.

È prolifico, ma neppure la prolificità basta a spiegare tutto.

Il vero segreto del Cinghiale è probabilmente la sua plasticità.

Se cambia il territorio, cambia comportamento.

Se cambia l’alimento, cambia dieta.

Se aumenta il disturbo di giorno, utilizza maggiormente la notte.

Se una via diventa pericolosa, può imparare a percorrerne un’altra.

Ed è proprio per questo che non esiste una conoscenza definitiva del Cinghiale.

Ogni territorio richiede di ricominciare a osservare.

Le tracce.

Il vento.

Le pasture.

Gli insogli.

Le rimesse.

I cani.

E infine il selvatico.

Perché nel Cinghiale la caccia comincia molto prima che l’animale compaia.

Comincia quando il cacciatore impara a leggere il bosco.

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