Il Capriolo, scientificamente classificato come Capreolus capreolus, è il più piccolo tra i Cervidi autoctoni presenti in gran parte dell’Europa e uno degli ungulati più affascinanti della fauna italiana.
Elegante, territoriale, estremamente attento e capace di vivere tanto nei grandi complessi forestali quanto nei mosaici agricoli, il Capriolo è soprattutto un animale che obbliga il cacciatore e l’osservatore a sviluppare una qualità fondamentale: la capacità di leggere il selvatico prima di prendere qualsiasi decisione.
Nel Cinghiale gran parte della conoscenza nasce dalla lettura delle tracce e dall’interpretazione del bosco. Nel Capriolo la conoscenza passa anche attraverso lunghi minuti trascorsi dietro un binocolo o un cannocchiale da osservazione.
È maschio o femmina?
È giovane, adulto o anziano?
Il collo, il torace e la postura cosa suggeriscono?
Come si presenta il palco?
Ha già completato la pulitura?
Sta difendendo un territorio?
È accompagnato?
Quello che sembra un capo vecchio lo è realmente?
Queste domande fanno del Capriolo – Capreolus capreolus una delle specie simbolo della gestione selettiva degli ungulati.

Capriolo: carta d’identità
| Nome comune | Capriolo |
| Nome scientifico | Capreolus capreolus |
| Nome inglese | European Roe Deer |
| Ordine | Artiodactyla |
| Famiglia | Cervidae |
| Sottofamiglia | Capreolinae |
| Genere | Capreolus |
| Distribuzione | Gran parte dell’Europa e parte dell’Asia occidentale |
| Presenza in Italia | Ampia, con distribuzione particolarmente importante nell’Italia centro-settentrionale e popolazioni presenti anche in altre aree della Penisola |
| Lunghezza corporea | Indicativamente circa 95-135 cm |
| Altezza al garrese | Indicativamente circa 60-75 cm |
| Peso | Variabile secondo sesso, età, area geografica, stagione e condizioni ambientali; generalmente nell’ordine di alcune decine di chilogrammi |
| Habitat | Boschi, margini forestali, arbusteti, campagne, prati e mosaici agro-forestali |
| Alimentazione | Prevalentemente vegetale e fortemente selettiva |
| Riproduzione | Accoppiamenti prevalentemente estivi con diapausa embrionale |
| Parti | Prevalentemente in primavera, con variazioni geografiche e individuali |
| Trofeo | Palco del maschio |
| Status venatorio | Specie cacciabile secondo normativa e piani di gestione vigenti |
Come riconoscere il Capriolo
Il Capriolo possiede una struttura elegante e relativamente compatta.
Gli arti sono sottili, il collo slanciato, la testa corta e il muso relativamente appuntito.
La parte posteriore del corpo appare leggermente più sviluppata rispetto all’avantreno, caratteristica che contribuisce alla tipica silhouette della specie.
La coda è estremamente ridotta e praticamente invisibile nell’animale vivo.
Il più piccolo dei Cervidi italiani
Rispetto a Cervo e Daino il Capriolo possiede dimensioni nettamente inferiori.
Questa differenza non riguarda soltanto la massa corporea: l’intera conformazione è più leggera, agile e adatta a muoversi rapidamente tra vegetazione, arbusti e margini forestali.
Maschio, femmina e piccolo: la terminologia corretta
Nel linguaggio tecnico e venatorio è importante distinguere correttamente le differenti categorie.
Il maschio adulto viene comunemente indicato come maschio di Capriolo o roebuck nella terminologia internazionale.
La femmina è indicata come femmina di Capriolo.
Il giovane dell’anno viene generalmente definito piccolo.
Nella gestione selettiva assumono poi particolare importanza le classi di sesso e di età definite dai piani e dai protocolli locali.
Il mantello estivo
Durante la bella stagione il mantello assume una caratteristica colorazione rossiccia o rosso-bruna.
Il pelo è relativamente corto e l’aspetto complessivo dell’animale risulta particolarmente uniforme ed elegante.
Il mantello invernale
Con l’arrivo della stagione fredda il mantello diventa più lungo e fitto e assume tonalità prevalentemente grigio-brune.
Il cambiamento è così evidente che un osservatore inesperto potrebbe quasi avere l’impressione di trovarsi davanti a due animali differenti.
La muta
Il passaggio tra mantello invernale ed estivo e viceversa avviene attraverso la muta.
Il momento e la velocità della muta possono essere influenzati da:
età;
condizioni climatiche;
stato fisiologico;
condizioni individuali.
Per questo la muta può fornire indicazioni interessanti, ma non deve mai essere utilizzata da sola come sistema infallibile per determinare l’età.
Lo specchio anale
Una delle caratteristiche più evidenti del Capriolo è la zona chiara presente nella regione posteriore, comunemente definita specchio anale.
È particolarmente visibile nel mantello invernale e costituisce un importante elemento di riconoscimento.
Lo specchio del maschio e della femmina
La conformazione dello specchio può contribuire al riconoscimento del sesso, soprattutto nel periodo invernale.
Nel maschio tende ad apparire più compatto e con una conformazione che può ricordare grossolanamente un rene o una figura ovale.
Nella femmina può apparire più ampio e associato alla caratteristica presenza del falso codino costituito da peli più lunghi nella regione vulvare.
Il falso codino della femmina
Il Capriolo possiede una coda estremamente ridotta.
Quello che nell’osservazione della femmina può sembrare una piccola coda è in realtà costituito principalmente da un ciuffo di peli.
Questo elemento può essere molto utile per la determinazione del sesso nel periodo invernale.
Il pennello del maschio
Nel maschio può essere osservato il cosiddetto pennello penico, particolarmente utile nella determinazione del sesso quando il palco non è visibile o è stato perso.
Questa osservazione diventa importante soprattutto nel periodo successivo alla caduta dei palchi.
Il palco: non sono corna
Uno degli errori terminologici più frequenti consiste nel chiamare “corna” il palco del Capriolo.
Il maschio possiede invece palchi ossei caduchi, che vengono persi e ricostruiti periodicamente.
Le vere corna, come quelle dei Bovidi, hanno struttura e ciclo biologico completamente differenti.
Il palco del Capriolo
Nel maschio adulto il palco tipico presenta generalmente due stanghe relativamente corte dalle quali possono svilupparsi più punte.
La configurazione comunemente associata al maschio adulto ben sviluppato presenta tre punte per stanga, ma la realtà naturale è molto più variabile.
Esistono palchi semplici, asimmetrici, irregolari e anomalie di varia origine.
Il Capriolo a sei punte
L’espressione “sei punte” indica un maschio con tre punte per ciascuna stanga.
È una conformazione classica del palco maturo, ma sarebbe un grave errore dedurre automaticamente l’età dell’animale contando soltanto le punte.
Numero di punte ed età: uno dei miti da eliminare
Un Capriolo con sei punte non è necessariamente vecchio e un Capriolo con poche punte non è necessariamente giovane.
Lo sviluppo del palco è influenzato da numerosi fattori:
età;
genetica;
condizioni corporee;
alimentazione;
condizioni ambientali;
eventuali traumi o alterazioni fisiologiche.
Le rose
Alla base delle stanghe si trovano le rose, strutture caratteristiche che assumono importanza anche nella valutazione del trofeo.
Forma e sviluppo possono variare considerevolmente tra individui.
Le perlature
La superficie delle stanghe può presentare caratteristiche irregolarità e piccole formazioni definite perlature.
Anche queste concorrono all’aspetto complessivo del palco e possono essere considerate nella valutazione qualitativa del trofeo.
Gli steli
I palchi crescono sopra strutture permanenti del cranio comunemente indicate come steli o peduncoli.
Il palco viene perso, mentre gli steli rimangono e costituiscono la base sulla quale inizierà il nuovo ciclo di crescita.
Il ciclo del palco
Una delle caratteristiche più straordinarie dei Cervidi è la capacità di ricostruire periodicamente una struttura ossea complessa.
Nel Capriolo il ciclo del palco comprende:
caduta;
ricrescita;
fase in velluto;
mineralizzazione;
pulitura;
periodo del palco completamente formato;
nuova caduta.
Quando il Capriolo perde il palco?
La caduta avviene generalmente durante l’autunno e l’inizio dell’inverno, con differenze legate soprattutto all’età e alle condizioni individuali.
I maschi maturi tendono spesso a perdere il palco prima dei soggetti più giovani.
Quando ricresce?
La nuova crescita inizia rapidamente dopo la caduta.
Durante l’inverno il palco si sviluppa progressivamente e rimane ricoperto da un tessuto altamente vascolarizzato.
Il velluto
Durante la crescita il palco è ricoperto dal cosiddetto velluto.
Si tratta di un tessuto ricco di vasi sanguigni che contribuisce alla formazione della struttura ossea.
In questa fase il palco è vivo, sensibile e in pieno sviluppo.
La mineralizzazione
Con il completamento della crescita aumenta progressivamente la mineralizzazione del palco.
Il tessuto osseo raggiunge la propria consistenza definitiva e il velluto perde progressivamente la propria funzione.
La pulitura del palco
Quando il palco è completamente mineralizzato il maschio elimina il velluto strofinando le stanghe contro arbusti e giovani alberi.
Questo comportamento viene comunemente definito pulitura.
I fregoni
Gli arbusti e i piccoli alberi utilizzati durante lo sfregamento possono presentare evidenti abrasioni della corteccia.
Questi segni vengono comunemente chiamati fregoni.
Per il cacciatore e il tecnico faunistico costituiscono uno dei segnali più caratteristici della presenza di un maschio territoriale.
Un fregone non racconta automaticamente la grandezza del palco
La dimensione del fusto utilizzato o l’intensità del danno non permettono di determinare con precisione la qualità del trofeo.
Un fregone dimostra soprattutto che un maschio ha utilizzato quel punto.
Le raspate
Il maschio territoriale può raschiare il terreno con gli arti anteriori producendo le caratteristiche raspate.
Fregoni e raspate assumono particolare importanza nella comunicazione territoriale.
Il territorio del maschio
Durante la primavera e l’estate i maschi adulti possono sviluppare un comportamento fortemente territoriale.
Il territorio non è semplicemente un luogo nel quale l’animale vive.
È uno spazio che viene:
frequentato;
marcato;
controllato;
difeso nei confronti dei rivali.
Il Capriolo è territoriale tutto l’anno?
No.
La territorialità del maschio presenta una forte componente stagionale.
Con il cambiare della stagione cambiano anche struttura sociale, tolleranza reciproca e distribuzione degli individui.
Territorialità e home range non sono la stessa cosa
L’home range rappresenta l’area complessivamente utilizzata dall’animale.
Il territorio è invece una porzione attivamente difesa nei confronti di altri individui, soprattutto conspecifici dello stesso sesso.
Confondere i due concetti porta a interpretazioni errate del comportamento.
Quanto è grande il territorio di un Capriolo?
Non esiste una superficie universale.
L’estensione varia in relazione a:
qualità dell’habitat;
densità della popolazione;
stagione;
sesso;
età;
disponibilità alimentare;
disturbo.
Il comportamento sociale
Il Capriolo viene spesso descritto come un Cervide relativamente solitario, ma la realtà cambia nel corso dell’anno.
Durante primavera ed estate maschi e femmine mostrano una maggiore individualità.
Durante autunno e inverno la tolleranza reciproca aumenta e possono formarsi aggregazioni temporanee.
I gruppi invernali
Nei paesaggi agricoli aperti possono essere osservati durante l’inverno gruppi composti da più individui.
Queste aggregazioni non devono essere interpretate come branchi stabili paragonabili a quelli di altri ungulati sociali.
Il Capriolo di bosco e il Capriolo di pianura
La stessa specie può manifestare comportamenti molto differenti in funzione del paesaggio.
Un Capriolo che vive in un territorio forestale frammentato da piccole radure utilizza lo spazio in maniera differente rispetto a un animale inserito in vaste superfici agricole.
Questa plasticità è uno degli elementi più interessanti della specie.
L’habitat ideale
Il Capriolo trova condizioni particolarmente favorevoli nei territori caratterizzati da un mosaico ambientale.
La combinazione di:
bosco;
cespugli;
radure;
prati;
coltivazioni;
siepi;
margini forestali
offre contemporaneamente alimento e copertura.
L’effetto margine
Il confine tra due ambienti differenti può offrire una concentrazione particolarmente elevata di risorse.
Per questo i margini tra bosco e aree aperte rappresentano frequentemente zone importanti per il Capriolo.
Cosa mangia il Capriolo?
Il Capriolo è un erbivoro estremamente selettivo.
Non si comporta come un semplice consumatore indiscriminato di erba.
Ricerca soprattutto alimenti caratterizzati da elevata qualità nutritiva e buona digeribilità.
Un selezionatore di concentrati
Dal punto di vista dell’ecologia alimentare il Capriolo viene considerato un concentrate selector, cioè un ruminante che seleziona parti vegetali nutrienti e facilmente digeribili.
Questa strategia è collegata anche alle caratteristiche relativamente ridotte del suo apparato digerente rispetto a ruminanti più adattati a grandi quantità di alimento fibroso.
La dieta
Il Capriolo può consumare:
germogli;
gemme;
foglie giovani;
erbe;
piante erbacee;
frutti;
semi;
parti di arbusti;
risorse agricole.
L’alimentazione cambia con le stagioni
La dieta segue la disponibilità delle risorse.
In primavera l’abbondanza di vegetazione giovane offre alimenti altamente nutrienti.
Durante estate e autunno aumenta l’utilizzo di altre risorse vegetali e frutti.
In inverno l’animale deve adattarsi a una disponibilità alimentare quantitativamente e qualitativamente differente.
Il Capriolo è un ruminante
Come gli altri Cervidi possiede un apparato digerente specializzato nella fermentazione microbica del materiale vegetale.
L’alimentazione avviene quindi attraverso cicli nei quali fasi di assunzione del cibo si alternano a periodi dedicati alla ruminazione.
Quando mangia?
L’attività alimentare presenta più fasi durante le 24 ore.
Alba e tramonto rappresentano spesso momenti di particolare attività, ma il Capriolo non deve essere considerato esclusivamente crepuscolare.
Disturbo umano, stagione, temperatura e disponibilità alimentare possono modificare significativamente i ritmi.
Il Capriolo è notturno?
Non in senso stretto.
Come per molti altri ungulati, una maggiore attività notturna può essere anche una risposta alla presenza e al disturbo dell’uomo.
Il riposo
Durante le fasi di inattività il Capriolo utilizza punti protetti nella vegetazione.
Il corpo può lasciare sul terreno caratteristiche depressioni utilizzate per il riposo.
La rimessa
Il luogo scelto per riposare deve offrire una combinazione di:
tranquillità;
copertura;
possibilità di controllo dell’ambiente;
vicinanza alle risorse.
L’olfatto
L’olfatto è estremamente importante nella vita del Capriolo.
Permette di riconoscere conspecifici, interpretare marcature territoriali e individuare potenziali pericoli.
Il vento nella caccia al Capriolo
Per il cacciatore di selezione la direzione del vento rappresenta una delle prime informazioni da valutare.
Un avvicinamento tecnicamente perfetto può fallire in pochi secondi se l’odore del cacciatore raggiunge l’animale.
L’udito
Le grandi orecchie mobili garantiscono un’eccellente capacità di individuare la provenienza dei rumori.
Quando qualcosa attira l’attenzione, il Capriolo può rimanere immobile orientando le orecchie verso la fonte sonora.
La vista
La vista è particolarmente efficace nel rilevare movimenti.
Per questo durante l’avvicinamento non conta soltanto essere mimetizzati: conta soprattutto muoversi poco, lentamente e nei momenti corretti.
L’abbaio del Capriolo
Uno dei suoni più sorprendenti per chi non conosce la specie è il caratteristico richiamo di allarme, frequentemente definito abbaio.
È un suono breve, secco e potente che può ricordare effettivamente l’abbaio di un cane.
Perché il Capriolo abbaia?
L’abbaio può essere emesso in situazioni di allarme, incertezza o interazione sociale.
Sentire un Capriolo abbaiare nel bosco non significa necessariamente che abbia identificato perfettamente ciò che lo ha disturbato.
Quando il bosco abbaia
Un cacciatore può camminare nel bosco senza vedere nulla.
Improvvisamente, da una macchia apparentemente vuota, arriva un suono forte e secco.
Il Capriolo era lì.
Probabilmente aveva già percepito la presenza dell’uomo.
È uno dei momenti più caratteristici dell’incontro con questa specie.
Le impronte
L’impronta del Capriolo è costituita dai due unghioni principali e presenta generalmente una forma relativamente piccola, stretta e appuntita.
La conformazione cambia però con terreno, velocità e modalità di appoggio.
Gli speroni
In condizioni normali gli speroni posteriori possono non lasciare un’impronta evidente.
Su terreno molto morbido o durante la corsa possono invece comparire.
Capriolo, Daino e Cervo: riconoscere le tracce
La dimensione può fornire una prima indicazione, ma non dovrebbe essere utilizzata isolatamente.
Forma, pista, terreno e contesto ambientale devono essere interpretati insieme.
Le fatte
Gli escrementi sono generalmente costituiti da piccoli elementi separati, la cui forma e consistenza possono cambiare in funzione dell’alimentazione.
La loro presenza può aiutare a identificare le zone maggiormente frequentate.
Fregoni, raspate, impronte e fatte: leggere insieme gli indizi
Un singolo segno racconta una parte della storia.
Più segni associati permettono di comprendere molto di più.
Una raspata accanto a un fregone, impronte fresche e una zona di alimentazione vicina possono indicare l’utilizzo regolare di un settore da parte di un maschio.
La riproduzione del Capriolo
La biologia riproduttiva del Capriolo contiene uno dei fenomeni più affascinanti dell’intera fauna europea.
Gli accoppiamenti avvengono prevalentemente durante l’estate.
I piccoli, però, nasceranno soltanto nella primavera successiva.
Tra questi due momenti interviene un fenomeno straordinario: la diapausa embrionale.
Il periodo degli amori
Il periodo riproduttivo principale cade generalmente tra luglio e agosto, con variazioni geografiche e individuali.
Durante questa fase il comportamento dei maschi cambia sensibilmente.
Il maschio durante gli amori
Il maschio territoriale cerca attivamente le femmine recettive e può dedicare una parte considerevole della propria attività alla riproduzione.
In questo periodo possono aumentare inseguimenti, interazioni e movimenti all’interno del territorio.
I cerchi delle streghe
Durante il corteggiamento il maschio può inseguire ripetutamente la femmina lungo percorsi circolari o ellittici intorno a cespugli, alberi o altre strutture.
La vegetazione calpestata può formare caratteristiche tracce conosciute nella tradizione naturalistica e venatoria come “cerchi delle streghe”.
La diapausa embrionale
Dopo la fecondazione lo sviluppo embrionale non procede immediatamente in maniera continua.
La blastocisti rimane per alcuni mesi in una fase di sviluppo fortemente rallentato prima dell’impianto e della successiva crescita embrio-fetale.
Questo fenomeno viene definito diapausa embrionale o impianto differito.
Perché la diapausa è così importante?
Permette al Capriolo di accoppiarsi durante l’estate senza far nascere i piccoli nel pieno dell’inverno.
Lo sviluppo riprende in modo da sincronizzare i parti con la primavera, quando temperatura e disponibilità alimentare offrono condizioni molto più favorevoli.
Una strategia riproduttiva eccezionale
Tra gli ungulati europei il Capriolo rappresenta un caso biologicamente particolarmente interessante proprio per questo lungo intervallo tra fecondazione e sviluppo embrionale attivo.
La diapausa permette di separare temporalmente periodo degli accoppiamenti e periodo delle nascite.
Quando nascono i piccoli?
Le nascite avvengono prevalentemente durante la primavera, frequentemente tra maggio e giugno, con variazioni dovute a località e condizioni individuali.
Quanti piccoli nascono?
La femmina può partorire uno o più piccoli e le nascite gemellari sono frequenti nelle femmine adulte in buone condizioni.
La produttività è influenzata da età, stato corporeo, qualità dell’habitat e disponibilità alimentare.
Il piccolo di Capriolo
Alla nascita il piccolo presenta un caratteristico mantello maculato.
Le macchie chiare interrompono la silhouette e costituiscono un efficace mimetismo nella vegetazione.
Il piccolo non è stato abbandonato
Una delle informazioni più importanti per chi frequenta campagne e boschi riguarda i piccoli apparentemente soli.
Durante le prime settimane la madre può lasciare il piccolo nascosto nella vegetazione e raggiungerlo periodicamente per allattarlo.
Trovarlo immobile e solo non significa che sia orfano.
Perché la madre si allontana?
Restare costantemente accanto al piccolo potrebbe aumentare la probabilità di attirare l’attenzione dei predatori.
Il giovane rimane quindi immobile e mimetizzato mentre la femmina si alimenta e torna periodicamente.
La strategia dell’immobilità
Nelle prime fasi della vita la principale difesa non è la fuga.
È non essere individuato.
Colorazione mimetica, immobilità e scelta di un punto protetto lavorano insieme.
I predatori del Capriolo
Il Capriolo può essere predato da differenti specie, con un’importanza che cambia in relazione all’età dell’animale e al territorio.
Nel contesto italiano il Lupo rappresenta il principale grande predatore naturale degli adulti.
I piccoli possono essere vulnerabili anche ad altri predatori opportunisti.
Lupo e Capriolo
Il Capriolo può costituire una componente importante della dieta del Lupo in diversi ecosistemi.
Il rapporto tra predatore e preda dipende però dall’intera comunità di ungulati, dalla densità delle specie, dalla struttura dell’habitat e da numerosi altri fattori.
La fuga del Capriolo
Quando percepisce un pericolo il Capriolo può effettuare una fuga estremamente rapida caratterizzata da accelerazioni e salti.
La potente muscolatura degli arti posteriori permette di superare ostacoli e attraversare rapidamente la vegetazione.
Il Capriolo conosce il proprio territorio
Un animale residente sviluppa una conoscenza molto precisa di:
zone di rifugio;
passaggi;
punti di alimentazione;
vie di fuga;
aree maggiormente disturbate.
Questa memoria spaziale assume un’importanza fondamentale nella sopravvivenza.
Come stimare l’età di un Capriolo vivo
Questa è una delle questioni più difficili nella caccia di selezione.
Non esiste un singolo carattere esterno che permetta di stabilire con assoluta precisione l’età di un Capriolo vivo.
La valutazione deve essere costruita attraverso più elementi.
La silhouette
Un soggetto giovane tende generalmente a presentare una struttura più leggera e slanciata.
Con la maturità possono aumentare massa dell’avantreno, sviluppo del collo e profondità del torace.
Nei soggetti anziani possono comparire modificazioni della postura e delle proporzioni, ma esiste una forte variabilità individuale.
Il collo
Nel maschio maturo il collo può apparire più robusto rispetto a quello di un giovane.
La differenza è influenzata anche dalla stagione e dal mantello.
Il comportamento
Il comportamento può offrire informazioni complementari.
Un maschio stabilmente territoriale e dominante in una determinata area può avere una maturità diversa da un soggetto giovane appena inserito nella popolazione.
Ma anche questo indizio deve essere interpretato con prudenza.
La muta può aiutare?
Può contribuire alla valutazione.
In determinate condizioni i giovani e i soggetti in buono stato possono presentare tempi di muta differenti rispetto ad animali anziani o fisiologicamente impegnati.
Ma la muta non è una carta d’identità anagrafica.
Il palco permette di conoscere l’età?
No, non con precisione.
È probabilmente uno degli errori più diffusi.
Un grande palco non significa automaticamente grande età.
Un palco modesto non significa automaticamente giovane.
Per una valutazione corretta bisogna osservare l’intero animale.
La mandibola dopo il prelievo
La valutazione della dentatura mandibolare permette una stima dell’età molto più approfondita rispetto alla sola osservazione esterna.
Nei giovani, eruzione e sostituzione dentaria forniscono indicazioni particolarmente utili.
Negli adulti la valutazione diventa più complessa e si basa anche sull’usura.
L’usura dentaria
Con l’età le superfici masticatorie subiscono progressivamente usura.
La velocità del fenomeno può però essere influenzata dalle caratteristiche dell’alimentazione e del territorio.
Per questo anche l’interpretazione dentaria richiede esperienza e protocolli corretti.
La caccia di selezione al Capriolo
Il Capriolo rappresenta una delle specie simbolo della caccia di selezione.
Il principio fondamentale non consiste semplicemente nell’individuare un animale legalmente prelevabile.
Occorre individuare, riconoscere e valutare il capo appartenente alla classe prevista dal piano.
Prima si osserva, poi eventualmente si decide
La sequenza corretta è fondamentale.
Il selvatico viene individuato.
Viene osservato.
Si determina il sesso.
Si cerca di stabilire la classe d’età prevista.
Si controlla la presenza di altri animali.
Si valuta il contesto.
Solo successivamente può essere presa una decisione.
Il binocolo è il primo strumento del selecontrollore
Prima ancora dell’arma, il vero strumento fondamentale nella selezione del Capriolo è il binocolo.
Una buona osservazione permette di evitare errori che nessuna attrezzatura può correggere dopo il tiro.
Il cannocchiale da osservazione
Quando le distanze aumentano o la determinazione della classe richiede maggiore dettaglio, uno spotting scope può consentire un’osservazione più accurata.
L’obiettivo non è semplicemente “vedere più grande”, ma avere il tempo e il dettaglio necessari per valutare correttamente il capo.
L’aspetto
L’aspetto consiste nell’attendere il Capriolo da una posizione favorevole conoscendo preventivamente le zone frequentate.
Margini del bosco, prati e aree di alimentazione possono rappresentare punti strategici.
La cerca
Nella caccia alla cerca il cacciatore si muove lentamente nel territorio cercando di individuare il selvatico prima di essere percepito.
È una tecnica nella quale diventano fondamentali:
vento;
silenzio;
uso del terreno;
movimenti lenti;
osservazione continua.
Il vento prima di tutto
La pianificazione dell’avvicinamento dovrebbe iniziare dalla direzione dell’aria.
Il terreno può nascondere il cacciatore alla vista.
La vegetazione può attenuare i rumori.
Ma se il vento trasporta l’odore verso l’animale, gran parte del vantaggio è perduto.
Il rumore
Foglie secche, rami e pietre possono rendere difficile l’avvicinamento.
Un buon cacciatore impara quindi a utilizzare anche i rumori naturali dell’ambiente e a muoversi soltanto nei momenti favorevoli.
Il movimento
Il Capriolo può individuare rapidamente un movimento anomalo.
Durante l’avvicinamento è spesso preferibile attendere che l’animale abbassi la testa o sia temporaneamente schermato dalla vegetazione prima di cambiare posizione.
La distanza non deve diventare una gara
Nella caccia selettiva la distanza corretta è quella alla quale il cacciatore può effettuare un tiro responsabile, stabile e compatibile con le proprie capacità e con le condizioni reali.
Trasformare la distanza in una competizione è contrario alla logica stessa del prelievo selettivo.
Dopo il tiro
La reazione dell’animale deve essere osservata con la massima attenzione.
È importante memorizzare:
posizione esatta al momento del tiro;
reazione;
direzione di fuga;
ultimo punto nel quale è stato visto.
L’anschuss
Il punto nel quale si trovava il Capriolo al momento del tiro costituisce il primo luogo da esaminare quando il selvatico non rimane sul posto.
Ogni elemento deve essere valutato senza contaminare inutilmente la traccia.
Il recupero con cane da traccia
Quando l’esito non è certo, il ricorso a un conduttore abilitato e a un cane specializzato nel recupero rappresenta la scelta corretta.
Il recupero del selvatico ferito costituisce parte integrante dell’etica della caccia di selezione.
Gestione del Capriolo
Una popolazione non può essere gestita osservando soltanto quanti animali vengono prelevati.
Occorre conoscere, per quanto possibile:
distribuzione;
densità o indici di abbondanza;
rapporto tra i sessi;
struttura per classi di età;
successo riproduttivo;
mortalità;
condizioni dell’habitat;
risultati dei prelievi precedenti.
I censimenti
Il monitoraggio può utilizzare metodologie differenti in relazione al territorio e agli obiettivi.
Tra gli strumenti impiegabili rientrano osservazioni da punti vantaggiosi, conteggi standardizzati, fototrappolaggio e altri sistemi di monitoraggio faunistico.
Nessun metodo deve essere considerato perfetto in ogni situazione.
Il piano di prelievo
Il piano dovrebbe derivare dagli obiettivi gestionali e dalle informazioni disponibili sulla popolazione.
Il prelievo può essere suddiviso per sesso e classi di età proprio perché l’obiettivo non è semplicemente ridurre un numero, ma intervenire sulla struttura della popolazione secondo criteri definiti.
Il trofeo
Il palco del maschio costituisce il trofeo venatorio.
La sua valutazione può prendere in considerazione differenti caratteristiche secondo i sistemi adottati.
Tra gli elementi osservati possono rientrare:
massa;
volume;
lunghezza delle stanghe;
apertura;
sviluppo delle rose;
perlatura;
regolarità e caratteristiche estetiche.
Un grande trofeo non significa necessariamente un vecchio Capriolo
Questo concetto merita di essere ripetuto.
La qualità del palco dipende dall’interazione tra genetica, età, alimentazione, condizioni ambientali e stato fisiologico.
Valutare l’età esclusivamente sulla base del trofeo significa semplificare eccessivamente la biologia dell’animale.
Le anomalie del palco
Il palco può presentare anomalie causate da differenti fattori.
Tra le possibili cause rientrano:
traumi durante la crescita;
lesioni agli steli;
alterazioni fisiologiche;
problemi sanitari;
fattori individuali.
Il Capriolo “parruccato”
Una delle anomalie più spettacolari è rappresentata dal cosiddetto Capriolo parruccato.
In presenza di importanti alterazioni ormonali, frequentemente associate a problemi dell’apparato riproduttore maschile, il normale ciclo del palco può essere compromesso e il tessuto in velluto può continuare a svilupparsi formando una massa irregolare.
È una condizione patologica e non un normale tipo di trofeo.
Capriolo e danni forestali
A densità elevate il Capriolo può esercitare una pressione significativa sulla rinnovazione forestale.
Il consumo selettivo di gemme e germogli può interessare particolarmente alcune specie vegetali.
La brucatura
La brucatura può modificare sviluppo e forma delle giovani piante.
L’impatto dipende da densità degli ungulati, disponibilità alimentare alternativa, composizione forestale e capacità di rigenerazione dell’ambiente.
Fregoni e danni alle giovani piante
Anche lo sfregamento del palco può danneggiare giovani alberi e arbusti.
Il fregone può asportare parte della corteccia e, nei soggetti vegetali più piccoli, compromettere seriamente la pianta.
Capriolo e agricoltura
La specie può utilizzare coltivazioni e altre risorse agricole, soprattutto nei paesaggi nei quali bosco e campagna sono strettamente interconnessi.
La gestione deve quindi considerare contemporaneamente esigenze faunistiche, forestali e agricole.
Incidenti stradali
Gli attraversamenti stradali rappresentano una delle principali fonti di conflitto tra ungulati e attività umane.
Il rischio può aumentare in determinate ore, stagioni e settori del territorio caratterizzati da corridoi di spostamento.
Capriolo: caratteristiche principali
| Olfatto | ★★★★★ |
| Udito | ★★★★★ |
| Capacità di individuare il movimento | ★★★★★ |
| Agilità | ★★★★★ |
| Adattabilità ambientale | ★★★★☆ |
| Territorialità del maschio | ★★★★★ |
| Selettività alimentare | ★★★★★ |
| Importanza gestionale | ★★★★★ |
| Importanza nella caccia di selezione | ★★★★★ |
| Difficoltà di valutazione dell’età sul vivo | ★★★★★ |
Il ciclo annuale del Capriolo
| Periodo indicativo | Evento biologico principale |
|---|---|
| Gennaio-Febbraio | Crescita del nuovo palco nei maschi e vita prevalentemente invernale |
| Marzo-Aprile | Progressiva pulitura dei palchi, muta e crescente territorialità dei maschi |
| Maggio-Giugno | Principale periodo delle nascite e piena organizzazione territoriale |
| Luglio-Agosto | Periodo principale degli accoppiamenti |
| Settembre | Progressiva riduzione della territorialità |
| Ottobre-Novembre | Muta invernale e inizio della caduta dei palchi, soprattutto nei maschi maturi |
| Novembre-Dicembre | Caduta dei palchi, aggregazioni invernali e avvio del nuovo ciclo |
Curiosità sul Capriolo
Il palco cade e ricresce: ogni anno il maschio ricostruisce completamente una struttura ossea complessa.
Il palco non è un corno: corna e palchi sono strutture biologicamente differenti.
Sei punte non significa sei anni: il numero delle punte non permette di determinare direttamente l’età.
Il Capriolo utilizza fregoni e raspate: sono importanti segnali territoriali.
Può “abbaiare”: il potente richiamo di allarme sorprende spesso chi lo ascolta per la prima volta.
Il mantello cambia completamente con la stagione: rossiccio in estate e prevalentemente grigio-bruno in inverno.
La femmina possiede il falso codino: un ciuffo di peli utile anche nel riconoscimento del sesso.
I piccoli nascono maculati: la colorazione svolge una funzione mimetica.
Un piccolo trovato solo non è necessariamente abbandonato: la madre normalmente si allontana per poi tornare ad allattarlo.
È un erbivoro altamente selettivo: ricerca soprattutto parti vegetali di elevata qualità.
Può vivere anche nei grandi paesaggi agricoli: il Capriolo non è obbligatoriamente un animale del bosco fitto.
La sua socialità cambia con le stagioni: l’individualismo primaverile ed estivo può lasciare spazio ad aggregazioni invernali.
Il maschio è territoriale soprattutto stagionalmente: non difende con la stessa intensità il territorio durante tutto l’anno.
Il Capriolo parruccato non possiede un particolare tipo di trofeo: la “parrucca” è conseguenza di un’alterazione patologica del normale ciclo del palco.
La grande particolarità del Capriolo: accoppiarsi in estate e partorire in primavera
Se dovessimo scegliere un solo fenomeno capace di dimostrare quanto sia straordinaria la biologia del Capriolo, sarebbe probabilmente la diapausa embrionale.
Il maschio e la femmina si incontrano durante l’estate.
Avviene l’accoppiamento.
Avviene la fecondazione.
Ma la gravidanza non procede immediatamente come ci si aspetterebbe.
Per diversi mesi lo sviluppo rimane fortemente rallentato.
Poi, al momento biologicamente opportuno, riprende.
Il risultato è straordinario: il Capriolo può mantenere il proprio periodo degli amori in estate e contemporaneamente far nascere i piccoli nella stagione più favorevole dell’anno.
Il maschio territoriale
In primavera il bosco comincia a cambiare.
Un giovane arbusto presenta improvvisamente la corteccia danneggiata.
Poco distante il terreno è stato raschiato.
Qualche giorno dopo compare un altro fregone.
Non sono segni casuali.
Un maschio sta progressivamente costruendo la propria presenza nel territorio.
Percorre determinati passaggi.
Controlla le zone aperte.
Marca.
Ritorna.
E se un altro maschio entra nell’area, può reagire.
Osservare un Capriolo non significa averlo capito
All’alba un maschio esce lentamente dal margine del bosco.
È a centocinquanta metri.
Il palco appare alto.
Le stanghe sembrano regolari.
Per un osservatore inesperto potrebbe essere sufficiente.
Per il selecontrollore dovrebbe essere soltanto l’inizio.
Bisogna osservare il corpo.
Il collo.
Il torace.
La postura.
La muta.
Il comportamento.
Bisogna aspettare che si giri.
Bisogna essere certi che non ci siano altri animali nascosti dietro.
E soprattutto bisogna confrontare ciò che si vede con la classe prevista dal piano.
Il palco può ingannare
Questo è uno degli insegnamenti più importanti del Capriolo.
Un palco spettacolare cattura immediatamente l’attenzione.
Ma il cacciatore selettivo deve imparare a guardare prima l’animale e poi il trofeo.
Un giovane in condizioni eccezionali può sviluppare un palco sorprendente.
Un animale maturo può possedere un palco apparentemente modesto.
Un soggetto anziano può regredire.
Un trauma può produrre un’anomalia.
La natura non segue le semplici categorie che vorremmo imporle.
La mattina del selecontrollore
La caccia al Capriolo può iniziare quando è ancora buio.
Non con il tiro.
Con il vento.
Il cacciatore esce dall’auto e controlla la direzione dell’aria.
Da quella semplice informazione può dipendere l’intera strategia.
Raggiunge lentamente un punto di osservazione.
Il prato è ancora vuoto.
Il binocolo passa lentamente lungo il margine del bosco.
Una volta.
Due.
Tre.
Poi qualcosa cambia.
Quello che sembrava un cespuglio si muove.
È un’orecchia.
Compare la testa.
Poi il collo.
Infine l’animale esce completamente dalla vegetazione.
Il Capriolo è davanti al cacciatore.
Ma la caccia non è ancora cominciata.
È cominciata l’osservazione.
Quando rinunciare è la decisione corretta
Il capo rimane parzialmente coperto.
La luce non permette una valutazione sicura.
La classe d’età non convince.
Una femmina sembra sola, ma il piccolo potrebbe essere nascosto nell’erba.
Il maschio appare interessante, ma non offre abbastanza tempo per una corretta identificazione.
In tutti questi casi la decisione tecnicamente migliore può essere semplicemente una:
non effettuare il prelievo.
La selezione vera non consiste nella capacità di sparare quando compare un animale.
Consiste nella capacità di decidere correttamente quale animale, quando e se prelevarlo.
Il Capriolo insegna la pazienza
È forse questa la caratteristica che rende il Capriolo uno dei selvatici più importanti nella formazione del cacciatore di selezione.
Obbliga a rallentare.
A osservare.
A confrontare.
A dubitare.
A cambiare posizione.
A tornare un’altra mattina.
Il cacciatore che pensa soltanto al trofeo vede un palco.
Il cacciatore che conosce il Capriolo vede invece un individuo all’interno di una popolazione.
Dal singolo animale alla popolazione
Ed è proprio questo il passaggio fondamentale della moderna gestione degli ungulati.
Il Capriolo che compare sul prato non deve essere considerato isolatamente.
Appartiene a una popolazione caratterizzata da una determinata struttura.
Ha un sesso.
Una classe d’età.
Una storia riproduttiva.
Occupa uno spazio.
Interagisce con altri individui.
Utilizza determinate risorse.
E il suo eventuale prelievo diventa parte di una decisione gestionale più ampia.
Conoscere prima di prelevare
Il Capriolo – Capreolus capreolus rappresenta quindi molto più di uno dei più eleganti ungulati italiani.
È una vera scuola di osservazione faunistica.
Insegna che il palco non basta per conoscere l’età.
Che un’impronta non basta per conoscere un individuo.
Che un fregone non basta per giudicare un trofeo.
Che vedere una femmina sola non significa necessariamente che non abbia piccoli.
Che un animale immobile non significa che non ci abbia già percepiti.
E che poter effettuare un tiro non significa necessariamente doverlo effettuare.
Per comprendere veramente il Capriolo occorre mettere insieme biologia, comportamento, esperienza sul terreno e gestione.
Solo allora quel piccolo Cervide che compare per pochi secondi al margine del bosco smette di essere semplicemente una sagoma.
Diventa un animale che sappiamo leggere.
Ed è proprio qui che comincia la differenza tra guardare il Capriolo e conoscere il Capriolo.























