L’avvelenamento da sostanze vegetali nel cane può essere provocato dall’ingestione di piante ornamentali, specie spontanee, bacche, semi, bulbi, frutti, funghi o residui di potatura. Il rischio riguarda sia gli animali che vivono in casa o in giardino sia i cani da caccia, maggiormente esposti durante le uscite nei boschi e nelle campagne.
La gravità dipende dalla specie vegetale, dalla parte ingerita, dalla quantità assunta, dal peso del cane e dal tempo trascorso prima delle cure. Alcune piante causano soltanto irritazione della bocca e disturbi gastrointestinali, mentre altre possono provocare aritmie, convulsioni, insufficienza epatica o renale e morte improvvisa.
Se il cane ha ingerito una pianta sconosciuta o potenzialmente tossica è necessario contattare immediatamente il veterinario, senza attendere la comparsa dei sintomi.
Perché i cani ingeriscono piante e sostanze vegetali
I cani possono mordere o ingerire materiale vegetale per curiosità, gioco, noia o comportamento esplorativo. I cuccioli sono particolarmente esposti, ma anche un cane adulto può mangiare bacche cadute, bulbi appena interrati, frutti, semi o residui vegetali.
Durante le uscite all’aperto il rischio può aumentare quando il cane:
- esplora liberamente boschi, giardini e terreni agricoli;
- mastica rami, radici, cortecce o pigne;
- ingerisce bacche e frutti caduti;
- beve acqua nella quale sono rimaste parti di piante;
- mangia compost o residui di potatura;
- ingerisce funghi spontanei;
- entra in contatto con farine, estratti o preparati erboristici concentrati.
Una pianta non diventa sicura perché è naturale. Inoltre, cottura, essiccazione o appassimento non neutralizzano necessariamente le sostanze tossiche.
Quali parti della pianta possono essere velenose
La tossicità può essere concentrata in una sola parte oppure interessare l’intera pianta. A seconda della specie possono risultare pericolosi:
- foglie;
- fiori e polline;
- semi e noccioli;
- bacche e frutti acerbi;
- bulbi, tuberi e rizomi;
- radici;
- corteccia e rami;
- linfa o lattice;
- acqua presente nei sottovasi o nei recipienti con fiori recisi.
In alcune specie i semi rappresentano la parte più tossica; in altre anche una piccola quantità di foglie può essere pericolosa. I residui di potatura devono quindi essere rimossi senza lasciarli a disposizione del cane.
Piante particolarmente pericolose per il cane
Oleandro
L’oleandro, o Nerium oleander, contiene glicosidi cardioattivi capaci di alterare gravemente il ritmo cardiaco. Tutta la pianta è tossica, comprese foglie, fiori, rami e parti essiccate.
L’ingestione può provocare:
- salivazione;
- vomito e diarrea;
- debolezza;
- alterazioni del battito cardiaco;
- tremori;
- collasso e morte improvvisa.
Anche l’acqua nella quale sono rimasti rami o foglie di oleandro deve essere considerata potenzialmente pericolosa.
Tasso
Il tasso, appartenente al genere Taxus, contiene sostanze capaci di interferire con il funzionamento del cuore. Foglie, corteccia e semi sono molto tossici. La parte carnosa rossa che circonda il seme è meno pericolosa, ma il seme contenuto al suo interno rimane tossico.
L’intossicazione può provocare tremori, debolezza, difficoltà respiratoria, alterazioni cardiache, convulsioni e collasso. Nei casi più gravi la morte può essere molto rapida e manifestarsi con pochi sintomi premonitori.
Cycas o palma sago
La Cycas revoluta, spesso chiamata palma sago, è una pianta ornamentale estremamente pericolosa per il cane. Tutte le sue parti sono tossiche, ma i semi contengono concentrazioni particolarmente elevate di sostanze nocive.
I primi sintomi possono comprendere vomito, diarrea, inappetenza e dolore addominale. Successivamente possono comparire:
- abbattimento;
- ittero, con colorazione giallastra delle mucose;
- sangue nelle feci o nel vomito;
- emorragie;
- tremori e convulsioni;
- grave insufficienza epatica.
I disturbi gastrointestinali possono iniziare nelle prime ore, mentre il danno epatico può aggravarsi nei due o tre giorni successivi. Anche l’ingestione di un singolo seme può rappresentare un’emergenza.
Digitale, mughetto e kalanchoe
La digitale, il mughetto e alcune specie di kalanchoe contengono sostanze che agiscono sul cuore. Possono causare salivazione, vomito, diarrea, debolezza, rallentamento o accelerazione del battito e aritmie potenzialmente fatali.
Nel caso del mughetto possono essere pericolosi anche rizomi, fiori, foglie e acqua del vaso.
Azalea e rododendro
Azalee e rododendri contengono grayanotossine. L’ingestione può provocare entro poche ore salivazione, vomito, diarrea, debolezza, pressione bassa, alterazioni del ritmo cardiaco, tremori e difficoltà respiratoria.
Nei casi gravi possono comparire convulsioni, coma e collasso cardiocircolatorio.
Ricino
I semi del ricino, o Ricinus communis, contengono ricina. Il rischio aumenta quando vengono masticati o frantumati, perché il rivestimento esterno danneggiato permette la liberazione della tossina.
L’avvelenamento può causare vomito intenso, diarrea anche emorragica, dolore addominale, disidratazione, debolezza, alterazioni neurologiche e danni agli organi interni.
Colchico autunnale
Il colchico contiene colchicina, una sostanza altamente tossica. Tutte le parti della pianta possono essere pericolose. I sintomi comprendono salivazione, vomito, diarrea emorragica, dolore addominale, debolezza e danni a fegato, reni e midollo osseo.
Il quadro può peggiorare progressivamente anche dopo un iniziale disturbo gastrointestinale.
Cicuta
La cicuta maggiore e la cicuta acquatica contengono sostanze neurotossiche. Possono crescere in terreni incolti, fossati, rive e zone umide.
L’ingestione può provocare rapidamente:
- salivazione;
- pupille dilatate;
- tremori muscolari;
- andatura barcollante;
- convulsioni;
- paralisi respiratoria;
- morte.
Belladonna e altre solanacee
Belladonna, stramonio e alcune altre solanacee spontanee possono causare dilatazione delle pupille, agitazione, disorientamento, alterazioni del battito, tremori, debolezza e convulsioni.
Anche le parti verdi della pianta di patata e i tuberi verdi o germogliati possono contenere quantità elevate di sostanze tossiche. Pomodori molto acerbi, foglie e fusti della pianta possono provocare disturbi gastrointestinali e neurologici se ingeriti in quantità significative.
Dieffenbachia, filodendro e pothos
Queste comuni piante da appartamento contengono cristalli insolubili di ossalato di calcio. Quando il cane mastica foglie o fusti, i cristalli penetrano nei tessuti della bocca provocando dolore immediato.
I sintomi comprendono:
- intensa salivazione;
- bruciore e gonfiore della bocca;
- difficoltà a deglutire;
- agitazione e scuotimento della testa;
- vomito;
- raramente, difficoltà respiratoria dovuta al gonfiore.
Tulipani, giacinti, narcisi e amarilli
I bulbi di tulipano, giacinto, narciso e amarillide contengono concentrazioni maggiori di sostanze irritanti rispetto alle parti aeree. I cani possono trovarli mentre scavano nel terreno oppure quando i bulbi sono conservati prima della semina.
L’ingestione può causare salivazione, vomito, diarrea e dolore addominale. Quantità elevate possono determinare debolezza, alterazioni cardiache, tremori o convulsioni.
Edera, agrifoglio e vischio
L’edera può provocare irritazione della bocca, salivazione, vomito e diarrea. Agrifoglio e vischio possono causare disturbi gastrointestinali e, in caso di ingestione consistente, alterazioni neurologiche o cardiocircolatorie.
Le decorazioni natalizie contenenti bacche e rami devono essere mantenute fuori dalla portata degli animali.
Uva, uvetta, cipolla e aglio
Alcuni alimenti di origine vegetale normalmente consumati dalle persone sono pericolosi per il cane.
Uva e uvetta
Uva fresca, uvetta e prodotti che le contengono possono provocare insufficienza renale acuta. La sensibilità varia da cane a cane e non è possibile stabilire con sicurezza una quantità innocua.
I primi sintomi possono comprendere vomito, diarrea, abbattimento e inappetenza. Successivamente possono comparire dolore addominale, sete alterata e riduzione della produzione di urina.
Cipolla, aglio, porro ed erba cipollina
Le piante del genere Allium possono danneggiare i globuli rossi e causare anemia emolitica. Sono potenzialmente pericolose crude, cotte, essiccate o in polvere.
I sintomi possono comparire anche dopo alcuni giorni e comprendono debolezza, mucose pallide, respirazione accelerata, battito rapido, urine scure, vomito e scarso appetito.
Noccioli e semi dei frutti
I noccioli di pesche, albicocche, ciliegie e susine possono contenere composti capaci di liberare cianuro quando vengono masticati o frantumati. L’avvelenamento grave è poco comune dopo l’ingestione di un singolo nocciolo intero, ma il rischio aumenta se vengono triturati diversi semi.
Il nocciolo può inoltre bloccarsi nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino, provocando un’ostruzione indipendentemente dalla tossicità chimica.
Funghi velenosi
Non è possibile distinguere con sicurezza un fungo commestibile da uno velenoso basandosi soltanto sull’aspetto. Anche specie molto simili possono avere tossicità completamente differente.
I funghi possono provocare:
- vomito e diarrea;
- dolore addominale;
- salivazione;
- agitazione o sonnolenza;
- andatura barcollante;
- tremori e convulsioni;
- alterazioni del battito cardiaco;
- danni epatici o renali;
- coma.
Alcune specie contenenti amatossine possono determinare una fase iniziale con vomito e diarrea, seguita da un apparente miglioramento. Successivamente può svilupparsi una grave insufficienza epatica. L’assenza temporanea dei sintomi non deve quindi essere interpretata come guarigione.
Compost, muffe e residui vegetali
Il compost può contenere alimenti deteriorati e muffe capaci di produrre micotossine. Il cane che lo ingerisce può manifestare vomito, agitazione, tremori, convulsioni e aumento della temperatura corporea.
Anche noci ammuffite, frutti marci, pane deteriorato e residui vegetali fermentati devono essere mantenuti fuori dalla sua portata. I cumuli di erba tagliata possono fermentare e sviluppare calore, muffe e sostanze irritanti.
Sintomi dell’avvelenamento da piante
I sintomi variano notevolmente e possono comparire immediatamente oppure dopo diverse ore o giorni.
I principali segnali comprendono:
- salivazione eccessiva;
- irritazione, dolore o gonfiore della bocca;
- vomito e diarrea, anche con sangue;
- dolore addominale;
- inappetenza e abbattimento;
- mucose pallide, giallastre, bluastre o intensamente arrossate;
- battito cardiaco troppo lento, troppo rapido o irregolare;
- difficoltà respiratoria;
- debolezza e andatura barcollante;
- tremori e convulsioni;
- pupille dilatate;
- sete e minzione alterate;
- collasso o perdita di coscienza.
Cosa fare se il cane ha ingerito una pianta
La rapidità dell’intervento è determinante. Anche se il cane sembra normale, alcune tossine possono aver già iniziato a danneggiare gli organi interni.
- Allontanare il cane dalla pianta e impedire ulteriori ingestioni.
- Rimuovere delicatamente dalla bocca soltanto i frammenti facilmente raggiungibili, senza rischiare di essere morsi.
- Contattare immediatamente il veterinario o una struttura di pronto soccorso.
- Comunicare il peso del cane, l’orario, la quantità presunta e i sintomi osservati.
- Fotografare la pianta intera, le foglie, i fiori, i frutti e il luogo in cui cresce.
- Se possibile, raccogliere un piccolo campione senza esporsi a rischi e conservarlo separatamente.
- Portare con sé eventuali resti vegetali o materiale vomitato, seguendo le indicazioni del veterinario.
Quando si fotografa una pianta è utile riprendere sia l’aspetto generale sia i particolari di foglie, fusto, fiori e bacche. Una foglia isolata potrebbe non essere sufficiente per una corretta identificazione.
Non provocare autonomamente il vomito
Non bisogna far vomitare il cane senza una precisa indicazione veterinaria. La procedura può essere pericolosa se l’animale è debole, sonnolento, presenta convulsioni, respira male o ha ingerito parti vegetali taglienti o irritanti.
Non somministrare:
- sale;
- latte;
- olio;
- acqua ossigenata;
- carbone attivo;
- farmaci umani;
- preparati erboristici;
- alimenti o bevande nel tentativo di diluire il veleno.
Il carbone attivo non è indicato in ogni intossicazione e può essere aspirato nei polmoni se somministrato a un cane con alterazioni neurologiche.
Diagnosi
La diagnosi si basa sulla storia dell’ingestione, sull’identificazione della pianta, sui sintomi e sugli esami clinici. Il veterinario può eseguire:
- emocromo completo;
- profilo biochimico;
- valutazione della funzionalità epatica e renale;
- controllo della coagulazione;
- esame delle urine;
- misurazione degli elettroliti;
- elettrocardiogramma;
- ecografia o radiografie;
- esami tossicologici quando disponibili.
L’identificazione botanica può essere determinante, ma non deve ritardare il trasporto del cane in una struttura veterinaria.
Trattamento veterinario
Non esiste un unico trattamento valido per tutte le piante tossiche. In base alla sostanza e alle condizioni del cane possono essere necessari:
- decontaminazione gastrointestinale effettuata in sicurezza;
- somministrazione professionale di carbone attivo;
- fluidoterapia endovenosa;
- controllo di vomito, tremori e convulsioni;
- monitoraggio del ritmo cardiaco;
- supporto della funzionalità epatica o renale;
- correzione degli squilibri elettrolitici;
- ossigenoterapia;
- antidoti specifici nei rari casi in cui siano disponibili;
- ricovero e monitoraggio prolungato.
Un cane che inizialmente sembra migliorare può richiedere ulteriori controlli, perché alcune tossine producono danni ritardati al fegato, ai reni o al sangue.
Avvelenamento da piante nei cani da caccia
I cani da caccia possono incontrare piante e funghi tossici lungo sentieri, fossati, zone umide, boschi, campi coltivati e ruderi. Durante l’attività possono inoltre bere da recipienti o pozze contenenti residui vegetali.
Per ridurre il rischio è consigliabile:
- insegnare il comando “lascia”;
- impedire al cane di mangiare funghi, bacche e frutti trovati a terra;
- controllare il cane durante le pause;
- non lasciarlo bere da contenitori abbandonati;
- informarsi sulle specie tossiche presenti nella zona;
- fotografare immediatamente la pianta in caso di sospetta ingestione;
- conoscere la posizione del pronto soccorso veterinario più vicino;
- non somministrare rimedi improvvisati durante il trasporto.
Prevenzione in casa e in giardino
Prima di acquistare una pianta ornamentale è opportuno verificarne la sicurezza per gli animali domestici. Le specie tossiche già presenti devono essere collocate in zone realmente inaccessibili oppure rimosse.
È inoltre importante:
- raccogliere bacche, semi e frutti caduti;
- non lasciare bulbi a disposizione del cane;
- eliminare rapidamente i residui di potatura;
- impedire l’accesso al compost;
- controllare la comparsa di funghi nel prato;
- non lasciare acqua stagnante nei sottovasi;
- conservare integratori ed estratti vegetali in armadi chiusi;
- evitare che il cane mastichi decorazioni contenenti piante essiccate.
Prognosi
La prognosi dipende dalla pianta, dalla dose ingerita e dalla rapidità delle cure. Le irritazioni lievi della bocca o dell’apparato digerente spesso si risolvono con un trattamento adeguato.
La prognosi è invece più prudente in caso di ingestione di oleandro, tasso, cycas, ricino, colchico, cicuta o funghi contenenti amatossine, soprattutto quando sono già presenti aritmie, convulsioni, emorragie o insufficienza epatica e renale.
In sintesi
L’avvelenamento da sostanze vegetali può essere molto più grave di quanto suggerisca l’aspetto innocuo di una pianta, di una bacca o di un fungo. Non esistono metodi domestici affidabili per stabilire se una specie sia sicura o per neutralizzarne il veleno.
In caso di ingestione sospetta bisogna allontanare il cane dalla fonte, fotografare la pianta e contattare immediatamente il medico veterinario. Non provocare il vomito e non somministrare rimedi casalinghi senza una precisa indicazione professionale.























