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CURLY COATED RETRIEVER

Il Curly Coated Retriever è una delle razze da riporto britanniche più antiche e caratteristiche. Alto, atletico, potente senza essere pesante e immediatamente riconoscibile per il mantello formato da una fitta successione di piccoli ricci aderenti al corpo, è stato selezionato come cane da caccia completo per il recupero della selvaggina da terra e dall’acqua, capace di lavorare per molte ore anche in condizioni climatiche difficili.

A differenza di Retriever oggi molto più diffusi come Labrador e Golden Retriever, il Curly ha mantenuto un’immagine decisamente più rara e specialistica. La sua selezione originaria privilegiava soprattutto resistenza, capacità natatoria, perseveranza nella ricerca, indipendenza controllata e robustezza. Era il cane del guardiacaccia e del cacciatore che aveva bisogno di un ausiliare capace non soltanto di eseguire un semplice riporto visibile, ma anche di lavorare autonomamente in vegetazione fitta, entrare ripetutamente nell’acqua e recuperare selvatici feriti lontano dal punto di caduta.

La razza possiede una personalità particolare anche all’interno del gruppo dei Retriever. È generalmente intelligente, sicura di sé e molto legata al proprio conduttore, ma può apparire più riservata e meno immediatamente espansiva rispetto a Labrador e Golden. Nel lavoro questa caratteristica si traduce spesso in una notevole capacità di iniziativa: un buon Curly deve ascoltare il cacciatore, ma essere anche capace di risolvere un recupero quando il conduttore non può più vedere la selvaggina.

La sua vera dimensione rimane quella venatoria. Zone umide, laghi, fiumi, canneti, paludi, prati e boschi rappresentano il terreno sul quale il Curly Coated Retriever può esprimere pienamente le proprie qualità. Il particolare mantello riccio non nasce per ragioni estetiche: costituisce una protezione funzionale contro acqua, freddo e vegetazione, confermando quanto la morfologia della razza sia profondamente collegata al lavoro.

Curly Coated Retriever: scheda tecnica della razza

Nome ufficiale Curly Coated Retriever
Paese di origine Gran Bretagna
Codice FCI 110
Gruppo FCI Gruppo 8 – Cani da riporto, cani da cerca e cani da acqua
Sezione 1 – Cani da riporto
Prova di lavoro Sì
Utilizzazione Cane da riporto della selvaggina da terra e dall’acqua
Taglia Medio-grande
Altezza ideale maschi Circa 67,5 cm al garrese
Altezza ideale femmine Circa 62,5 cm al garrese
Peso Lo standard FCI privilegia proporzioni, equilibrio e funzionalità senza fissare un peso ideale univoco
Mantello Ricci piccoli, fitti, aderenti e distribuiti uniformemente sul corpo
Colori ammessi Nero o fegato
Attitudine principale Riporto, con particolare predisposizione al lavoro in acqua
Ambiente di lavoro Zone umide, fiumi, laghi, paludi, canneti, campagne e boschi
Temperamento Intelligente, sicuro, coraggioso, indipendente ma collaborativo
Rapporto con l’acqua Eccellente

Origine e storia del Curly Coated Retriever

Il Curly Coated Retriever appartiene alla fase più antica della formazione dei moderni cani da riporto britannici. La sua selezione iniziò quando lo sviluppo delle armi da caccia rese sempre più importante disporre di cani capaci di recuperare rapidamente e con precisione la selvaggina abbattuta, soprattutto negli ambienti nei quali il cacciatore non poteva raggiungere direttamente l’animale.

La storia della razza non può essere ricondotta con certezza assoluta a un’unica combinazione di progenitori. Nella sua formazione vengono tradizionalmente indicati antichi Retriever britannici, cani d’acqua e soggetti con mantello riccio utilizzati per il recupero della selvaggina. Tra le razze storicamente citate figurano il St. John’s Water Dog, oggi estinto, differenti Water Spaniel britannici e, in una fase successiva, il Barbone.

Qualunque sia stata l’esatta successione degli incroci, il risultato fu un cane con caratteristiche molto precise: alto abbastanza da attraversare rapidamente terreni difficili, forte ma non pesante, eccellente nuotatore e soprattutto dotato di un mantello capace di proteggerlo durante il lavoro nell’acqua fredda.

Già nell’Ottocento il Curly era conosciuto e utilizzato dai cacciatori britannici. Rispetto ad altri Retriever che si sarebbero sviluppati successivamente, veniva apprezzato soprattutto come cane rustico e resistente da lavoro, adatto tanto alla selvaggina acquatica quanto al recupero della selvaggina abbattuta nei grandi territori di caccia.

La diffusione internazionale portò la razza anche in territori con condizioni ambientali particolarmente impegnative. La sua capacità di lavorare nell’acqua, attraversare vegetazione fitta e sopportare lunghe giornate di attività ne favorì l’utilizzo anche fuori dalla Gran Bretagna.

Nel tempo Labrador e Golden Retriever hanno raggiunto una diffusione enormemente superiore, mentre il Curly è rimasto una razza relativamente rara. Questa minore popolarità ha però contribuito in molte linee a conservarne l’identità di Retriever funzionale, atletico e dotato di forte personalità.

Un Retriever costruito per il lavoro duro

L’impressione generale del Curly deve essere quella di un cane forte, attivo, elegante e resistente. Non deve apparire massiccio e pesante, ma neppure leggero e privo della sostanza necessaria al lavoro.

La maggiore altezza rispetto a molti altri Retriever produce una falcata ampia e permette al cane di coprire rapidamente il terreno. Questa caratteristica può risultare particolarmente utile quando il recupero richiede lunghi spostamenti attraverso prati, vegetazione palustre o terreni aperti.

La struttura atletica permette inoltre di entrare ripetutamente in acqua senza accumulare rapidamente fatica. Un cane da riporto destinato agli acquatici deve infatti affrontare una resistenza fisica molto maggiore durante il nuoto rispetto alla corsa sulla terraferma.

Il Curly rappresenta quindi un interessante equilibrio tra potenza, altezza, agilità e resistenza. Una costruzione eccessivamente pesante comprometterebbe velocità e nuoto; un soggetto troppo leggero perderebbe invece parte della forza necessaria per trasportare selvaggina di dimensioni importanti.

Testa ed espressione

La testa del Curly Coated Retriever presenta una forma abbastanza caratteristica e deve risultare proporzionata al corpo. Vista lateralmente e frontalmente mantiene un aspetto relativamente lungo e pulito, senza eccessiva pesantezza.

Il cranio e il muso devono mantenere un buon equilibrio. Il tartufo è ben sviluppato e la mandibola sufficientemente forte da consentire al cane di trasportare la selvaggina in maniera sicura.

Gli occhi sono relativamente grandi senza diventare prominenti e devono esprimere intelligenza, sicurezza e attenzione. La tonalità è normalmente correlata al colore del mantello.

Le orecchie sono relativamente piccole, inserite vicino alla testa e ricoperte dal caratteristico pelo riccio.

La bocca deve consentire una presa funzionale. Come in tutti i Retriever, la qualità del morso non riguarda soltanto la conformazione: il cane deve poter trasportare un’anatra, un fagiano o altra selvaggina mantenendola saldamente senza danneggiarla.

Corpo, torace e struttura atletica

Il corpo deve essere sufficientemente lungo da garantire un movimento ampio ma mantenere un insieme equilibrato e compatto. Il torace è profondo e offre lo spazio necessario a un buon sviluppo cardiopolmonare, caratteristica fondamentale per un cane destinato a lavorare a lungo.

Le costole devono garantire capacità toracica senza creare un corpo eccessivamente cilindrico. Il rene è forte e permette una trasmissione efficace della spinta proveniente dal posteriore.

La linea dorsale deve sostenere il movimento e rimanere stabile durante corsa e nuoto.

Dal punto di vista funzionale, ogni elemento deve concorrere a creare un cane capace di percorrere grandi distanze senza sprecare energia. Il Curly non è stato selezionato per uno scatto isolato, ma per mantenere efficienza durante un’intera giornata di lavoro.

Arti e movimento

Gli arti anteriori devono essere diritti e ben posizionati sotto il corpo. Le spalle correttamente inclinate favoriscono un buon allungo e riducono il costo energetico del movimento.

Il posteriore è forte, muscoloso e dotato di buone angolazioni. La propulsione deve essere efficace sia nella corsa sia durante l’ingresso in acqua.

Il movimento corretto è potente, fluido ed economico, con buon allungo anteriore e forte spinta posteriore. Un Retriever destinato a lavorare per ore non deve possedere un’andatura spettacolare ma dispendiosa: deve muoversi con il minimo spreco possibile.

Anche i piedi devono essere forti e compatti, capaci di sopportare terreni duri, fangosi o irregolari e di contribuire efficacemente alla progressione in acqua.

Il mantello riccio: il simbolo della razza e uno strumento di lavoro

Il mantello costituisce la caratteristica più immediatamente riconoscibile del Curly Coated Retriever. Praticamente tutto il corpo è ricoperto da piccoli ricci fitti, compatti e ben aderenti alla pelle.

Non devono essere presenti grandi ciocche aperte, pelo lanoso, ricci molto morbidi o una copertura irregolare. La continuità del riccio produce una superficie relativamente uniforme che protegge il corpo durante l’attività venatoria.

La funzione è soprattutto pratica. Il mantello crea una barriera contro acqua, vento e vegetazione e permette al cane di entrare ripetutamente in ambienti umidi mantenendo una buona protezione cutanea.

Una caratteristica che distingue il Curly dagli altri Retriever è la quasi totale assenza delle lunghe frange ornamentali tipiche di Golden e Flat-Coated Retriever. La superficie rimane molto più pulita e compatta.

Anche la coda è ricoperta dal caratteristico pelo riccio e non forma una grande frangia.

Nero o fegato: i due colori del Curly Coated Retriever

Lo standard ammette due colori: nero e fegato. Entrambi devono essere uniformi.

Il nero produce generalmente un mantello brillante e molto profondo, mentre il fegato presenta tonalità marroni intense caratteristiche.

La pigmentazione degli occhi e delle altre parti visibili deve armonizzarsi con il colore generale del soggetto.

Il colore non modifica naturalmente le qualità venatorie. Un Curly nero e uno fegato correttamente selezionati devono possedere la stessa struttura, lo stesso temperamento e la stessa capacità di lavoro.

Carattere: sicurezza, intelligenza e maggiore indipendenza rispetto ad altri Retriever

Il Curly Coated Retriever è generalmente intelligente, sicuro di sé, coraggioso e molto legato alla propria famiglia. Rispetto al Labrador può però mostrare una personalità più indipendente e una maggiore riservatezza verso le persone che non conosce.

Questa caratteristica non deve essere confusa con timidezza o aggressività. Un buon Curly deve mantenere stabilità e sicurezza anche in situazioni nuove.

L’indipendenza possiede un’origine funzionale. Un cane inviato a recuperare una preda ferita dentro un canneto, oltre una riva o dall’altra parte di un corso d’acqua non può attendere continuamente indicazioni. Deve essere capace di prendere decisioni autonome senza perdere il collegamento con il conduttore.

È proprio questo equilibrio a rendere particolarmente interessante la razza nel lavoro: obbedienza quando è possibile guidare il cane, iniziativa quando il recupero deve essere risolto autonomamente.

Un cane che matura con maggiore gradualità

Il Curly viene spesso descritto come un Retriever dalla maturazione relativamente lenta, soprattutto dal punto di vista comportamentale. Un giovane può mantenere per lungo tempo una notevole vivacità e un atteggiamento giocoso.

Questo elemento deve essere tenuto in considerazione durante l’addestramento. Pretendere troppo presto una precisione adulta può produrre conflitto o perdita di motivazione.

È preferibile costruire progressivamente richiamo, riporto, autocontrollo e conduzione a distanza, aumentando la complessità quando il cane dimostra di avere realmente consolidato il livello precedente.

La maturazione più graduale viene spesso compensata da una notevole solidità nel soggetto adulto correttamente formato.

Il rapporto con il cacciatore

Il Curly deve instaurare con il cacciatore un rapporto basato soprattutto sulla fiducia. È generalmente meno adatto a metodi meccanici o inutilmente duri e offre molto di più quando comprende il lavoro e percepisce coerenza nella conduzione.

Un Retriever completo deve saper collaborare ma non diventare dipendente da ogni singolo comando. Durante un blind retrieve il cane deve accettare la direzione indicata; quando entra nella zona della caduta deve invece essere capace di passare alla ricerca autonoma.

Lo stesso vale nel recupero di un selvatico ferito. Il conduttore può indicare un’area, ma soltanto il cane possiede olfatto e possibilità di penetrare nella copertura necessari per completare l’azione.

Nel Curly questo equilibrio tra guidabilità e iniziativa rappresenta una delle qualità più caratteristiche.

Riporto dall’acqua: uno dei terreni nei quali esprime il meglio

Il lavoro in acqua rappresenta uno dei punti di forza della razza. Il Curly deve entrare senza esitazione, nuotare con efficacia e mantenere motivazione anche quando il recupero richiede un lungo percorso.

Un’anatra caduta in acqua aperta costituisce il caso più semplice. Le difficoltà aumentano enormemente quando il selvatico è ferito, viene spinto dal vento, raggiunge un canneto oppure continua a nuotare.

Il cane deve allora combinare memoria della caduta, vista, olfatto, resistenza e capacità di interpretare l’acqua.

Il particolare mantello riccio protegge il corpo durante le ripetute entrate in acqua e rappresenta uno degli elementi che hanno permesso alla razza di lavorare tradizionalmente anche in condizioni climatiche poco favorevoli.

La grande taglia garantisce inoltre sufficiente forza per riportare senza difficoltà Anatidi di buona dimensione.

Il Curly nella caccia agli acquatici

Germano reale, Canapiglia, Fischione, Codone, Alzavola, Mestolone e gli altri acquatici rappresentano un impiego perfettamente coerente con le attitudini del Curly Coated Retriever.

Durante l’attesa il cane deve rimanere tranquillo e controllato, senza compromettere l’azione del cacciatore. Dopo l’abbattimento deve invece trasformarsi rapidamente in un ausiliare attivo.

Una delle qualità fondamentali è la capacità di marcare il punto di caduta. Un cane che osserva correttamente il volo del selvatico e memorizza la zona in cui scompare può ridurre drasticamente il tempo necessario al recupero.

Quando più animali cadono durante la stessa azione, entrano in gioco memoria e disciplina. Il Retriever deve essere capace di affrontare un recupero alla volta senza dimenticare le altre cadute.

Riporto da terra

Il Curly non deve essere considerato esclusivamente un cane d’acqua. È stato storicamente utilizzato come Retriever completo e possiede buone capacità di recupero anche sulla terraferma.

Fagiano, Starna, Pernice e altra selvaggina abbattuta possono essere recuperati su terreni differenti. Il cane deve raggiungere l’area della caduta e iniziare una ricerca accurata quando il selvatico non è immediatamente visibile.

La maggiore altezza rispetto a Retriever più compatti può rappresentare un vantaggio nei prati e nelle coperture moderate, permettendo al cane di avanzare rapidamente mantenendo buona visibilità.

In vegetazione molto fitta diventano invece fondamentali perseveranza, olfatto e capacità di adattare il ritmo della cerca.

Il selvatico ferito: dove un grande Retriever dimostra il proprio valore

Il recupero di un animale perfettamente morto e visibile rappresenta soltanto il livello più semplice del lavoro. Il valore reale di un Retriever emerge soprattutto quando il selvatico è ferito e mobile.

Un fagiano può correre per una distanza considerevole prima di fermarsi. Un’anatra può raggiungere una fascia di vegetazione, immergersi o spostarsi molto lontano dal punto nel quale è stata osservata cadere.

In queste condizioni il cane deve abbandonare progressivamente la memoria visiva e utilizzare olfatto e capacità di lettura del terreno.

Il Curly è stato selezionato per possedere la perseveranza necessaria a non abbandonare prematuramente la ricerca. Questa qualità, combinata con una certa indipendenza decisionale, può diventare particolarmente importante proprio nei recuperi più complessi.

La presa: forte ma delicata

Un Retriever deve possedere una bocca capace di trasportare la selvaggina senza danneggiarla. Il problema non consiste semplicemente nel “prendere” l’animale.

Una presa troppo debole può provocare la perdita della preda durante il trasporto; una presa eccessivamente forte può danneggiare il selvatico.

La cosiddetta soft mouth, o bocca morbida, è quindi una delle qualità tradizionalmente ricercate nei cani da riporto.

L’addestramento deve rafforzare la corretta presa e la consegna senza creare ansia o conflitto intorno all’oggetto riportato.

Marking: ricordare esattamente dove è caduta la selvaggina

La capacità di marking è fondamentale nel Retriever moderno. Il cane deve osservare il volo della selvaggina, riconoscere il momento dell’abbattimento e memorizzare il punto nel quale l’animale entra nell’acqua o scompare nella vegetazione.

Il riferimento può essere molto difficile da conservare quando il cane si trova a livello del terreno. Una distanza che al cacciatore appare semplice può diventare completamente differente dalla prospettiva dell’animale.

Un Curly con buon marking parte nella direzione corretta e raggiunge rapidamente la zona utile, dove può iniziare una ricerca olfattiva molto più ristretta.

Nei riporti multipli la memoria assume ancora maggiore importanza: il cane deve conservare contemporaneamente più punti di caduta e affrontarli nell’ordine richiesto.

Blind retrieve e conduzione a distanza

Il blind retrieve rappresenta il livello nel quale la collaborazione con il conduttore diventa più evidente. Il cane non ha visto cadere la selvaggina e deve quindi fidarsi delle indicazioni ricevute.

Il conduttore invia il Curly in una determinata direzione. Attraverso fischio e segnali gestuali può fermarlo e indicare successivamente destra, sinistra o prosecuzione in avanti.

Quando raggiunge la zona corretta, il cane deve passare dalla conduzione alla ricerca autonoma.

Un soggetto troppo indipendente ignorerà le indicazioni; un cane eccessivamente dipendente continuerà a chiedere aiuto anche quando dovrebbe usare l’olfatto. L’equilibrio corretto costituisce una delle più alte espressioni dell’addestramento del Retriever.

Addestramento del Curly Coated Retriever

La preparazione dovrebbe iniziare valorizzando il desiderio spontaneo di riporto. Nel cucciolo le sessioni devono essere molto brevi e mantenere sempre un forte valore positivo.

Un piccolo riportello morbido può essere lanciato a breve distanza. L’obiettivo iniziale non è ottenere una consegna formalmente perfetta ma fare in modo che il cane desideri prendere l’oggetto e tornare verso il conduttore.

Successivamente vengono costruiti richiamo, seduto, attesa e capacità di mantenere l’attenzione.

Soltanto quando queste basi sono solide ha senso introdurre esercizi più complessi come riporti multipli, direzioni a distanza e blind retrieve.

Con una razza intelligente e relativamente indipendente come il Curly, la coerenza del conduttore è più importante della ripetizione meccanica degli esercizi.

Steadiness: insegnare a non partire

Un cane con fortissimo desiderio di riporto tende naturalmente a partire appena vede cadere un oggetto. Nel lavoro venatorio questo comportamento può essere pericoloso e tecnicamente scorretto.

La steadiness consiste nella capacità di osservare la caduta mantenendo la posizione fino al comando del conduttore.

Durante un’azione possono infatti verificarsi più abbattimenti e il cacciatore deve decidere quale selvatico recuperare per primo. Un cane che parte autonomamente impedisce qualunque gestione ordinata.

La fermezza deve essere costruita progressivamente senza ridurre la motivazione. Il cane deve imparare che l’attesa non elimina il riporto, ma rappresenta proprio la condizione che gli permetterà di effettuarlo.

Fischio, segnali manuali e lavoro a grande distanza

Quando il Curly si trova lontano dal conduttore, soprattutto sull’acqua, la voce diventa poco efficace. Il fischio permette invece di trasmettere segnali chiari anche a distanza.

È possibile associare sequenze differenti a richiamo, arresto e altri comandi. Una volta fermato il cane, i segnali manuali possono indicare la nuova direzione.

L’apprendimento deve iniziare a breve distanza e sulla terraferma. Soltanto successivamente gli stessi esercizi vengono trasferiti in acqua.

La capacità di condurre il Retriever a distanza trasforma profondamente l’efficacia venatoria perché permette di raggiungere selvatici che altrimenti potrebbero essere persi.

Resistenza e capacità di affrontare il freddo

Uno dei caratteri storicamente più apprezzati della razza è la resistenza. Il Curly deve poter lavorare durante giornate lunghe senza perdere rapidamente concentrazione ed efficacia.

Il mantello riccio costituisce una protezione particolarmente utile nelle condizioni umide. L’acqua fredda sottrae calore al corpo molto più rapidamente dell’aria e un cane che deve effettuare numerosi riporti necessita di una protezione adeguata.

Questo non significa che il Curly sia immune all’ipotermia. Anche un cane specializzato deve essere gestito con attenzione quando temperatura, vento e durata della permanenza in acqua diventano estreme.

Asciugatura, riposo e valutazione delle condizioni del soggetto rimangono responsabilità del conduttore.

Curly Coated Retriever e Labrador Retriever

Il confronto con il Labrador permette di comprendere meglio il carattere del Curly. Entrambi sono eccellenti Retriever da acqua, ma presentano spesso uno stile differente.

Caratteristica Curly Coated Retriever Labrador Retriever
Taglia Più alto e slanciato Più compatto
Mantello Fitti ricci aderenti Corto e molto fitto
Acquaticità Eccellente Eccellente
Carattere Più riservato e indipendente Generalmente più estroverso e immediato
Stile di lavoro Resistente, autonomo e metodico Potente, collaborativo e molto versatile
Diffusione Molto limitata Molto elevata

La maggiore diffusione del Labrador non implica una superiorità assoluta. Il Curly può risultare particolarmente interessante per chi cerca un Retriever più alto, resistente e dotato di maggiore autonomia nei recuperi complessi.

Curly, Golden, Flat-Coated e Nova Scotia: quattro differenti interpretazioni del Retriever

Caratteristica Curly Golden Flat-Coated Nova Scotia
Struttura Alta e atletica Robusta ed equilibrata Elegante e dinamica Compatta e agile
Mantello Riccio Lungo con frange Liscio con frange Doppio pelo medio-lungo
Rapporto con l’acqua Eccellente Eccellente Eccellente Eccellente
Indipendenza Generalmente maggiore Più contenuta Intermedia Intermedia
Specializzazione particolare Resistenza e recupero complesso Riporto versatile Riporto rapido e dinamico Tolling e riporto

Le differenze non devono naturalmente essere trasformate in regole assolute: all’interno di ogni razza esistono linee di selezione e soggetti con caratteristiche differenti. La scelta dovrebbe sempre partire dal tipo di utilizzo venatorio previsto.

Pregi venatori del Curly Coated Retriever

Le principali qualità che hanno costruito la reputazione della razza possono essere sintetizzate in alcuni punti fondamentali.

  • Grande resistenza fisica, particolarmente utile nelle lunghe giornate di caccia.
  • Eccellente rapporto con l’acqua e forte capacità natatoria.
  • Mantello funzionale adatto a condizioni fredde e umide.
  • Buona capacità olfattiva nella ricerca della selvaggina caduta.
  • Perseveranza nei recuperi difficili.
  • Iniziativa personale quando il cane deve lavorare fuori dalla vista del conduttore.
  • Buona memoria nei riporti marcati.
  • Capacità di lavoro tanto dall’acqua quanto dalla terraferma.
  • Struttura atletica e potente senza eccessiva pesantezza.
  • Forte attaccamento al proprio conduttore quando viene costruita una relazione corretta.

Aspetti da valutare prima di scegliere un Curly

La stessa personalità che rende il Curly interessante per un conduttore esperto può renderlo meno immediato per chi cerca un cane estremamente semplice.

La maggiore indipendenza richiede coerenza nell’addestramento. Se il cane comprende che può ignorare sistematicamente il conduttore, correggere successivamente il comportamento può diventare difficile.

La maturazione relativamente graduale richiede pazienza. Un giovane non dovrebbe essere giudicato soltanto sulla precisione dimostrata nei primi mesi.

Anche il fabbisogno di attività è elevato. Un Retriever atletico selezionato per lavorare non dovrebbe trascorrere la propria vita esclusivamente come cane da compagnia sedentario.

Il Curly offre probabilmente il meglio a chi desidera costruire un vero cane da lavoro e possiede il tempo per svilupparne progressivamente capacità e relazione.

Vita familiare e socializzazione

Il Curly può essere un eccellente cane di famiglia, ma conserva spesso una maggiore riservatezza con gli estranei rispetto ad altri Retriever.

Una corretta socializzazione precoce è quindi particolarmente importante. Il cucciolo dovrebbe conoscere persone differenti, altri cani, veicoli, ambienti urbani, acqua, terreni differenti e rumori senza essere sottoposto a esperienze traumatiche.

Un adulto equilibrato deve essere sicuro e controllabile, non timido né inutilmente aggressivo.

Con la propria famiglia può sviluppare un rapporto estremamente profondo e mantenere una forte attenzione verso il conduttore.

Attività fisica e stimolazione mentale

Una semplice passeggiata quotidiana difficilmente soddisfa completamente un Curly adulto da linea funzionale.

Riporti, nuoto, esercizi olfattivi, ricerca e conduzione a distanza permettono di utilizzare contemporaneamente corpo e mente.

Questo è particolarmente importante perché un cane intelligente e fisicamente potente che non riceve stimoli sufficienti può sviluppare comportamenti indesiderati semplicemente per mancanza di un’attività adeguata.

Il lavoro non deve necessariamente essere sempre venatorio: anche esercizi tecnici di riporto e ricerca possono contribuire a mantenere equilibrio e condizione atletica durante i periodi nei quali non viene praticata la caccia.

Cura del particolare mantello riccio

Nonostante l’aspetto sofisticato, il mantello del Curly richiede una gestione differente rispetto a quello di Golden e Flat-Coated Retriever.

Una spazzolatura troppo aggressiva può aprire e modificare la struttura dei ricci. La manutenzione deve quindi essere adattata alla particolare tessitura del pelo.

Dopo la caccia è comunque fondamentale controllare cute, orecchie, zampe e spazi interdigitali, soprattutto quando il cane ha lavorato in acqua stagnante o vegetazione fitta.

Materiale vegetale, piccoli semi o corpi estranei possono rimanere aderenti al mantello o penetrare nelle zone meno visibili.

Dopo un’intensa attività acquatica è opportuno consentire al cane di asciugarsi correttamente, soprattutto nelle giornate fredde.

Il Curly Coated Retriever nell’Enciclopedia della Caccia

Il Curly Coated Retriever rappresenta una delle espressioni più antiche e funzionali della grande tradizione britannica dei cani da riporto. Il suo aspetto può sembrare insolito rispetto ai Retriever più conosciuti, ma praticamente ogni elemento della razza racconta un’esigenza precisa del cacciatore.

Il mantello formato da piccoli ricci fitti non è un ornamento: protegge il corpo quando il cane entra nell’acqua e attraversa vegetazione umida. L’altezza e la costruzione atletica non servono a creare eleganza fine a se stessa: permettono di coprire rapidamente grandi superfici e mantenere resistenza. La maggiore indipendenza non rappresenta un difetto caratteriale: diventa un vantaggio quando il selvatico ferito scompare dove il cacciatore non può più guidare direttamente il cane.

È proprio nel recupero difficile che il Curly mostra maggiormente la propria identità. Un’anatra caduta davanti al capanno può essere riportata da molti cani ben preparati. Un selvatico che cade lontano, raggiunge un canneto, nuota per decine di metri e scompare richiede invece memoria, olfatto, perseveranza, acquaticità e capacità di prendere decisioni.

La stessa logica vale sulla terraferma. Un fagiano ferito può correre molto più lontano del punto nel quale il cacciatore lo ha visto cadere. Il cane deve arrivare nella zona, riconoscere la traccia giusta e continuare finché non raggiunge il selvatico.

Il Curly è quindi un Retriever nel significato più completo e tradizionale del termine: non semplicemente un cane che porta indietro un oggetto, ma un ausiliare incaricato di trasformare un abbattimento incerto in un recupero riuscito.

Rispetto al Labrador offre generalmente un’immagine più alta, asciutta e indipendente. Rispetto al Golden presenta un mantello completamente differente e una maggiore essenzialità morfologica. Rispetto al Nova Scotia non possiede la particolare funzione del tolling, ma dispone di maggiore massa e di una costruzione particolarmente adatta ai riporti impegnativi.

La sua relativa rarità rappresenta paradossalmente uno degli elementi più affascinanti della razza. Mentre Labrador e Golden Retriever sono diventati cani conosciuti in tutto il mondo anche fuori dall’ambito venatorio, il Curly continua a essere identificato soprattutto dagli appassionati della cinofilia da lavoro.

Per ottenere il meglio da un soggetto di questa razza occorre tuttavia comprenderne la personalità. L’indipendenza non deve trasformarsi in disobbedienza e la fermezza non deve diventare durezza. Il conduttore deve costruire un cane capace di accettare una direzione a cento metri di distanza e, pochi secondi dopo, di ignorare il cacciatore perché l’olfatto gli ha finalmente indicato dove si trova la preda ferita.

È proprio questa capacità di alternare disciplina e autonomia a distinguere i migliori cani da riporto.

Il Curly Coated Retriever rimane quindi uno dei più interessanti Retriever per il cacciatore che cerca un ausiliare resistente, acquatico, atletico e capace di affrontare il recupero con una personalità forte e una notevole autonomia operativa: un cane antico nell’origine, ma ancora perfettamente moderno nella funzione.

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