La Dachsbracke della Westfalia (Westfälische Dachsbracke) è un piccolo segugio tedesco dalla costruzione bassa, robusta e allungata, selezionato per lavorare sulla traccia della selvaggina con un’azione metodica e continua. Non deve essere confusa con i grandi specialisti tedeschi del recupero su sangue come il Segugio di Hannover o il Segugio Bavarese da Montagna: la sua classificazione ufficiale è quella di segugio da seguita di piccola taglia, appartenente al Gruppo 6 FCI.
La razza rappresenta sostanzialmente la forma a arti corti della tradizionale Deutsche Bracke. Lo standard FCI precisa infatti che ne conserva i principali caratteri, ma offre un’impressione più compatta e potente. Con un’altezza di appena 30-38 centimetri al garrese, la Westfälische Dachsbracke combina un corpo relativamente lungo con ossatura forte, muscolatura consistente e una sorprendente capacità di muoversi nei boschi e nella vegetazione mantenendo la pista.
La struttura bassa sugli arti modifica profondamente lo stile di caccia. Il cane non è costruito per travolgere la selvaggina con grande velocità, ma per seguirla con continuità e pressione relativamente regolare. Questo tipo di azione può risultare particolarmente interessante quando si desidera un segugio capace di lavorare senza produrre un inseguimento eccessivamente rapido, mantenendo al tempo stesso una buona capacità di penetrazione nel terreno difficile.
Tradizionalmente la Dachsbracke della Westfalia viene associata alla caccia alla Lepre e agli ungulati, oltre ad altre utilizzazioni compatibili con un piccolo segugio da pista. La stessa storia del Drever, nato in Svezia proprio da soggetti Westfaliani, conferma quanto questo tipo di cane fosse apprezzato per seguire selvatici su terreni nei quali la taglia contenuta e il ritmo metodico offrivano vantaggi concreti.
È una razza oggi relativamente poco diffusa, ma tecnicamente molto interessante perché rappresenta una delle forme più pure del concetto mitteleuropeo di Dachsbracke: un segugio basso sugli arti, robusto e capace di lavorare a lungo sulla traccia senza dipendere dalla velocità.

Dachsbracke della Westfalia: scheda tecnica
| Nome italiano | Dachsbracke della Westfalia |
| Nome originale | Westfälische Dachsbracke |
| Nome inglese | Westphalian Dachsbracke |
| Paese di origine | Germania |
| Standard FCI | N. 100 |
| Gruppo FCI | Gruppo 6 – Segugi e razze affini |
| Sezione | 1.3 – Segugi di piccola taglia |
| Prova di lavoro | Sì |
| Utilizzazione ufficiale | Segugio |
| Altezza al garrese | 30-38 cm |
| Taglia | Piccola, robusta |
| Costruzione | Moderatamente allungata, bassa sugli arti, forte e compatta |
| Mantello | Molto fitto e ruvido, corto sulla testa e sugli arti e più lungo su dorso, collo e parte inferiore della coda |
| Colore | Dal rosso al giallo con sella o mantello nero e caratteristiche marcature bianche da Bracke |
| Attitudine principale | Seguita metodica della selvaggina |
| Terreno | Boschi, macchie, campagne, terreni collinari e zone con vegetazione fitta |
| Temperamento | Attento, serio, fedele e generalmente amichevole |
Origine e rapporto con la Deutsche Bracke
La Dachsbracke della Westfalia appartiene alla grande famiglia delle Bracken tedesche, segugi tradizionali utilizzati per seguire la selvaggina attraverso l’olfatto e mantenerla in movimento davanti al cacciatore.
Lo standard FCI la definisce espressamente come la varietà a gambe corte della Deutsche Bracke. Dal punto di vista generale conserva infatti testa, colori e diverse caratteristiche tipiche della Bracke tedesca, ma il corpo appare più basso, compatto e potente.
La riduzione dell’altezza sugli arti non deve essere interpretata come una semplice modifica estetica. Produce una differenza importante nella dinamica venatoria: il cane tende a sviluppare una progressione meno veloce rispetto a un segugio alto e può mantenere la pista con maggiore continuità nei terreni nei quali vegetazione, ostacoli e morfologia limitano la corsa.
Questa filosofia di selezione è comune alle Dachsbracken dell’Europa centrale: non si ricerca il massimo allungo, ma un equilibrio tra naso, resistenza, robustezza e ritmo controllabile.
Un cane basso, ma non un Bassotto
La parola Dachsbracke può indurre a pensare semplicemente a un incrocio funzionale tra Bassotto e segugio, ma la realtà morfologica è più complessa. La Westfälische Dachsbracke appartiene chiaramente al tipo Bracke e deve conservare un aspetto da vero segugio.
Lo standard la descrive come moderatamente lunga, fortemente costruita e con arti robusti. Il torace è meno disceso rispetto a quello del Bassotto e le gambe anteriori devono essere diritte, non arcuate. Anche il posteriore è più sviluppato in proporzione rispetto a quello tipico del Dachshund.
Questo elemento è importante per la funzionalità. Un segugio deve poter mantenere una progressione continua per tempi lunghi e affrontare terreni differenti; una struttura eccessivamente bassa o deformata comprometterebbe inevitabilmente la capacità di lavoro.
Testa ed espressione
La testa è di media grandezza e conserva l’impronta elegante delle Bracken tedesche. Vista frontalmente appare stretta e allungata, con cranio soltanto leggermente più largo della regione facciale. Lo stop è poco pronunciato.
Il dorso del naso è leggermente arcuato. Una particolarità riportata dallo standard riguarda il tartufo, che può mostrare una fascia centrale più chiara, quasi color carne, mentre le ali nasali sono pigmentate in maniera più scura.
Gli occhi sono scuri, limpidi e devono esprimere un carattere amichevole. Le orecchie sono di lunghezza media, larghe, aderenti alla testa e arrotondate all’estremità.
L’espressione complessiva viene descritta dallo standard come fedele, amichevole, seria e attenta, una combinazione particolarmente coerente con un piccolo segugio da lavoro.
Mascelle, dentatura e robustezza
La dentatura deve essere particolarmente forte e regolare. Lo standard ammette tanto la chiusura a forbice quanto quella a tenaglia e sottolinea il notevole sviluppo dei canini.
Questo dettaglio morfologico non deve essere interpretato come indice di aggressività. Nei cani da caccia una dentatura corretta e robusta rappresenta semplicemente una componente della solidità generale della costruzione.
Il muso non deve essere debole o appuntito, perché la testa deve mantenere la tipica nobiltà della Bracke senza perdere sostanza.
Corpo, dorso e torace
Il corpo è moderatamente allungato. Il dorso è di media lunghezza e può presentare una leggera arcuatura, mentre il rene è largo e fortemente sviluppato. La groppa scende obliquamente.
Il torace è relativamente stretto rispetto a quello del Bassotto e non deve scendere eccessivamente tra gli arti anteriori. La gabbia toracica è lunga, soluzione che contribuisce alla capacità respiratoria necessaria per il lavoro continuativo.
Il ventre mostra una moderata risalita verso il posteriore.
Nel complesso il corpo deve trasmettere robustezza senza pesantezza esasperata: la razza non è costruita per una corsa esplosiva, ma deve possedere abbastanza resistenza da sostenere una seguita prolungata.
Arti: bassi ma diritti e funzionali
Gli arti anteriori sono ben sviluppati, asciutti e dotati di buona ossatura. Visti frontalmente devono essere diritti, con piedi rivolti in avanti. Questa prescrizione dello standard distingue nettamente la razza dalle costruzioni eccessivamente arcuate che comprometterebbero la locomozione.
Il posteriore è particolarmente importante. Lo standard evidenzia come le zampe posteriori siano più fortemente sviluppate rispetto agli anteriori di quanto avvenga nel Bassotto. Le cosce presentano muscolatura pronunciata.
I piedi sono robusti e compatti, con dita corte e serrate.
La combinazione tra baricentro basso e posteriori forti permette al cane di avanzare con sicurezza anche sui terreni sconnessi e nella vegetazione.
La coda
La coda è inserita relativamente alta e continua la linea della colonna senza un angolo netto. È molto spessa alla radice e progressivamente più sottile verso l’estremità.
Nel movimento tranquillo può essere portata a sciabola verso l’alto oppure pendente con una leggera curvatura terminale. La parte inferiore presenta pelo più ispido, mentre quella superiore rimane più liscia.
Durante l’azione venatoria la coda contribuisce inoltre a rendere visibile il cane all’interno della vegetazione, soprattutto grazie alle caratteristiche marcature bianche previste nella colorazione tradizionale.
Mantello: fitto e ruvido per il lavoro nel sottobosco
Lo standard richiede un mantello molto fitto e ruvido su tutto il corpo, compresa la regione ventrale. Il pelo è più corto sulla testa, sulle orecchie e nella parte inferiore degli arti, mentre diventa più lungo su dorso, collo e sotto la coda.
La funzione è evidente. Un piccolo segugio che lavora vicino al terreno entra continuamente in contatto con erba, rami, rovi, fango e vegetazione umida. Una copertura densa riduce abrasioni e protegge la cute.
Il mantello non deve però diventare tanto lungo da trattenere eccessivamente sporco e materiale vegetale.
Colore e caratteristiche marcature da Bracke
La colorazione è uno degli elementi più caratteristici della Westfälische Dachsbracke. Il colore di base varia dal rosso al giallo, accompagnato da una sella o da un mantello nero.
A questo si aggiungono le tradizionali marcature bianche da Bracke: lista o piccola macchia sulla testa, muso bianco, collare bianco, petto, arti e punta della coda bianchi.
Lo standard considera indesiderabili i soggetti semplicemente bicolori e quelli con macchie nere sulla testa, mentre il marrone cioccolato rappresenta un difetto.
Questa combinazione cromatica richiama immediatamente la parentela con la Deutsche Bracke e costituisce uno dei modi più semplici per distinguere la Westfälische Dachsbracke da altri piccoli segugi a gamba corta.
Il lavoro da seguita: la vera funzione della razza
La FCI classifica ufficialmente la Dachsbracke della Westfalia come hound, cioè segugio, e non come cane specializzato nella pista di sangue. È quindi importante mantenerla distinta dall’Hannoverscher Schweißhund e dal Bayerischer Gebirgsschweißhund.
Il suo compito tipico consiste nel prendere una traccia di selvaggina e seguirla attraverso il terreno, mantenendo l’animale in movimento davanti al cane.
La taglia contenuta riduce generalmente la velocità dell’inseguimento rispetto a quella di un segugio alto sugli arti. Questo può produrre una pressione più graduale e metodica sulla selvaggina.
La qualità fondamentale non è quindi la velocità assoluta, ma la capacità di mantenere la pista, lavorare con continuità e non perdere concentrazione.
Il vantaggio di un segugio basso sugli arti
Una costruzione bassa può sembrare a prima vista uno svantaggio venatorio, ma in determinate condizioni produce caratteristiche molto interessanti.
Il cane tende a lavorare più vicino al terreno e dispone di un ritmo inferiore rispetto a un segugio molto alto e veloce. La selvaggina può quindi essere inseguita con una pressione meno esplosiva.
Nei boschi, nelle macchie e nei territori nei quali la visibilità è ridotta, questo stile può essere particolarmente funzionale.
Il baricentro basso aumenta inoltre la stabilità e permette al cane di infilarsi facilmente sotto la vegetazione.
Il prezzo da pagare è naturalmente una minore velocità su grandi spazi aperti, terreno nel quale un segugio più alto possiede un vantaggio evidente.
Lavoro sulla Lepre
La Lepre rappresenta uno dei selvatici tradizionalmente coerenti con l’impiego delle Bracken di piccola taglia.
La difficoltà principale consiste nella capacità della Lepre di produrre cambi improvvisi di direzione, raddoppi e deviazioni che possono interrompere temporaneamente la continuità olfattiva.
Il cane deve essere capace di arrivare al punto di perdita e ricostruire con metodo la pista senza disperdersi in una ricerca casuale.
La velocità moderata della Dachsbracke può risultare interessante proprio perché il lavoro diventa soprattutto una prova di naso e continuità piuttosto che una semplice competizione di corsa.
Ungulati e selvaggina di maggior mole
I piccoli segugi a gamba corta hanno trovato storicamente applicazione anche sulla selvaggina ungulata, proprio perché il loro ritmo può produrre un inseguimento differente rispetto a quello di cani molto veloci.
La storia del Drever è particolarmente significativa: la FCI ricorda che la Westphalian Dachsbracke venne importata in Svezia nel 1910 e divenne apprezzata come cane da pista per Cervidi; dalla successiva selezione svedese nacque il Drever.
Questa discendenza non significa naturalmente che le due razze moderne siano identiche. Dimostra però quanto il patrimonio venatorio della Dachsbracke della Westfalia fosse adatto a un lavoro metodico anche sulla selvaggina di maggiore dimensione.
Non confondere seguita e recupero su sangue
Dopo le schede dedicate a Hannover e Bavarese è particolarmente importante chiarire la differenza. La Dachsbracke della Westfalia può naturalmente possedere buone capacità olfattive e può essere addestrata anche a differenti esercizi di pista, ma la sua classificazione funzionale originaria è quella di segugio da seguita.
Hannover e Bavarese appartengono invece alla Sezione 2 FCI, dedicata ai cani da pista di sangue.
La differenza riguarda prima di tutto la selezione. Un vero Schweißhund è specializzato nel seguire l’emanazione individuale di un selvatico ferito, anche su tracce molto vecchie e disturbate. La Dachsbracke nasce invece per seguire attivamente un selvatico nell’azione di caccia.
Confondere le due funzioni significherebbe perdere proprio uno degli aspetti più interessanti della cinofilia venatoria europea: razze apparentemente simili possono essere state costruite per lavori molto differenti.
Naso, voce e collegamento con il cacciatore
Come ogni vero segugio, la Westfälische Dachsbracke deve possedere un buon apparato olfattivo e capacità di mantenere una pista anche quando questa presenta punti difficili.
Nell’azione di seguita la voce assume una funzione importante perché permette al cacciatore di comprendere posizione e andamento dell’inseguimento anche quando il cane scompare nella vegetazione.
Non interessa semplicemente un cane rumoroso, ma un soggetto capace di utilizzare la voce in maniera coerente con il lavoro.
Il collegamento con il conduttore rimane altrettanto importante. Un cane completamente indipendente può trasformare una seguita controllabile in un’azione difficile da gestire.
La qualità della pista prima della velocità
Uno degli errori più comuni nella valutazione dei segugi consiste nel confondere velocità e qualità.
Un cane velocissimo che perde frequentemente la traccia può risultare meno efficace di un soggetto più lento ma capace di mantenere una progressione continua.
La Westfälische Dachsbracke rappresenta quasi naturalmente questa filosofia. La sua struttura rende improbabile un inseguimento ad altissima velocità e sposta l’attenzione verso naso, metodo e perseveranza.
Quando perde l’emanazione deve saper rallentare, ampliare la ricerca e individuare nuovamente il punto corretto prima di riprendere.
Addestramento del giovane cane
Nel cucciolo è importante sviluppare prima di tutto richiamo, collegamento e sicurezza ambientale. Il giovane deve imparare a muoversi tra bosco, sottobosco, acqua, fossi e terreni differenti senza perdere fiducia.
La predisposizione alla pista può essere incoraggiata attraverso esercizi semplici, evitando inizialmente richieste troppo lunghe o confuse.
Il richiamo assume particolare importanza proprio perché il cane possiede un forte istinto a seguire l’emanazione. Un segugio che non mantiene alcun collegamento diventa molto più difficile da gestire.
Gli esercizi dovrebbero aumentare gradualmente in durata e complessità, lasciando al cane la possibilità di sviluppare iniziativa senza trasformarla in completa autonomia.
L’importanza del rientro
Nel cane da seguita il rientro rappresenta una delle qualità pratiche più importanti e talvolta sottovalutate.
L’istinto porta naturalmente il cane a continuare sulla pista finché questa rimane interessante. L’addestramento deve insegnargli che il lavoro possiede anche una conclusione e che il collegamento con il conduttore non viene meno durante l’azione.
Un buon richiamo non annulla l’istinto venatorio: permette semplicemente al cacciatore di gestirlo in sicurezza.
Questo aspetto è particolarmente importante negli ambienti moderni, nei quali strade, proprietà, infrastrutture e aree antropizzate possono trovarsi a poca distanza dal territorio di caccia.
Dachsbracke della Westfalia e Deutsche Bracke
| Caratteristica | Dachsbracke della Westfalia | Deutsche Bracke |
|---|---|---|
| Struttura | Bassa, compatta e robusta | Più alta, leggera ed elegante |
| Altezza | 30-38 cm | Nettamente superiore |
| Stile generale | Più metodico e contenuto | Maggiore capacità di coprire terreno |
| Origine | Forma a gambe corte della Bracke tedesca | Forma tradizionale alta sugli arti |
| Colorazione | Tipica colorazione da Bracke con nero e bianco | Patrimonio cromatico strettamente affine |
Lo standard FCI afferma direttamente che la Westfälische Dachsbracke è la forma a gamba corta della German Hound e che ne conserva i caratteri principali pur apparendo più compatta e potente.
Dachsbracke della Westfalia e Drever
Il confronto con il Drever è ancora più interessante perché esiste un rapporto genealogico diretto.
La FCI documenta l’importazione della Westphalian Dachsbracke in Svezia nel 1910; i primi soggetti furono registrati nel 1913. Successivamente i cacciatori svedesi ne apprezzarono particolarmente le qualità nella caccia ai Cervidi.
Nel 1947 la varietà svedese, mediamente circa due centimetri più alta, ricevette il nome Drever; nel 1953 venne riconosciuta come razza svedese autonoma.
| Caratteristica | Westfälische Dachsbracke | Drever |
|---|---|---|
| Origine | Germania | Svezia |
| Rapporto storico | Razza originaria | Derivato dalla Dachsbracke importata in Svezia |
| Altezza | 30-38 cm | Selezionato mediamente più alto |
| Terreno storico | Europa centrale | Terreni e clima scandinavi |
| Utilizzazione | Segugio di piccola taglia | Segugio, particolarmente noto su Cervidi, Lepre e Volpe |
Il Drever può quindi essere considerato una delle dimostrazioni più significative della validità funzionale del tipo Dachsbracke in territori e contesti venatori molto differenti.
Dachsbracke della Westfalia e Alpenländische Dachsbracke
La Westfälische non deve essere confusa neppure con l’Alpenländische Dachsbracke. Entrambe possiedono arti corti e origine mitteleuropea, ma sono razze distinte, con differenze morfologiche, cromatiche e di selezione.
L’Alpenländische Dachsbracke ha sviluppato una forte tradizione anche nel lavoro su traccia di selvaggina ferita, mentre la Westfälische rimane classificata dalla FCI tra i segugi di piccola taglia.
La colorazione permette inoltre una distinzione immediata: la Dachsbracke della Westfalia conserva il tipico schema rosso-giallo, nero e bianco delle Bracken tedesche.
Pregi venatori della Dachsbracke della Westfalia
- Buona capacità di lavoro sulla pista e naturale predisposizione alla seguita.
- Ritmo contenuto e metodico, legato alla costruzione bassa sugli arti.
- Struttura robusta nonostante le dimensioni contenute.
- Buona resistenza nei lavori prolungati.
- Capacità di penetrare nella vegetazione fitta grazie alla taglia ridotta.
- Baricentro basso e buona stabilità sui terreni irregolari.
- Mantello fitto e protettivo.
- Personalità attenta e seria compatibile con un cane da lavoro metodico.
- Importante patrimonio storico all’interno della tradizione delle Bracken tedesche.
Limiti e aspetti da valutare
La struttura bassa produce naturalmente anche alcuni limiti. Su grandi spazi aperti o in terreni nei quali è necessario coprire rapidamente lunghe distanze, un segugio più alto può risultare più efficiente.
La forte predisposizione alla pista richiede un conduttore disposto a lavorare seriamente su richiamo e collegamento.
La razza è inoltre poco diffusa e può risultare più difficile individuare linee realmente selezionate e documentate rispetto a razze numericamente molto più comuni.
Chi desidera un cane specificamente dedicato al recupero degli ungulati feriti dovrebbe invece valutare razze selezionate direttamente come Schweißhunde, anziché scegliere la Westfälische soltanto perché appartiene al Gruppo 6.
Vita quotidiana e carattere
Lo standard attribuisce alla razza un’espressione fedele, amichevole, seria e attenta. Fuori dal lavoro può quindi mostrare un comportamento equilibrato e un buon rapporto con il proprietario.
Rimane tuttavia un vero cane da caccia e necessita di attività, movimento e soprattutto stimolazione olfattiva.
Una vita completamente sedentaria non permette di utilizzare le sue caratteristiche migliori.
La socializzazione precoce è importante tanto quanto l’addestramento venatorio, perché il cane deve imparare a muoversi con sicurezza anche fuori dal bosco e a mantenere equilibrio in presenza di persone, cani e differenti ambienti.
Cura dopo il lavoro
Il mantello fitto e ruvido richiede una manutenzione relativamente semplice, ma il cane che lavora vicino al terreno deve essere controllato attentamente dopo ogni uscita.
Orecchie, occhi, ventre, zampe e spazi interdigitali possono raccogliere semi, spine, piccoli rami e corpi estranei.
Anche i cuscinetti devono essere verificati soprattutto dopo lunghe giornate su terreni duri o sassosi.
Una buona condizione fisica rimane fondamentale: il corpo lungo e basso non deve essere gravato da eccesso di peso, perché ogni chilogrammo inutile aumenta il carico su arti e colonna.
La Dachsbracke della Westfalia nell’Enciclopedia della Caccia
La Westfälische Dachsbracke rappresenta una delle razze più interessanti per comprendere come la cinofilia venatoria abbia utilizzato la riduzione della taglia non per creare semplicemente un cane più piccolo, ma per ottenere uno stile di caccia differente.
La FCI la definisce chiaramente la forma a gambe corte della Deutsche Bracke. È quindi una vera Bracke nella testa, nella colorazione, nell’istinto e nell’impostazione di lavoro, ma costruita su arti molto più corti e su un corpo maggiormente compatto.
Questa configurazione cambia il rapporto con la selvaggina. Il cane non può esercitare la stessa velocità di un segugio alto sugli arti e tende quindi a sviluppare una seguita più regolare. La sua forza non è la capacità di recuperare dieci metri in pochi secondi, ma quella di mantenere il filo olfattivo e continuare a lavorare.
È un concetto molto diverso da quello osservato negli Schweißhunde. Il Segugio di Hannover e il Bavarese seguono individualmente un animale ferito attraverso una traccia che può essere vecchia di molte ore. La Westfälische Dachsbracke appartiene invece ufficialmente alla sezione dei segugi: la sua identità principale è la seguita.
Questa distinzione è fondamentale perché consente di comprendere l’enorme specializzazione sviluppata nella cinofilia tedesca. A prima vista tutti questi cani utilizzano il naso e seguono una pista; in realtà la selezione li ha condotti verso funzioni differenti.
La stessa storia del Drever dimostra quanto fosse valida la soluzione della Dachsbracke. I primi Westphalian Dachsbracke arrivarono in Svezia nel 1910 e proprio da questi cani venne sviluppata una forma adattata alle esigenze scandinave, che nel 1947 ricevette il nome Drever e successivamente divenne una razza autonoma.
È un esempio straordinario di come una razza relativamente poco conosciuta possa avere avuto un’influenza molto superiore alla propria diffusione numerica.
Dal punto di vista morfologico anche i particolari apparentemente più piccoli hanno una spiegazione funzionale. Gli anteriori devono essere diritti; il posteriore è fortemente sviluppato; il mantello è fitto e ruvido; i piedi sono robusti. Non si tratta quindi di un cane semplicemente “basso”, ma di una struttura studiata per mantenere efficienza nel lavoro.
La colorazione tradizionale completa il quadro. Rosso o giallo, mantello nero e caratteristiche marcature bianche da Bracke la collegano visivamente alla tradizione dei segugi tedeschi molto più di quanto la forma bassa possa far pensare.
Per il cacciatore moderno la Westfälische Dachsbracke rappresenta soprattutto uno specialista di nicchia. Non possiede la diffusione internazionale di altri piccoli segugi, ma offre una combinazione particolarmente interessante tra taglia contenuta, robustezza, naso e azione metodica.
Il suo valore deve quindi essere giudicato attraverso la funzione per la quale è stata creata. Non è un Hannover in miniatura, non è un Bassotto ingrandito e non è ancora un Drever: è la razza tedesca dalla quale una parte di questa storia ha avuto origine.
La Dachsbracke della Westfalia è, in definitiva, un piccolo e autentico segugio da lavoro: una Bracke resa più bassa e compatta per trasformare la velocità in continuità, la corsa in metodo e la piccola statura in uno strumento efficace per seguire la selvaggina nei terreni difficili senza rinunciare a robustezza, resistenza e determinazione.























