La Lepre bianca, conosciuta anche come Lepre variabile e scientificamente denominata Lepus timidus, è uno dei mammiferi più affascinanti e meglio adattati agli ambienti freddi della fauna europea. In Italia vive esclusivamente sull’arco alpino, dove è presente la sottospecie Lepus timidus varronis, rimasta isolata sulle montagne dopo il ritiro dei ghiacci alla fine delle grandi glaciazioni pleistoceniche.
La caratteristica più famosa della specie è il sorprendente cambio stagionale del mantello. Durante l’estate la Lepre variabile presenta una colorazione bruno-grigiastra che la confonde perfettamente con rocce, erbe e vegetazione alpina; con l’arrivo dell’inverno il pelo diventa invece quasi completamente bianco, permettendole di mimetizzarsi nella neve.
Non è però soltanto il colore a renderla una vera specialista della montagna. Piedi posteriori ampi e fortemente pelosi, orecchie relativamente corte, corpo compatto e una fisiologia adattata alle basse temperature consentono a Lepus timidus di vivere per tutto l’anno in ambienti nei quali neve, vento e gelo possono dominare per molti mesi.

Lepre bianca o Lepre variabile: carta d’identità
| Nome comune | Lepre variabile / Lepre bianca |
| Nome scientifico | Lepus timidus Linnaeus, 1758 |
| Sottospecie presente in Italia | Lepus timidus varronis Miller, 1901 |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Lagomorpha |
| Famiglia | Leporidae |
| Genere | Lepus |
| Tipologia biogeografica | Specie artico-alpina |
| Distribuzione italiana | Arco alpino |
| Habitat principale | Ambienti alpini e subalpini, praterie d’alta quota, brughiere, arbusteti e margini forestali |
| Alimentazione | Erbivora |
| Attività | Prevalentemente crepuscolare e notturna |
| Rifugio | Covo superficiale, spesso protetto dalla vegetazione o dalla morfologia del terreno |
| Caratteristica distintiva | Muta stagionale con mantello invernale bianco |
| Status Lista Rossa italiana | LC – Minor Preoccupazione, con tendenza indicata in declino |
| Status venatorio in Italia | Specie cacciabile secondo la normativa nazionale e i calendari regionali/provinciali vigenti |
Come riconoscere la Lepre bianca
La Lepre variabile possiede una struttura simile a quella delle altre specie del genere Lepus, ma presenta adattamenti morfologici molto evidenti alla vita in ambiente freddo.
Il corpo appare relativamente compatto, gli arti posteriori sono potenti e le orecchie risultano sensibilmente più corte rispetto a quelle della Lepre europea.
Questa differenza non è casuale: ridurre la superficie delle estremità contribuisce a limitare la dispersione del calore corporeo in condizioni di bassa temperatura.
Il mantello estivo della Lepre variabile
Durante la stagione senza neve il mantello è generalmente bruno, grigiastro o bruno-rossiccio, con una forte funzione mimetica.
La colorazione consente all’animale di confondersi con terreno, rocce, erbe secche e vegetazione alpina.
Le parti inferiori del corpo rimangono più chiare, mentre le estremità delle orecchie conservano una caratteristica zona scura.
Il mantello invernale bianco
Con l’avvicinarsi dell’inverno inizia una delle trasformazioni più spettacolari della fauna alpina.
Il mantello viene progressivamente sostituito da un pelo quasi completamente bianco, che permette alla lepre di scomparire visivamente sul terreno innevato.
Le punte nere delle orecchie rimangono normalmente visibili anche nella livrea invernale.
Perché la Lepre variabile cambia colore?
Il cambio di colore è soprattutto un adattamento al mimetismo stagionale.
In estate un animale bianco sarebbe estremamente visibile tra rocce e vegetazione; in inverno accadrebbe l’opposto a una lepre completamente bruna su un manto nevoso uniforme.
La muta consente quindi alla specie di mantenere una colorazione coerente con l’ambiente durante gran parte dell’anno.
Che cosa fa iniziare la muta?
La trasformazione stagionale non dipende semplicemente dalla presenza immediata della neve.
Il principale segnale biologico è il fotoperiodo, cioè la progressiva variazione della durata delle ore di luce nel corso dell’anno.
Temperatura, condizioni locali e caratteristiche genetiche possono influenzare tempi e velocità della trasformazione, ma il ciclo della luce rappresenta il principale riferimento stagionale.
Il problema del mantello bianco senza neve
Questo sofisticato adattamento può trasformarsi in uno svantaggio quando la durata della copertura nevosa cambia rapidamente.
Se la lepre diventa bianca mentre il terreno rimane privo di neve, il suo mimetismo diminuisce drasticamente.
Il fenomeno è uno degli aspetti attraverso i quali il cambiamento climatico può influire sulle popolazioni alpine della specie.
I piedi della Lepre bianca: vere racchette da neve
Uno degli adattamenti più importanti interessa i piedi.
Le dita possono essere ben divaricate e le superfici plantari sono ricoperte da un fitto strato di pelo.
Il risultato è un appoggio relativamente ampio che distribuisce il peso su una superficie maggiore e permette all’animale di muoversi sulla neve con minore sprofondamento.
È un principio molto simile a quello delle racchette da neve utilizzate dall’uomo.
Le zampe posteriori
Come nelle altre lepri, gli arti posteriori sono nettamente più lunghi e potenti degli anteriori.
Consentono accelerazioni rapide e lunghi balzi, ma nella Lepre variabile devono garantire anche efficienza su neve, terreni ripidi, rocce e superfici irregolari.
Le orecchie più corte
Rispetto a Lepre europea e Lepre italica, la Lepre variabile possiede orecchie relativamente corte e strette.
È un tipico adattamento climatico delle specie che vivono nelle regioni fredde: una minore superficie esposta riduce la perdita di calore.
L’estremità presenta una caratteristica colorazione nera.
Gli occhi
Gli occhi sono grandi e prominenti e garantiscono un campo visivo molto ampio.
Negli adulti l’iride può presentare tonalità giallastre, mentre nei giovani è generalmente più scura.
La posizione laterale degli occhi permette alla lepre di controllare una vasta porzione dell’ambiente senza dover muovere continuamente la testa.
Lepre bianca e Lepre europea: quali differenze?
| Caratteristica | Lepre variabile | Lepre europea |
|---|---|---|
| Nome scientifico | Lepus timidus | Lepus europaeus |
| Habitat italiano tipico | Alpi e ambienti d’alta quota | Pianure, colline e agroecosistemi |
| Mantello invernale | Bianco | Bruno-grigiastro |
| Orecchie | Più corte | Più lunghe |
| Piedi | Molto pelosi e adattati alla neve | Meno specializzati per la neve |
| Distribuzione italiana | Arco alpino | Ampia parte dell’Italia continentale e peninsulare |
| Adattamento climatico | Freddo e neve | Climi temperati |
| Origine biogeografica | Artico-alpina | Continentale |
Lepre bianca e Lepre italica
La differenza è ancora più evidente rispetto alla Lepre italica, Lepus corsicanus.
La Lepre italica è una specie mediterranea, adattata a climi relativamente caldi e diffusa nell’Italia centro-meridionale e in Sicilia.
La Lepre variabile rappresenta praticamente l’estremo opposto ecologico: vive in ambienti freddi e nevosi e conserva nelle Alpi una distribuzione relitta derivante dalle glaciazioni.
Una specie figlia delle glaciazioni
La storia della Lepre variabile europea è strettamente legata alle grandi oscillazioni climatiche del Pleistocene.
Durante le glaciazioni gli ambienti freddi occupavano territori molto più estesi e la specie era distribuita anche in regioni oggi caratterizzate da clima temperato.
Con il progressivo riscaldamento successivo all’ultima glaciazione, le popolazioni si ritirarono verso nord oppure verso le montagne.
Perché la Lepre variabile vive sulle Alpi?
Le Alpi hanno funzionato come una sorta di isola climatica.
Salendo di quota, temperature e condizioni ambientali rimanevano sufficientemente simili a quelle degli antichi ambienti glaciali da permettere alla specie di sopravvivere.
Le popolazioni alpine sono quindi il risultato dell’isolamento di antiche popolazioni rimaste sulle montagne mentre la specie scompariva dalle pianure circostanti.
La sottospecie alpina Lepus timidus varronis
La popolazione alpina viene tradizionalmente attribuita alla sottospecie Lepus timidus varronis.
Il suo isolamento geografico rispetto alle grandi popolazioni nord-europee rappresenta una conseguenza diretta della fine delle glaciazioni.
Per questo la popolazione alpina possiede un elevato interesse biogeografico e conservazionistico.
Distribuzione mondiale della Lepre variabile
Lepus timidus possiede un vastissimo areale che comprende numerose regioni fredde dell’Eurasia.
È presente in:
Fennoscandia;
Europa nord-orientale;
Russia;
Siberia;
parte dell’Asia settentrionale;
Isola di Hokkaido;
Alpi;
Scozia;
Irlanda.
In alcune altre aree europee la specie è stata introdotta dall’uomo.
Distribuzione della Lepre bianca in Italia
In Italia la Lepre variabile è presente esclusivamente sull’arco alpino.
La distribuzione interessa principalmente le quote medio-alte e alte, dove esistono condizioni climatiche e ambientali compatibili con le esigenze della specie.
L’areale italiano costituisce la parte meridionale di una distribuzione europea fortemente frammentata.
Dove vive sulle Alpi italiane?
La presenza interessa gran parte della catena alpina, dalle Alpi occidentali fino a quelle orientali.
La distribuzione non è naturalmente uniforme: quota, esposizione, struttura della vegetazione, durata della copertura nevosa e pressione antropica influenzano la densità locale.
A quale quota vive la Lepre bianca?
In ambiente alpino la specie viene generalmente associata alle quote medio-alte e alte.
Durante l’anno può però effettuare spostamenti altitudinali e utilizzare ambienti differenti in relazione alla neve, all’alimentazione e alla disponibilità di rifugi.
Il limite altitudinale non deve quindi essere considerato rigidamente fisso.
Habitat della Lepre variabile
La specie utilizza una gamma di ambienti alpini e subalpini.
Particolarmente importanti sono i territori nei quali differenti tipi di vegetazione si alternano, offrendo contemporaneamente cibo e possibilità di rifugio.
Gli ambienti preferiti dalla Lepre bianca
| Praterie alpine | ★★★★★ |
| Brughiere alpine | ★★★★★ |
| Rodoreti e arbusteti | ★★★★★ |
| Margini forestali | ★★★★★ |
| Lariceti radi | ★★★★☆ |
| Vegetazione subalpina | ★★★★★ |
| Pietraie con vegetazione | ★★★★☆ |
| Fondovalle intensamente antropizzati | ★☆☆☆☆ |
La Lepre variabile sopra il limite del bosco
Le praterie e gli arbusteti situati intorno e sopra il limite superiore della foresta rappresentano ambienti molto caratteristici.
In estate offrono una grande disponibilità di vegetazione erbacea, mentre cespugli e rocce possono fornire riparo durante il giorno.
La Lepre bianca nel bosco
La specie non deve essere immaginata esclusivamente in spazi completamente aperti.
Può utilizzare anche boschi radi e margini forestali, soprattutto quando la copertura arborea offre protezione dalle condizioni meteorologiche o consente l’accesso a risorse alimentari.
Gli spostamenti stagionali in quota
Neve e disponibilità di alimento possono determinare movimenti tra differenti fasce altitudinali.
Durante l’inverno alcuni individui possono utilizzare maggiormente ambienti relativamente più bassi o zone nelle quali vento ed esposizione riducono l’accumulo di neve.
Il covo della Lepre variabile
Come le altre lepri, anche Lepus timidus non costruisce normalmente una tana sotterranea.
Durante il riposo utilizza un covo superficiale, spesso collocato in posizione riparata dalla vegetazione, da rocce o dalla conformazione del terreno.
In inverno anche la neve stessa può contribuire a creare ripari particolarmente efficaci contro vento e basse temperature.
Quando è attiva?
La Lepre variabile presenta attività soprattutto crepuscolare e notturna.
Durante il giorno rimane generalmente nascosta e immobile nel proprio rifugio, mentre dal tramonto comincia a spostarsi verso le aree di alimentazione.
Alimentazione della Lepre bianca
La dieta è interamente erbivora, ma cambia profondamente tra estate e inverno.
La disponibilità di alimento in ambiente alpino presenta infatti una stagionalità molto più marcata rispetto a quella degli ambienti di pianura.
Cosa mangia in estate?
Durante la stagione vegetativa può consumare:
erbe alpine;
graminacee;
leguminose;
germogli;
foglie;
piante erbacee;
alcune specie arbustive.
La grande varietà della vegetazione estiva permette una dieta più ricca rispetto all’inverno.
Cosa mangia in inverno?
Quando neve e gelo rendono indisponibili molte piante erbacee, la dieta cambia.
La lepre può utilizzare maggiormente:
rametti;
cortecce;
gemme;
arbusti emergenti dalla neve;
vegetazione legnosa accessibile.
La ciecotrofia
Come gli altri Lagomorfi, la Lepre variabile pratica la ciecotrofia.
Questo particolare sistema digestivo permette di ottenere il massimo valore nutritivo da una dieta vegetale ricca di fibre.
Una parte del materiale digerito viene ingerita nuovamente, consentendo il recupero di vitamine e altri nutrienti prodotti dalla fermentazione intestinale.
Riproduzione della Lepre variabile
La stagione riproduttiva in ambiente alpino è condizionata fortemente dal clima e dalla durata della stagione favorevole.
L’attività riproduttiva aumenta con l’avvicinarsi della primavera e può proseguire durante l’estate.
La stagione degli amori
Con l’allungamento delle giornate aumenta l’attività dei maschi.
Durante il periodo riproduttivo gli animali diventano più mobili e possono essere osservati con maggiore facilità rispetto agli altri periodi dell’anno.
La “boxe” delle lepri
Anche nella Lepre variabile possono essere osservati comportamenti simili alla famosa boxe delle altre lepri.
Gli animali si sollevano sulle zampe posteriori e utilizzano gli arti anteriori durante interazioni particolarmente intense.
Non sempre si tratta di combattimenti tra maschi: anche le femmine possono respingere corteggiatori troppo insistenti.
Gestazione e parti
La gestazione dura circa sette settimane.
Una femmina può avere più figliate durante la stagione riproduttiva, anche se il numero e il successo delle nidiate dipendono fortemente da clima, quota e disponibilità alimentare.
I leprotti
Come nelle altre specie del genere Lepus, i piccoli nascono già ricoperti di pelo, con gli occhi aperti e capaci di muoversi.
Non esiste infatti una tana sotterranea nella quale possano rimanere completamente protetti durante le prime settimane.
Come vengono protetti i piccoli?
I leprotti rimangono nascosti e relativamente separati all’interno della vegetazione o in altri punti riparati.
La madre non rimane continuamente con loro, ma ritorna principalmente per l’allattamento.
Questo comportamento riduce la probabilità di attirare predatori verso l’intera figliata.
Il ciclo annuale della Lepre variabile
| Periodo | Fase prevalente |
|---|---|
| Inverno | Mantello bianco, forte adattamento alla neve e utilizzo di vegetazione legnosa |
| Fine inverno | Progressivo aumento dell’attività riproduttiva |
| Primavera | Muta verso la livrea estiva e inizio dei parti |
| Estate | Mantello bruno, massima disponibilità alimentare e crescita dei giovani |
| Autunno | Muta progressiva verso il mantello invernale |
| Fine autunno | Completamento della livrea bianca nelle aree innevate |
Predatori della Lepre variabile
La specie costituisce una risorsa alimentare importante per diversi predatori alpini.
Tra quelli potenzialmente coinvolti figurano:
volpe;
aquila reale;
lince, dove presente;
mustelidi;
altri grandi rapaci;
carnivori opportunisti.
Il rischio cambia naturalmente secondo età, stagione, condizioni della neve e struttura dell’habitat.
Mimetismo e immobilità
La prima difesa della lepre non è la fuga.
Come le altre specie del genere Lepus, tende inizialmente a rimanere immobile, sfruttando il proprio straordinario mimetismo.
Solo quando la minaccia raggiunge una distanza critica parte improvvisamente.
La fuga sulla neve
La struttura dei piedi garantisce un vantaggio notevole sulla neve soffice.
La maggiore superficie d’appoggio riduce lo sprofondamento e permette alla lepre di mantenere una buona velocità anche quando altri animali incontrano maggiori difficoltà.
La fuga in ambiente alpino
La fuga non avviene soltanto su terreno pianeggiante.
Pendii, massi, cespugli e cambi di quota vengono utilizzati per complicare l’inseguimento.
La conoscenza estremamente precisa del territorio rappresenta uno dei principali vantaggi della lepre rispetto ai predatori e ai cani.
Impronte della Lepre bianca
Le impronte presentano la tipica disposizione delle lepri.
Durante la corsa le grandi zampe posteriori vengono proiettate davanti alle più piccole impronte degli arti anteriori.
Sulla neve la particolare ampiezza dei piedi rende le tracce molto caratteristiche.
Le tracce sulla neve
La neve permette di leggere con grande chiarezza gli spostamenti dell’animale.
È possibile osservare:
percorsi di alimentazione;
zone di sosta;
cambi di direzione;
salti;
percorsi utilizzati ripetutamente.
Gli escrementi
Gli escrementi presentano la tipica forma tondeggiante dei Leporidi e sono composti principalmente da fibre vegetali.
Durante l’inverno possono essere particolarmente visibili sulla superficie nevosa e contribuire a identificare le zone frequentate.
Come riconoscere la presenza della Lepre variabile
Gli indizi principali comprendono:
impronte;
escrementi;
covi;
segni di alimentazione sulla vegetazione;
piste sulla neve;
osservazioni dirette soprattutto al crepuscolo.
La Lepre variabile e il cambiamento climatico
Il cambiamento climatico rappresenta uno degli aspetti più importanti per il futuro delle popolazioni alpine.
Una specie adattata a neve e basse temperature può risentire profondamente della riduzione della durata del manto nevoso e dello spostamento verso l’alto delle fasce climatiche.
Riduzione della neve e mimetismo
Una minore durata della copertura nevosa può aumentare il periodo durante il quale il colore della lepre non corrisponde a quello dell’ambiente.
Una lepre completamente bianca su terreno scuro diventa molto più facilmente individuabile.
Lo spostamento degli habitat verso l’alto
L’aumento delle temperature può favorire l’espansione verso quote maggiori di boschi e arbusteti.
La superficie disponibile per gli habitat tipicamente alpini può quindi ridursi.
Per una specie già confinata alle montagne questo fenomeno può essere particolarmente rilevante, perché oltre una certa quota semplicemente non esiste altro territorio verso il quale spostarsi.
La competizione con la Lepre europea
Il riscaldamento climatico può favorire anche una maggiore presenza della Lepre europea a quote elevate.
Nelle zone di contatto le due specie possono quindi trovarsi a utilizzare ambienti sempre più simili.
La relazione tra le due lepri è particolarmente interessante anche perché sono stati documentati fenomeni di ibridazione e introgressione genetica in alcune popolazioni europee.
Status di conservazione
La Lista Rossa italiana classifica attualmente Lepus timidus come LC – Minor Preoccupazione.
La valutazione evidenzia tuttavia un lento declino in varie zone dell’areale alpino.
La categoria complessiva non deve quindi essere interpretata come assenza di problemi locali.
Le principali criticità per la Lepre variabile
Tra i fattori che meritano particolare attenzione troviamo:
cambiamento climatico;
riduzione della durata della copertura nevosa;
trasformazione degli habitat alpini;
disturbo antropico;
infrastrutture turistiche;
frammentazione degli habitat;
interazioni con la Lepre europea;
prelievo venatorio nelle popolazioni localmente meno consistenti.
Il turismo invernale e la Lepre bianca
Gli ambienti frequentati dalla specie coincidono spesso con territori interessati da attività turistiche invernali.
Sci, impianti, piste, escursionismo e altre attività possono aumentare il disturbo proprio nel periodo dell’anno in cui la disponibilità energetica è più critica.
Una fuga ripetuta nella neve comporta infatti un costo energetico elevato.
Perché il disturbo invernale è particolarmente importante?
In inverno l’alimento è meno abbondante e il mantenimento della temperatura corporea richiede molta energia.
Costringere ripetutamente un animale alla fuga può quindi aumentare il consumo energetico in un momento nel quale le possibilità di recuperarlo sono ridotte.
Gestione faunistica della Lepre variabile
Una corretta gestione dovrebbe partire dal monitoraggio delle popolazioni.
La distribuzione alpina, la difficoltà di osservazione e le forti variazioni ambientali rendono particolarmente importante raccogliere dati territoriali affidabili.
Il prelievo, dove consentito, dovrebbe essere sempre compatibile con la consistenza e l’andamento locale della popolazione.
La Lepre bianca è cacciabile in Italia?
Sì. La Lepre bianca, Lepus timidus, è compresa tra le specie cacciabili previste dall’articolo 18 della Legge 11 febbraio 1992 n. 157.
La normativa nazionale indica per la specie un arco temporale generale compreso tra il 1° ottobre e il 30 novembre.
L’effettiva possibilità di prelievo deve tuttavia essere verificata nei calendari venatori regionali e provinciali, che possono stabilire periodi più restrittivi, limiti di carniere, aree vietate o altre specifiche disposizioni.
Perché la gestione deve essere particolarmente prudente?
La Lepre variabile occupa un habitat molto particolare e dispone in Italia di un areale sostanzialmente limitato alle Alpi.
Le popolazioni possono inoltre rispondere in maniera differente alle trasformazioni climatiche e ambientali.
Una gestione moderna dovrebbe quindi privilegiare monitoraggi locali e prelievi proporzionati alla reale consistenza, evitando di considerare l’intero arco alpino come una popolazione uniforme.
La caccia alla Lepre bianca
La caccia alla Lepre variabile rappresenta una delle forme più particolari di caccia alla lepre perché si svolge in un ambiente completamente differente rispetto alle pianure frequentate da Lepus europaeus.
Quota, pendenza, neve, rocce, vento e vegetazione alpina modificano profondamente tanto il comportamento del selvatico quanto il lavoro del cane.
La Lepre bianca con il cane da seguita
Il lavoro può essere affidato a segugi capaci di affrontare terreni montani e condizioni olfattive particolarmente variabili.
Come nelle altre cacce alla lepre, l’azione comprende:
ricerca della passata;
accostamento;
individuazione della rimessa;
scovo;
seguita;
risoluzione dei falli.
La ricerca della passata
Durante l’attività notturna la lepre si sposta tra covi e zone di alimentazione lasciando sul terreno una successione di emanazioni.
Il cane deve individuare la traccia utile e comprenderne progressivamente la direzione.
Temperatura, neve, gelo e vento possono modificare in maniera profonda le condizioni olfattive.
L’accostamento in montagna
L’accostamento può svilupparsi su pendii, attraversare pietraie, boschi radi e zone innevate.
Il cane deve essere capace di adattare velocità e metodo alla conformazione del terreno.
Un segugio troppo precipitoso può facilmente perdere precisione in un ambiente così complesso.
Lo scovo
La Lepre variabile può rimanere a lungo immobile confidando nel mimetismo.
Quando decide di partire, l’accelerazione è molto rapida e l’animale può sfruttare immediatamente pendenza e struttura del territorio.
La seguita sulla Lepre bianca
Dopo lo scovo la traccia diventa fresca, ma il terreno rimane estremamente impegnativo.
La lepre può attraversare neve, rocce, sentieri, cespugli e superfici differenti in pochi minuti.
Il segugio deve mantenere la continuità dell’emanazione adattando continuamente il proprio modo di lavorare.
Il fallo in ambiente alpino
Il fallo può diventare particolarmente complesso quando il selvatico attraversa superfici rocciose, neve dura o terreni spazzati dal vento.
Il buon cane deve rallentare, allargare metodicamente la ricerca e ricostruire il punto di uscita della lepre.
Quali cani possono essere adatti alla Lepre variabile?
| Segugio Tirolese | ★★★★★ |
| Segugio Italiano | ★★★★★ |
| Segugio dell’Appennino | ★★★★☆ |
| Brandlbracke | ★★★★★ |
| Segugio della Stiria a pelo ruvido | ★★★★★ |
| Beagle | ★★★★☆ |
Le valutazioni sono orientative. Nella caccia in ambiente alpino contano in maniera decisiva la selezione della linea di sangue, l’esperienza specifica, la resistenza, la sicurezza del cane sul terreno e la capacità di lavorare nelle condizioni climatiche locali.
Quali qualità deve avere il cane?
Un buon ausiliare destinato a questo ambiente dovrebbe possedere:
finezza olfattiva;
metodo;
resistenza;
agilità sui pendii;
piede sicuro;
capacità di lavorare sulla neve;
buona voce;
capacità di risolvere i falli;
forte collegamento;
prudenza sui terreni difficili.
La neve facilita o complica il lavoro del segugio?
Non esiste una risposta unica.
Neve fresca, neve ghiacciata, neve bagnata e neve trasformata producono condizioni completamente differenti.
Anche temperatura, vento e umidità modificano la persistenza e la diffusione dell’emanazione.
Per questo l’esperienza specifica del cane in ambiente alpino è fondamentale.
La sicurezza del cane in montagna
In questa caccia la sicurezza dell’ausiliare assume un’importanza particolare.
Pendii ripidi, rocce, ghiaccio e accumuli di neve possono rappresentare difficoltà che non esistono nelle tradizionali cacce di pianura.
Preparazione atletica e capacità di muoversi sul terreno sono quindi importanti quanto naso e passione venatoria.
Lepre variabile: caratteristiche principali
| Adattamento al freddo | ★★★★★ |
| Adattamento alla neve | ★★★★★ |
| Mimetismo stagionale | ★★★★★ |
| Agilità | ★★★★★ |
| Velocità | ★★★★★ |
| Udito | ★★★★★ |
| Campo visivo | ★★★★★ |
| Specializzazione per ambiente alpino | ★★★★★ |
| Interesse naturalistico | ★★★★★ |
| Interesse venatorio e cinofilo | ★★★★★ |
Curiosità sulla Lepre bianca
Non è bianca tutto l’anno: il nome comune descrive soprattutto la spettacolare livrea invernale.
È una specie artico-alpina: le popolazioni delle Alpi sono separate geograficamente dalle grandi popolazioni delle regioni nordiche.
La popolazione italiana appartiene a una sottospecie propria: Lepus timidus varronis.
I piedi funzionano come racchette da neve: dita divaricabili e forte pelosità aumentano la superficie d’appoggio.
Le orecchie sono più corte di quelle della Lepre europea: un adattamento che contribuisce a limitare la perdita di calore.
Il bianco può diventare uno svantaggio: in inverni con poca neve la lepre può risultare molto visibile sul terreno scuro.
È un relitto glaciale: la sua presenza sulle Alpi racconta direttamente la storia climatica dell’Europa.
In Italia vive soltanto sulle Alpi: il suo areale nazionale è quindi molto più ristretto rispetto a quello della Lepre europea.
Perché la Lepre bianca è una delle specie simbolo delle Alpi
La Lepre variabile rappresenta uno degli esempi più spettacolari di adattamento della fauna europea alle condizioni estreme della montagna.
Ogni caratteristica del suo corpo racconta la storia dell’ambiente nel quale vive. Le orecchie relativamente corte riducono la dispersione termica, i piedi larghi e pelosi permettono di muoversi sulla neve e la doppia livrea stagionale consente di adattare il mimetismo a due paesaggi completamente differenti.
Ancora più affascinante è la sua storia biogeografica. La popolazione alpina rappresenta ciò che rimane di una distribuzione molto più ampia durante le glaciazioni. Quando il clima europeo si riscaldò, la specie scomparve progressivamente dalle pianure e rimase isolata nelle montagne, dando origine alla sottospecie alpina Lepus timidus varronis.
Oggi proprio questa specializzazione rende la Lepre bianca particolarmente interessante dal punto di vista della conservazione. La riduzione della neve, la trasformazione degli habitat d’alta quota e il progressivo innalzamento delle fasce vegetazionali possono modificare rapidamente un ambiente al quale la specie è stata adattata per migliaia di anni.
Dal punto di vista venatorio e cinofilo, la Lepre variabile rappresenta inoltre un selvatico profondamente diverso dalla lepre delle pianure. Seguirla significa confrontarsi con pendii, neve, gelo, rocce, vento e cambiamenti continui delle condizioni olfattive.
Conoscere Lepus timidus significa quindi leggere contemporaneamente la storia delle glaciazioni, comprendere gli adattamenti della fauna alpina e osservare uno dei più delicati rapporti tra animale e ambiente: una lepre capace di cambiare colore con le stagioni e di vivere là dove l’inverno domina il paesaggio per molti mesi dell’anno.























