La Lepre italica, scientificamente Lepus corsicanus, è uno dei mammiferi più interessanti e meno conosciuti della fauna italiana. Endemica dell’area italiana, con popolazioni concentrate soprattutto nell’Italia centro-meridionale e in Sicilia, rappresenta una specie distinta dalla più comune Lepre europea, Lepus europaeus e possiede caratteristiche morfologiche, ecologiche e biogeografiche proprie.
Per molto tempo la Lepre italica è stata confusa con altre forme del genere Lepus, ma gli studi moderni ne hanno confermato l’autonomia specifica. Oggi è considerata una componente di grande valore conservazionistico, soprattutto nella Penisola, dove la distribuzione appare frammentata e le densità sono spesso molto contenute.
La specie è perfettamente adattata sia agli ambienti mediterranei sia ai territori collinari e montani dell’Appennino. Può vivere nella macchia mediterranea, nei pascoli cespugliati, nei margini forestali, nelle radure, nei piccoli coltivi e perfino ad altitudini considerevoli, mostrando una notevole capacità di adattamento.

Lepre italica: carta d’identità
| Nome comune | Lepre italica |
| Nome scientifico | Lepus corsicanus |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Lagomorpha |
| Famiglia | Leporidae |
| Genere | Lepus |
| Distribuzione principale | Italia centro-meridionale e Sicilia |
| Origine | Endemismo italiano |
| Habitat | Macchia mediterranea, pascoli cespugliati, margini boschivi, piccoli coltivi e ambienti montani aperti |
| Altitudine | Dal livello del mare fino a circa 2.400 m in Sicilia |
| Alimentazione | Erbivora |
| Attività | Prevalentemente crepuscolare e notturna |
| Rifugio | Covo superficiale sul terreno |
| Riproduzione | Prolungata durante buona parte dell’anno |
| Status venatorio | Cacciabile esclusivamente in Sicilia nei termini previsti dalla normativa nazionale e dal calendario regionale vigente |
Come riconoscere la Lepre italica
La Lepre italica presenta la tipica struttura slanciata del genere Lepus, con zampe posteriori lunghe e potenti, orecchie sviluppate e corpo leggero.
Rispetto alla Lepre europea tende generalmente a essere più piccola e compatta, anche se la distinzione sul terreno può risultare estremamente difficile, soprattutto quando l’animale viene osservato soltanto durante la fuga.
Il mantello presenta tonalità brune e fulve, con parti inferiori più chiare e una colorazione complessivamente ben adattata agli ambienti mediterranei e appenninici.
Lepre italica e Lepre europea: quali differenze?
La distinzione tra Lepus corsicanus e Lepus europaeus rappresenta uno dei principali problemi gestionali nelle aree nelle quali le due specie possono convivere.
| Caratteristica | Lepre italica | Lepre europea |
|---|---|---|
| Taglia | Generalmente più contenuta | Generalmente maggiore |
| Distribuzione italiana | Centro-Sud e Sicilia | Ampia nell’Italia continentale e peninsulare |
| Habitat mediterraneo | Molto ben adattata | Presente ma generalmente più legata ai paesaggi agricoli aperti |
| Distribuzione montana | Può raggiungere quote molto elevate | Ampia ma con caratteristiche differenti |
| Status conservazionistico | Maggiore interesse conservazionistico | Più diffusa e gestita anche a fini venatori |
| Riconoscimento sul terreno | Difficile | Difficile in presenza di Lepre italica |
Perché è difficile distinguere la Lepre italica dalla Lepre europea?
Le due specie presentano una morfologia generale molto simile.
A distanza, e soprattutto con l’animale in corsa, differenze di taglia, colore e proporzioni possono essere difficili da valutare con sicurezza.
Questo problema assume un’enorme importanza gestionale perché ISPRA individua proprio nella difficoltà di riconoscimento uno dei principali ostacoli alla tutela della Lepre italica nelle aree peninsulari dove può essere presente insieme alla Lepre europea. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
Una specie riconosciuta relativamente di recente
La storia tassonomica della Lepre italica è complessa.
Per molto tempo venne considerata una forma o sottospecie di altre lepri europee, mentre soltanto alla fine del XX secolo la sua autonomia specifica è stata pienamente rivalutata.
Il riconoscimento relativamente recente spiega perché molte informazioni sulla sua distribuzione siano state acquisite soltanto negli ultimi decenni.
Origine della Lepre italica
La Lepre italica viene considerata un endemismo tipicamente italiano.
ISPRA ipotizza che Lepus corsicanus, o una sua forma ancestrale, fosse presente nella Penisola già prima delle grandi glaciazioni del Pleistocene.
Questo elemento la distingue profondamente dalle popolazioni introdotte storicamente dall’uomo in altre isole mediterranee. :contentReference[oaicite:2]{index=2}
Perché si chiama Lepus corsicanus?
Il nome scientifico può generare confusione perché sembra indicare un’origine corsa.
La specie venne descritta nell’Ottocento sulla base di materiale collegato alla Corsica, ma oggi la popolazione italiana viene considerata il nucleo naturale di maggiore interesse.
ISPRA sottolinea che in Corsica la specie sarebbe stata introdotta dall’uomo e che la sua presenza attuale sull’isola non è certa. :contentReference[oaicite:3]{index=3}
Distribuzione storica della Lepre italica
Fino agli anni Trenta del Novecento la specie risultava distribuita in gran parte dell’Italia centro-meridionale.
Il limite settentrionale storico arrivava all’Isola d’Elba sul versante tirrenico e alla provincia di Foggia su quello adriatico.
La specie era inoltre ampiamente presente in Sicilia.
Distribuzione attuale nella Penisola
La distribuzione attuale è molto più frammentata.
ISPRA segnala popolazioni in:
Toscana;
Lazio;
Abruzzo;
Molise;
Puglia;
Campania;
Basilicata;
Calabria.
In alcune di queste regioni la presenza è limitata a nuclei localizzati e spesso collegati ad aree protette. :contentReference[oaicite:4]{index=4}
La Lepre italica in Sicilia
La Sicilia rappresenta il territorio nel quale la Lepre italica presenta la distribuzione più ampia e continua.
La specie può frequentare ambienti molto differenti, dalla macchia mediterranea ai prato-pascoli collinari e montani, dalle radure ai margini dei boschi fino agli incolti cespugliati.
In Sicilia può raggiungere altitudini fino a circa 2.400 metri. :contentReference[oaicite:5]{index=5}
La Lepre italica sull’Etna
Gli ambienti montani siciliani rappresentano uno degli aspetti più interessanti dell’ecologia della specie.
La presenza anche a quote elevate dimostra una capacità di adattamento molto superiore a quella che potrebbe suggerire l’associazione con i soli ambienti mediterranei caldi e aridi.
La Lepre italica nell’Appennino
Nell’Italia peninsulare la specie può raggiungere circa 2.000 metri di quota.
Pascoli montani, margini forestali, radure e piccoli coltivi possono creare habitat favorevoli anche molto lontano dagli ambienti costieri mediterranei. :contentReference[oaicite:6]{index=6}
Habitat della Lepre italica
La Lepre italica mostra una notevole plasticità ecologica.
Gli ambienti preferiti sono spesso caratterizzati da una combinazione tra copertura vegetale e spazi aperti.
La specie può utilizzare tanto ambienti mediterranei quanto paesaggi montani.
Gli ambienti più favorevoli alla Lepre italica
| Pascoli cespugliati | ★★★★★ |
| Macchia mediterranea | ★★★★★ |
| Radure nei boschi di latifoglie | ★★★★★ |
| Margini forestali | ★★★★★ |
| Piccoli coltivi | ★★★★★ |
| Incolti cespugliati | ★★★★★ |
| Prato-pascoli montani | ★★★★★ |
| Dune costiere con vegetazione | ★★★★☆ |
| Monocolture molto uniformi | ★★☆☆☆ |
La Lepre italica nella macchia mediterranea
La specie è perfettamente adattata alla macchia mediterranea, anche quando relativamente fitta.
Radure, sentieri naturali e zone erbacee interne o marginali permettono all’animale di alimentarsi, mentre la vegetazione arbustiva offre rifugio durante le ore di riposo.
La Lepre italica nei boschi
A differenza dell’immagine classica della lepre esclusivamente legata alle grandi pianure, Lepus corsicanus può frequentare efficacemente anche i boschi di latifoglie.
Predilige però soprattutto strutture forestali articolate, con radure, margini e zone aperte capaci di offrire alimentazione erbacea.
La Lepre italica nei pascoli
I pascoli rappresentano uno degli habitat più importanti sia in collina sia in montagna.
La presenza di cespugli e piccoli nuclei di vegetazione aumenta ulteriormente la qualità dell’ambiente, offrendo contemporaneamente nutrimento e copertura.
Il covo della Lepre italica
Come le altre vere lepri, anche Lepus corsicanus non costruisce normalmente tane sotterranee.
Durante il giorno utilizza una piccola depressione del terreno o una posizione riparata nella vegetazione.
Il covo viene scelto in modo da garantire mimetismo, protezione dalle condizioni atmosferiche e possibilità di fuga.
Quando è attiva la Lepre italica?
L’attività è prevalentemente crepuscolare e notturna.
Nelle ore di buio l’animale lascia il covo e si sposta alla ricerca di alimento.
Con l’arrivo del giorno raggiunge nuovamente una zona di riposo, lasciando sul terreno una rete di emanazioni che può essere interpretata dai segugi.
Alimentazione della Lepre italica
La Lepre italica è un erbivoro.
La dieta cambia secondo stagione, altitudine e ambiente.
Può consumare numerose specie vegetali spontanee e coltivate.
Cosa mangia la Lepre italica?
Tra le risorse utilizzabili troviamo:
graminacee;
erbe spontanee;
leguminose;
germogli;
foglie;
piante dei pascoli;
vegetazione dei coltivi;
parti tenere di arbusti.
La ciecotrofia
Come gli altri Lagomorfi, la Lepre italica pratica la ciecotrofia.
Il processo consente di recuperare una parte importante dei nutrienti prodotti attraverso la fermentazione della componente vegetale nel cieco.
È quindi un adattamento fondamentale a una dieta ricca di fibre e relativamente difficile da digerire.
Riproduzione della Lepre italica
La riproduzione può interessare un periodo molto esteso dell’anno, soprattutto negli ambienti mediterranei caratterizzati da inverni relativamente miti.
Le femmine possono produrre più figliate durante la stagione favorevole.
Come nelle altre lepri, i piccoli nascono in uno stato di sviluppo molto avanzato.
I piccoli della Lepre italica
I giovani sono chiamati leprotti.
Nascono ricoperti di pelo, con gli occhi aperti e capaci di muoversi poco dopo il parto.
Questa caratteristica è indispensabile perché la specie non dispone di una tana sotterranea nella quale proteggere la prole.
La madre rimane con i piccoli?
No. La femmina tende a lasciare i giovani nascosti separatamente nella vegetazione e torna soprattutto per l’allattamento.
Questa strategia riduce la probabilità che un predatore possa individuare contemporaneamente la madre e l’intera figliata.
Predatori della Lepre italica
La Lepre italica può essere predata da differenti carnivori e rapaci.
I giovani rappresentano la classe di età maggiormente vulnerabile.
La pressione predatoria varia sensibilmente secondo ambiente, copertura e disponibilità di rifugi.
La volpe e la Lepre italica
La volpe rappresenta uno dei principali predatori potenziali, soprattutto nei confronti dei giovani.
L’impatto reale dipende però dalla struttura della popolazione e dalla qualità complessiva dell’habitat.
Minacce per la Lepre italica
Le principali criticità per la specie non derivano da un singolo fattore.
Tra le minacce più importanti possono figurare:
frammentazione delle popolazioni;
degrado dell’habitat;
trasformazioni agricole;
bracconaggio;
prelievo accidentale in aree di simpatria con la Lepre europea;
malattie trasmesse attraverso immissioni di altre lepri;
competizione con Lepus europaeus in alcune aree peninsulari.
Il problema dei ripopolamenti con Lepre europea
ISPRA considera le immissioni di Lepus europaeus una delle principali problematiche per la conservazione della Lepre italica nella Penisola.
I rischi comprendono la possibile trasmissione di patologie, tra cui la European Brown Hare Syndrome – EBHS, e forme di competizione ecologica. :contentReference[oaicite:7]{index=7}
Perché le immissioni possono essere un problema?
Un ripopolamento non deve essere valutato esclusivamente in base all’aumento numerico immediato degli animali presenti.
L’introduzione di soggetti appartenenti a un’altra specie può modificare equilibri ecologici, aumentare il rischio sanitario e rendere più difficile la gestione di popolazioni autoctone già frammentate.
Densità della Lepre italica
La specie presenta generalmente densità relativamente basse nella Penisola.
ISPRA indica spesso valori inferiori a circa 5 individui ogni 100 ettari nei territori sottoposti ad attività venatoria, mentre in alcune aree protette particolarmente favorevoli sono state stimate densità dell’ordine di 20-30 individui ogni 100 ettari. :contentReference[oaicite:8]{index=8}
Perché le aree protette sono importanti?
Le aree protette possono costituire nuclei fondamentali per la conservazione della specie.
Qui le popolazioni possono raggiungere densità maggiori e produrre individui capaci di disperdersi verso territori circostanti.
La protezione di nuclei riproduttivi stabili assume particolare importanza quando la distribuzione generale è frammentata.
Conservazione della Lepre italica
La Lepre italica richiede una gestione specifica che tenga conto della propria unicità biologica.
Nel 2001 è stato predisposto un Piano d’Azione Nazionale dedicato alla specie, proprio per individuare minacce e priorità di conservazione. :contentReference[oaicite:9]{index=9}
Le azioni fondamentali comprendono conoscenza della distribuzione, monitoraggio delle popolazioni, tutela degli habitat e corretta gestione delle immissioni di altre lepri.
Monitoraggio genetico della Lepre italica
Il riconoscimento visivo può essere difficile e per questo le tecniche genetiche rappresentano uno strumento particolarmente importante.
Campioni non invasivi possono consentire di confermare la presenza di Lepus corsicanus anche in territori nei quali l’identificazione attraverso la semplice osservazione sarebbe incerta.
Nel Lazio, per esempio, sono stati realizzati censimenti attraverso osservazioni e analisi genetiche non invasive. :contentReference[oaicite:10]{index=10}
La Lepre italica è cacciabile in Italia?
La risposta richiede una distinzione territoriale molto importante.
La normativa nazionale oggi prevede la possibilità di cacciare la Lepre italica esclusivamente per la popolazione della Sicilia, nel periodo generale compreso tra il 15 ottobre e il 30 novembre. :contentReference[oaicite:11]{index=11}
Nel resto dell’Italia la specie non rientra nel normale prelievo della Lepre europea e deve essere considerata nell’ambito delle specifiche misure di conservazione e dei calendari regionali vigenti.
Attenzione al calendario venatorio regionale
Anche in Sicilia le date nazionali non devono essere considerate automaticamente come date effettive di apertura e chiusura per ogni stagione.
Il calendario venatorio regionale può prevedere limitazioni, giornate autorizzate, carnieri e ulteriori prescrizioni.
Prima dell’attività venatoria deve quindi essere sempre verificato il calendario vigente.
Perché il riconoscimento è fondamentale per il cacciatore?
Nelle aree peninsulari in cui Lepus corsicanus e Lepus europaeus possono essere presenti nello stesso territorio, la possibilità di confondere le due specie rappresenta una problematica concreta.
La difficoltà aumenta ulteriormente durante una fuga veloce, quando il cacciatore dispone soltanto di pochi secondi per osservare l’animale.
Per questo la conoscenza della distribuzione locale e delle normative assume un’importanza fondamentale.
La caccia alla Lepre italica in Sicilia
In Sicilia la Lepre italica possiede una profonda relazione con la tradizione della caccia con il cane da seguita.
Il paesaggio siciliano offre condizioni molto differenti: macchia mediterranea, pascoli, aree montane, piccoli coltivi, incolti e margini boschivi.
Questa varietà rende il lavoro dei segugi particolarmente complesso e interessante.
Le fasi del lavoro del segugio
Come nella caccia alle altre lepri, l’azione può essere suddivisa in:
ricerca della passata;
accostamento;
individuazione della rimessa;
scovo;
seguita;
risoluzione degli eventuali falli.
La ricerca della passata
Durante la notte la lepre si sposta tra aree di alimentazione e zone di rifugio.
Al mattino il segugio deve riuscire a individuare e interpretare l’emanazione lasciata da questi movimenti.
Terreno, temperatura, umidità e vento influenzano profondamente la difficoltà del lavoro.
L’accostamento sulla Lepre italica
L’accostamento richiede grande finezza olfattiva.
Il cane deve ricostruire progressivamente il percorso della lepre evitando di perdere tempo sulle emanazioni meno utili.
Negli ambienti mediterranei asciutti questa fase può diventare particolarmente impegnativa.
Lo scovo
La Lepre italica può rimanere perfettamente immobile nel proprio covo fino a quando la pressione dei cani non raggiunge una distanza critica.
La partenza è allora rapidissima e improvvisa.
Lo scovo segna il passaggio dalla traccia notturna alla traccia fresca della fuga.
La seguita
Durante la seguita la lepre sfrutta velocità, conoscenza del territorio e continui cambiamenti della superficie.
Il cane deve mantenere il contatto olfattivo anche quando il selvatico attraversa terreni rocciosi, strade, zone aride o vegetazione molto differente.
Il fallo nella seguita
Quando la traccia viene temporaneamente perduta il segugio deve rallentare e iniziare una ricerca metodica.
La capacità di risolvere il fallo rappresenta una delle più importanti qualità del cane da lepre.
Il soggetto esperto non insiste ciecamente nella direzione iniziale, ma cerca di ricostruire il punto nel quale l’animale ha cambiato traiettoria.
La voce dei segugi
La voce consente al cacciatore di interpretare l’azione anche quando terreno e vegetazione impediscono di vedere i cani.
Ritmo, tonalità e intensità possono cambiare tra accostamento, scovo, seguita e momenti di difficoltà.
Questa componente costituisce uno degli elementi più tradizionali della caccia alla lepre.
Quali cani utilizzare sulla Lepre italica?
| Segugio Italiano a pelo raso | ★★★★★ |
| Segugio Italiano a pelo forte | ★★★★★ |
| Segugio dell’Appennino | ★★★★★ |
| Ariégeois | ★★★★★ |
| Petit Bleu de Gascogne | ★★★★★ |
| Beagle | ★★★★☆ |
| Porcelaine | ★★★★☆ |
Le valutazioni indicano una predisposizione generale e non costituiscono una classifica assoluta. La qualità della linea di sangue, l’esperienza sul selvatico, il terreno e l’addestramento sono determinanti.
Qualità fondamentali di un segugio sulla Lepre italica
Un buon cane dovrebbe possedere:
finezza olfattiva;
metodo nella ricerca;
capacità di accostamento;
iniziativa;
voce funzionale;
agilità;
resistenza;
capacità di lavorare su terreni difficili;
perseveranza nella seguita;
capacità di risolvere i falli.
La Lepre italica nella macchia mediterranea
La macchia può rendere l’animale completamente invisibile e alterare la diffusione dell’emanazione.
Il segugio deve quindi lavorare quasi esclusivamente attraverso il naso, mantenendo concentrazione anche quando il contatto visivo con gli altri cani e con il conduttore viene frequentemente interrotto.
La Lepre italica in montagna
La capacità di vivere fino a quote elevate produce situazioni venatorie molto differenti rispetto agli ambienti mediterranei costieri.
Pendii, prati montani, pietraie e margini forestali richiedono al cane una combinazione di fiuto, resistenza e agilità.
Il terreno asciutto
Uno dei problemi più difficili può essere rappresentato dalla scarsità di umidità.
Terreni aridi, pietre riscaldate dal sole e vento possono ridurre notevolmente la persistenza dell’emanazione.
Le prime ore della mattina possono quindi offrire condizioni molto differenti rispetto alle ore successive.
La fuga della Lepre italica
Come le altre lepri, Lepus corsicanus basa la propria difesa soprattutto sulla combinazione tra mimetismo, immobilità e velocità.
Una volta scovata può utilizzare improvvisi cambi di direzione e la conformazione del territorio per creare difficoltà agli inseguitori.
Impronte della Lepre italica
Le impronte presentano la tipica struttura dei Lagomorfi.
Durante la corsa le grandi zampe posteriori vengono portate davanti alle anteriori e lasciano due impronte maggiori nella parte avanzata della traccia.
La sola dimensione dell’impronta non permette tuttavia sempre una distinzione certa rispetto ad altre lepri.
Gli escrementi
Gli escrementi sono piccoli, tondeggianti e composti principalmente da materiale vegetale.
La loro presenza ripetuta può indicare zone di alimentazione o percorsi frequentemente utilizzati.
Come individuare la presenza della Lepre italica
Tra i principali segni di presenza troviamo:
impronte;
escrementi;
covi;
tracce di alimentazione;
passaggi nella vegetazione;
osservazioni dirette nelle ore crepuscolari e notturne.
Per confermare la presenza nelle aree di possibile sovrapposizione con la Lepre europea possono tuttavia essere necessari metodi genetici.
Lepre italica: caratteristiche principali
| Valore conservazionistico | ★★★★★ |
| Adattamento mediterraneo | ★★★★★ |
| Adattamento montano | ★★★★★ |
| Mimetismo | ★★★★★ |
| Velocità | ★★★★★ |
| Agilità | ★★★★★ |
| Capacità di utilizzare habitat differenti | ★★★★★ |
| Difficoltà di riconoscimento | ★★★★★ |
| Interesse cinofilo | ★★★★★ |
| Importanza faunistica italiana | ★★★★★ |
Curiosità sulla Lepre italica
È una vera specie italiana: viene considerata un endemismo caratteristico del nostro Paese.
Il nome corsicanus può trarre in inganno: in Corsica la specie sarebbe stata introdotta dall’uomo.
È stata riconosciuta come specie autonoma soltanto in tempi relativamente recenti: per decenni fu confusa con altre lepri.
Può vivere dal livello del mare all’alta montagna: in Sicilia raggiunge quote vicine ai 2.400 metri.
In Sicilia rappresenta la lepre autoctona di riferimento: la distribuzione appare molto più continua rispetto alla Penisola.
Nella Penisola è spesso rara e localizzata: molti nuclei sopravvivono soprattutto all’interno o vicino ad aree protette.
Può essere difficile distinguerla dalla Lepre europea: proprio questo costituisce uno dei principali problemi di conservazione.
Perché la Lepre italica è una delle specie più importanti della fauna italiana
La Lepre italica rappresenta molto più di una semplice variante locale della Lepre europea. È una specie distinta, legata alla storia naturale della Penisola e sopravvissuta attraverso grandi cambiamenti climatici, trasformazioni del paesaggio e modificazioni delle comunità faunistiche.
La sua capacità di vivere tanto nella macchia mediterranea quanto nei pascoli montani dimostra una sorprendente adattabilità. In Sicilia occupa ancora una grande varietà di ambienti, mentre nella Penisola la distribuzione frammentata rende ogni popolazione particolarmente importante.
Proprio questa frammentazione impone una gestione molto diversa rispetto a quella della più diffusa Lepre europea. Conoscere dove vive Lepus corsicanus, evitare immissioni indiscriminate di altre lepri, monitorare geneticamente le popolazioni e proteggere gli habitat sono elementi fondamentali per garantirne la conservazione.
Dal punto di vista venatorio la situazione è altrettanto particolare. La normativa nazionale consente il prelievo della Lepre italica esclusivamente in Sicilia, entro un periodo specifico e comunque nel rispetto delle ulteriori disposizioni regionali. Nella Penisola, invece, il principale problema è evitare che venga confusa con la Lepre europea durante l’attività venatoria.
Anche per la cinofilia la specie rappresenta un banco di prova di grande valore. Ambienti mediterranei, terreno asciutto, macchia, montagna e continue variazioni del substrato richiedono al segugio finezza olfattiva, metodo, resistenza e capacità di risolvere rapidamente i falli.
Conoscere Lepus corsicanus significa quindi comprendere un patrimonio faunistico esclusivamente italiano, nel quale biogeografia, conservazione, gestione venatoria e tradizione del cane da seguita si incontrano in una specie tanto affascinante quanto delicata.























