La leptospirosi è una grave malattia infettiva causata da batteri appartenenti al genere Leptospira. Può colpire numerose specie animali, compreso il cane, ed è una zoonosi: in determinate circostanze può quindi essere trasmessa anche all’uomo.
I cani da caccia sono particolarmente esposti perché frequentano boschi, fossati, risaie, paludi e terreni umidi nei quali possono essere presenti urine di roditori o di altri animali infetti. La malattia può compromettere soprattutto reni e fegato e, nelle forme più gravi, mettere rapidamente in pericolo la vita del cane.
Che cos’è la leptospirosi
La leptospirosi è provocata da batteri sottili e spiraliformi, chiamati leptospire, capaci di sopravvivere a lungo negli ambienti umidi. Esistono differenti sierogruppi e sierovari, mantenuti in natura da numerosi animali selvatici e domestici.
I principali serbatoi dell’infezione sono i roditori, che possono eliminare i batteri attraverso l’urina senza mostrare evidenti segni di malattia. Anche altri mammiferi, compresi animali selvatici e da allevamento, possono contribuire alla contaminazione ambientale.
Come si trasmette al cane
Il contagio avviene principalmente attraverso il contatto con urina infetta oppure con acqua, fango, terreno, vegetazione e superfici contaminati. Le leptospire possono penetrare nell’organismo attraverso:
- mucose della bocca, del naso e degli occhi;
- piccole ferite o abrasioni cutanee;
- ingestione di acqua contaminata;
- contatto diretto con urine, sangue o tessuti infetti;
- predazione o morsicatura di roditori e altri piccoli mammiferi.
Le condizioni calde e umide favoriscono la permanenza del batterio nell’ambiente. Il rischio può quindi aumentare dopo piogge abbondanti, allagamenti e ristagni d’acqua.
Perché i cani da caccia sono maggiormente esposti
Durante l’attività venatoria il cane può attraversare fossati, bere da pozzanghere o raccolte d’acqua, entrare in zone fangose e venire a contatto con roditori, nutrie, cinghiali o altri animali potenzialmente infetti.
Sono particolarmente esposti i cani impiegati:
- nelle zone umide e palustri;
- nella caccia agli acquatici;
- nella cerca nei canneti e lungo i corsi d’acqua;
- nella caccia al cinghiale;
- nel recupero della selvaggina ferita;
- in aree agricole con elevata presenza di roditori.
La leptospirosi, tuttavia, non interessa esclusivamente i cani che vivono all’aperto. Anche un cane urbano può infettarsi entrando in contatto con acqua o superfici contaminate.
Periodo di incubazione
Dopo il contagio, i primi segni possono comparire generalmente nell’arco di alcuni giorni. La manifestazione clinica dipende dalla carica batterica, dal ceppo coinvolto, dall’età, dallo stato immunitario e dalle condizioni generali dell’animale.
Alcune infezioni possono essere poco evidenti, mentre altre evolvono rapidamente provocando una grave compromissione sistemica.
Sintomi della leptospirosi nel cane
I sintomi iniziali possono essere poco specifici e facilmente confusi con quelli di altre patologie. Tra i segnali più frequenti si osservano:
- febbre o, nelle forme avanzate, abbassamento della temperatura corporea;
- abbattimento e marcata debolezza;
- perdita di appetito;
- vomito e diarrea;
- disidratazione;
- dolori muscolari, rigidità e riluttanza al movimento;
- dolore addominale o nella regione lombare;
- aumento della sete;
- aumento, riduzione o completa assenza della produzione di urina;
- ittero, riconoscibile dalla colorazione gialla di gengive, cute e parte bianca degli occhi;
- urine scure o presenza di sangue nelle urine;
- piccole emorragie, sangue dal naso o nelle feci;
- tosse e difficoltà respiratoria nei casi con coinvolgimento polmonare.
La combinazione di vomito, forte abbattimento, alterazioni della minzione e colorazione giallastra delle mucose deve essere considerata un’emergenza veterinaria.
Danni ai reni e al fegato
Il quadro più frequentemente osservato nel cane è il danno renale acuto. L’animale può inizialmente bere e urinare molto, ma con il peggioramento della funzionalità renale la produzione di urina può ridursi fino a scomparire.
La leptospirosi può provocare anche una grave infiammazione del fegato. In questi casi possono comparire ittero, vomito, anoressia e aumento della bilirubina. Rene e fegato possono essere colpiti contemporaneamente.
Alcuni cani che superano la fase acuta recuperano completamente; altri possono sviluppare una malattia renale cronica e richiedere controlli periodici nel tempo.
Come si effettua la diagnosi
La diagnosi deve essere formulata dal veterinario combinando anamnesi, sintomi, visita clinica ed esami di laboratorio. È importante comunicare se il cane ha frequentato zone umide, bevuto da raccolte d’acqua o avuto contatti con roditori e fauna selvatica.
Gli accertamenti possono comprendere:
- esame emocromocitometrico;
- profilo biochimico per valutare reni e fegato;
- esame delle urine;
- test sierologico MAT per la ricerca degli anticorpi;
- test PCR su sangue o urine per individuare il materiale genetico del batterio;
- ecografia addominale e radiografie, quando necessarie.
Un singolo test negativo nelle prime fasi non sempre consente di escludere la malattia. La vaccinazione recente può inoltre influenzare l’interpretazione degli esami sierologici. Per questo motivo il veterinario può richiedere test differenti o prelievi ripetuti a distanza di alcuni giorni.
Terapia della leptospirosi
La leptospirosi richiede un trattamento veterinario tempestivo. I casi con insufficienza renale, interessamento epatico, emorragie o difficoltà respiratoria necessitano generalmente di ricovero e monitoraggio intensivo.
Il trattamento può prevedere:
- antibiotici specifici prescritti dal veterinario;
- fluidoterapia endovenosa;
- farmaci contro nausea e vomito;
- correzione degli squilibri elettrolitici e acido-base;
- supporto nutrizionale;
- controllo della produzione urinaria;
- trasfusioni o altre terapie di supporto nei casi più gravi;
- dialisi veterinaria quando disponibile e clinicamente indicata.
La prognosi varia in funzione della tempestività della diagnosi e della gravità dei danni agli organi. Non devono essere somministrati antibiotici o altri medicinali senza indicazione veterinaria.
La leptospirosi è contagiosa per l’uomo?
Sì. La leptospirosi è una zoonosi e le urine del cane infetto possono rappresentare una fonte di esposizione. Il rischio può essere ridotto adottando rigorose precauzioni igieniche.
In presenza di un caso sospetto o confermato è opportuno:
- evitare il contatto diretto con urine e altri liquidi biologici;
- utilizzare guanti impermeabili durante la pulizia;
- coprire eventuali ferite presenti sulle mani;
- lavare accuratamente mani e superfici contaminate;
- impedire al cane di urinare in aree frequentate da persone o altri animali;
- seguire le istruzioni fornite dal veterinario per pulizia e disinfezione;
- consultare il medico in caso di esposizione significativa o comparsa di sintomi.
Il semplice contatto con il pelo non rappresenta normalmente la principale modalità di trasmissione, ma il mantello può essere contaminato da urina. È quindi necessario maneggiare con prudenza l’animale malato.
Vaccinazione contro la leptospirosi
La vaccinazione costituisce il principale strumento di prevenzione. I vaccini moderni possono proteggere contro più sierogruppi, ma non garantiscono una copertura assoluta verso tutte le varianti esistenti. Un cane vaccinato deve quindi evitare ugualmente le situazioni a rischio.
Il protocollo dipende dall’età, dalla precedente storia vaccinale, dal prodotto utilizzato e dal livello di esposizione. In genere è previsto un ciclo iniziale seguito da richiami periodici stabiliti dal veterinario.
Per i cani da caccia, da lavoro e per quelli che frequentano abitualmente boschi, zone agricole o ambienti acquatici è particolarmente importante verificare che la protezione sia aggiornata prima dell’inizio della stagione venatoria.
Come proteggere il cane durante la caccia
Oltre alla vaccinazione, alcune misure pratiche possono ridurre il rischio di contagio:
- portare sempre acqua potabile per il cane;
- impedirgli, per quanto possibile, di bere da pozzanghere, fossati e raccolte stagnanti;
- limitare il contatto con roditori vivi o morti;
- evitare aree allagate o fortemente contaminate;
- controllare e lavare zampe e mantello al termine dell’uscita;
- proteggere e disinfettare eventuali ferite cutanee;
- mantenere puliti box, ciotole, trasportini e veicoli;
- attuare un’efficace lotta ai roditori nei canili e nei depositi di mangime;
- sottoporre il cane a controlli veterinari regolari.
Quando rivolgersi immediatamente al veterinario
Il cane deve essere visitato rapidamente se, dopo un’uscita in campagna o in una zona umida, manifesta abbattimento improvviso, vomito ripetuto, febbre, dolori muscolari, sete eccessiva, riduzione dell’urina, urine scure o mucose giallastre.
Una diagnosi precoce e l’avvio immediato della terapia possono migliorare sensibilmente le possibilità di sopravvivenza e ridurre il rischio di danni permanenti a reni e fegato.
Leptospirosi nel cane: punti essenziali
- È una malattia batterica potenzialmente molto grave.
- Si trasmette soprattutto attraverso urine, acqua e terreno contaminati.
- Roditori e fauna selvatica rappresentano importanti serbatoi ambientali.
- I cani da caccia sono particolarmente esposti, soprattutto nelle zone umide.
- Può provocare insufficienza renale, danni epatici, emorragie e problemi respiratori.
- È una zoonosi e richiede precise precauzioni igieniche.
- La vaccinazione e la riduzione delle esposizioni ambientali costituiscono le principali misure preventive.
- Ogni sospetto richiede un’immediata valutazione veterinaria.
Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce la visita, la diagnosi o le indicazioni terapeutiche del medico veterinario.























