La Tortora selvatica, scientificamente Streptopelia turtur, è uno dei Columbidi più eleganti e caratteristici delle campagne europee e mediterranee. Più piccola e slanciata del Colombaccio, presenta un piumaggio delicatamente colorato, ali caratterizzate da un tipico disegno squamato bruno-rossiccio e due evidenti placche laterali del collo formate da sottili strisce bianche e nere.
È soprattutto una grande migratrice trans-sahariana. Ogni primavera lascia i quartieri di svernamento africani e raggiunge l’Europa per riprodursi; al termine dell’estate intraprende nuovamente un lungo viaggio verso le regioni dell’Africa subsahariana.
In Italia la Tortora selvatica è una migratrice regolare e nidificante estiva. Frequenta soprattutto campagne alberate, siepi, boschetti, margini forestali, coltivazioni tradizionali e ambienti nei quali superfici aperte utilizzate per l’alimentazione si alternano a alberi e arbusti necessari per la nidificazione.
Per generazioni il suo caratteristico canto ha rappresentato uno dei suoni più tipici della tarda primavera nelle campagne italiane. Negli ultimi decenni, tuttavia, la specie ha subito un importante declino in numerose aree europee, determinato principalmente dalla trasformazione degli habitat agricoli, dalla riduzione delle risorse alimentari e da una combinazione di pressioni che agiscono lungo l’intera rotta migratoria.
La Tortora selvatica rappresenta quindi oggi un caso particolarmente interessante nel rapporto tra tradizione venatoria, gestione adattativa delle popolazioni migratrici e conservazione internazionale.

Tortora selvatica: carta d’identità
| Nome comune | Tortora selvatica, Tortora comune |
| Nome scientifico | Streptopelia turtur |
| Ordine | Columbiformes |
| Famiglia | Columbidae |
| Genere | Streptopelia |
| Distribuzione | Europa, Nord Africa e Asia occidentale durante la riproduzione; Africa subsahariana durante lo svernamento |
| Presenza in Italia | Migratrice regolare e nidificante estiva |
| Lunghezza | Circa 25-29 cm |
| Apertura alare | Circa 47-53 cm |
| Peso | Generalmente circa 120-180 g |
| Habitat principale | Campagne alberate, siepi, boschetti, margini forestali, coltivi e ambienti agricoli diversificati |
| Alimentazione | Prevalentemente granivora |
| Migrazione | Trans-sahariana |
| Nido | Su alberi e arbusti |
| Uova | Generalmente 2 |
| Incubazione | Circa 13-15 giorni |
| Giovani | Nidicoli |
| Stato europeo | Specie in stato di conservazione sfavorevole e interessata da specifici programmi di gestione |
| Status venatorio nazionale | Specie inserita nell’elenco nazionale delle specie cacciabili, con prelievo effettivo subordinato alle disposizioni annuali, ai piani di gestione e ai calendari regionali |
Come riconoscere la Tortora selvatica
La Tortora selvatica presenta una silhouette elegante e relativamente slanciata. Rispetto al Colombaccio appare decisamente più piccola, mentre rispetto alla Tortora dal collare orientale possiede un piumaggio molto più ricco di colori e disegni.
La testa è relativamente piccola e presenta tonalità grigio-azzurrastre. Il petto assume sfumature rosate, mentre il ventre è più chiaro.
Le ali costituiscono uno degli elementi più caratteristici: le copritrici presentano penne bruno-aranciate con centro scuro, creando il tipico disegno squamato.
Le caratteristiche placche del collo
Sui lati del collo dell’adulto sono presenti due caratteristiche zone formate da sottili strisce nere e bianche.
Queste placche rappresentano uno dei principali caratteri diagnostici della Tortora selvatica.
Nei giovani sono assenti o poco sviluppate e compaiono progressivamente con il piumaggio adulto.
Il petto rosato
La parte anteriore del corpo presenta delicate tonalità rosate che sfumano verso il ventre più chiaro.
In condizioni di buona illuminazione il contrasto tra petto rosato, testa grigio-azzurra e ali bruno-squamate rende la specie particolarmente elegante.
Le ali della Tortora selvatica
Le ali sono relativamente appuntite e adatte a un volo rapido e sostenuto.
La colorazione delle copritrici forma un disegno caratteristico nel quale si alternano tonalità castane, nere e bruno-aranciate.
Questo aspetto permette di distinguerla facilmente dalla più uniforme Tortora dal collare.
La coda
La coda è relativamente lunga e presenta una colorazione scura con evidenti zone bianche terminali.
Durante il volo la combinazione tra coda e ali contribuisce alla silhouette tipica della specie.
Gli occhi
L’occhio appare relativamente grande e scuro, circondato da una sottile zona cutanea colorata.
La posizione laterale permette un ampio campo visivo, caratteristica particolarmente importante in un uccello che ricerca gran parte dell’alimento direttamente sul terreno.
Maschio e femmina: come distinguerli?
Il dimorfismo sessuale è molto ridotto.
Maschio e femmina presentano praticamente la stessa colorazione e le stesse dimensioni.
Una determinazione affidabile del sesso attraverso la sola osservazione del piumaggio risulta quindi difficile.
I giovani della Tortora selvatica
I giovani presentano una colorazione generalmente più opaca e meno contrastata rispetto agli adulti.
Una delle differenze più evidenti è l’assenza delle caratteristiche placche bianche e nere ai lati del collo.
Il piumaggio assume progressivamente l’aspetto adulto durante la crescita.
Tortora selvatica e Tortora dal collare: quali differenze?
| Caratteristica | Tortora selvatica | Tortora dal collare |
|---|---|---|
| Nome scientifico | Streptopelia turtur | Streptopelia decaocto |
| Piumaggio | Variopinto e squamato sulle ali | Uniformemente beige-grigiastro |
| Collo | Placche laterali nere e bianche | Collare nero sulla nuca |
| Petto | Rosato | Beige-grigiastro |
| Migrazione | Migratrice trans-sahariana | Prevalentemente sedentaria |
| Ambiente | Campagne, siepi e mosaici agricoli | Molto frequente anche nei centri abitati |
| Presenza invernale in Italia | Eccezionale o irregolare | Comune |
Come distinguere la Tortora selvatica dal Colombaccio?
Il Colombaccio, Columba palumbus, è molto più grande e robusto.
Gli adulti possiedono caratteristiche macchie bianche ai lati del collo e una vistosa banda bianca sulle ali, particolarmente evidente durante il volo.
La Tortora selvatica è invece più piccola, più slanciata e presenta le caratteristiche ali bruno-squamate.
Tortora selvatica e Piccione selvatico
Il Piccione selvatico e i colombi domestici possiedono una struttura più massiccia e ali differenti.
La Tortora presenta un volo generalmente più leggero e rapido e dimensioni nettamente inferiori.
Il canto della Tortora selvatica
Il canto rappresenta una delle caratteristiche più conosciute della specie.
È costituito da una sequenza di note profonde, morbide e ripetitive, simili a un turr-turr-turr.
Da questa vocalizzazione deriva probabilmente anche il nome latino turtur.
Quando canta la Tortora?
Il canto viene ascoltato soprattutto durante la stagione riproduttiva.
I maschi cantano frequentemente da alberi, rami e altri posatoi, soprattutto durante le ore del mattino.
La vocalizzazione permette di segnalare la presenza dell’individuo e svolge una funzione territoriale e riproduttiva.
Il volo nuziale
Durante il periodo riproduttivo il maschio può effettuare caratteristici voli di parata.
L’animale sale rapidamente, spesso accompagnando l’azione con battiti d’ala evidenti, e successivamente scende con una traiettoria planata.
Questa esibizione rappresenta una parte del comportamento territoriale e di corteggiamento.
Distribuzione mondiale della Tortora selvatica
Streptopelia turtur possiede un vasto areale riproduttivo paleartico.
Nidifica dall’Europa occidentale attraverso l’Europa centrale e orientale fino alle regioni dell’Asia occidentale e centrale.
Durante l’inverno la quasi totalità delle popolazioni europee si sposta verso l’Africa subsahariana.
Una vera migratrice a lungo raggio
La Tortora selvatica è particolarmente interessante perché rappresenta l’unico Columbide europeo che compie una vera e propria migrazione trans-sahariana a lungo raggio.
La specie deve quindi attraversare ogni anno il Mediterraneo e il Sahara per collegare i territori riproduttivi europei con i quartieri di svernamento africani.
La Tortora selvatica in Italia
In Italia è presente principalmente come migratrice e nidificante estiva.
È distribuita in gran parte della Penisola, in Sicilia e in Sardegna, mentre risulta molto meno presente negli ambienti alpini.
Le densità maggiori sono generalmente associate alle campagne collinari e pianeggianti caratterizzate da una buona presenza di alberi, siepi e superfici agricole.
Quando arriva in Italia?
I primi individui possono comparire nel corso della primavera.
Il movimento migratorio diventa progressivamente più evidente tra aprile e maggio, quando gli adulti raggiungono i territori di nidificazione.
I tempi effettivi variano in relazione alle condizioni meteorologiche e alla provenienza geografica degli individui.
Quando lascia l’Italia?
La migrazione post-riproduttiva inizia tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
Durante agosto e settembre aumenta progressivamente il movimento verso sud.
Gli animali attraversano il Mediterraneo e successivamente il Sahara per raggiungere i territori africani di svernamento.
Dove sverna la Tortora selvatica?
I principali quartieri di svernamento si trovano nella fascia del Sahel e in altre regioni dell’Africa subsahariana.
Senegal, Gambia, Mali, Niger, Nigeria e differenti territori dell’Africa occidentale e centrale possono ospitare importanti contingenti.
Una migrazione di migliaia di chilometri
Il viaggio annuale può raggiungere diverse migliaia di chilometri.
Gli individui devono attraversare il Mediterraneo e successivamente una delle più grandi barriere ecologiche del pianeta: il deserto del Sahara.
La quantità di energia necessaria rende fondamentali le zone nelle quali gli animali possono alimentarsi prima e dopo le grandi traversate.
La migrazione notturna
Una parte importante degli spostamenti migratori avviene durante la notte.
Questa strategia permette di evitare le temperature più elevate e può ridurre alcuni rischi associati alla migrazione diurna.
Le rotte migratorie
Le popolazioni europee utilizzano differenti rotte per raggiungere l’Africa.
La gestione internazionale distingue in particolare una flyway occidentale e una flyway centro-orientale.
L’Italia occupa una posizione particolarmente importante perché viene interessata da componenti collegate a entrambe le grandi direttrici migratorie mediterranee.
Perché le flyway sono importanti?
Una specie migratrice non può essere gestita efficacemente considerando soltanto il territorio di un singolo Paese.
La stessa Tortora può nidificare in uno Stato, attraversarne diversi durante la migrazione e trascorrere l’inverno in Africa.
La conservazione richiede quindi una gestione coordinata lungo l’intera rotta migratoria.
Habitat della Tortora selvatica
La Tortora selvatica è strettamente associata agli ambienti agricoli diversificati.
Non ama né le grandi foreste completamente chiuse né le immense superfici agricole prive di alberi e arbusti.
L’habitat ideale è rappresentato soprattutto dall’alternanza tra superfici aperte utilizzate per alimentarsi e vegetazione arborea o arbustiva utilizzata per nidificare e riposare.
Gli ambienti preferiti dalla Tortora selvatica
| Campagne alberate | ★★★★★ |
| Siepi | ★★★★★ |
| Piccoli boschetti | ★★★★★ |
| Margini forestali | ★★★★★ |
| Coltivi diversificati | ★★★★★ |
| Incolti ricchi di semi | ★★★★★ |
| Frutteti tradizionali | ★★★★☆ |
| Oliveti tradizionali | ★★★★☆ |
| Boschi ripariali | ★★★★☆ |
| Monocolture prive di siepi | ★★☆☆☆ |
| Foresta completamente chiusa | ★★☆☆☆ |
L’importanza del mosaico agricolo
La Tortora necessita contemporaneamente di due differenti componenti ambientali.
Gli alberi e gli arbusti vengono utilizzati per costruire il nido e trovare protezione, mentre le superfici aperte permettono di raggiungere il terreno e cercare semi.
La presenza di queste differenti strutture a breve distanza rappresenta una delle caratteristiche fondamentali degli habitat migliori.
L’importanza delle siepi
Le siepi rappresentano uno degli elementi più preziosi del paesaggio rurale.
Offrono siti di nidificazione, rifugio e posatoi e permettono di collegare piccoli boschi e altre zone di vegetazione.
La loro eliminazione ha contribuito alla semplificazione di molti agroecosistemi europei.
I piccoli boschi
Boschetti e margini forestali possono offrire siti di nidificazione sicuri, soprattutto quando sono circondati da terreni agricoli nei quali la Tortora trova alimento.
L’alternanza tra bosco e campagna rappresenta quindi una situazione particolarmente favorevole.
La Tortora negli oliveti
Gli oliveti tradizionali, soprattutto quando possiedono una struttura diversificata e sono circondati da siepi, incolti e coltivazioni differenti, possono offrire condizioni interessanti.
Le forme di agricoltura molto intensiva e prive di vegetazione spontanea presentano invece una qualità ecologica molto inferiore.
La Tortora nei frutteti
Anche i frutteti possono fornire siti di riposo e nidificazione.
Il valore dipende però fortemente dalla gestione del terreno sottostante, dalla presenza di vegetazione spontanea e dalla disponibilità di semi.
L’importanza dell’acqua
La Tortora necessita regolarmente di bere, soprattutto durante i mesi caldi.
Piccoli corsi d’acqua, fontanili, abbeveratoi e altri punti idrici possono quindi assumere notevole importanza.
La specie può effettuare spostamenti regolari tra aree di alimentazione, riposo e abbeverata.
La Tortora selvatica e il caldo
È una specie particolarmente associata a condizioni climatiche relativamente calde.
In Italia raggiunge frequentemente le maggiori densità nei territori pianeggianti e collinari ben esposti.
Durante le ore più calde può ridurre l’attività e utilizzare zone ombreggiate.
Alimentazione della Tortora selvatica
La Tortora selvatica è essenzialmente granivora.
Gran parte dell’alimentazione viene raccolta direttamente sul terreno, dove l’animale cammina alla ricerca di piccoli semi.
La disponibilità di flora spontanea rappresenta quindi un elemento estremamente importante.
Cosa mangia la Tortora selvatica?
La dieta può comprendere semi di:
graminacee;
leguminose;
piante infestanti dei coltivi;
cardi;
cereali;
girasole;
altre piante erbacee spontanee.
Può integrare occasionalmente la dieta con piccoli invertebrati e altre risorse disponibili.
Perché le piante spontanee sono fondamentali?
In passato le campagne contenevano una grande quantità di vegetazione spontanea tra i coltivi e lungo i margini.
Queste piante producevano semi disponibili durante lunghi periodi dell’anno.
L’impiego intensivo di erbicidi e la progressiva eliminazione delle bordure possono ridurre drasticamente questa fonte alimentare.
La Tortora e i cereali
I cereali possono rappresentare un’importante risorsa, soprattutto quando granella e semi diventano disponibili sul terreno.
La specie utilizza però un ventaglio alimentare molto più ampio e non può dipendere esclusivamente dalle coltivazioni cerealicole.
L’alimentazione prima della migrazione
Alla fine dell’estate gli individui devono accumulare sufficienti riserve energetiche per affrontare la lunga migrazione verso l’Africa.
La presenza di aree ricche di semi durante questo periodo può quindi influenzare direttamente le condizioni corporee con cui gli animali iniziano il viaggio.
Il gozzo
Come gli altri Columbidi, la Tortora possiede un gozzo nel quale può accumulare temporaneamente il cibo.
Questo permette di raccogliere rapidamente numerosi semi e successivamente digerirli in un luogo maggiormente protetto.
Come beve la Tortora?
I Columbidi possiedono una caratteristica particolare: possono assumere acqua attraverso una sorta di suzione continua, mantenendo il becco immerso.
Non devono quindi necessariamente sollevare la testa dopo ogni piccolo sorso come avviene in molti altri uccelli.
Riproduzione della Tortora selvatica
Dopo il ritorno dall’Africa gli adulti occupano progressivamente i territori riproduttivi.
Il canto del maschio e i voli di parata diventano sempre più frequenti.
La riproduzione si concentra principalmente durante la primavera e l’estate.
La formazione della coppia
Maschio e femmina formano la coppia e collaborano in differenti fasi della riproduzione.
Il maschio partecipa al corteggiamento e può contribuire alla raccolta del materiale utilizzato per il nido.
Il corteggiamento
Il maschio utilizza vocalizzazioni, posture e voli nuziali.
Può gonfiare il petto, abbassare leggermente il capo e produrre ripetutamente il caratteristico canto.
Il nido della Tortora selvatica
A differenza dei Galliformi trattati nelle schede precedenti, la Tortora non nidifica sul terreno.
Costruisce il nido su alberi o arbusti, generalmente a un’altezza relativamente contenuta.
Siepi, piccoli alberi, frutteti, boschetti e vegetazione ripariale possono offrire siti adatti.
Com’è fatto il nido?
Il nido è relativamente semplice.
È costituito soprattutto da rametti intrecciati che formano una piattaforma poco profonda.
Come accade in molti Columbidi, la struttura può apparire sorprendentemente leggera rispetto al peso degli adulti e dei giovani.
Quante uova depone?
La deposizione è generalmente costituita da due uova bianche.
Il numero ridotto rispetto ai Galliformi è compensato da una strategia riproduttiva completamente differente e dalla possibilità, in condizioni favorevoli, di effettuare più tentativi riproduttivi durante la stessa stagione.
Quanto dura l’incubazione?
L’incubazione dura generalmente circa 13-15 giorni.
Entrambi i componenti della coppia possono partecipare alla cova.
I piccoli della Tortora
A differenza dei pulcini di Pernice, Starna o Quaglia, i giovani della Tortora sono nidicoli.
Nascono poco sviluppati e rimangono nel nido dipendendo completamente dai genitori.
Il latte di gozzo
Una delle caratteristiche più straordinarie dei Columbidi è la produzione del cosiddetto latte di gozzo.
Durante i primi giorni di vita i genitori producono nel gozzo una sostanza altamente nutritiva utilizzata per alimentare i piccoli.
Sia maschio sia femmina possono produrla.
Che cos’è il latte di gozzo?
Non si tratta naturalmente di vero latte come quello dei mammiferi.
È una sostanza prodotta dalle cellule epiteliali del gozzo, particolarmente ricca di proteine e lipidi.
Permette ai giovani di crescere molto rapidamente.
Come vengono alimentati i piccoli?
I giovani introducono il becco nella bocca dei genitori e ricevono il contenuto rigurgitato dal gozzo.
Con la crescita, alla componente iniziale si aggiungono progressivamente semi ammorbiditi.
Quando lasciano il nido?
Lo sviluppo è rapido.
Dopo circa tre settimane i giovani diventano progressivamente capaci di abbandonare il nido e compiere i primi voli.
Possono comunque rimanere dipendenti dagli adulti ancora per un certo periodo.
Più covate nella stessa stagione
Quando le condizioni sono favorevoli una coppia può effettuare più tentativi riproduttivi durante la stessa stagione.
Questa strategia è importante perché ogni singola covata contiene soltanto due uova.
Il ciclo annuale della Tortora selvatica
| Periodo | Fase principale |
|---|---|
| Inverno | Svernamento prevalentemente nell’Africa subsahariana |
| Fine inverno | Preparazione alla migrazione verso nord |
| Primavera | Migrazione pre-riproduttiva e arrivo nei territori europei |
| Primavera-estate | Corteggiamento, nidificazione e allevamento dei giovani |
| Fine estate | Ultime covate e accumulo delle riserve energetiche |
| Fine estate-autunno | Migrazione verso l’Africa |
I predatori della Tortora selvatica
La Tortora può essere predata in differenti fasi della vita.
Uova e giovani sono particolarmente vulnerabili durante la permanenza nel nido.
Tra i potenziali predatori possono figurare:
rapaci;
corvidi;
mustelidi;
gatti domestici e inselvatichiti;
altri predatori opportunisti.
La fuga della Tortora
Quando percepisce un pericolo la Tortora può involarsi con grande rapidità.
Il volo è veloce, agile e caratterizzato da rapidi battiti d’ala.
La capacità di cambiare rapidamente direzione rappresenta una delle principali strategie difensive.
Il volo della Tortora selvatica
Il volo appare rapido, diretto e leggero.
Durante gli spostamenti locali può volare relativamente basso, mentre durante la migrazione è capace di percorrere distanze enormi.
La conformazione delle ali riflette perfettamente questa doppia esigenza.
Perché la Tortora selvatica è diminuita?
Il declino europeo della specie non può essere attribuito a una sola causa.
La Tortora percorre ogni anno migliaia di chilometri e utilizza territori estremamente differenti.
Le pressioni possono quindi agire contemporaneamente nei territori riproduttivi, durante la migrazione e nelle aree africane di svernamento.
La trasformazione dell’agricoltura
La principale problematica europea riguarda la trasformazione degli agroecosistemi.
La progressiva eliminazione di siepi, incolti, bordure e vegetazione spontanea ha ridotto contemporaneamente siti di nidificazione e disponibilità alimentare.
La riduzione dei semi spontanei
La Tortora dipende in larga parte dai semi di piante erbacee.
L’utilizzo intensivo di erbicidi e la pulizia estrema dei coltivi possono ridurre drasticamente questa risorsa.
Un campo apparentemente produttivo dal punto di vista agricolo può quindi offrire pochissimo alimento alla specie.
L’eliminazione delle siepi
La rimozione delle siepi produce un doppio effetto negativo.
Riduce i siti disponibili per la nidificazione e contemporaneamente diminuisce la diversità del paesaggio agricolo.
La siccità nel Sahel
Le condizioni ambientali nei quartieri africani possono influenzare la sopravvivenza durante l’inverno.
Siccità prolungate e trasformazioni del territorio possono modificare significativamente la disponibilità di acqua e alimento.
I rischi della migrazione
La traversata del Mediterraneo e del Sahara rappresenta già naturalmente una fase estremamente impegnativa.
Agli ostacoli naturali si aggiungono perdita degli habitat di sosta, condizioni meteorologiche estreme e differenti forme di mortalità antropica.
Il prelievo lungo le rotte migratorie
Essendo una specie che attraversa numerosi Paesi, la Tortora può essere sottoposta a prelievo in differenti fasi della migrazione.
Per questo la sostenibilità non può essere valutata considerando esclusivamente il numero di animali prelevati in un singolo Stato.
Il problema del prelievo illegale
In alcune regioni del Mediterraneo la mortalità illegale degli uccelli migratori rappresenta ancora una problematica significativa.
Per una specie già in declino, ogni ulteriore fonte di mortalità può contribuire a rallentare la capacità di recupero delle popolazioni.
Lo stato di conservazione europeo
La Tortora selvatica è considerata una specie in stato di conservazione sfavorevole in Europa.
Le popolazioni hanno subito importanti diminuzioni nel corso degli ultimi decenni, anche se l’andamento non è uniforme nelle differenti regioni e flyway.
La situazione ha portato allo sviluppo di uno dei più importanti programmi europei di gestione adattativa applicati a una specie migratrice cacciabile.
La situazione italiana
Anche in Italia sono state rilevate tendenze negative in differenti settori del territorio.
La situazione deve essere valutata attraverso monitoraggi continuativi perché una specie migratrice può mostrare andamenti differenti tra aree geografiche e periodi.
Il Piano di gestione nazionale della Tortora selvatica
L’Italia dispone di uno specifico Piano di gestione nazionale della Tortora selvatica.
L’accordo sul Piano è stato espresso dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome il 2 marzo 2022.
Il Piano rappresenta il riferimento per coordinare conservazione, monitoraggio, miglioramenti ambientali e gestione dell’eventuale prelievo.
Che cos’è la gestione adattativa?
La gestione adattativa utilizza i dati ottenuti dal monitoraggio per modificare progressivamente le decisioni.
Il principio è semplice: il prelievo non viene stabilito una volta per tutte, ma viene rivalutato in funzione dell’andamento reale della popolazione.
Se la popolazione diminuisce, il prelievo deve essere ridotto o sospeso; se mostra un recupero sufficientemente solido, possono essere valutate differenti possibilità gestionali.
Perché una specie migratrice richiede una gestione internazionale?
Una Tortora nata in Italia può attraversare numerosi Stati prima di raggiungere l’Africa.
La sua sopravvivenza dipende quindi dalle condizioni incontrate lungo l’intero percorso.
Le decisioni adottate da un singolo Paese possono risultare inefficaci se gli altri territori attraversati non partecipano alla stessa strategia.
Le due principali flyway europee
La gestione europea distingue principalmente:
flyway occidentale;
flyway centro-orientale.
Le due popolazioni hanno mostrato negli ultimi anni andamenti differenti e per questo le raccomandazioni gestionali possono non essere identiche.
Il recente recupero della flyway occidentale
Dopo alcuni anni di sospensione del prelievo, la popolazione della flyway occidentale ha mostrato segnali di stabilizzazione e recupero.
Questo risultato rappresenta uno degli esempi più interessanti di come una riduzione coordinata della mortalità possa contribuire al recupero di una popolazione migratrice.
La flyway centro-orientale
La situazione della flyway centro-orientale rimane invece più problematica.
I dati disponibili indicano che il recupero non ha seguito lo stesso andamento osservato lungo la rotta occidentale.
Questa differenza dimostra perché le decisioni devono essere basate sui dati specifici delle singole popolazioni migratrici.
La Tortora selvatica è cacciabile in Italia?
La Tortora selvatica rimane formalmente compresa tra le specie cacciabili previste dall’articolo 18 della Legge 11 febbraio 1992 n. 157.
La normativa nazionale indica tradizionalmente per la specie l’arco generale compreso tra la terza domenica di settembre e il 31 dicembre.
Tuttavia, a causa dello stato di conservazione della specie e dell’applicazione della gestione adattativa europea e nazionale, l’effettiva possibilità di prelievo non può essere dedotta dal solo elenco della Legge 157/1992.
Negli ultimi anni il prelievo è stato oggetto di sospensioni e forti limitazioni. Per ogni stagione è quindi indispensabile verificare il calendario venatorio regionale vigente, il Piano di gestione nazionale, le decisioni adottate a livello europeo e gli eventuali contingenti autorizzati.
Perché la situazione venatoria può cambiare ogni anno?
La gestione adattativa utilizza i dati più recenti sull’andamento delle popolazioni.
La decisione relativa a una stagione può quindi essere differente rispetto a quella dell’anno precedente.
Per questo una scheda enciclopedica permanente deve distinguere chiaramente tra status giuridico nazionale della specie e effettiva apertura del prelievo nella singola stagione venatoria.
La caccia tradizionale alla Tortora
La Tortora selvatica possiede una lunga tradizione venatoria nei Paesi mediterranei.
In Italia il prelievo era storicamente concentrato soprattutto durante la migrazione post-riproduttiva di fine estate.
Il movimento delle Tortore verso sud coincide infatti con il periodo nel quale i giovani e gli adulti iniziano a lasciare progressivamente i territori riproduttivi europei.
La caccia da appostamento
La forma tradizionale è soprattutto quella dell’appostamento.
La conoscenza delle direttrici di volo, dei luoghi di alimentazione e dei punti d’acqua ha storicamente rappresentato una componente essenziale di questa pratica venatoria.
Gli spostamenti verso i campi di alimentazione
Durante la giornata gli animali possono effettuare spostamenti regolari tra:
zone di riposo;
campi di alimentazione;
punti d’acqua;
aree alberate.
Queste abitudini hanno storicamente determinato la localizzazione degli appostamenti.
Il volo della Tortora durante la migrazione
La Tortora è un volatore rapido e capace di cambiamenti di direzione.
Il vento può modificare significativamente altezza, velocità e traiettoria del passaggio.
La capacità di attraversare il Mediterraneo e il Sahara dimostra però che dietro l’apparente leggerezza dell’animale esiste una straordinaria resistenza.
Il vento e la migrazione
La direzione e l’intensità del vento possono influenzare profondamente gli spostamenti migratori.
Condizioni favorevoli permettono di ridurre il costo energetico, mentre venti contrari possono obbligare gli animali a modificare rotta o interrompere temporaneamente il viaggio.
Le aree di sosta
Durante la migrazione le zone nelle quali è possibile riposare e alimentarsi hanno un’enorme importanza.
La perdita di queste aree può compromettere la capacità degli individui di completare con successo la traversata.
Gestione dell’habitat per la Tortora selvatica
Il recupero della specie non dipende soltanto dalla regolamentazione del prelievo.
Una componente fondamentale consiste nella ricostruzione di agroecosistemi capaci di offrire alimento e siti di nidificazione.
Miglioramenti ambientali utili alla Tortora
Tra gli interventi potenzialmente favorevoli troviamo:
mantenimento e ripristino delle siepi;
conservazione degli incolti;
presenza di fasce non trattate;
riduzione dell’eliminazione delle piante spontanee;
mantenimento di piccoli boschetti;
conservazione dei margini agricoli;
diversificazione delle colture;
conservazione dei punti d’acqua;
protezione degli habitat di nidificazione.
Perché gli incolti sono importanti?
Gli incolti possono produrre una grande varietà di semi durante differenti periodi dell’anno.
Rappresentano quindi vere e proprie aree di alimentazione naturali.
La loro scomparsa impoverisce sensibilmente il paesaggio agricolo.
Le fasce ecologiche ai margini dei campi
Piccole fasce di vegetazione spontanea possono avere un valore molto superiore alla loro superficie.
Producono semi, insetti e rifugio e creano collegamenti tra differenti elementi del territorio.
La Tortora come indicatore della qualità delle campagne
La presenza regolare di Tortore nidificanti può essere considerata un importante indicatore della qualità degli agroecosistemi tradizionali.
La specie necessita infatti contemporaneamente di coltivi, vegetazione spontanea, alberi, siepi e disponibilità d’acqua.
La sua diminuzione racconta quindi anche la progressiva semplificazione del paesaggio agricolo europeo.
Tortora selvatica e Tortora dal collare: due storie opposte
Il confronto tra le due specie rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’ornitologia europea contemporanea.
La Tortora selvatica ha subito un forte declino in numerose regioni.
La Tortora dal collare, al contrario, ha compiuto durante il Novecento una spettacolare espansione verso occidente e oggi è comunissima anche nei centri abitati.
Perché la Tortora dal collare ha avuto successo?
La Tortora dal collare possiede una notevole capacità di utilizzare ambienti antropizzati, paesi, città, parchi e giardini.
La Tortora selvatica rimane invece molto più dipendente dal mosaico rurale tradizionale e affronta ogni anno anche una lunga e pericolosa migrazione verso l’Africa.
Due specie dello stesso genere, due strategie completamente differenti
| Caratteristica | Tortora selvatica | Tortora dal collare |
|---|---|---|
| Strategia migratoria | Migratrice trans-sahariana | Prevalentemente sedentaria |
| Ambiente | Campagne e agroecosistemi | Anche città e centri abitati |
| Trend storico europeo recente | Forte declino in molte aree | Grande espansione geografica |
| Svernamento italiano | Eccezionale | Regolare e comune |
| Rapporto con l’uomo | Relativamente elusiva | Fortemente adattata alla presenza umana |
La Tortora selvatica: caratteristiche principali
| Capacità migratoria | ★★★★★ |
| Velocità di volo | ★★★★★ |
| Legame con gli agroecosistemi | ★★★★★ |
| Dipendenza dalla disponibilità di semi | ★★★★★ |
| Importanza delle siepi | ★★★★★ |
| Fedeltà ai territori riproduttivi | ★★★★☆ |
| Interesse venatorio storico | ★★★★★ |
| Valore culturale | ★★★★★ |
| Interesse conservazionistico | ★★★★★ |
| Necessità di gestione internazionale | ★★★★★ |
Curiosità sulla Tortora selvatica
È l’unico Columbide europeo migratore a lungo raggio: ogni anno attraversa Mediterraneo e Sahara per raggiungere l’Africa subsahariana.
Il suo nome scientifico richiama il canto: il caratteristico “turr-turr” è probabilmente all’origine del termine latino turtur.
Depone normalmente soltanto due uova: una strategia riproduttiva profondamente differente da quella dei Galliformi.
Sia il maschio sia la femmina covano: entrambi i genitori partecipano alla riproduzione.
I piccoli vengono alimentati con latte di gozzo: una particolare sostanza nutritiva prodotta dai Columbidi.
Le placche bianche e nere del collo appartengono agli adulti: nei giovani sono assenti o poco sviluppate.
È molto più legata alla campagna della Tortora dal collare: raramente mostra la stessa confidenza con gli ambienti urbani.
La perdita delle piante spontanee può essere grave quanto la perdita dei siti di nidificazione: una grande parte della dieta è infatti costituita da semi.
La stessa popolazione attraversa numerosi Stati: per questo nessun Paese può gestirla efficacemente da solo.
È diventata uno dei principali esempi europei di gestione adattativa: monitoraggio delle popolazioni e regolamentazione del prelievo vengono integrati lungo le differenti flyway.
Perché la Tortora selvatica è una delle specie simbolo della migrazione mediterranea
La Tortora selvatica – Streptopelia turtur rappresenta uno dei collegamenti biologici più affascinanti tra Europa e Africa.
Ogni primavera piccoli uccelli dal peso di poco superiore a cento grammi attraversano il Sahara e il Mediterraneo per raggiungere le campagne europee. Pochi mesi dopo, spesso accompagnati dai giovani nati durante l’estate, affrontano nuovamente lo stesso viaggio in direzione opposta.
La sua storia dimostra che una specie migratrice non appartiene realmente a un singolo territorio. Una Tortora che nidifica in un oliveto italiano può utilizzare un campo agricolo durante la migrazione, attraversare differenti Paesi mediterranei e trascorrere l’inverno nella fascia del Sahel.
Per sopravvivere ha quindi bisogno che tutti questi ambienti continuino a funzionare. La perdita di una siepe nelle campagne europee, la scomparsa di un’area di alimentazione lungo la rotta oppure una prolungata siccità africana possono far parte dello stesso problema biologico.
Il declino della Tortora selvatica racconta inoltre la trasformazione del paesaggio rurale. Per secoli la specie ha trovato condizioni favorevoli in campagne costituite da piccoli campi, siepi, boschetti, incolti, alberi sparsi e vegetazione spontanea. L’agricoltura moderna ha spesso eliminato proprio quella complessità.
La gestione della Tortora rappresenta quindi una sfida molto più ampia della semplice regolamentazione venatoria. Ridurre la mortalità può produrre risultati importanti, come mostrano i segnali di recupero registrati lungo alcune rotte europee, ma una popolazione realmente stabile richiede contemporaneamente habitat idonei, alimento, siti riproduttivi e sicurezza lungo l’intero viaggio migratorio.
Per questo il moderno approccio alla specie utilizza il concetto di gestione adattativa: le decisioni devono cambiare sulla base dei dati e dell’andamento effettivo delle popolazioni, non essere considerate immutabili nel tempo.
Dal punto di vista della cultura venatoria italiana, la Tortora rimane profondamente legata alla storia della caccia migratoria di fine estate. Ma proprio questa lunga tradizione rende particolarmente importante affiancare oggi alla conoscenza venatoria una conoscenza biologica altrettanto approfondita.
Conoscere la Tortora selvatica – Streptopelia turtur significa quindi comprendere contemporaneamente migrazione trans-sahariana, ecologia degli agroecosistemi, biologia dei Columbidi, conservazione internazionale e gestione sostenibile della fauna migratoria: una piccola specie capace di unire ogni anno le campagne italiane alle savane africane.























