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COLINO DELLA VIRGINIA – Colinus Virginianus

NON CACCIABILE

Il Colino della Virginia, scientificamente classificato come Colinus virginianus, è un piccolo Galliforme originario dell’America settentrionale appartenente alla famiglia degli Odontophoridae. Conosciuto nel mondo anglosassone come Northern Bobwhite o semplicemente Bobwhite, deve quest’ultimo nome al caratteristico richiamo del maschio, nel quale le due note principali sembrano riprodurre proprio le sillabe “bob-white”.

La specie non appartiene originariamente alla fauna europea. Il suo areale naturale comprende un’ampia parte degli Stati Uniti centro-orientali e meridionali, proseguendo verso il Messico e l’America centrale. Nel corso del tempo il Colino della Virginia è stato tuttavia introdotto in differenti Paesi, compresa l’Italia, principalmente per finalità venatorie.

Le prime immissioni documentate nel nostro Paese risalgono agli anni Venti del Novecento. Successivi tentativi di introduzione portarono alla formazione di alcuni nuclei naturalizzati, soprattutto nell’Italia settentrionale.

Per dimensioni è sensibilmente più piccolo delle pernici europee. Possiede corpo compatto, coda corta e un piumaggio estremamente mimetico, dominato da tonalità brune, rossicce, nere, bianche e grigiastre.

Il Colino della Virginia è soprattutto un uccello degli ambienti aperti e semiaperti caratterizzati da una fitta alternanza di erbe, coltivi, cespugli, margini forestali e terreno scoperto. Proprio questa struttura a mosaico rappresenta uno degli elementi fondamentali della sua ecologia.

Colino della Virginia: carta d’identità

Nome comune Colino della Virginia
Nome inglese Northern Bobwhite
Nome scientifico Colinus virginianus
Ordine Galliformes
Famiglia Odontophoridae
Genere Colinus
Origine America settentrionale e centrale
Presenza in Italia Specie introdotta; presenza localizzata derivante da immissioni storiche
Lunghezza Circa 20-26 cm
Apertura alare Circa 33-40 cm
Peso Generalmente circa 130-250 g, con variazioni geografiche e individuali
Habitat Praterie, coltivi, incolti, cespuglieti, margini forestali e ambienti agricoli diversificati
Alimentazione Semi e materiale vegetale; insetti e altri invertebrati soprattutto durante la riproduzione e nei giovani
Comportamento Terricolo, gregario fuori dal periodo riproduttivo
Nido A terra
Pulcini Precoci e nidifughi
Caratteristica distintiva Maschio con gola e sopracciglio bianchi fortemente contrastati
Status venatorio in Italia Non compreso nell’attuale elenco nazionale delle specie cacciabili

Come riconoscere il Colino della Virginia

Il Colino della Virginia possiede una struttura compatta e tondeggiante, con testa relativamente piccola, collo corto, ali arrotondate e coda molto breve.

Le dimensioni ridotte rappresentano uno dei primi elementi utili per distinguerlo dalle principali pernici europee.

Quando si trova sul terreno, il piumaggio screziato gli permette di confondersi perfettamente con erbe secche, foglie, stoppie e terreno.

Il maschio del Colino della Virginia

Il maschio adulto presenta un disegno della testa particolarmente caratteristico.

La gola bianca e la marcata striscia sopracciliare bianca contrastano nettamente con le zone scure del capo. Il resto del piumaggio presenta una complessa combinazione di marrone, castano, nero, grigio e bianco.

Le parti inferiori sono fittamente screziate e barrate, creando un disegno estremamente efficace dal punto di vista mimetico.

La femmina del Colino

La femmina presenta una struttura molto simile a quella del maschio, ma possiede una colorazione meno contrastata.

Le zone che nel maschio appaiono bianche sono generalmente sostituite da tonalità fulve, crema o camoscio.

Questa colorazione ancora più mimetica assume particolare importanza durante la nidificazione sul terreno.

Maschio e femmina a confronto

Caratteristica Maschio Femmina
Dimensioni Simili Simili
Gola Bianca Fulva-camoscio
Sopracciglio Bianco e molto evidente Fulvo
Contrasto del capo Molto marcato Più attenuato
Piumaggio corporeo Bruno, rossiccio, nero e bianco Simile ma generalmente meno contrastato
Mimetismo Molto elevato Molto elevato

Un piumaggio perfetto per vivere sul terreno

Il Colino trascorre gran parte della propria vita direttamente sul terreno.

Il disegno del piumaggio spezza completamente la sagoma dell’animale quando questo rimane immobile tra erbe, stoppie e vegetazione secca.

Come accade in numerosi Galliformi, la prima strategia difensiva consiste quindi spesso nel rimanere immobile e affidarsi al mimetismo.

La caratteristica coda corta

La coda del Colino è molto corta e relativamente poco evidente quando l’animale si trova sul terreno.

Durante l’involo diventa maggiormente visibile e contribuisce alla caratteristica sagoma compatta della specie.

Il richiamo “Bobwhite”

Una delle caratteristiche più famose di Colinus virginianus è il canto territoriale del maschio.

Il richiamo è costituito da note fischiate molto nette che hanno suggerito il nome americano Bobwhite.

Il suono può essere percepito a notevole distanza e rappresenta spesso il modo più semplice per rilevare la presenza della specie.

Il volo del Colino della Virginia

Il Colino è soprattutto un camminatore e un corridore.

Quando viene sorpreso a breve distanza può però produrre un involo estremamente rapido ed esplosivo.

Le ali corte e arrotondate permettono una forte accelerazione iniziale.

La partenza della brigata

Quando più Colini si trovano riuniti in gruppo, l’involo improvviso può essere particolarmente spettacolare.

Gli animali possono partire quasi contemporaneamente oppure a brevissima distanza l’uno dall’altro, disperdendosi rapidamente in differenti direzioni.

Questo comportamento rappresenta una strategia efficace per confondere un potenziale predatore.

Quanto vola il Colino?

Il volo viene utilizzato soprattutto come mezzo di fuga e per brevi spostamenti.

Dopo una partenza molto rapida l’animale tende generalmente a raggiungere nuovamente una zona di copertura.

Gran parte degli spostamenti quotidiani avviene invece camminando o correndo.

Distribuzione originaria del Colino della Virginia

Il Colino della Virginia è una specie neartica.

Il suo areale naturale comprende ampie zone degli Stati Uniti orientali, centrali e meridionali e prosegue verso il Messico e alcune aree dell’America centrale.

All’interno di questo vastissimo territorio esistono differenti sottospecie adattate a condizioni ambientali diverse.

Le sottospecie di Colinus virginianus

La specie presenta una notevole variabilità geografica e sono state descritte numerose sottospecie.

Dimensioni, tonalità del piumaggio e caratteristiche morfologiche possono variare tra popolazioni appartenenti a differenti aree dell’America settentrionale e centrale.

Il Colino della Virginia in Europa

Il Colino è stato introdotto dall’uomo anche al di fuori dell’areale naturale.

Tentativi di acclimatazione sono stati effettuati in differenti Paesi europei, generalmente con l’obiettivo di creare popolazioni utilizzabili a fini venatori.

Il successo di queste introduzioni è stato molto variabile.

Quando è arrivato il Colino della Virginia in Italia?

Le prime immissioni documentate in Italia risalgono al 1927-1928, quando alcuni individui importati dal continente americano furono liberati in Toscana.

Questi primi tentativi non produssero popolazioni stabili.

Nel secondo dopoguerra le introduzioni divennero però molto più numerose e interessarono differenti regioni italiane.

Perché il Colino venne introdotto in Italia?

La motivazione principale era venatoria.

Il Colino possiede infatti molte caratteristiche tipiche della piccola selvaggina stanziale: vive prevalentemente sul terreno, utilizza ambienti agricoli e cespugliati, forma gruppi e presenta un caratteristico comportamento davanti al cane da ferma.

Queste caratteristiche portarono a numerosi tentativi di acclimatazione.

Dove è stato introdotto?

Nel corso del Novecento furono effettuate immissioni in numerose parti d’Italia.

Non tutte ebbero successo e molte popolazioni scomparvero dopo un periodo relativamente breve.

Storicamente i nuclei naturalizzati più significativi sono stati segnalati soprattutto nell’Italia nord-occidentale.

La Valle del Ticino

La Valle del Ticino ha rappresentato una delle aree italiane maggiormente associate alla presenza del Colino della Virginia.

Il mosaico costituito da vegetazione erbacea, cespugli, coltivi, boschi radi e margini forestali offriva condizioni favorevoli alla specie.

Le baragge piemontesi

Altri nuclei sono stati storicamente segnalati nelle baragge piemontesi e in alcune zone pianeggianti e pedecollinari.

Anche in questo caso la presenza era favorita da ambienti caratterizzati dall’alternanza tra spazi aperti e coperture arbustive.

Una specie alloctona

Dal punto di vista biogeografico il Colino della Virginia deve essere considerato in Italia una specie alloctona, perché la sua presenza deriva direttamente dalle introduzioni operate dall’uomo.

Questo aspetto è fondamentale per distinguerlo dalle specie autoctone della piccola selvaggina italiana.

Habitat del Colino della Virginia

Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare il Colino semplicemente una specie di prateria.

In realtà necessita soprattutto di un mosaico ambientale.

Gli habitat migliori devono offrire contemporaneamente aree dove alimentarsi, vegetazione per nidificare, copertura contro i predatori e zone nelle quali i giovani possano muoversi facilmente.

Gli ambienti preferiti

Praterie diversificate ★★★★★
Incolti ricchi di vegetazione ★★★★★
Cespuglieti ★★★★★
Margini dei coltivi ★★★★★
Siepi ★★★★★
Margini forestali ★★★★☆
Boschi radi ★★★★☆
Frutteti tradizionali ★★★★☆
Monocolture prive di margini ★☆☆☆☆
Boschi molto chiusi ★☆☆☆☆

Il mosaico ambientale ideale

L’habitat ottimale deve comprendere differenti tipi di vegetazione collocati a breve distanza.

Una parte del territorio deve fornire semi e insetti, un’altra deve offrire vegetazione adatta alla nidificazione e altre zone devono garantire una copertura arbustiva abbastanza fitta da permettere agli animali di nascondersi rapidamente.

L’importanza delle siepi

Le siepi rappresentano importanti elementi di collegamento e protezione.

Permettono agli animali di spostarsi tra differenti zone riducendo l’esposizione ai predatori.

Offrono inoltre semi, insetti e riparo durante le condizioni meteorologiche avverse.

Il terreno scoperto

Può sembrare contraddittorio, ma una certa quantità di terreno relativamente libero dalla vegetazione è fondamentale.

I pulcini sono molto piccoli e devono riuscire a muoversi rapidamente alla ricerca degli insetti.

Una copertura erbacea completamente chiusa al livello del terreno può risultare difficile da attraversare.

Il problema dell’agricoltura intensiva

La trasformazione del paesaggio agricolo rappresenta una delle principali cause del declino del Colino nel suo stesso areale originario.

La scomparsa di siepi, incolti, bordure, piccoli cespuglieti e vegetazione spontanea riduce drasticamente la qualità dell’habitat.

Grandi superfici uniformi possono offrire alimento per brevi periodi, ma non garantiscono tutte le risorse necessarie durante l’intero anno.

Comportamento del Colino della Virginia

Il Colino è un animale prevalentemente terricolo.

Trascorre gran parte della giornata camminando tra la vegetazione alla ricerca di semi, foglie e piccoli invertebrati.

Il volo viene utilizzato principalmente per sfuggire a un pericolo.

Una specie gregaria

Fuori dalla stagione riproduttiva i Colini formano caratteristici gruppi sociali.

Questi gruppi vengono comunemente definiti, nella terminologia anglosassone, covey.

Gli individui si alimentano e riposano insieme, aumentando la capacità complessiva di individuare potenziali pericoli.

Il caratteristico riposo in cerchio

Uno dei comportamenti più interessanti del Colino riguarda il riposo collettivo.

Gli individui possono disporsi molto vicini tra loro formando una struttura circolare, con le teste rivolte verso l’esterno.

Questa disposizione contribuisce a ridurre la dispersione termica e permette contemporaneamente di controllare l’ambiente circostante in differenti direzioni.

Cosa accade quando arriva un predatore?

Il gruppo può inizialmente rimanere immobile confidando nel mimetismo.

Quando il pericolo supera una determinata distanza critica, gli animali possono partire improvvisamente in volo.

La partenza simultanea e la dispersione in differenti direzioni rendono più difficile al predatore concentrarsi su un singolo individuo.

Alimentazione del Colino della Virginia

Il Colino possiede una dieta prevalentemente basata su semi e materiale vegetale, integrata da insetti e altri piccoli invertebrati.

La composizione della dieta cambia considerevolmente durante l’anno.

Cosa mangia in autunno e inverno?

Durante la stagione fredda i semi rappresentano una componente fondamentale.

Possono essere utilizzati semi provenienti da:

graminacee;

leguminose;

piante spontanee;

colture agricole;

altre essenze erbacee.

Anche ghiande e altre risorse vegetali possono entrare nella dieta quando disponibili.

Cosa mangia in primavera?

Con la ripresa vegetativa aumenta il consumo di foglie giovani, germogli e nuove parti vegetali.

Contemporaneamente cresce la disponibilità di insetti.

Cosa mangia in estate?

Durante l’estate la dieta può comprendere semi, piccoli frutti, materiale vegetale e una maggiore quantità di invertebrati.

Gli insetti diventano particolarmente importanti durante la riproduzione.

L’alimentazione dei pulcini

Nei giovani la situazione cambia radicalmente.

Durante le prime settimane gli insetti rappresentano una componente fondamentale della dieta.

La grande quantità di proteine permette una crescita molto rapida e lo sviluppo del piumaggio.

Quali insetti vengono utilizzati?

I giovani possono catturare numerosi piccoli artropodi presenti nella vegetazione e sul terreno.

Tra questi possono figurare:

coleotteri;

cavallette;

piccole larve;

imenotteri;

ditteri;

ragni e altri piccoli artropodi.

Riproduzione del Colino della Virginia

Con l’arrivo della primavera i gruppi invernali iniziano progressivamente a modificare la propria struttura sociale.

I maschi aumentano l’attività territoriale e utilizzano il caratteristico richiamo per segnalare la propria presenza.

La formazione delle coppie

Durante la stagione riproduttiva si formano le coppie.

Il comportamento riproduttivo del Colino può risultare relativamente complesso e non sempre rigidamente riconducibile a un unico modello.

Entrambi i sessi possono partecipare in diversa misura alle attività collegate alla riproduzione e alla cura della prole.

Il nido

Il nido viene costruito direttamente sul terreno, generalmente all’interno di una zona ben protetta dalla vegetazione.

Erbe alte e vegetazione erbacea forniscono la copertura necessaria per nascondere la struttura.

Un nido nascosto tra le erbe

La cavità viene rivestita con materiale vegetale disponibile nelle immediate vicinanze.

La vegetazione circostante può formare una sorta di copertura superiore, rendendo il nido particolarmente difficile da individuare.

Quante uova depone?

Il Colino della Virginia è caratterizzato da covate relativamente numerose.

Una deposizione può comprendere frequentemente circa 12-16 uova, anche se sono possibili variazioni significative.

L’elevato numero di uova rappresenta una strategia importante in una specie soggetta a forte mortalità naturale.

L’incubazione

L’incubazione dura generalmente circa 23-24 giorni.

Il genitore in cova rimane perfettamente mimetizzato all’interno della vegetazione.

I pulcini del Colino

I pulcini sono precoci e nidifughi.

Poco dopo la schiusa sono in grado di abbandonare il nido e seguire gli adulti.

Devono però alimentarsi quasi continuamente per sostenere la rapidissima crescita.

La crescita dei giovani

Nelle prime settimane la disponibilità di insetti e la struttura della vegetazione sono determinanti.

I piccoli devono poter camminare facilmente tra le piante, trovare numerosi artropodi e contemporaneamente disporre di copertura contro i predatori.

Il ciclo annuale del Colino della Virginia

Periodo Fase principale
Inverno Vita gregaria e formazione dei gruppi
Fine inverno Progressiva modifica della struttura sociale
Primavera Formazione delle coppie e attività territoriale
Primavera-estate Nidificazione e incubazione
Estate Schiusa e allevamento dei giovani
Fine estate Crescita e progressiva indipendenza
Autunno Riorganizzazione dei gruppi

I predatori del Colino della Virginia

Le piccole dimensioni rendono il Colino vulnerabile a numerosi predatori.

Nell’areale originario possono predarlo differenti rapaci, mammiferi carnivori e serpenti.

Uova e pulcini sono particolarmente vulnerabili.

La strategia difensiva

Il Colino utilizza principalmente tre strategie:

mimetismo;

immobilità;

involo esplosivo.

Quando possibile preferisce evitare di volare, perché la permanenza sul terreno gli permette di sfruttare pienamente la copertura vegetale.

Il Colino davanti al cane da ferma

Il comportamento del Colino ha avuto una grandissima importanza nello sviluppo della cinofilia venatoria nordamericana.

La ricerca del Bobwhite con i cani da ferma costituisce infatti una delle più importanti tradizioni della caccia americana.

Pointer e Setter sono stati selezionati e utilizzati per generazioni proprio nei grandi territori frequentati da questa specie.

La cerca del cane

Il cane deve esplorare soprattutto:

margini dei campi;

siepi;

cespuglieti;

incolti;

vegetazione di transizione;

coperture erbacee.

Una cerca intelligente privilegia quindi le strutture ambientali maggiormente favorevoli alla presenza della brigata.

L’emanazione della brigata

La presenza contemporanea di numerosi individui può produrre un quadro olfattivo molto intenso.

Il cane esperto deve tuttavia evitare di forzare eccessivamente l’emanazione, perché la brigata può partire improvvisamente.

La ferma sul Colino

Quando gli animali rimangono immobili, la ferma può essere estremamente spettacolare.

Il cane deve mantenere pressione senza avvicinarsi eccessivamente, permettendo di localizzare correttamente il gruppo.

L’involo della brigata

La partenza simultanea di numerosi Colini costituisce una delle situazioni più caratteristiche della specie.

In pochi istanti diversi animali possono esplodere dalla vegetazione dirigendosi in differenti direzioni.

La dispersione dopo l’involo

Dopo la partenza gli individui possono posarsi separatamente.

Questo comportamento permette alla brigata di sottrarsi al pericolo e successivamente ricompattarsi attraverso richiami di contatto.

Il lavoro sui singoli

Dal punto di vista cinofilo, la ricerca degli animali dispersi dopo l’involo della brigata presenta caratteristiche differenti.

Il cane deve lavorare su singoli soggetti nascosti nella vegetazione e interpretare emanazioni molto più localizzate.

Pointer e Colino: un rapporto storico

Il Pointer Inglese ha avuto un ruolo straordinario nella tradizione del Bobwhite americano.

Velocità, ampiezza di cerca, capacità olfattiva e ferma permettono di esplorare efficacemente grandi superfici alla ricerca delle brigate.

Il Setter Inglese

Anche il Setter Inglese rappresenta uno dei grandi protagonisti della caccia tradizionale americana al Colino.

La capacità di interpretare il terreno e adattare la cerca alle differenti coperture lo rende particolarmente efficace negli habitat diversificati.

Quali cani sono tradizionalmente associati al Colino?

Pointer Inglese ★★★★★
Setter Inglese ★★★★★
Epagneul Breton ★★★★★
Kurzhaar ★★★★★
Drahthaar ★★★★☆
Setter Gordon ★★★★☆
Bracco Italiano ★★★★☆
Spinone Italiano ★★★★☆

La tabella descrive esclusivamente l’attitudine cinofila delle razze e il rapporto storico con selvatici di questo tipo; non costituisce indicazione sulla cacciabilità della specie in Italia.

Il Colino della Virginia è cacciabile in Italia?

No, non figura attualmente nell’elenco nazionale delle specie cacciabili.

Il Colino della Virginia era originariamente indicato dall’articolo 18 della Legge 11 febbraio 1992 n. 157, ma il DPCM 21 marzo 1997 lo ha successivamente escluso dall’elenco delle specie cacciabili.

La distinzione è importante perché in documentazione meno recente è ancora possibile trovare riferimenti alla specie come selvatico cacciabile.

Perché fu escluso dall’elenco delle specie cacciabili?

Il provvedimento del 1997 modificò l’elenco nazionale per adeguarlo alla normativa comunitaria e interessò contemporaneamente differenti specie.

Tra quelle esplicitamente escluse figurava proprio Colinus virginianus.

Colino della Virginia e gestione delle specie alloctone

La presenza del Colino in Italia pone una questione differente rispetto alle specie autoctone.

Non si tratta infatti di conservare una popolazione appartenente originariamente alla fauna italiana, ma di gestire correttamente una specie introdotta dall’uomo.

La moderna gestione faunistica valuta con particolare attenzione le introduzioni di specie alloctone e i possibili effetti sugli ecosistemi naturali.

Il Colino e i ripopolamenti

Storicamente il Colino è stato oggetto di numerose immissioni.

Oggi la gestione delle specie non autoctone deve però essere considerata all’interno di un quadro normativo e conservazionistico profondamente diverso rispetto a quello esistente durante gran parte del Novecento.

L’immissione di fauna alloctona non può quindi essere considerata una normale pratica di ripopolamento.

Perché molte introduzioni fallirono?

La semplice liberazione di animali non garantisce la formazione di una popolazione autosufficiente.

Il Colino necessita di habitat che offrano contemporaneamente:

copertura;

alimento;

aree di nidificazione;

abbondanza di insetti per i giovani;

protezione durante l’inverno.

Quando uno di questi elementi manca, la sopravvivenza a lungo termine può risultare molto difficile.

Il declino del Colino nel suo areale originario

Uno degli aspetti più interessanti è che il Colino ha registrato importanti diminuzioni anche in vaste parti del Nord America.

La causa principale è collegata soprattutto alla perdita e trasformazione dell’habitat.

L’agricoltura moderna, l’eliminazione delle siepi, la riduzione degli incolti e la modifica delle praterie hanno progressivamente ridotto il mosaico ambientale necessario alla specie.

Perché un campo coltivato non basta?

Una coltura può offrire una grande quantità di alimento durante un determinato periodo, ma non necessariamente fornisce copertura, siti di nidificazione e habitat adatto ai pulcini.

Il Colino necessita quindi di diversità ambientale più che di semplice disponibilità alimentare.

La gestione dell’habitat

Nell’areale nordamericano numerosi programmi di conservazione puntano sulla ricostruzione del mosaico ambientale.

Gli interventi possono comprendere:

conservazione delle siepi;

mantenimento degli incolti;

creazione di fasce erbacee;

gestione dei cespuglieti;

mantenimento di terreno parzialmente scoperto;

gestione della vegetazione attraverso pratiche controllate;

riduzione della semplificazione agricola.

Colino, Quaglia e Starna: quali differenze?

Caratteristica Colino della Virginia Quaglia Starna
Origine italiana Alloctona Autoctona Autoctona
Dimensioni Piccole Molto piccole Medie
Migrazione Essenzialmente sedentario Migratrice Sedentaria
Comportamento invernale Forma gruppi Fuori dai territori italiani di nidificazione per gran parte della popolazione Forma brigate
Habitat Mosaico di praterie, cespugli e coltivi Praterie e coltivi Agroecosistemi diversificati
Status in Italia Specie introdotta Specie autoctona Specie autoctona

Colino della Virginia: caratteristiche principali

Mimetismo ★★★★★
Vita terricola ★★★★★
Comportamento gregario ★★★★★
Involo esplosivo ★★★★★
Dipendenza dal mosaico ambientale ★★★★★
Adattamento agli agroecosistemi tradizionali ★★★★★
Importanza degli insetti per i giovani ★★★★★
Interesse cinofilo storico ★★★★★
Tradizione venatoria nordamericana ★★★★★

Curiosità sul Colino della Virginia

Il nome Bobwhite deriva dal canto: il richiamo del maschio sembra pronunciare proprio le due sillabe che hanno dato origine al nome americano della specie.

Non è una vera quaglia europea: appartiene agli Odontophoridae, le cosiddette quaglie del Nuovo Mondo.

È stato introdotto in Italia dall’uomo: le prime immissioni documentate risalgono agli anni Venti del Novecento.

È molto più piccolo di una pernice: un adulto misura generalmente poco più di venti centimetri.

Forma gruppi fuori dalla stagione riproduttiva: le tipiche brigate vengono chiamate “covey” nella tradizione americana.

Può riposare in formazione circolare: gli individui si dispongono vicini con le teste orientate verso l’esterno.

La partenza della brigata è esplosiva: diversi animali possono involarsi quasi contemporaneamente in direzioni differenti.

I pulcini hanno bisogno soprattutto di insetti: nelle prime settimane le proteine animali sono fondamentali per la crescita.

Pointer e Setter hanno un legame storico con questa specie: il Bobwhite ha avuto un ruolo importantissimo nella cultura cinofila nordamericana.

Non è attualmente compreso tra le specie cacciabili italiane: è stato escluso dall’elenco nazionale nel 1997.

Perché il Colino della Virginia è importante nella storia della cinofilia venatoria

Il Colino della Virginia – Colinus virginianus occupa una posizione particolare all’interno di un’Enciclopedia della Caccia italiana. Non è una specie originaria del nostro Paese e la sua presenza sul territorio nazionale deriva dalle immissioni effettuate soprattutto durante il Novecento. Eppure pochi piccoli Galliformi hanno avuto un’influenza altrettanto importante sulla cultura del cane da ferma.

Negli Stati Uniti il Bobwhite rappresenta infatti uno dei selvatici simbolo della caccia con Pointer e Setter. Immensi territori, cavalli, cani in grande cerca e brigate di Colini hanno contribuito a creare una tradizione cinofila che ha influenzato profondamente anche la selezione delle razze da ferma.

La difficoltà non consiste soltanto nel trovare il selvatico. Il cane deve comprendere il territorio e individuare le strutture ambientali nelle quali è più probabile incontrare la brigata: margini, cespugli, siepi, incolti e zone di transizione.

Una volta localizzato il gruppo, il lavoro cambia completamente. Numerosi individui raccolti in uno spazio relativamente limitato producono emanazioni complesse e il cane deve mantenere equilibrio e prudenza. Un avanzamento eccessivo può provocare la spettacolare partenza simultanea dell’intera brigata.

Dopo l’involo inizia una seconda fase altrettanto interessante: gli animali dispersi devono essere individuati singolarmente. Il lavoro passa quindi dalla localizzazione di un gruppo alla ricerca precisa di singoli selvatici nascosti nella vegetazione.

La biologia del Colino insegna però soprattutto l’importanza dell’habitat. Una popolazione non può sopravvivere semplicemente perché dispone di grandi quantità di granella. Ha bisogno contemporaneamente di semi, insetti, vegetazione erbacea, terreno percorribile dai pulcini, siepi, cespugli e coperture protettive.

È esattamente questa complessità a essere progressivamente scomparsa da molti paesaggi agricoli moderni. Non sorprende quindi che il Bobwhite abbia subito forti diminuzioni anche in vaste porzioni del suo areale originario nordamericano.

La storia italiana della specie offre invece un’altra importante lezione di gestione faunistica. Le numerose introduzioni effettuate nel Novecento dimostrano come liberare animali non equivalga necessariamente a creare popolazioni selvatiche autosufficienti. Senza un habitat adeguato, qualsiasi immissione è destinata ad avere possibilità limitate di successo.

Oggi il Colino della Virginia non è compreso nell’elenco delle specie cacciabili italiane e la sua natura alloctona impone inoltre di interpretarne la presenza secondo i moderni criteri di gestione delle specie introdotte.

Conoscere Colinus virginianus significa quindi approfondire contemporaneamente biologia dei Galliformi, gestione degli agroecosistemi, storia delle introduzioni faunistiche, evoluzione della cinofilia da ferma e tradizione venatoria nordamericana. Per queste ragioni il piccolo Bobwhite occupa un posto di grande interesse nella storia della caccia e del rapporto tra uomo, cane e selvatico.

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