FRANCHI EXPERIENCE: LA CACCIA VERA E’ SERVITA

Franchi Experience è un appuntamento ormai tradizionale con Franchi per testare sul campo, prima dell’inizio della stagione venatoria, le armi da caccia che saranno il motore delle emozioni dei cacciatori.

E’ quello di Franchi un appuntamento molto gradito perché si va a caccia e non manca mai modo di degustare il top dell’arte culinaria proposta da Franchi Food Academy. Caccia vera, talmente vera che i cinghiali, pur presenti in quantità nella splendida riserva di caccia di Valle di Fiordimonte, hanno disertato l’aspetto sia serale che quello del mattino successivo, nonostante che l’appostamento fosse al limitare di un appezzamento di fresca medica che prometteva abbondante libagione. Ma d’altra parte anche il mancato incontro con la preda è parte integrante della caccia.

La prova d’arma era sia su fucili a canna liscia che rigata e quest’ultime hanno previsto una preliminare fase di verifica della taratura in poligono.

 

LE HORIZON

Avevamo a disposizione due Horizon, una Wood ed una Varmint Black Synt, entrambe in calibro .308 Win. Già dal primo approccio quando le prendi in mano, sono in grado di rilasciare emozioni che poi vengono puntualmente confermate all’atto pratico, dalla assoluta precisione di tiro sulle distanze sulle quali le abbiamo provate: 100 e 200 metri.

Facili da impugnare per la eccellente ergonomia del progetto studiata per tiri in diverse posture ed anche in presenza di un discreto calibro – il 308 appunto con palle da 150 gr – sono decisamente dolci alla spalla per la grande capacità di assorbimento del rinculo. La Varmint in particolare, dotata di massa maggiore e di rompifiamma ha asta corposa incredibilmente stabile al colpo, quasi si stesse sparando con un calibro ben inferiore. Taluni potrebbero dire che questo non è da considerare un plus nella caccia all’ungulato ove è richiesto lo sparo di un unico colpo, ma lo è sicuramente quando tarando l’arma al poligono, di colpi se ne sparano molti.

franchi experience 2021 caccia vera

Efficace, precisa e fluida al riarmo, l’azione con l’otturatore fluted cromato, è decisamente bella oltre che di eccellente funzionamento.

Delle due versioni, Horizon la Black Synt Varmint ha un DNA da tiratrice alla lunga distanza, con scatto dolce e progressivo ed un nasello del calcio di medio spessore che agevola particolarmente l’appoggio ed una presa salda con la guancia del tiratore ben appoggiata. L’otturatore delle Horizon, come ormai noto, è dotato di tre alette di serraggio decisamente solide e che consentono un movimento di manovra di solo 60° ulteriormente agevolato dalla forma conica della manetta dell’otturatore. L’inserimento e la rimozione del caricatore è veloce con sgancio sul ponticello molto intuitivo; questi è monofilare in materiale plastico. In entrambi i modelli alloggia 3 colpi ma la Varmint proprio per la sua connaturata propensione al tiro anche sportivo, è dotata di un secondo caricatore da 7 colpi molto gradito in poligono. La canna della Varmint è lunga 61 cm mentre la Wood che abbiamo contestualmente provato è di 52 cm in 308 Win. Quest’ultima, porta in sé tutto il fascino del legno tipico della tradizione, ma è arma moderna, con calcio trattato con l’efficace protezione Wathercoat e con zigrinature ed ergonomia dalle quali si comprende l’attenzione che Franchi ha posto nello studio delle varie possibili posture di tiro del cacciatore.

Differenti pesi delle due Horizon pur nel medesimo calibro; la Varmint si attesta sui 4,100 kg mentre la Wood ferma la bilancia a 2,950 kg. Questo fa sì che la prima è decisamente più indicata, oltre che per il divertimento in poligono, nella caccia di appostamento mentre la Wood si presta molto bene anche nella cerca vagante e non è affatto da disdegnare nelle caccia di montagna ove il limitare del peso da portasi dietro è un obbligo.

Purtroppo tutte le aspettative per la caccia all’ungulato hanno fatto i conti con la scelta dei cinghiali di non palesarsi, ma le sensazioni avute in poligono sono veramente di armi da caccia di grande efficacia e con la Varmint che può arrivare a cimentarsi con successo anche nel tiro. Precise, strutturalmente solide e salde nella presa che non richiede affatto complicazioni alla propria postura, le Horizon in tutte le versioni, hanno il non sottovalutabile aspetto di un prezzo di accesso decisamente abbordabile per tutte le tasche, e sicuramente anche questo ha il suo buon significato.

 

AFFINITY

Più volte ci siamo trovati ad utilizzare i Franchi Affinity e la soddisfazione di utilizzo non è sempre stata la sensazione priotitaria, ma in questa prova abbiamo avuto modo di testare ulteriori aspetti e soprattutto di apprezzare la consistenza degli upragde che hanno portato il progetto originale alla attuale versione Affinity 3. Due i calibri in dotazione un 20 Black Synt e il 12 Wood, tante le possibilità di tiro per le brigate di starne incontrate e importante la fatica agostana sopportata, fattore questo che consente di valutare aspetti delle armi non rilevabili in altre situazioni.

franchi experience caccia vera affinity horizon

L’Affinity 3 Black Synt in calibro 20 è indubbiamente un fucile per questi ambienti scoscesi ove le lunghe filate dei cani ti costringono a corse in salita degne di atleti e i grammi quando eccessivi si sentono. Il fucile con i suoi 2,800 kg è a nostro parere il giusto compromesso tra la trasportabilità e la veloce impugnatura anche in condizioni di affaticamento, e la stabilità riscontrata con le cartucce che abbiamo usato, non eccessive, ma comunque consistenti per il calibro. Molto dolce al rinculo – grazie al calciolo TSA – tende ad impennarsi pochissimo ed il suo movimento nel doppiare il colpo era molto più legato alla affannosa respirazione che ai connotati dell’arma che risulta stabile e ben piantata alla spalla. Si è potuto inoltre rilevare che l’Affinity 3 in calibro 20 è molto intuitivo nel posizionamento in spalla e relativa impugnatura, ed anche arrivando di corsa per servire il cane e facendolo in posture non proprio “da manuale” per via del suolo scosceso, non abbiamo potuto che apprezzarlo. Tiri lunghi e tiri a breve non hanno fatto differenza, la canna da 66 cm sui cui era inserito uno strozzatore *** assolve veramente bene il suo compito, a giudicare dagli abbattimenti puliti e definitivi che significano in altri termini il portare i pallini lontani e mantenere una eccellente guarnitura della rosata.

Il tecnopolimero con cui sono realizzati calcio ed asta e le relative zigrinature, garantiscono una salda presa anche nelle difficili condizioni che abbiamo affrontato con mani abbondantemente sudate. E per estensione, si può immaginare presa altrettanto salda in condizioni di freddo e mani ricoperte dai guanti. I tre aspetti che caratterizzano l’upgrade 3 dell’Affinity 20 forniscono decisi vantaggi in quelle fasi concitate nelle quali partita la brigata di starne ti affretti a ricaricare “alla cieca” con l’occhio fisso verso la rimessa dei galliformi per non perdere il punto ove portare i cani. La finestra di caricamento ampliata fornisce ampia modalità di azione privilegiate al lavoro delle dita in fase di riarmo. La leva di apertura dell’otturatore migliorata nella forma e ingrandita è facilmente rilevabile al tatto senza metterci nemmeno l’occhio e lo stesso pulsante di cut-off anch’esso maggiorato fornisce la medesima sensazione di assoluta praticità.

Sono questi upgrade di grande efficacia che oltretutto non snaturano affatto la gradevolezza dell’arma, che si presenta con un total look nero, con una carcassa di piccole dimensioni perfettamente dimensionata per il calibro. Le buonissime sensazioni avute da quest’arma ci permettono di estenderne anche la visione di utilizzo. La configurazione utilizzata era perfetta per la caccia con il cane da ferma, ma variando la configurazione, magari con una canna da 71 cm e strozzatura *, l’Affinity 3 Black Synt 20, si trasforma in un perfetto fucile sia per la piccola migratoria che anche per il colombaccio, con ambizioni non nascoste per alcune cacce alla anatre minori dato che la canna steel consente l’uso di pallini di acciaio e la notevole efficacia nella riduzione del rinculo consente l’utilizzo di munizioni ancora più consistenti di quelle da noi utilizzate.

Il calibro 12 che abbiamo utilizzato è stato come detto il Wood, molto apprezzato, dato che per molti appassionati, me compreso, il legno è componente che è bello gustarsi nel fucile da caccia. Su calcio ed asta campeggiano le zigrinature – Allround Interlacement – ormai famose per la loro efficienza di presa che siamo in grado di confermare in pieno per ciò che concerne le mani sudate. I legni hanno un trattamento protettivo che vi permetterà di portarlo a caccia questo bel fucile per molto tempo ed in tutte le condizioni.

Utilizzandolo subito dopo aver usato per mezza mattinata il calibro 20, si ha la reale sensazione di avere tra le mani qualcosa di più consistente. Più grande la carcassa e tutto il resto delle componenti, ma sin da subito si adatta al cacciatore, anzi ad essere sinceri, per la mia postura di sparo, mi è addirittura “venuto meglio” del 20 che già mi aveva soddisfatto. Questo anche se purtroppo le brigate di starne della prima mattina si erano sparpagliate qua e là e le occasioni di qualche buona stoccata si erano rarefatte anche per via dell’affanno progressivo dei cani. Nel trasferisci al passo di corsa a servirli una cosa si apprezza bene; l’assoluto bilanciamento dell’arma che avevamo con canna 66 ma che si sicuramente non si snatura nemmeno con canna 71.

Tra l’altro tra una ferma e l’altra ho potuto ragionare sulla potenziale versatilità dell’Affinity e si può ben immaginare che con canna da 61 cm e strozzatore ampio può servire benissimo il cacciatore anche sulla beccaccia nel bosco. Come nel calibro 20 le peculiarità descritte per il facile riarmo (manetta dell’otturatore, cut-off e finestra di caricamento maggiorati) agevolano il cacciatore anche nel calibro 12. Le cartucce che abbiamo impiegato non erano esasperate, ma c’è da dire che si sono ripetute ancora le buone sensazioni avute in precedenza per l’assorbimento del rinculo. I calcioli TSA dalla forma particolare rispetto alla tradizione lavorano davvero bene e aiutano il cacciatore nel contrasto all’impennamento del fucile. Dico ciò perché naturalmente non potremmo raccontare di aver preso sempre le starne con il primo colpo; a volte è stato necessario anche il secondo ed il terzo e un fucile che si muove poco fa la differenza in queste condizioni. Le starne prese di terza canna hanno altresì permesso di apprezzare le performance della canna che pur di 66 cm e con strozzatore *** ha portato i pallini ad elevata distanza ed ancora ben dotati di ottimo potere lesivo.

Per la nostra esperienza sia il calibro 20 che il calibro 12 sono armi dotate di grande personalità, particolarmente pronte all’imbracciata, per nulla complicate nell’andare in mira e che mettono a proprio agio il cacciatore. Inoltre la possibilità di acquistare a parte come accessorio un secondo calciolo di lunghezza diversa e di variare a piacimento la piega del calcio, sono ulteriori connotati utili per quei cacciatori, come il sottoscritto, che ha maggiori difficoltà ad adattarsi ad un nuovo fucile.

Sin qui la caccia, bella e appassionante. Poi non si può non menzionare l’accoglienza che si traduce nella tradizionale cordialità degli addetti Franchi, Chiara e Mirco, e soprattutto nell’arte culinaria espressa nel brand di Franchi Food Academy da Iris. Ricette che utilizzano le carni di selvaggina in modi nuovi e mai ripetitivi, con l’unica prerogativa di esaltarle senza che il loro gusto venga sopraffatto da condimenti articolati. Dagli ungulati alla piccola selvaggina, abbiamo potuto apprezzare tali prelibatezze e dire quale, tra le varie portate era la migliore, ci risulta impossibile.

Tutto al top. Tutto Franchi Experience.