CORIGLIANO
Nella seconda metà degli anni ’60 Corigliano (Stazione) era il posto tradizionale per cacciare i tordi nel mese di febbraio, quando si radunavano prima della partenza per i luoghi di nidificazione. Varie macchine partono da Fasano per tempo con la solita comitiva: zio Franco, Feluccio, Vito (Vetucc a bott), Sebastiano, Bebè, Paolo. Tradizionale fermata al Bar di Trebisacce per prendere il caffè o il cappuccino.
Era sempre una festa per il Bar ma anche per noi che prima della cacciata facevamo le previsioni: faremo un buon carniere, ci saranno molti tordi? Dopo questa sosta via per Corigliano dove si arrivava sempre in anticipo. Distese di uliveti inframezzati da agrumeti con a terra una vegetazione piuttosto folta; e infatti qualche volta capitava di sparare anche la beccaccia.
Al limitare di una piantagione ci troviamo affiancati Paolo ed io. I tordi ci sono ed il divertimento è assicurato. Tuttavia se un tordo cade nell’aranceto non è facile trovarlo. Quelli feriti poi è inutile andare a cercarli. Facciamo dei buoni tiri entrambi anche perchè la competizione è sempre presente e Paolo è un ottimo tiratore. Sul tardi però i tordi cominciano ad andarsene feriti almeno con le mie cartucce ed anche Paolo fa fatica.
Ad un certo punto me ne cadono due feriti che allungano e sono irrecuperabili. Un pò di imprecazioni e continuo a sparare. Improvvisamente anche Paolo spara un tordo a tiro che invece di cadere stracciato allunga anche lui; ma il tordo, dopo aver fatto un lungo giro, viene fuori dall’agrumeto e va a cadere proprio ai piedi di Paolo. Allora dal cuore gli grido: “Paolo ma sei proprio un c… rotto!”. E tutti e due ci facciamo una gran risata.
Riccardo Turi































