LA SCUOLA AGRARIA di Riccardo Turi

Nei primissimi anni ´70 il mio posto preferito di caccia era una zona vicino alla “Scuola Agraria” di Alberobello, territorio al limite delle provincie di Bari e Taranto. Zona collinare, con piccoli uliveti, boschetti e macchie, vicino ad una area vietata alla caccia. Di questo posto conoscevo tutti i più riposti meandri e spesso ci andavo da solo.

Addirittura ricordo una mattina che, quando arrivai, mi accorsi di aver dimenticato il fucile!! Tornai indietro a prenderlo e naturalmente persi buona parte della mattinata. Siamo nella stagione 1973/74, l´anno per intenderci della crisi energetica e delle domeniche a piedi. Il venerdi è piovuto molto ed il sabato, con la 500 bianca di Onorato, siamo in tre perchè insieme a noi due c´è franco neocacciatore con un semiautomatico Beretta; Onorato con la sua Roma 6 ed io con il mio fedele Breda a mollone.
 
E´ una mattinata tersa con un´aria, almeno di prima mattina, assai pungente. Dopo aver cambiato posto almeno un paio di volte, finalmente mi piazzo in una specie di canale: sono sotto un muro alto quasi 2 metri, dietro di me una fascia di terreno di circa 10 metri e poi una fascia di lecci. Davanti a me, sopra il muro, c´è una fascia di terreno con un grosso leccio fino ad un altro muretto. Sono circa le 7,15 quando mi sistemo e cominciano ad arrivare tordi senza interruzione.

La maggior parte dei tordi mi arrivano sul lato sinistro e, considerata la giornata di vena, faccio innumerevoli prime canne! In quella direzione, a circa 150 matri, c´è una masseria ed infatti dopo una mezzora vedo arrivare il contadino scuro in volto: sicuramente sarà arrivato del piombo dalle parti della masseria.

E´ abbastanza arrabbiato ma con la mia arte diplomatica non solo riesco a rabbonirlo ma gli faccio anche raccogliere 3 tordi che mi erano caduti al di la del muro e che mi sarebbero costati una fatica non indifferente per scalarlo. Le mie cartucce di GP (1,80X34) hanno un rendimento eccezionale senza flessioni, il mio braccio funziona egregiamente e sono veramente soddisfatto.

Alle 10,30, pur con tanto rammarico, sono costretto a chiamare i compagni perchè devo rientrare a casa: quel giorno (eravamo intorno a Santa Lucia) per la prima volta venivano a casa a pranzo i miei futuri suoceri per il fidanzamento ufficiale.Infatti mi ero laureato il 1° dicembre, avrei cominciato a lavorare in Banca a gennaio e mi sarei sposato ad aprile 1974.

Quando arrivano Franco ed Onorato, vedo quest´ultimo oltremodo afflitto: mi dice di aver cambiato una infinità di posti e di aver ucciso “soltanto” 18 tordi, mentre Franco,alle prime armi, ne aveva fatti 9. In genere tra me ed Onorato non c´erano mai grandi differenze, qualche tordo in più o in meno a favore dell´uno o dell´altro. Ma quella mattina il mio carniere era stato di 42 tordi ed Onorato non si dava pace.

Giornata, almeno per me, eccezionale: ci eravamo trovati nel bel mezzo di un massiccio spostamente di selvaggina. Arrivato a casa alle 11 ebbi appena il tempo di lavarmi e vestirmi che arrivò la mia fidanzata Lia con i genitori. Dopo il pranzo preparato da mia madre, in salotto con lo scambio di doni: da parte mia l´anello e da parte di Lia una Fiat 127 bianca. In tutta questa festa familiare il mio pensiero andava alla cacciata dell´indomani dato che le macchine non circolavano. Ma rislovemmo il problema andando a caccia con il camion di Feluccio, tutti chiusi nel cassone frigorifero. Avrei ammazzato ancora 18 tordi per un fine settimana davvero indimenticabile.

Riccardo Turi