GAMBETTONI DI SETTEMBRE di Carmelo Chirico
A fine agosto, dopo che hai smaltito un po’ della frenesia delle prime uscite stagionali, eravamo soliti frequentare il litorale ionico reggino con la speranza di incarnierare qualche tortora, consapevoli che il grosso degli spostamenti migratori è sempre avvenuto dopo i primi temporali di fine agosto ed a settembre solo poche ritardatarie sostavano in quei luoghi assolati.
La Fiat 128 di Domi, la strada per il laghetto di Saline J. la sapeva a memoria e fu così che, al ritorno da un’uscita non certo esaltante, ci ritrovammo a passare per quei luoghi ameni e desolati pur sapendo che, per il periodo, nulla avremmo potuto incontrare, ne cacciatori e tantomeno uccelli.
Quello stagno atipico, che solo nel periodo invernale, mantiene un livello accettabile di acqua salmastra, nella stagione estiva e pre-autunnale è praticamente ridotto ad un’enorme pozzanghera, con solo pochi centimetri d’acqua, e pur essendo l’abitat ideale per tutte le specie di trampolieri, non avevamo mai notato particolare attività.
Il caldo torrido e le zanzare, padroni indisturbati di quell’acquitrino, non fermarono la nostra curiosità ad esplorare luoghi che nel periodo invernale ci vedevano assidui frequentatori.
Con sorpresa mia e di Domi, notammo un’insolita presenza di piccoli trampolieri, “gambettoni“, e decidemmo di dedicare qualche ora quale appendice alla mattinata di caccia non certo esaltante.
Cominciò quasi per passatempo, anche perché pensavamo che dopo le prime fucilate tutto sarebbe ritornato alla calma piatta tipica del periodo, ma quale piacevole sorpresa vedere che ad un “gambettone“ abbattuto ne seguiva un altro ed un altro ancora. I
n un paio d’ore avevamo recuperato 15 gambettoni ed una gallinella d’acqua e quelli che ancora giravano a pelo d’acqua si tenevano ben lontani da noi.
Devo dire che mi sentivo un po’ strano ma non riuscivo a capire cosa fosse, anche perché non era uno stato di malessere particolare, ma percepivo un senso di torpore alla faccia che riconducevo al caldo insopportabile ed alla conseguente sudorazione eccessiva.
Il tutto mi fu spiegato poi da Domi che, nel vedermi arrivare alla macchina, scoppiò in una risata che aveva molto del meravigliato e subito dopo del preoccupato.
Le zanzare mi avevano devastato i tratti somatici del viso con tante di quelle punture che dovetti ricorrere alla cure del mio medico, e cosa ancor più spiacevole dovetti rinunciare a presenziare alla cerimonia per il matrimonio di un mio cugino.
Potete immaginare per quanti giorni dovetti sopportare gli sfottò e gli scherzi di chi faceva finta di non riconoscermi o ancor peggio mi scambiava per “il mostro della palude”.
La mia consolazione fu quella di prendermi la rivincita sui miei amici nel momento che, invitati con le rispettive mogli, assaporarono una ricetta unica: crostini di gambettoni avvolti nella pancetta.
A distanza di tanti anni qualcuno ancora ricorda con l’acquolina in bocca il gusto di una pietanza fantastica, seguita ad un incontro casuale con i magnifici “gambettoni”, e con “il mostro della palude”.
Carmelo Chirico































