BECCACCIA

Classificazione

Classe: Uccelli
Ordine: Caradriiformi
Famiglia: Scolopacidi
Sottofamiglia: Scolopacini
Genere: Scolopax
Specie: Scolopax rusticola
Nome scientifico: Scolopax rusticola

Areale di diffusione

La Beccaccia è uno scolopacide che, nelle sue diverse sottospecie, risulta diffuso in quasi tutto il mondo, anche se non sempre presenta le attitudini migratorie proprie della sottospecie europea. Per quanto riguarda l’areale di diffusione euro-asiatico esso abbraccia l’Europa fino alla Gran Bretagna a nord, a ovest fino alle isole atlantiche Azzorre, Madeira e Canarie, ad est fino alla Cina, Mongolia e Tibet., mentre a sud la Beccaccia arriva a svernare sulle coste Nord africane e in Asia Minore. Pur ritrovandola come specie sedentaria in alcune zone delle isole britanniche e atlantiche, nella Francia settentrionale, nel Caucaso e in Ucraina, la Beccaccia generalmente mette in atto lunghe migrazioni per andare a svernare in areali ben localizzati ma molto vasti. Questi vanno dalle isole britanniche, compresa l’Irlanda, a Francia e Spagna, fino a Tunisia e Marocco. Frequentemente ricerca inverni miti in Turchia, Grecia, sulle coste del Mar Nero, Arabia Saudita, Iran e Afghanistan, in Romania e nelle regioni meridionali dell’ex Unione Sovietica.

Essa può arrivare anche a svernare molto più lontano, fino addirittura alle isole giapponesi. Per quanto riguarda la nostra Penisola, è comune come uccello di passo invernale (da metà Ottobre a Novembre e da Febbraio ad Aprile), ma possiamo trovarlo anche svernante nelle regioni del Centro-Sud; gli individui che giungono in Italia provengono essenzialmente da Lituania, Finlandia ed ex-Cecoslovacchia.

Caratteri distintivi:

La Beccaccia è un volatile di dimensioni medie, la cui lunghezza può raggiungere i 34-40 cm, per un peso che varia dai 250 ai 400 gr, in relazione alla stagione, al sesso ed alle condizioni di vita, e un’apertura alare di 60-65 cm. Il suo corpo, piuttosto tozzo, appare quasi sbilanciato in avanti a causa della coda corta e arrotondata e soprattutto del lungo becco, a cui la beccaccia deve sia il suo nome comune sia quello scientifico: Scolopax deriva, infatti, dal greco “skolops”, cioè “paletto appuntito”. Esso può raggiungere una lunghezza di 6-8 cm ed è caratterizzato dall’avere, all’estremità della mandibola superiore, arrotondata, una capacità propria di movimento che permette di afferrare in maniera singolare prede quali lombrichi e piccoli invertebrati, una volta introdotto nel terreno.

beccaccia caccia scolopacidi

Dalla testa piuttosto piccola e spigolosa spiccano due grandi occhi sporgenti, posti latero-caudalmente, in alto, che permettono al volatile di avere un’ottima percezione visiva dell’ambiente che lo circonda, con un campo di quasi 360°. Inoltre la vista risulta ottimale sia di giorno che di notte. Anche l’udito di questi animali è spiccato, dovuto a cavità auricolari protette da piume e che caratteristicamente non si presentano localizzate, come per tutti gli altri uccelli, dietro gli occhi bensì antero-ventralmente rispetto ad essi. Questa particolare conformazione anatomica probabilmente permette alla Beccaccia di percepire anche minime vibrazioni nel terreno, provocate dal movimento delle piccole prede. Le sue zampe sono piuttosto corte e ricoperte di piume fino al calcaneo, con pollice corto e unghia che non supera la lunghezza del dito; questa caratteristica non le consente di essere un uccello arboricolo, ma la rende sicuramente un’ottima pedinatrice.

Le ali sono lunghe e larghe, con una caratteristica piccola penna remigante atrofizzata, definita affettuosamente “penna del pittore” perché, trofeo ambitissimo dei beccacciai, un tempo veniva utilizzata per dipingere miniature. Il piumaggio della Beccaccia è assolutamente mimetico, sia nel maschio sia nella femmina, soggetti di norma difficilmente distinguibili dall’aspetto esteriore se non considerando che, di solito, nei maschi, un pochino più piccoli, il ventre tende ad una colorazione grigiastra mentre nelle femmine al bianco-giallastro. In ambedue i sessi comunque la testa è marrone cenere, con strie trasversali che si prolungano fino alla regione dorsale del collo; anche il petto, più chiaro del dorso, presenta striature trasversali brunastre. Anteriormente agli occhi è ben visibile una marcata stria nera che raggiunge la base del becco. Talvolta nascono anche soggetti isabella o parzialmente albini. Nel complesso, se pur simili al Beccaccino, le Beccacce risultano di maggiori dimensioni, con forme più compatte, becco più spesso, ali arrotondate e strie nere più marcate sulla testa e sul collo.

Habitat

La Beccaccia è una specie che predilige vivere al riparo di boschi e terreni cespugliosi e il suo habitat può estendersi dalle zone collinari a quelle di alta montagna, non temendo di spostarsi, in assenza di neve, anche fino ai 1000-1500 mt. Non essendo un uccello acquatico, ricerca luoghi asciutti ma ricchi di humus e di terreni abbastanza morbidi da permetterle di interrare il becco alla ricerca di lombrichi, base della sua dieta. Predilige boschi con alberi a foglie caduche quali betulle, carpini, querce, larici, castagni, frassini, robinie, ontani e faggi, ma non disdegna di sostare e mangiare all’ombra d’abeti e pini. Talvolta la si trova anche in pioppeti, noccioleti e lecceti. Tende a scegliere boschi non eccessivamente folti per avere buone possibilità di movimento ma che, al tempo stesso, gli offrano buone opportunità di nascondersi.

beccaccia caccia scolopacidi

Il suo habitat ideale presenta un sottobosco umido e ricco di cibo, con più strati di foglie morte. Durante giornate particolarmente piovose tende a spostarsi ai margini dei boschi, in anfratti naturali o negli spineti più folti per non bagnarsi. Caratteristicamente le Beccacce non disdegnano nemmeno di sostare in pascoli aperti, con bestiame brado i cui escrementi rappresentano una particolare attrattiva per questi uccelli, alla costante ricerca di cibo.

Biologia:

La Beccaccia è una specie solitaria, silenziosa e poco socievole, la cui giornata è un regolare alternarsi di un riposo leggero e ricerca del cibo, attività, quest’ultima, che occupa gran parte delle ore vista l’estrema rapidità con cui avviene la sua digestione. Essa può essere definita una specie crepuscolare visto che all’alba e al tramonto si concentra molta della sua attività. Alle prime luci del giorno essa si rifugia nella boscaglia dove si muove lentamente, con passi brevi e dorso incurvato, alla ricerca di lombrichi o piccoli invertebrati nel ricco humus del sottobosco. In questo modo, di solito, esplora giornalmente un’area di circa 100-200 mq. Questa attività viene intervallata da periodi di sonno molto brevi. Solamente al crepuscolo può decidere di avventurarsi su terreni più scoperti per cercare altre aree di pascolo.

Pur essendo un’ottima camminatrice, per spostamenti abbastanza importanti preferisce volare, con modalità variabili a seconda delle circostanze. Grazie alle ali molto lunghe e al caratteristico becco, la beccaccia riesce, infatti, a modulare il suo volo in maniera straordinariamente abile, tanto che, mentre in alcuni casi presenta un frullo pesante e rumoroso, altre volte si invola senza quasi emettere suoni, come se fosse un rapace notturno. Persino la velocità che tiene in aria può variare da un volo estremamente lento ad uno rettilineo o zigzagante, ma velocissimo. Nel fitto del bosco il frullo è generalmente a candela e, pur di trovare un’area abbastanza in piano dove poter atterrare, è in grado di compiere vere e proprie acrobazie aeree e brusche virate. Una volta posata, dopo un volo di circa 100-200 mt, velocemente e astutamente si nasconde nel sottobosco in cui si accovaccia.

Queste sue caratteristiche la rendono un soggetto difficile da cacciare e, anche a causa della prelibatezza delle sue carni, viene considerata la “regina del bosco” e del carniere.

A fine inverno, inizio della Primavera, comincia la stagione degli amori, inaugurata dai voli nuziali dei maschi, vere e proprie parate che Francesi e Italiani chiamano “croule”, termine onomatopeico che ricorda il verso emesso dagli uccelli durante questi voli. Generalmente le croule si svolgono all’alba e al tramonto, durano una decina di minuti ciascuno e possono ripetersi anche 3-4 volte di seguito; vengono compiute a circa 20 mt di altezza, sopra la testa delle femmine da conquistare. Alle evoluzioni in cielo seguono poi le parate a terra, dove i maschi lasciano pendere giù le ali e s’inchinano alla femmina, lasciando esposte le timoniere della coda aperta a ruota.

La preparazione del nido avviene, in Italia, di solito tra metà Marzo e Giugno, ed è effettuata generalmente nei boschi, tra i cespugli, su terreni asciutti e protetti dal vento, dove viene scavata una piccola buca, poi rivestita da steli secchi, erbe, muschio e piume. Le uova, generalmente quattro e deposte a cadenza giornaliera, hanno una colorazione giallo-rossastra, con macchie brune, che le mimetizza benissimo col terreno e la vegetazione; esse vengono covate, con grande devozione, esclusivamente dalla femmina, per circa diciassette giorni.

Alla schiusa generalmente il maschio abbandona la femmina per ricominciare i rituali di corteggiamento, mentre i pulcini, nidifughi, sono in grado di lasciare il nido poco dopo la nascita. Essi pesano circa 15 gr, sono lunghi una decina di cm e hanno un becco più corto della testa. Il loro corpo è protetto da un piumino giallastro con tre strie longitudinali. Inizialmente imboccati dalla madre, imparano a nutrirsi autonomamente a circa 3-4 giorni e a volare per tratti piuttosto lunghi a circa trenta giorni. Di solito i piccoli rimangono con la madre fino alla metà di Settembre. Alcune studi effettuati sui costumi riproduttivi di questa specie vedrebbero la femmina in grado di spostare i pulcini, in caso di pericolo, trattenendoli tra le zampe e il ventre, con l’ausilio del becco, per poi spiccare il volo e portarli in salvo.

Alimentazione

Alla base della dieta della beccaccia vi sono sicuramente i lombrichi, catturati mediante il continuo spostamento del terreno in cui viene introdotto direttamente il lungo e sensibile becco. E’ una specie costantemente in cerca di cibo che, mediamente, per sopravvivere, deve ingerire circa 150 gr di lombrichi al giorno. Ad integrare questa dieta contribuiscono anche mosche, lumache, millepiedi, ragni, coleotteri, larve ed insetti coprofagi stanati negli escrementi degli erbivori. Sembra non disdegnare anche vegetali quali bacche, mais, avena, mirtilli, germogli, radici, frutti del ginepro e semi di sambuco.

Sara Ceccarelli