AMARCORD: IL TIRO AL VOLATILE di Marco Dolci

Furono gli Inglesi i primi ideatori del tiro al piccione nella seconda metà dell’ottocento, iniziando questa disciplina con un volatile (Columba livia) nascosto sotto un cappello, legato ad un cordino e fatto sollevare da un ragazzo, dopo la parola “pull” da parte del tiratore..

Dal cappello si passò a delle ceste, poi subito dopo a cassette di legno ed, infine, alle cassette in metallo, con dispositivo elettrico a sorteggio.
In poco tempo si diffuse in tutta Europa: Spagna, Portogallo, Belgio, Francia e Montecarlo.
L’Italia ebbe un’attività con circa 200 campi, diventando patria del tiro a volo mondiale; la maggior parte dei campi di tiro erano di proprietà comunale, per dare la possibilità di esercitarlo a tutti i cacciatori locali.

Dovrei tornare indietro di tanti anni con la memoria, a quando era bambino, per ricordare gli anni ´60 e ´70 del mitico tiro al volatile. Nei dintorni della mia città, ma anche nei paesini limitrofi, c’era almeno un piccolo campo di tiro, con una sola buca per sparare al piattello.
Non era obbligatoria la serie completa di 25 piattelli; si acquistavano 10 – 15 “fiches” per divertirsi a romperne alcuni, ma una parte di questi campi disponeva anche di cassette per il tiro al volatile.
Infatti, con la parola volatile intendo non solamente sparare al piccione, ma anche allo storno e al passero.

Io, così piccolo, non potevo fare altro che stare a guardare, in compagnia di mio padre, e vedere i trucchi degli esperti tiratori, aspettando l’arrivo della mia prima licenza di caccia all’età di 16 anni, per cominciare, poi, a sparare al piccione (il tiro allo storno e al passero era stato soppresso alcuni anni prima).

Per iscriversi alla gara era necessario effettuare l’abbattimento di tre piccioni consecutivi a sorteggio su cinque disponibili, ferma restando la possibilità di ulteriori iscrizioni per chi non riusciva a completare la serie.
Al momento dell’apertura della cassetta, nel caso in cui non fosse volato il piccione, venivano lanciate delle palle di gomma per obbligarlo al volo, in caso contrario il giudice dava il “NO BIRD” inserendo un nuovo piccione nella cassetta.

Questo tipo di disciplina mi ha dato tante soddisfazioni, permettendomi di vincere molte gare o semplicemente andando a premio, ma la pedana riservava per tutti noi tante amare sconfitte; bastava semplicemente ferire o colpire male il piccione che, a quel punto, cadeva fuori dalla rete che delimitava la parte antistante delle cassette e l’eliminazione era sicura; il punteggio era valido solo se il volatile cadeva all’interno del perimetro.

A quel tempo io ed i ragazzi della mia età sparavamo con i fucili da caccia semiautomatici; non potevamo certo permetterci lussuosi sovrapposti da “piccione”.
Le cartucce, come al solito, erano caricate da noi e potenziate con 36 grammi di piombo temperato del 7 e ½ come primo colpo e 36/37 grammi di piombo del 7 nichelato come secondo.

Quando riuscivo a centrare bene il volatile, si udivano nella zona del pubblico commenti di vario genere per le grosse spiumate o i bei tiri lunghi, riuscendo a recuperare punteggi all’ultimo secondo, dovuto appunto alle dosi maggiorate.

Oggi come oggi è una disciplina riservata ai tiratori più facoltosi che prendono un aereo e si recano dove ancora si spara, come in Argentina, Marocco, Spagna e Portogallo. Per gli appassionati di tiro, rimane un’ottima alternativa al piccione l’attualissima elica.

Non posso certo dimenticare la finale del campionato del mondo disputata a Montecatini a porte chiuse, a metà anni ottanta, vissuta al cardiopalma come spettatore dall’inizio alla fine, dopo uno spareggio fra tiratori dal tutto il mondo, fino a tarda sera, con piccioni piccoli e velocissimi, e conclusa con una strabiliante vittoria dell’italiano.

Marco Dolci

Lo Staff di Caccianfiera.it ringrazia Marco Dolci, attento conoscitore della materia venatoria che, nel tempo, ha amato approfondire grazie alla propria esperienza sul campo.

Egli scrive per noi esclusivamente affinché la propria passione e le conoscenze acquisite possano divenire spunto a maggiori approfondimenti per tutti i nostri lettori.

Nessuna attività di lucro o professionale inerente il mondo della caccia coinvolgono la sua figura in questa attività divulgativa.