CARTUCCE DA CACCIA dell´Ing. Claudio Leonetti
Questo primo articolo è estrapolato da “LE CARTUCCE DA CACCIA”, materiale di balistica venatoria prodotto e gentilmente messoci a disposizione dall’Ing Claudio Leonetti.
Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, risulta piuttosto lungo. Pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti:
– cosa sono le cartucce da caccia (1° e 2° parte);
– quali sono i limiti di impiego dei fucili e delle cartucce da caccia 1° e 2° parte);
– quali sono le modalità da seguire per poter raggiungere le migliori prestazioni;
Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Balistica Venatoria”, che ciascuno potrà stampare e tenere per consultarlo in qualsivoglia occasione.
CARTUCCE DA CACCIA
Questo titolo così generico evoca ricordi, belli e brutti, ma sempre suggestivi, contribuendo ad affastellare disordinatamente ciò che di empirico o di propriamente tecnico si conosce e si potrebbe dire sull’argomento. Perciò, a completamento di quanto già presente sul sito, cercando di non evocare i fantasmi delle nostre vittime (poche o molte), e delle nostre “padelle” (molte o poche), cercherò di raccogliere nei seguenti punti un minimo di notizie, storiche e anche tecniche, e di dati concernenti questo campo per la massima parte traendoli dalla letteratura, in piccola parte dalla mia esperienza.
I punti sono:
– cosa sono le cartucce da caccia
– quali sono i limiti di impiego dei fucili e delle cartucce da caccia
– quali sono le modalità da seguire per poter raggiungere le migliori prestazioni
COSA SONO LE CARTUCCE DA CACCIA (1°Parte)
La paternità delle attuali cartucce da caccia viene fatta risalire al francese Léfaucheux, basandosi sul fatto che questo armaiolo francese, intorno al 1836-1838, introdusse sul mercato un fucile a retrocarica, di sua invenzione, secondo alcuni, o dopo averne acquistato il brevetto da un certo Lépine qualche anno avanti, secondo altri. In verità il fucile Léfaucheux era sì a retrocarica, ed a canne basculanti, ma nel suddetto fucile venivano sparate cartucce ben diverse da quelle attuali.
Si trattava in effetti di involucri di carta contenenti polvere, stoppa, piombo, simili a quelli sparati da alcuni moschetti militari. L’involucro era stato rinforzato con un fondello metallico che, espandendosi sotto l’azione dei gas al momento del tiro, assicurava la tenuta fra culatta e chiusura; e questa è stata la vera innovazione dell’armaiolo. L’accensione delle predette cariche avveniva per mezzo di capsule al fulminato di mercurio, già in uso nei fucili a bacchetta, che con il loro “zampillo di fiamma” perforavano l’involucro di carta ed accendevano la polvere.
Passò circa un decennio prima che il parigino Houiller, nel 1847, inventasse la cosiddetta cartuccia a spillo che consisteva in un bossolo, del tutto simile a quello di Léfauceux, ma fornito, all’altezza del fondello, di un tubetto contenente la miscela fulminante il quale, ripiegato bruscamente sotto l’azione del percussore del cane, provocava lo sparo. Il fucile adatto a sparare tali cartucce era detto “fucile a spillo”.

Le cartucce a spillo risultavano però molto pericolose poiché bastava un semplice urto a farle esplodere. Esse furono perfezionate dagli artigiani Daw e Lancaster che, nel 1861, presentarono le prime cartucce a percussione centrale, cioè le progenitrici delle nostre attuali. Circa 15 anni prima Flobert, in Francia, aveva inventato le cartucce con accensione anulare, che dovevano poi affermarsi nel campo dei piccoli calibri. La nuova invenzione apportò con sé la necessità di nuove modifiche nei fucili ed i nomi di quegli armaioli sono tuttora famosi ed alcuni meccanismi sono rimasti pressappoco immutati nei fucili moderni (la chiusura Purdey è del 1867).
Cartucce moderne
Dopo avere ricordato le cartucce dei bisnonni esaminiamo le cartucce da caccia come noi le conosciamo.
Una cartuccia da caccia consiste essenzialmente delle seguenti parti:
– bossolo
– innesco
– polvere
– borraggio
– proiettile (pallini di piombo indurito e trattato)

Al fondello esterno corrisponde spesso un rinforzo interno (ghiera o bicchierino), in cartone, acciaio, lega di alluminio o plastica. Nell’interno del bossolo è compreso lo “stoppaccio” o “buscione” (dal francese bouchon – tappo) che ne costituisce il fondo e serve a dare alloggio all’apparecchio di innesco. Oramai sono quasi esclusivamente presenti bossoli di materiale plastico, polietilene, con qualche eccezione in cartone dal sapore “amarcord”.

Passando a parlare del diametro dei bossoli si viene naturalmente a parlare di calibro delle cartucce da caccia e qui facciamo una breve parentesi. La definizione originale del calibro ha tutto il colore dei manuali artigliereschi del lontano 1700 ed è la seguente: “il numero che indica il calibro di un fucile da caccia corrisponde al numero di palle sferiche, di diametro uguale a quello della canna stessa, che è possibile produrre con una libbra di piombo”.
Dato che la libbra varia da nazione a nazione ed anche il peso specifico del piombo non era costante, ma in funzione della sua lega con l’antimonio, sono state fissate internazionalmente le misure metriche corrispondenti ai calibri nominali. Si hanno così le seguenti corrispondenze:
| Calibro | Diametro mm |
| 4 | 23,55 |
| 8 | 21,00 |
| 10 | 19,50 |
| 12 | 18,30 |
| 16 | 17,00 |
| 20 | 15,80 |
| 24 | 14,90 |
| 28 | 14,20 |
| 32 | 12,95 |
| 36 (410) | 10,60 |
Assieme alla standardizzazione dei calibri furono anche internazionalizzate le misure della sagoma dei collarini dei bossoli.
Per inciso noteremo che i fucili calibro 8 e 10 sono i più grossi che possono essere sparati a spalla mentre il cal.4 è utilizzato per le cosiddette “spingarde” (a parte qualche “americanata” da safari africano che non vi descrivo per decenza). Come è noto i calibri 12 e 20 sono i più usati per la caccia pratica. Il cal. 16 dei nostri nonni è praticamente scomparso a favore del cal. 12 e del cal. 20 che anche grazie alle cartucce “magnum” può sparare le stesse cariche del cal. 12.
Per curiosità vi dirò che esisteva un cal. 14 che, accanto al pregio di essere di peso moderato, presentava la particolarità di poter sparare, quale carica nominale, gr. 32 di pallini e cioè la carica che corrispondeva quasi esattamente alla sua carica teorica (peso della palla sferica cal. 14), risultava quest’arma atta a sparare un sufficiente quantitativo di pallini con buona velocità e moderato effetto di rinculo. La tendenza a sovrabbondare nelle cariche ha fatto sparire i calibri 14 e 16 con buona pace della logica ed a conferma che nel campo della caccia valgono più le opinioni che non i teoremi.
Apparecchi di innesco Gli apparecchi di innesco, mediante l’azione meccanica del percussore, che provoca la detonazione della piccola quantità di miscela esplosiva in essi contenuti, determinano l’accensione della polvere contenuta nel bossolo. L’innesco più usato è il “6,45” per le cartucce tipo 1, cioè con bossoli con fondello di ottone di altezza non superiore a gli 8-9 mm mentre per gli altri bossoli si usa il “Doppia Forza”.

Le miscele usate erano mediamente (40% trisolfuro di antimonio, 40% clorato di potassio, 30% fulminato di mercurio); le percentuali sono indicative ed ogni fabbricante ha le sue ricette. Alcuni componenti come il fulminato, dato l’elevato potere corrosivo, sono stati sostituiti con altri meno aggressivi e “antiruggine”come lo stifnato di piombo più o meno arricchiti di altri prodotti. I sali che si formano dalla combustione di miscele moderne non è detto che non abbiano effetti negativi sulla conservazione delle canne.
Interrompendo qui la trattazione semi-tecnica mi preme ricordare due cose:
1) l’innesco partecipa alla combustione e quindi alla formazione della pressione massima, a volte per inneschi “duri” vale la pena di ridurre il peso di carica
2) le miscele moderne impiegate riducono fortemente gli effetti corrosivi che però pur sempre esistono; la raccomandazione è quella di pulire sempre e bene la culatta intorno al foro del percussore
Ing. Claudio Leonetti































