CONSIDERAZIONI SULLA RICARICA DOMESTICA

La ricarica domestica delle cartucce a pallini – ossia quella fatta dal cacciatore tra le mura di casa – è stata per decenni una consuetudine per passione, ma soprattutto per necessità.
Questa pratica, così in auge fino a qualche decennio fa, era dettata da un fattore primario: il cacciatore medio non aveva la disponibilità economica per acquistare e sparare notevoli quantità di cartucce.

Da qui, la grande diffusione della carica e della ricarica domestica effettuate spesso con strumenti idonei, ma con tarature approssimative.
La stessa cartuccia presentava perciò, ogni volta, caratteristiche funzionali e balistiche purtroppo diverse, anche se spesso in minima parte, ed il buon “caricatore/ricaricatore” diventava tale più per l’esperienza accumulata che per le conoscenze tecniche specifiche.

ricarica cartucce caccia

Oggi l’accesso all’acquisto di cartucce per fucili a canna liscia è divenuto alla portata di tutti e questo ha ridotto moltissimo la frequenza della ricarica “fai date”.
I motivi sono intuitivi:
* il costo contenuto delle cartucce ne permette l’acquisto da parte di quasi tutti i cacciatori;
* in commercio esiste una notevole disponibilità di cartucce appositamente studiate e realizzate per le diverse esigenze venatorie;
* ed in ultimo, ma non meno importante, è il fattore tempo: quello da dedicare alla carica o alla ricarica è sempre minore.

La ricarica oggi è, quindi, oggi divenuta per lo più un passatempo per il cacciatore innamorato di “quest’arte”, nella quale ancora ama cimentarsi.
Le variabili che incidono nella ricarica delle cartucce a pallini sono molte e la modifica di ogni singolo componente determina la variazione delle caratteristiche prestazionali della cartuccia stessa.

I fattori in base ai quali viene determinata la prestazione della singola cartuccia sono costituiti da:
• Tipologia e qualità della polvere impiegata; • Diametro e quantità di piombo usato;
• Tipo di bossolo o contenitore utilizzato che può essere in feltro o plastica;
• Tipo di chiusura della cartuccia che può essere di tipo “tondo” o “stellare”.

In base ai rapporti che si creano tra le quantità e le tipologie di questi fattori, si può produrre una grande quantità di cartucce con caratteristiche, in alcuni casi, simili tra loro o, in altri, molto diverse. E’ proprio la variazione di un singolo particolare a fare la differenza tra una cartuccia e l’altra. Ci limiteremo perciò a fare un’analisi molto sintetica dei componenti sopraindicati, segnalando le possibili risultanze.

1)LA POLVERE DA SPARO: esistono vari tipi di polvere da sparo. Le caratteristiche principali sono costituite dalla loro capacità di accensione più o meno rapida e dalla forza che possono sprigionare all’atto dell’esplosione, determinanti la velocità di partenza della carica dei pallini. Questi elementi possono fare una grande differenza in termini di pressioni generate all’interno della canna.

2) IL PIOMBO: esiste di varie grammature e sono proprio il suo calibro e la quantità espressa in “grani” o “grammi” a determinare la potenza del colpo. Oltre alla capacità di poter fulminare la preda riuscendo a penetrare in profondità, fino a ledere gli organi vitali della stessa, molto importante è la “rosata” che il piombo riesce a generare alla sua fuoriuscita della canna; ciò dipende da vari fattori quali la spinta che riceve dall’esplosione della polvere, il peso del piombo stesso e la densità di rosata che la combinazione cartuccia/canna riesce a generare. A parità di peso e calibro, la distanza che il piombo può percorrere è proporzionale alla spinta che riceve dall’esplosione della polvere.

3) IL BOSSOLO: è il contenitore ove sono alloggiati la polvere, il piombo e l’innesco indispensabili per il funzionamento della cartuccia. I bossoli hanno subito nel tempo cambiamenti notevoli riguardanti i suoi componenti. Basti pensare come, all’epoca “d’oro”delle ricariche (fino a circa 30 anni fa), i bossoli erano costruiti in cartone, fattore che determinava grossi limiti circa la loro efficacia, perlomeno per due motivi:
• I bossoli non si adeguavano alle pressioni di canna che si generavano all’atto dello sparo, tendevano a dilatarsi, ma non a riprendere poi la loro consistenza originaria tanto che, dopo poche ricariche, si generavano lesioni del cartoncino tali da essere non più riutilizzabili;
• Tendevano ad assorbire l’umidità dell’aria, trasmettendola a volte anche alla polvere da sparo contenuta all’interno, modificando il comportamento della cartuccia.

ricarica cartucce caccia

Da qualche decennio, invece, il bossolo è in plastica perché questo materiale offre notevoli vantaggi rispetto ai suoi antenati; in particolare, il costo si è notevolmente ridotto e la struttura più elastica gli consente al meglio di adattarsi alle dilatazioni generate durante lo sparo, riprendendo poi la propria forma originaria.
Ciò permette di utilizzare questo tipo di bossolo per parecchie ricariche.
È, inoltre, impermeabile, impedendo all’umidità di penetrare all’interno della cartuccia e pregiudicare la normale accensione della polvere da sparo.

4) CHIUSURA: può essere di due tipi, tonda o stellare. Quella tonda è la più usata per le ricariche manuali e prevede la chiusura tramite inserimento di cartoncino circolare all’apice del bossolo. Il cartone della parte terminale del bossolo viene “arricciato” con apposita macchina manuale od elettrica.

La chiusura stellare, che va per la maggiore nella produzione su scala industriale, presenta una chiusura basata su cinque o più punte che si ottengono richiudendo su se stessa la parte superiore in plastica del bossolo. Queste tenderanno ad aprirsi dietro la pressione in uscita dei pallini innescata dalla polvere. Questo tipo di apertura presenta il vantaggio di garantire rosate più compatte sulla breve distanza.

ricarica cartucce caccia

Il problema della rosata, infatti, molto spesso è dato dalla sua compattezza: in effetti, teoricamente, maggiore è la rosata, maggiore sarà la possibilità di colpire il voltile. Spesso, però, la troppa ampiezza determina solo ferite marginali ed, in alcuni casi, la possibilità che il selvatico vi passi nel mezzo rimanendo completamente illeso.

La “ricarica manuale della cartuccia” è meno semplice di quanto possa sembrare ed anche per i più esperti è sempre consigliabile tener conto di alcuni elementi che riguardano, comunque, più la sicurezza che l’aspetto puramente tecnico.
Ricordiamo perciò:
• Dotare la cartuccia di quantità e tipologia di componenti idonei al tipo di caccia che si vuol praticare; • Mantenere le cariche sotto i limiti massimi di sicurezza consigliati dall’esperienza, dai manuali e dalle prove effettuate al banco;
Tener conto del fucile che si utilizza per la cartuccia; usare cariche sovradimensionate è pericoloso per chi spara e per la meccanica del fucile, soprattutto per canne dotate di spessore limitato e per le batterie, con particolare attenzione se si dispone di fucili basculanti la cui tenuta può essere messa a dura prova da pressioni elevate.

Fondamentale è, in qualunque tipo di cartuccia, che esista sempre un “giusto equilibrio” tra la velocità di partenza dei pallini e la pressione esercitata dalla polvere alla sua esplosione, pressione che si ripercuote sulle canne.
Se si vuol ricaricare, fatevi accompagnare nella esecuzione da un cacciatore esperto della materia ed, in particolare, dal vostro armiere di fiducia perché i semplici consigli dell’amico potrebbero non bastare, viste le caratteristiche dei prodotti attualmente in commercio rispetto a 20 anni fa.

Alessio Ceccarelli