I PROIETTILI a cura di Nani Cadorin
La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Aprile 2010, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo.
I proiettili, sia nel caso delle armi rigate che di quelle a pallini, devono assolvere a due compiti: raggiungere il bersaglio ed ottenere l’effetto migliore possibile per portare la preda a casa. Per dare il massimo di probabilità per arrivare esattamente sul bersaglio, il proiettile deve anzitutto essere perfettamente equilibrato rispetto al proprio asse longitudinale, in modo da non dare sbilanciamenti durante la rotazione. Questo dipende esclusivamente dall’accuratezza delle lavorazioni del produttore del proiettile.

Per arrivare sul bersaglio, con sufficiente velocità, il proiettile deve rallentare il meno possibile durante il volo in modo da mantenere la maggiore energia possibile. Il fattore che provoca la perdita di energia è la resistenza dell’aria, che dipende dalla velocità, dalla sezione del proiettile e dalla sua forma.
Ridurre il calibro del proiettile, mantenendo lo stesso peso, riduce la sezione esposta alla resistenza dell’aria e contribuisce a ridurre la perdita di energia; inoltre uno degli elementi che influiscono sull’aerodinamica del proiettile è la sua lunghezza: a parità di calibro un proiettile più pesante,e quindi più lungo, risentirà meno della resistenza dell’aria, e lo stesso avverrà per un proiettile che a parità di peso sia di calibro inferiore e quindi più lungo.
Per poter valutare, con un solo parametro, il comportamento dei vari proiettili si ricorre al “coefficiente balistico”: è un numero che dà la perdita di velocità e di energia durante il volo per i differenti proiettili e permette quindi di calcolare le traiettorie e le velocità residue alle varie distanze, data la velocità iniziale. Quanto maggiore è il coefficiente balistico, tanto migliore sarà la traiettoria e piu’ alta la velocità finale.
Normalmente per uno stesso calibro i migliori coefficienti balistici si riscontrano nei proiettili più pesanti: purtroppo un proiettile richiede per stabilizzarsi durante la traiettoria una velocità di rotazione intorno al proprio asse che cresce con la lunghezza del proiettile; ma siccome la velocità alla bocca diminuisce al crescere del peso, non sempre il passo della rigatura che stabilizza un proiettile leggero (e corto) è in grado di stabilizzare un proiettile più pesante e quindi più lungo. Qualche miglioramento si può ottenere con proiettili con coda tronco-conica, i cosiddetti “boattail” che in qualche caso possono ridurre il problema.

Infatti un proiettile che si deforma poco rischia di penetrare talmente in profondità da attraversare la selvaggina, cedendo ben poca della propria energia e con buone probabilità di fare pochi danni; un proiettile che si espanda facilmente rischia di fermarsi sulle prime strutture della selvaggina: entrambi rischiano di produrre ferite non immediatamente mortali.
La risposta che si è cercato di dare, per ottenere il proiettile perfetto, è stata di costruire un proiettile con la parte anteriore che si espanda i più possibile cedendo al bersaglio il massimo di energia e producendo una ferita il più possibile estesa, ed una parte posteriore che mantenga la propria compattezza ed energia per assicurare la penetrazione. Sono stati sperimentati diversi modi di ottenere questi effetti: all’inizio si lasciò la punta del proiettile scoperta dalla camicia in rame, pensando che l’urto all’impatto sarebbe stato sufficiente a espandere il nucleo in piombo; il sistema diede scarsi risultati, i proiettili risultavano troppo penetranti a meno che non incontrassero un osso importante, e se si cercava di assottigliare la camicia si rischiava che il proiettile si frantumasse diminuendo la penetrazione: per questo si pensò di aumentare l’espansione della parte anteriore con un foro nella massa del piombo della punta del proiettile (la famosa “punta cava”).

simile ad un’elica,ad oggi pare il più adatto a risolvere
il problema dell’espansione.
Restava il problema di assicurare che l’espansione si
limitasse alla parte anteriore del proiettile. Per ottenere
questo i vari produttori adottarono gli accorgimenti più
disparati:chi adottò un nucleo in piombo in due parti, più
molle l’anteriore e più consistente la posteriore; chi costruì
la camicia con spessori maggiori verso la parte posteriore
del proiettile; chi costruì addirittura una doppia
camicia, composta di una esterna sottile in rame ed una
interna in acciaio,che interessava solo la parte posteriore
del proiettile; chi sagomò l’interno della camicia con
un collarino che avrebbe dovuto limitare l’espansione alla
parte anteriore con camicia molto sottile, lasciando intatta
la parte posteriore con camicia più spessa; ed infine chi
adottò una camicia con una sezione ad H, con una parte
anteriore riempita di piombo più tenero, ed una parte posteriore riempita in piombo più duro.
Naturalmente i vari costruttori magnificano i risultati
dei proiettili che adottano sulle loro munizioni, ed i cacciatori ingaggiano feroci discussioni su quale sia il tipo di proiettile migliore. Purtroppo vale il principio che il proiettile
migliore, per ognuno di noi, è quello che ci ha permesso di
portare la preda a casa: in realtà non è possibile stabilire
quale sia il tipo universalmente migliore, dato che lo stesso
proiettile che colpisca in un punto e incontrando organi
e tessuti consistenti produca una espansione perfetta ed
una penetrazione adeguata, colpendo cinque centimetri
più in là attraverserebbe la selvaggina producendo danni
insufficienti ad arrestare la preda in spazi e tempi ragionevoli, e forse (cosa peggiore) causandone la morte a lunga scadenza. A seconda della mole e della consistenza del bersaglio ci si può orientare su proiettili più o meno pesanti e con espansione più o meno facilitata, ma lo stesso proiettile che l’ultima volta ha dato risultati strabilianti, la volta successiva può riservare una cocente delusione.
L’unico vantaggio è che, se la selvaggina se ne va indenne,
oltre che al cannocchiale non tarato, al vento, alla
temperatura rigida, alla bestia che si è mossa, si può dare
la colpa al proiettile che non ha fermato l’animale anche
se indubbiamente colpito. L’unico pericolo è che arrivi il
solito cane da sangue guastafeste, che non trovando un
bel niente, vi guarderà con aria interrogativa…































