LA RESURREZIONE DEL FUCILE

L´Arma di cui ogni cacciatore e/o tiratore dispone in genere subisce, sia nella parte metallica che in quella in legno, abrasioni e scalfitture o, semplicemente, perdite di tono del colore dovuto a vari fattori fra cui, in primo luogo, il tempo. Oltre a questo, ovviamente, incidono anche l´usura e l´umidità, fenomeno quest’ultimo dovuto all´utilizzo dell’arma nelle fredde giornate di caccia invernali.

Andremo, quindi, ad esplorare come intervenire manualmente sulle parti in legno per riportarle in ottime condizioni, agendo sia sul colore (dandogli maggiore vivacità e lucentezza) sia sulla struttura, cercando con interventi mirati di eliminare quelle leggere incisioni che non limitano la funzionalità dell´arma, ma la rendono meno gradevole, soprattutto agli occhi di coloro che curano particolarmente tali finiture.

Quali sono le caratteristiche che il legno, componente essenziale dell´arma, deve possedere?
Leggerezza, robustezza, capacità di non distorcersi
nel tempo a seguito dei colpi sparati e del rinculo generato e malleabilità, ovvero possibilità di essere lavorato con estrema facilità onde poter creare diverse tipologie di calciatura e di poter essere intagliato con facilità per la creazione di disegni che tendano a non sfocarsi con il passare del tempo.
Per tale fattura vengono utilizzate diverse tipologie di legno idonee allo scopo.

fucile caccia

Nessun è, comunque, valido come lo è il “noce”, già introdotto nella produzione delle prime armi da fuoco.
E´ l´unico tipo di legno, fra quelli utilizzati, che racchiude in sé tutte le caratteristiche essenziali suddette. Il noce più pregiato è quello francese anche se, ovviamente, può provenire comunque da altri Paesi, assicurando lo stesso ottime caratteristiche.
Il pregio maggiore del noce è rappresentato dal suo aspetto che, a seguito della sezionatura del tronco, si presenta dotato di venature, di colore omogeneo, poroso, robusto e leggero.
Anche il noce italiano non è da disprezzare, pur non essendo molto utilizzato per la realizzazione di calciature per fucili.
Solo per particolari tipi di armi ci si avvale del “noce circasso” proveniente dalla Russia e che, oltre a bellissime venature, presenta ottimi riflessi anche in condizioni di luce non eccellente; il suo uso è, però, limitato perché presenta alti costi come materia prima ed esige una lavorazione più accurata rispetto al noce classico.

Altro legno utilizzato è il faggio, pur se di qualità inferiore rispetto al noce per la maggiore pesantezza e per le venature solitamente piuttosto sbiadite. Il faggio, pur non essendo indicato per un fucile di estremo pregio o da collezionista, è stato largamente utilizzato nella produzione di fucili bellici come lo Springfleld.
Anche diverse centinaia di migliaia di Kalashnikov, attualmente diffusissimi nelle aree più “calde” del mondo, sono dotati di calciatura in faggio.

Molto più raramente vengono anche utilizzati l´acero ed il monaco, ma i fucili con queste calciature sono presenti solo in alcune Regioni asiatiche.

Il lavoro di pulizia e rifinitura del legno è cosa da professionisti; fondamentale è evitare di effettuare queste operazioni se non si è più che esperti, per non rischiare di “rovinare” in modo definitivo, o quasi, l´estetica dell´arma. Quindi il lavoro lo si può fare da soli solo se si dispone dell´esperienza necessaria, anche se è sempre consigliabile rivolgersi comunque all´”esperto restauratore”che con competenza, passione e utilizzo di prodotti idonei, riuscirà a riportare l´arma ad un aspetto pari al nuovo.

fucili caccia

Le operazioni sotto elencate per il ripristino del legno sono quelle generalmente eseguite solo ed esclusivamente dal restauratore professionista.
Questa persona è un “artista del legno” che ben conosce l’importanza dell’utilizzo esclusivo di materiali e tecniche coincidenti all’epoca di realizzazione del fucile da restaurare.
L´unico vero serio problema del restauro è, però, un´altro; l´armaiolo è purtroppo una professionalità in estinzione, o quasi, essendo veramente pochi coloro che decidono di percorrere tale strada artigiana, portando avanti la cultura armiera delle precedenti generazioni.
Il lavoro dell’armaiolo può, invece, divenire una professione a tutti gli effetti, che necessita di gran talento e voglia di imparare e che, pur mancando spesso di un adeguato riconoscimento economico, sa essere sicuramente molto gratificante.

Il restauro della parte in legno avviene in una sola fase? Assolutamente no, mai!
Va poi precisato che esiste intervento ed intervento; una cosa è riportare solo a lucido l´arma, un´altra è intervenire per rimuovere imperfezioni, risistemare zigrinature ecc.

Cerchiamo, perciò, di fare un po’ di chiarezza sui vari passaggi della lavorazione:

Separazione delle parti metalliche da quelle in legno;

Rimozione della precedente imbevitura di olio con cui sono state trattate le stesse. Ciò avviene con l´immersione di queste in acqua bollente contenente sapone neutro, successivo strofinamento con spazzola (assolutamente non in acciaio o con denti troppo rigidi) al fine di rimuovere l´olio che affiora dal legno, lasciato per tempo in acqua bollente. Questa operazione viene svolta più volte al fine di far affiorare i residui di olio presente e di poterli rimuovere.
E´ necessario ripetere l´operazione fino a quando non affioreranno più “microgocce di olio”;

Sverniciatura effettuata attraverso l´accurata stesura con pennello di alcune mani di sverniciante costituito generalmente da miscela di soda caustica ed acetone; il suo potere corrosivo scioglie la verniciatura senza andare ad intaccare la struttura del legno.
Per completare l´operazione bisogna poi avvalersi dell´ausilio di una spatola fine per rimuovere la vernice; essa va usata con estrema leggerezza per non intaccare il legno.

Con questi procedimenti si riporta il legno dell´arma allo stato “grezzo”ed è qui che comincia il lavoro sopraffino, ossia il restauro vero e proprio.
Esso si svolge attraverso le seguenti fasi:

Eliminazione delle abrasioni ed ammaccature che vengono rimosse strofinandole con molta delicatezza con carta abrasiva dotata di “grana” molto fine. Per rimuovere i microtrucioli si utilizza un semplice tamponcino applicato ad un legnetto delle dimensioni di un fiammifero che viene fatto roteare sopra la zona trattata al fine di rimuovere il tutto;

Eliminazione di fori e/o scheggiamenti del legno: queste parti rovinate vengono trattate con una smerigliatrice dotata di cerchio di lavoro in feltro morbido, impregnato di pasta abrasiva. Questo trattamento comporta un aumento della superficie di scheggiatura o della sezione del foro che viene, però, compensata attraverso l´applicazione di paste idonee a tamponare il foro ed a prendere la linea naturale del legno attraverso successiva levigatura. Per questo scopo si utilizzano generalmente varie tipologie di resine fra cui la più idonea è quella utilizzata per le imbarcazioni e, quindi, per uso marino.
Rispetto a tutte le altre resine questa ha il vantaggio di essere più elastica, più facile da stendere, di prendere immediatamente la forma richiesta con una semplice e leggera levigatura e di essere particolarmente predisposta ad assorbire al meglio il colore che sarà successivamente applicato senza lasciare aloni o sfumatura alcuna;

Riporto a nuovo della zigrinatura: essa, infatti, nei fucili molto spesso non si rovina, ma la sua linea e profondità tendono a diminuire per accumulo di grasso a causa del contatto con le mani, oltre che di umidità e sporcizia. E´ sufficiente quindi passare a più riprese ( 2-3 volte) del particolare tipo di solvente di largo uso commerciale e disponibile anche in molte armerie, con l´ausilio di un semplice pennellino, per rimuovere tutti i residui. Dopo la prima passata si noterà già una differenza accentuata rispetto a prima.

fucile caccia

Reimpermeabilizzazione del legno: è la fase che precede la verniciatura finale. In questa fase vengono stese sul legno sostanze impermeabilizzanti, generalmente di derivazione chimica e comunque facilmente reperibili, che permettono di limitare al massimo la nuova usura causata dall´umidità in caso di successivo uso dell´arma per scopo venatorio o per il Tiro a Volo. I maestri restauratori generalmente stendono 2-3 mani di impermeabilizzante, lasciando passare fra l´una e l´altra il tempo necessario affinché il legno sia ben imbevuto della sostanza.

Verniciatura: è la penultima fase di tutto il ciclo di restauro, quella che permette all´arma di riprendere il proprio colore naturale ravvivandolo nel tono ed esaltando le venature del legno. In questa fase non è assolutamente obbligatorio utilizzare la stessa identica tonalità di colore che il legno aveva in precedenza; se ne possono, infatti, usare di diverse, meglio se un po’ più scure per dare maggiore risalto al legno stesso, evidenziando le venature e rendendole molto più gradevoli all´occhio dell´intenditore.

Si possono anche creare miscele composte da più colori, ma per eseguire questa operazione non si può che essere veri maestri perché se il colore che si dà non è di alta qualità e gradevolezza si rischia di rovinare irrimediabilmente o quasi l´estetica di fucili, talvolta di alto pregio e di proprietà di un collezionista. Prima di effettuare la verniciatura è importantissimo “trattare il legno con sigillanti” reperibili presso ditte specializzate; essi permettono di chiudere tutti i “pori” che si aprono nel legno a seguito delle precedenti operazioni di levigatura e pulitura. Infatti, questi fori, se aperti, tramite il processo chimico dell´”osmosi” tenderebbero ad assorbire umidità cedendo l´aria in essi contenuta verso l´esterno, con conseguente irrimediabile rigonfiamento, se non rottura, delle parti in legno già dopo breve tempo dalla verniciatura.

Lucidatura: e´ l´ultima fase, terminata la quale si presenterà ai nostri occhi un´arma come nuova nella sua estetica. Questa viene svolta attraverso la stesura di alcune mani di “olio di lino” (possibilmente rettificato), lasciandolo ben asciugare fra una mano e l´altra per permettere un buon assorbimento.
Possono essere usati in alternativa anche olio di cotone e/o di sesamo, ma quello di lino è lungamente il migliore in quanto tende meglio degli altri ad “ossidarsi” al contatto con l´aria, formando una pellicola trasparente ed elastica che ne ha consigliato l´uso su svariatissime tipologie di fucili, non solo da collezionisti ma anche da caccia e o per fini bellici.

Il restauro dell´Arma prevede, generalmente, che tutte le parti vengano riportate a nuovo e, quindi, non solo quelle in legno ma anche quelle meccaniche, quali i meccanismi di scatto, il castello e la canna, ma questo argomento lo tratteremo in seguito.

Per ora, se ve la sentite, “buon lavoro”!!