LE CHIUSURE – 1° Parte – a cura di Nani Cadorin
La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Luglio 2011, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo.
LE CHIUSURE SCORREVOLI
Sotto questo nome vanno quelle chiusure in cui il bossolo è trattenuto nella camera di scoppio da una parte che scorre e permette la chiusura o l’apertura dell’arma. A seconda che il movimento avvenga lungo l’asse della camera di scoppio, o perpendicolarmente a questo, si possono distinguere in due famiglie, quella molto più numerosa delle scorrevoli longitudinali e quella, meno numerosa ma non meno interessante. delle trasversali.
SCORREVOLI LONGITUDINALI
Parliamo subito della più originale delle scorrevoli longitudinali: la chiusura Darne. A prima vista l’arma può sembrare una normale doppietta basculante: invece le canne non ruotano per aprire l’arma: è il blocco che trattiene le cartucce nelle camere ad arretrare di una corsa sufficiente ad estrarre i bossoli sparati ed inserire due cartucce cariche. Il movimento, comandato da una leva, posta all’incirca nella posizione di una leva di apertura di una doppietta basculante, è azionato da una ginocchiera che assicura anche la chiusura dell’arma. Tra l’altro la Darne, anche se pochissimo diffusa, ha goduto di una fama di arma di buona qualità, sopratutto per merito delle sue canne e di una notevole leggerezza.
Le altre chiusure di questa famiglia sfruttano tutte un corpo cilindrico, sagomato in vari modi, che scorre lungo l’asse della camera di scoppio e che, nella sua posizione di funzionamento, tiene il bossolo nella camera durante lo sparo. Questo cilindro poi può scorrere indietro di una lunghezza sufficiente a consentire l’estrazione del bossolo e l’inserimento della nuova cartuccia.
Il concetto è molto antico, quasi due secoli: nel 1828 Dreyse brevettò un meccanismo in cui un cilindro scorrevole, munito di un’impugnatura che lo faceva somigliare ad un chiavistello, nella sua posizione più arretrata permetteva di inserire la cartuccia; spingendolo poi in avanti, e facendo alla fine ruotare la maniglia, si bloccava il cilindro che teneva chiusa la camera di scoppio durante lo sparo.

Le cartucce di carta, caricate a polvere nera, sviluppavano pressioni modeste che tra l’altro non potevano essere innalzate, dato che solo la tenuta tra canna e chiavistello impediva ai gas nella camera di scoppio di sfogare verso l’esterno: forse per questo il chiavistello ebbe sovente il nome di “otturatore”, che ha in molti casi mantenuto anche dopo aver perso questa specifica funzione.
Con l’introduzione dei bossoli metallici la tenuta dei gas fu affidata al bossolo, che con la sua parte anteriore, circa da metà bossolo sino al colletto, avendo subito un trattamento termico che lo rende più malleabile, consente alla pressione dei gas di schiacciare il metallo contro le pareti della camera di scoppio come fosse una guarnizione di tenuta. Il chiavistello quindi da allora ebbe solo il compito di trattenere il bossolo in camera di scoppio, però con l’innalzamento delle pressioni permesse dai bossoli metallici, sia con le munizioni a polvere nera ma sopratutto con l’avvento delle polveri senza fumo, il sistema del blocco del chiavistello per mezzo del manubrio divenne troppo debole.

Il sistema fu poi rinforzato con due catenacci trasversali che salivano a bloccare l’otturatore in chiusura, soluzione adottata nel 1886 da Winchester. Il sistema di bloccaggio del movimento dell’otturatore mediante un blocco oscillante trasversale fu anche adottato in Europa, da Mannlicher, nel 1985, su uno dei suoi fucili, ma fu abbandonato con l’introduzione delle polveri senza fumo in quanto ritenuto troppo debole.


Su tutte fu aggiunto un componente essenziale: l’estrattore. Con le cartucce di carta non era necessario: la carta bruciava al momento dello sparo, mentre col bossolo metallico occorreva togliere dalla camera quello sparato per inserire una cartuccia nuova. In tutti i casi il problema fu risolto dotando il fondello dei bossoli di una scanalatura o di una parte rilevata, e l’otturatore di un gancio che potesse afferrarla e trascinare il bossolo fuori della camera quando l’otturatore arretrava.
Alcuni adottarono un sistema in cui l’estrattore segue il movimento del chiavistello, ma non ruota insieme ad esso; altri preferirono che il gancio dell’estrattore ruotasse insieme con la testa dell’estrattore. In entrambi i casi occorreva che il bossolo sparato, alla fine della corsa all’indietro dell’otturatore, fosse espulso fuori dell’arma: a questo provvedeva inizialmente un arresto fisso sull’arma in modo che potesse battere sul fondello del bossolo, circa in posizione opposta a quella del gancio dell’estrattore: il bossolo era così forzato a ruotare e saltare fuori dell’arma. In tempi più recenti è stata adottata una soluzione più semplice costruttivamente, che consiste nel ricavare nel corpo dell’otturatore l’alloggiamento per un piccolo perno che spinto da una molla agisce sul fondello in posizione opposta rispetto all’estrattore che in questo caso ruota con l’otturatore; il bossolo è così sollecitato dalla spinta della molla del perno a ruotare e saltare fuori dell’arma appena esce completamente dall’apertura prevista per l’estrazione.































