LE POLVERI di “Nani” Cadorin – Caccia 2000
La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Dicembre 2009, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo.
Diciamo subito che il termine in voga sarebbe “propellenti”: ma il nome “polveri” fu il primo ad essere usato quando la scoperta della versione “nera” diede il via alla nascita dell’intero mondo delle armi da fuoco, e quindi merita di essere usato per rispetto della tradizione, e qui continueremo ad usarlo.
Diciamo anche che per semplicità parleremo di “combustione” delle polveri: in realtà lo sviluppo dei gas dalle polveri avviene per una reazione chimica tra i componenti che è innescata dalla temperatura più o meno elevata.
Parecchie cose sono cambiate nel tempo, e la vecchia ed onorata polvere nera è adesso relegata all’uso nelle gare di armi ad avancarica, nei fuochi d’artificio e in qualche caso come polvere da mina.
Le polveri scoperte nel tardo ‘800, oggi note come polveri “bianche” od “infumi” l’hanno estromessa completamente dall’uso nelle armi moderne, viste le molto maggiori prestazioni che queste ultime rendono possibili.
Tutte le polveri bruciano emettendo un grande volume di gas che, all’interno di una camera di scoppio, produce una pressione sufficiente a lanciare un proiettile lungo la canna e verso il bersaglio: non tutte però si comportano allo stesso modo durante la combustione e la velocità con cui bruciano varia molto da un tipo all’altro.
La polvere nera brucia con una velocità che decresce al crescere della pressione nella camera di scoppio: questo fa sì che le pressioni non raggiungano valori eccessivi anche in presenza di cariche esagerate, ed è il motivo per cui i nostri bisnonni, che per misurare la polvere usavano il ditale della moglie (uno per gli uccelletti, due per la lepre, tre per il camoscio) siano riusciti a sopravvivere così a lungo; d’altro canto mano a mano che il proiettile viaggia lungo la canna il volume della camera di scoppio aumenta: di conseguenza si riduce la pressione e quindi la polvere nera aumenta la sua velocità di combustione. Questo consente una certa costanza della pressione, anche se a valori non elevati, durante la corsa del proiettile lungo la canna, e spiega come mai le armi a polvere nera, a parità di condizioni, diano un rinculo meno violento e più tollerabile di quelle a polveri infumi.
Tutto il contrario per queste ultime: la velocità di combustione cresce in maniera molto rapida al crescere della pressione in camera di scoppio, ed una quantità di polvere eccessiva può causare valori di pressione incompatibili con la resistenza dell’arma. Anche in questo caso il movimento del proiettile lungo la canna fa aumentare il volume della camera di scoppio e questo, provocando un calo della pressione, fa rallentare la velocità di combustione della polvere.

Se la velocità di combustione rallenta troppo, i gas non spingono più il proiettile lungo la canna: il proiettile rallenta, il volume a disposizione dei gas aumenta meno velocemente e siccome la polvere continua a bruciare ed emettere gas, la velocità di combustione tende ad aumentare: ed il giochino ricomincia.
Facile da dirsi: ma le caratteristiche della polvere (quantità di gas emessi, velocità di combustione e sua variazione al variare della pressione) devono essere tali da ottenere che una giusta quantità di polvere sviluppi una pressione che, dopo essere cresciuta velocemente all’inizio, si mantenga quanto più possibile entro valori né troppo alti né troppo bassi mano a mano che il proiettile viaggia lungo la canna ed il volume della camera di scoppio aumenta.
Ora le diverse munizioni hanno differenti capacità del bossolo, allo scopo di contenere diverse quantità di polvere, e soprattutto hanno diversi rapporti tra la capacità del bossolo e calibro del proiettile: questo significa che nella loro corsa lungo la canna i proiettili fanno aumentare in proporzioni differenti il volume che è a disposizione dei gas sviluppati dalla polvere che sta bruciando.
Due esempi estremi: nei fucili a canna liscia, o nelle pistole che generalmente hanno bossoli pressoché cilindrici, la corsa dei proiettili lungo la canna fa aumentare molte volte il volume della camera a disposizione dei gas (in un fucile cal. 12, il volume aumenta di almeno 60-70 volte): per mantenere la pressione occorre che la polvere sviluppi molto rapidamente una grande quantità di gas, pena la caduta della pressione e quindi della velocità dei proiettili.

In munizioni con proiettili di piccolo calibro e bossoli “a bottiglia” di grande capacità accade il contrario: il volume a disposizione dei gas cresce in modo molto modesto durante la corsa del proiettile. I gas devono quindi svilupparsi in modo più lento per non generare pericolose sovrapressioni
Per non avere eccessi di pressione (e conseguenti aumenti pericolosi della velocità di combustione della polvere) occorre che lo sviluppo dei gas si svolga con una velocità adeguata all’aumento di volume a disposizione, d’altro canto le quantità di polvere contenute nel bossolo sono elevate ed alla fine avranno sprigionato una grande quantità di gas: occorre quindi che i gas siano sviluppati in modo sufficientemente lento, cioè che la velocità di combustione sia sufficientemente bassa.
Per questo esiste una grande varietà di polveri, ognuna con la propria caratteristica velocità di combustione e quindi adatta a quelle munizioni con rapporto
Volume del bossolo:Volume della canna
abbastanza simile.
Per regolare i valori della velocità di combustione di una determinata polvere i produttori hanno due fattori principali: la composizione chimica e la forma dei granuli. In base alla composizione chimica le polveri si dividono in due grandi classi: le monocomponenti, a base di nitrocellulosa, e le bicomponenti, a base di nitrocellulosa e nitroglicerina, ognuna completata da diversi additivi ritardanti o acceleranti della combustione.
La forma dei granuli è molto influente perché la reazione chimica che dà luogo allo sviluppo dei gas è innescata dalla fiamma che si sta sviluppando nel bossolo durante lo sparo, che agisce sulla superficie esterna dei granuli della polvere: quindi una polvere sarà tanto più veloce, a parità di condizioni, quanto maggiore sarà per i suoi granuli la superficie esterna in rapporto al volume del granulo.
Questo spiega la varietà di forme dei granuli delle diverse polveri, che possono andare dalla sfera (che è il solido col maggior rapporto volume/superficie esterna) ai cilindretti forati, alle scaglie più o meno schiacciate e più o meno grandi: chi ha fatto la naia avrà forse avuto modo di aver per le mani le cariche aggiuntive del mortaio, con le loro scaglie estremamente sottili e grandi come un’unghia; addirittura in passato erano in uso polveri che ricordavano la forma degli spaghetti (la famosa cordite); il loro uso, abbastanza diffuso all’inizio del secolo scorso, si è poi gradatamente ristretto alle munizioni per artiglierie.
I produttori di polveri stabiliscono per ogni calibro e peso di proiettile il tipo di polvere più adatto ed il peso massimo ammesso per le cariche: i produttori di proiettili forniscono invece elenchi di polveri, con le relative dosi massime e minime, consigliate per i diversi tipi e pesi di proiettili dei vari calibri: questo perché o per ricerca di precisione o semplicemente per motivi economici il popolo di coloro che praticano la ricarica si è ampliato a dismisura: dalla ricarica delle munizioni a pallini, in voga sin dopo la seconda guerra mondiale, si è passati alla ricarica di munizioni per armi rigate, dando luogo ad un mercato molto interessante per i costruttori di attrezzature e componenti. E adesso che abbiamo rinfrescato le nostre cognizioni su cosa e perché accada quando tiriamo il grilletto e sentiamo un gran botto e un rinculo da KO, in bocca al lupo a tutti.
di “Nani” Cadorin
Le uscite periodiche della rivista “Caccia 2000” sono visualizzabili al sito dell´associazione www.associazionecacciatoribellunesi.it































