MA ESISTE LA CARTUCCIA GIUSTA?
Frequentando bar ed armerie, capita spesso di avvicinarsi a gruppi di appassionati, nonché eminenti professori di balistica, che decantano proprietà miracolose per alcune munizioni parlando di cartuccia giusta.
Se poi gli chiedi “giusta per che cosa” la risposta è: va bene per tutto.
Eh no, non ci siamo affatto, perché un cacciatore un po’ di balistica la deve pur conoscere altrimenti, per quanto i caricamenti industriali garantiscano sicurezza, non ci mettono al riparo dalle figuracce e non ci preservano dallo spiacevole e scarsamente etico evento di ferire solamente un animale perché la cartuccia sparata non era adeguata.
Nell´”attività venatoria” in genere non esiste una cartuccia ideale per il semplice motivo che, quando si parla di “caccia”, si parla di un mondo estremamente vasto che va dal piccolo volatile, come ad esempio la quaglia, fino alla selvaggina nobile come la lepre e, addirittura, la volpe. Selvatici che per mole, comportamento e difficoltà di tiro sono alquanto diversi.
Ma non è solo questo che incide nello scegliere la cartuccia ideale; infatti, anche stabilendo a priori il tipo di selvatico da cacciare, intervengono numerosi altri fattori che influenzano il cacciatore nella valutazione del “mezzo” giusto per evitare la “padella”.
Molti, quindi, sono i fattori da considerare:
• tipo di preda in merito a dimensione, peso, superficie di sagomatura, resistenza del corpo alla penetrazione dei pallini o del proiettile (struttura ossea, muscoli, durezza della pelle, tipo e quantità di penna presente);
• distanza di tiro media che garantisca l´abbattimento della preda;
• tipo di terreno su cui si effettua la battuta (collina, montagna o pianura);
• tipo di habitat in cui si caccia in quanto questo potrebbe essere costituito da zone a maggiore o minore visibilità; basti pensare ad un ambiente di aperta campagna rispetto alla fitta vegetazione di un bosco;
• tipo di clima da affrontare che può essere molto differente; si va dal freddo secco o umido fino al caldo secco o umido, con l´ulteriore possibilità di una variazione climatica anche durante la stessa battuta di caccia.
Abbiamo citato solo i principali e sempre ricorrenti fattori, ma già più che sufficienti per mettere in difficoltà il neofita, mentre l´esperto cacciatore ha dalla sua l´esperienza basata, comunque, sempre su scelte sbagliate fatte in passato e che, piano piano, lo hanno portato a raggiungere un´adeguata capacità nella scelta della cartuccia più idonea.
Il mercato delle cartucce, in generale, si è caratterizzato in questi ultimi trent´anni per un enorme progresso e tutte le case costruttrici hanno svolto un’approfondita ricerca al fine di creare una gamma di munizioni che, oltre a coprire tutte le specie cacciabili, tengano conto anche di tutte le variabili di cui sopra accennato. Ovviamente, un unico tipo di cartuccia perfetta, valida sempre, non esiste e ciò vale sia per le cartucce che si trovano sul mercato che per quelle confezionate dal cacciatore.
La buona cartuccia, in ogni caso, deve avere sempre un giusto bilanciamento fra le sue componenti, per tre semplici motivi:
• garantire efficienza balistica;
• evitare la rottura di alcuni componenti del fucile;
• non mettere a repentaglio l´incolumità del cacciatore.
CARTUCCE ORIGINALI
Le cartucce originali sono quelli che vengono prodotte e messe in commercio dalle industrie e che, quindi, sono il frutto di sperimentazioni eseguite nella produzione con tutta la tecnologia e gli strumenti necessari al fine di produrre munizioni standard in vastissima gamma, per venire incontro agli utilizzi più disparati.
Ho citato la parola “standard” in quanto il produttore, quando progetta una cartuccia, non può tener conto di esigenze estreme, ma di esigenze medie e comuni perché la produzione avviene a ciclo continuo, metodo che non può tener conto di variabili.

Un´ottima cartuccia sotto tutti i punti di vista, ma che, ad esempio, lascia residui di inconbusto di polveri nella canna, non è una “buona cartuccia” perché tende, nell’utilizzo, a rovinare la canna del fucile ed aumenta i rischi per chi usa il fucile.
Il costruttore così concepisce e costruisce una cartuccia che non va mai oltre determinati standard perchè la sicurezza è il primo aspetto di cui deve tener conto.
La produzione prevede per ogni calibro molteplici tipi di cartucce con pallini delle dimensioni più disparate ed è difficile non trovare in commercio la cartuccia adatta alle propri esigenze.
Spesso le cartucce di produzione industriale vengono anche definite “generiche” e questo, a differenza di quello che alcuni pensano, non significa che manchino di ottime qualità, ma semplicemente che la loro produzione prevede un caricamento basato su parametri balistici medi. Oltretutto, la casa costruttrice, prima di far omologare o certificare il proprio prodotto, effettua moltissime prove di tiro per ogni tipologia di prodotto: mettere in commercio una cartuccia mediocre rappresenta, infatti, un grosso danno sia economico che, e soprattutto, di immagine.
CARTUCCE A CARICAMENTO INDIVIDUALE
Questo tipo di caricamento è molto delicato e, ad oggi, considerata la vasta gamma di munizioni in commercio, esso è giustificabile solo se si necessita di una cartuccia con caratteristiche particolari per usi specifici o se si ha il piacere di farsela in casa.
In tutti gli altri casi il caricamento individuale non conviene per i seguenti motivi:
• è sempre più costoso dell’acquisto in armeria;
• richiede estrema competenza da parte del cacciatore nel capire quale cartuccia bisogna produrre per le proprie esigenze;
• richiede estrema capacità nel saper inserire i componenti nei giusti rapporti di peso e volume;
• comporta sempre un rischio per l´arma perché queste cartucce possono danneggiare i componenti del fucile a causa di incombusti o perché nello sparo si possono generare pressioni troppo elevate, rovinose per la struttura della canna;
• comporta potenziale rischio per la salute del cacciatore in quanto, nel caso di pressioni troppo elevate, si può arrivare allo scoppio della canna con conseguenze gravi o addirittura drammatiche; spesso le cartucce troppo esasperate provocano quantomeno rinculi molto forti che, comunque, rischiano di ledere la spalla di chi spara.
Quanto sopraindicato basta per capire che il neofita non deve assolutamente fare cartucce da solo se non in presenza di un esperto che abbia ben chiari i criteri base per garantire un rendimento balistico adeguato e l´incolumità di chi spara. Quindi, il caricamento individuale si può fare in autonomia solo dopo aver accumulato parecchia pratica grazie all’affiancamento ad un cacciatore esperto.

• tipo di selvatico da abbattere;
• distanza utile di tiro;
• capacità di penetrazione dei pallini necessaria per abbattere immediatamente il selvatico;
• tipo di clima in cui la cartuccia sarà usata: caldo, freddo, secco o umido.
Se si è inesperti, o peggio incompetenti ma presuntuosi, spesso si realizza un tipo di cartuccia con caratteristiche opposte a quelle necessarie.
DOSE DELLA CARTUCCIA
Per dose s´intende il rapporto, in termini di peso, tra la polvere ed il piombo.
La dose giusta deve garantire:
• combustione regolare del propellente che riduca al massimo i residui;
• pressione all´interno della canna che, durante lo sparo, non vada oltre i limiti di sicurezza;
• spinta necessaria ai pallini affinché raggiungano un’adeguata velocità di partenza.
La dose della cartuccia è importante, ma meno rilevante rispetto a qualche decina di anni fa quando ancora non erano state introdotte cartucce dotate di borra e contenitore in plastica che oggi, invece, permettono di variare le percentuali fra polvere e pallini.
Questo accade perchè la plastica da alla borra maggiore tenuta e favorisce una minore deformazione dei pallini, nonché la loro dispersione.
L´importante è non esagerare; se, ad esempio, si utilizza una dose pesante di pallini è bene ridurre in parte la polvere perché, pur essendo il propellente presente in notevole quantità, lo sparo potrebbe generare pressioni troppo alte all´interno della canna.
Al contrario, se l´inserimento sopraindicato viene adattato con cariche di polvere troppo basse, si ottiene una cartuccia un po’ “fiacca” che difficilmente permette il raggiungimento di un buon risultato.
In ogni caso, l´introduzione dei componenti in plastica ha semplificato di molto il lavoro di caricamento delle cartucce e, soprattutto, ha permesso di renderle più sicure anche se, per la vecchia generazione di cacciatori, questo ha determinato una minore enfasi nell´effettuare tale operazione, ritenuta essenziale nella preparazione della battuta di caccia.
COMPONENTI DELLA CARTUCCIA
I componenti della cartuccia, oltre ai pallini ed alla polvere, sono rappresentati dal borraggio e dal rivestimento esterno.
Il borraggio può essere in plastica, cartoncino o feltro, mentre il rivestimento esterno può essere in cartoncino o plastica.
Attualmente esistono in commercio tre o quattro tipi di polveri molto buone ed efficaci per il caricamento fai da te, che vanno incontro a qualsiasi necessità del cacciatore in base al tipo di caccia effettuata.
Cosa importante è che la polvere abbia una adeguata velocità di combustione.
Sono due gli abbinamenti da evitare fra le componenti:
• cariche pesanti di pallini abbinate a polveri troppo “spinte”, perché potrebbero creare pressioni pericolose in canna;
• cariche di pallini più contenute abbinate a polveri troppo lente, in quanto si potrebbe generare una combustione ritardata in un punto della canna dove spessore e resistenza della stessa siano minori e, quindi, costituire un pericolo.
Così, per cariche di pallini pesanti è bene usare polveri lente, per quelle medie polveri semivivaci e per le cariche leggere polveri più vivaci.
Fra le tipologie di polveri ne esistono di alcune “igroscopiche”, aventi, cioè, la caratteristica di assorbire umidità; nel caricamento per uso in ambiente umido queste tipologie vanno escluse a priori.
Da qui deriva l´importanza di scegliere la cartuccia con la tipologia di polvere idonea al tipo di clima in cui verrà effettuata la battuta di caccia.
Alessio Ceccarelli































