GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL CANE (2° Parte) di Angelo Di Maggio

Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.

Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.

Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione.


IL CANE (2° Parte)

Valutazione degli errori del cane su terreni di caccia.

Questa aggiunta mi è doverosa per chiarire come ritengo debba essere giudicato il cane in gare di caccia su terreni accidentati per conformazione o per vegetazione, ma soprattutto in circostanze ed eventi che, in altri casi, gli sono riconosciuti come errori.

La maggior parte delle prove di lavoro (Enci), delle prove qualitative (Anlc) e delle gare amatoriali di caccia, si corrono infatti su terreni pianeggianti o lievemente ondulati e con vegetazione formata da “medica” o “prato”. Quante gare di caccia si corrono invece su dei veri terreni di caccia e per tali intendo quelli formati da forti pendii, da calanchi, colline e su cui insiste la più svariata vegetazione, soprattutto quella boschiva o comunque di natura selvatica? Poche in verità!

Le gare ufficiali e particolarmente le eliminatorie regionali e le finali dei campionati di caccia si corrono però su questi terreni ed è qui che il giudice deve valutare l´azione del cane e le sue qualità naturali, particolarmente riferiti al “movimento” e “ferma” e alle varie altre fasi che la precedono o seguono; mi riferisco alla “filata“, alla “guidata” o “accostata“, ma fondamentalmente valutare se l´involo del selvatico sia avvenuto con azione regolare o meno da parte del cane. Questa premessa per spiegare qui di seguito i diversi comportamenti del cane su differenti tipi di terreno e di vegetazione, ma in particolare le più caute valutazioni da parte del giudice in funzione di questi fattori e di circostanze intrinseche ad essi.


Gare caccia


Su terreni pianeggianti composti da medicai o prato, qualunque cane di qualunque razza da ferma si esprimerà più o meno secondo il suo standard di lavoro. Il galoppo del pointer sarà più o meno impetuoso, allungato, velocissimo e con tendenza a grande costanza di ritmo e di direzione rettilinea. Quello del setter inglese sarà più o meno spigliato, elegantissimo e rapido. Quello del kurzhaar sarà più o meno continuo, energico, esuberante, con spinta vigorosa del posteriore e leggere rampate dell´anteriore. E così via per le altre razze da ferma. Al giudice il compito di valutare “quanto” quel soggetto in esame si sia espresso in maniera più o meno aderente al suo standard e così nel valutare il “come” sia andato in ferma e risolto l´azione sul selvatico.

Qui è facile da parte del giudice vedere e vagliare lo “sfrullo” o il “mettere in ala” o il “forzare” o il “caricare” o “l´investire” il selvatico da parte del soggetto in gara e, sia chiaro, sono tutti errori del cane e come tali penalizzati.

Ma nei calanchi o su terreni prevalentemente boschivi o con vegetazione composta da roveti, siepi o comunque di natura selvatica, spesso alta, possiamo pretendere il galoppo, se non anche la filata, la ferma, la guidata/accostata, così come prescritto dallo standard di lavoro di quella razza? E così come qui si dovrà appena essere più cauti ad esigere lo standard, così dovremo ancor più stare attenti a penalizzare gli errori di cui innanzi; il che è molto impegnativo.

In questi terreni potremo penalizzare sicuramente quel cane che “carica” o che “forza“, ma per quanto riguarda lo “sfrullo” dobbiamo prima analizzare se c´è vento e la sua direzione, nonché se la “cerca” era consona proprio in relazione a tale insostituibile e primario elemento, ma anche la pendenza del terreno e la posizione del cane in quel momento rispetto al selvatico alzatosi in volo. Nel calanco, infatti, la direzione del vento è incostante e varia nei diversi posti, proprio a causa della forte pendenza; l´effluvio può arrivare male al cane, se non anche all´ultimo momento o in direzione opposta alla sua cerca.

Dobbiamo altresì analizzare la conformazione della vegetazione sul terreno prima di dire che il cane ha “investito” il selvatico e sempre in rapporto a direzione del vento e della cerca, ma stare attenti a penalizzare quel cane che su tali terreni abbia “messo in ala” il selvatico, perchè il più delle volte è il concorrente che sarà costretto a richiedere al cane di accostare il più possibile e che, in conseguenza di ciò, metta in ala il selvatico. Per fugare perplessità di sorta, voglio ancora ripetere che sto parlando di gare di caccia e non di “prove di lavoro”.


Gare caccia


Per meglio capire quanto asserisco, mi corre l´obbligo chiarire i significati dei termini che ho innanzi usato e successivamente esemplificarli:

* “Sfrullo” significa che il selvatico si è alzato per conseguente azione del cane che correva a vento sfavorevole ovvero, peggio ancora, non ha avvertito e fermato pur correndo a vento favorevole e la distanza del selvatico era idonea alla ferma. Diverso dal “frullo” che presuppone l´involo del selvatico senza che il cane abbia minimamente concorso all´evento.

* “Mettere in ala” significa che il cane ha fermato il selvatico e lo fa alzare su invito del conduttore ad accostare fino a che il selvatico sarà indotto all´involo, perchè le circostanze di terreno o di vegetazione richiedevano quel comportamento. Ciò, non come azione attiva del cane, che deve limitarsi solo ad accostare il più possibile fino ad indurre il selvatico all´involo, ma azione attiva del selvatico conseguente al sentire il cane troppo vicino.

* “Forzare” significa che il cane ha fermato o anche accennato alla ferma del selvatico, ma lo fa alzare di sua iniziativa, peggio ancora se a distanza dal conduttore.

* “Caricare” significa che il cane ha solo avvertito ed accennato la ferma del selvatico a lui lontano e gli corre addosso involandolo.

* “Investire” significa che il cane mette in volo un selvatico che si trova nella sua stessa direzione di corsa. Questo errore del cane è più ricorrente su terreni pianeggianti e presuppone che in precedenza vi sia stato “trascuro” di terreno oppure che il cane non abbia avvertito e fermato in occasione di precedente passaggio “sottovento“.

Come si potrà certamente intuire, se stiamo alla canonicità dei termini dobbiamo stare anche alla canonicità dei terreni.
 
Perchè nelle prove di “caccia pratica” (ENCI) il conduttore richiama subito il cane che si addentra nel bosco o nella fitta vegetazione? Perchè si vuole vedere il movimento, l´azione, la cerca, la filata, la ferma, la guidata e l´accostata, ma se il terreno è delimitato da bosco o siepi, la cerca del cane va limitata solo al “bordeggiare”, per ritornare poi a spaziare sui terreni che favoriscono l´espressione del suo standard di lavoro. Peraltro basta che si veda volare il selvatico sulla ferma del cane.


Gare caccia


Nelle gare di caccia però, oltre a questo, vi è anche l´abbattimento e la valutazione del cane va anche o soprattutto sul “come si disimpegna sul terreno per mettere il conduttore nelle migliori condizioni per effettuare lo sparo e l´abbattimento del selvatico”. Ciò perchè non tutti i cani “sanno stare” su veri terreni di caccia e non escludo quelli che, pur bravi, domenicalmente corrono nei quagliodromi o in prove di lavoro.

Si badi bene che ho voluto appositamente evidenziare “oltre a questo”, per chiarire che non è che non si debba guardare il movimento o la ferma se o meno nella tipicità della razza, ma valutare anche e con buon senso i casi, le circostanze ed i vari fattori che avranno concorso a che un galoppatore abbia anche trottato o che la ferma sia stata “scattata”, o “in piedi”, o “semi-schiacciata”, quando non doveva esserlo per quella razza.

Non dimentichiamo peraltro che il concorrente va con un´arma carica e che deve sparare, preoccupandosi pertanto di usare tutte le cautele necessarie per non procurare danni a sé o ad altri. Ma non dimentichiamo neanche che la selvaggina sarà sempre immessa e pertanto spesso restia ad alzarsi ed il più delle volte solo per l´intervento del concorrente.

Immaginiamo allora, caso non infrequente, che il cane vada in ferma su terreno con pendenza tale da rendere difficoltoso l´avvicinarsi del concorrente o la pericolosità che ne deriverebbe se Egli, per far alzare il selvatico, si dovesse servire del movimento di un piede e pertanto rendersi instabile sul terreno con l´arma carica. Chi è che in questo caso deve risolvere l´azione se non il cane stesso? Ecco come il cane sarà indotto dal concorrente ad accostare il più possibile fino a che il selvatico non si metta in ala.

Altro esempio: il cane va in ferma in prossimità di una siepe più alta dello stesso concorrente tale che, all´involo del selvatico, Egli non potrebbe vederlo e pertanto impossibilitato a sparare. Perderebbe così la possibilità di fare carniere e, di conseguenza, i punti previsti per l´abbattimento. In questo caso il concorrente si dovrà posizionare in condizioni tali da poter vedere l´involo del selvatico e ciò deve essere procurato dal cane su invito del concorrente medesimo che ne deve richiedere l´accostata fino alla “messa in ala”.

Al giudice il compito di valutare sia le circostanze, sia che non si tratti di “forzata” o di “caricata” e questo anche se su invito del concorrente stesso perchè, come ho innanzi detto, il “mettere in ala” deve avvenire a seguito di accostata tale che il selvatico sarà indotto ad alzarsi in quanto sente il cane troppo vicino.

Il punto di riferimento e di non facile valutazione sta nel comportamento del cane “nell´attimo che precede” l´involo del selvatico e qui entra in gioco l´esperienza del giudice, che non può essere determinata solo da quanto ha letto in merito, ma da quanto ha visto nelle varie gare che avrà giudicato e, particolarmente, nelle varie volte in cui Egli stesso sia stato giudicato nel gareggiare in simili ambienti di caccia ed in tali circostanze, prima di fare il giudice.

Perciò attenzione all´involo del selvatico dicevo perchè, sia nei quagliodromi che in terreni di caccia, se ciò avviene mentre il cane sta guidandoaccostando, viene considerato in movimento ed infatti nelle prove ENCI verrebbe eliminato, mentre nelle gare di caccia viene penalizzato.

Sorge per questo un interrogativo: è preferibile allora non far guidare o accostare il cane? Rispondo che solo gli acquatici, e non tutti, s´involano dopo un susseguirsi di movimenti delle gambe. I “nostri” selvatici, invece, un momento prima di mettersi in volo si fermano e partono dopo aver spinto sulle gambe. Il cane che guidaaccosta con raziocinio, avverte quel momento ed in quel preciso momento deve rimanere fermo. Al giudice la valutazione obiettiva di quel momento.

Per ultimo, nelle gare di caccia su terreni accidentati da folta o alta vegetazione e particolarmente nei calanchi, si badi sì allo “stile” che non deve essere mai trascurato, ma maggiormente al modo in cui il cane effettua la cerca, ed al fondo che deve mantenere costante in tutti i 15 o 20 minuti delle gare ufficiali.

Giudice di Gara Angelo Di Maggio

La prossima settimana seguirà: “Gare col Cane da ferma e Spaniels: il giudice”