GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL LAVORO DEL CANE DA FERMA (3°Parte) di Angelo di Maggio

Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.

Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.

Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione
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GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL LAVORO DEL CANE DA FERMA (3°Parte)

Il riporto
Molti sono stati i maestri della cinofilia che hanno parlato del riporto del cane.
Giulio Colombo, per esempio, diceva: “A tutti i cani da ferma, salvo eccezioni, è possibile insegnare il riporto, anche a quelli che non ne hanno spontanea attitudine, perchè non assuefatti dalle origini, come i cani da ferma inglesi“.
Però diceva pure: “Molti, specialmente i bracchi italiani, hanno il riporto innato e non c´è che coltivarlo“.

Giacomo Griziotti: “Il riporto, per ordine di importanza, è l´ultima delle qualità del cane da ferma, tanto è vero che i cani da ferma inglesi non riportano, pur essendo eccellenti sotto ogni altro rapporto“.

Felice Delfino:”Il riporto si può ottenere anche da un cavallo, da un mulo, da un asino o da qualunque animale domestico o selvaggio capace di abboccare e riportare“.

Gare caccia

Altri giustificano il mancato riporto dei cani da ferma inglesi col fatto che si rovinano la correttezza al frullo e allo sparo. Arkwrigth contraddiceva tutti affermando che i suoi pointer riportavano e qualcuno anche meglio di molti riportatori (evidente il paragone coi retrievers).

Alberto Chelini: “E del resto l´origine dei fermatori inglesi non è autoctona ma si ritiene poggi sui perdigueros spagnoli e bracchi italiani (i pointer) e sugli epagneul francesi (i setter), tutte razze riportatrici“.
E di rimando alle affermazioni di Colombo sui bracchi italiani: “”Se si riconosce ad una razza il riporto come qualità innata, essa deve essere accreditata a tutte, essendo il cane “specie”, quindi avendo un comune patrimonio genetico””.

In verità, il cacciatore non si preoccupa se il riporto sia o meno patrimonio genetico. Si preoccupa solo di insegnare al cane, a qualsiasi razza da ferma appartenga, di riportare la selvaggina e gli va bene pure se gliela lascia a terra a tre o quattro metri da lui. I
n gara il discorso è diverso, perchè il riporto si intende concluso solo quando il selvatico viene consegnato nelle mani o depositato ai piedi del conduttore (altrimenti c´è il riporto “difettoso” o “stentato”).

Gare caccia

E per quanto riguarda i cani da ferma inglesi, posso assicurare di aver visto setter e pointer effettuare il riporto a comando “da manuale”, ovviamente dopo essere stati anche correttissimi a frullo e sparo. Ci vuole il carattere, l´intelligenza e la passione del cane, ma ci vuole anche un buon “maestro” con la pazienza necessaria.

La bocca del cane ha lo stesso valore delle mani per l´uomo. Anche un bambino all´inizio non sa usarle, ma dopo impara; la stessa cosa vale per i cani e mi scuso per il paragone non troppo ortodosso. Un cane che non riporta è un mezzo cane per la caccia, nulla per le gare e pertanto fortemente penalizzato.

Gli errori, le carenze ed i difetti del cane
Per parlare di questi argomenti, essendo specificità e non teorie, sento il dovere di ricorrere direttamente a quanto scritto dal Chelini il quale, secondo me, ha trattato la materia con più dovizia di particolari.

Gli errori
Premesso che l´errore è un comportamento momentaneo inadatto, episodico ed occasionale, può essere determinato da un´errata valutazione olfattiva (errore d´olfatto), da cattivo metodo di cerca (errore di cerca) o da carenza di dressaggio (errore di dressaggio) I

n sintesi si tratterà sempre di errori, ma vediamo in particolare: 
Errori di olfatto sono: lo sfrullo, la ferma senza esito, il sorpasso e il dettaglio;
Errore di cerca è: il trascuro di terreno;
Errori di dressaggio sono: rincorsa di selvatico, scorrettezza allo sparo, mancato consenso (in prove di lavoro), fuori mano durante o alla fine del turno, passaggi a tergo del conduttore.
Le definizioni mi sembrano così chiare che non ritengo utile alcun commento.

La carenza
E´ la mancanza totale o parziale di un carattere (o elemento) che si ritiene utile al cane.

E il Chelini ne fa questa distinzione:
Carenze di carattere sono: la timidezza, elusione di selvatico, paura del frullo, paura dello sparo, sospetto, canizza.
Carenze di qualità naturali sono: scarsa velocità, scarsa avidità, poco fondo, discontinuità, scarso collegamento col conduttore, naso dolce, poco naso, avvertire e forzare, ferma non rigida, mancanza di riporto.
Carenze di cerca sono: cerca ristretta, con lacets troppo spaziati o troppo compatti, con rientri, con ripetuti passaggi a tergo del conduttore, inadatta al terreno, inadatta alla selvaggina.

Il “naso dolce” si ha quando il cane ferma troppo vicino al selvatico. Le papille olfattive si sono assuefatte ad un tipo di selvaggina che gli permette di avvicinarsi al massimo prima di frullare (quaglie d´allevamento).
Il rientro é la girata contraria del cane al termine del lacet, sfruttando male il vento.
Le altre aggettivazioni sono talmente chiare che non ritengo di spiegarne alcuna.

Il difetto
E´ nel cane un elemento negativo fisso, mai eliminabile, qualche volta riducibile tal´altra mascherabile.
Deriva dal patrimonio genetico, pertanto ereditario e perciò riproducibile.
Esistono difetti generici che prescindono dalla razza e difetti di stile che alla razza sono legati indissolubilmente:
Difetti generici sono: movimento non armonico, cattivo portamento di testa, dettaglio.
Difetti di stile sono: movimento non in stile, andatura diversa da quella tipica della razza, filata o guidata o accostata o ferma non in stile.

Il movimento non armonico presuppone nel cane una meccanica sbagliata per qualsivoglia ragione; una leva male impostata o un´articolazione con angoli sbagliati possono generare dei difetti di andatura che risultano evidenti: esempio il galoppo picchiato (duro di spalla).
Un´andatura con un difetto meccanico, non è solo brutta a vedersi, è anche scomoda a sopportarsi, in quanto obbliga il cane ad una maggiore fatica, limitandone il fondo.

Gare caccia

Il cattivo portamento di testa allontana il cane dalla maniera ortodossa di lavorare.
Il portamento di testa, infatti, deve essere sempre tale da consentire al cane il diretto ingresso dell´aria, e con essa l´emanazione del selvatico nelle parti più sensibili dell´apparato olfattivo che si trovano al fondo delle cavità nasali.

Il dettaglio è un errore ma è anche un difetto.
errore quando è episodico; il cane, per proprie ragioni occasionali, cerca di arrivare alla ferma seguendo la traccia o su questa si trattiene col naso a terra anche dopo la partenza del selvatico.
difetto, quando non è momentaneo ma costituisce, per quel cane, il normale modo di arrivare al selvatico.

Il movimento non in stile, potrebbe ridursi ad un puro fatto estetico. Esempio: un pointer galoppa come un setter o viceversa. E´ si galoppo, ma diverso da quello che dovrebbe essere per quella razza.

andatura diversa da quella tipica della razza è chiara: un pointer che trotta o un bracco italiano che galoppa.

La mancanza di stile nella guidata, accostata o ferma, presuppone che dette azioni non siano effettuate come lo standard di razza prescrive. Un pointer che ferma come un setter non è soltanto brutto da vedere, ma denota una mancanza di carattere vero della razza. Il pointer deve dominare vento e selvatico e per farlo non può essere che in piedi.

Lo stile
E´ il modo di eseguire l´azione (andatura, filata, guidata/accostata e ferma) secondo lo standard di razza. Se l´audacia è del pointer e la prudenza è del setter, la ferma di scatto sarà del primo e quella felina sarà del secondo.

Colombo scrisse in proposito:”Lo stile è il baluardo contro il quale si infrange la babele delle razze, che non valeva la pena di selezionare per tornare poi a confondere“.

Attenzione però a non essere troppo rigidi nell´interpretare un´azione diversa dalla canonicità dello standard, perchè tale azione può essere dettata da una sporadica circostanza in cui il cane si viene a trovare. Può accadere, infatti, che un pointer fermi semi-sdraiato o un setter in piedi. Si stia piuttosto attenti alle circostanze che hanno determinato tale ferma fuori dallo standard.

Un pointer che si precipita su terreno in discesa e si trovi a tu per tu con la selvaggina, si può dire che non è in stile se ferma semi-sdraiato?
Nella cinofilia agonistica le circostanze sono mutevoli, condizionate dal terreno, dalla selvaggina e dalle condizioni climatiche.

Solo il cinofilo fondamentalista pretenderà che il pointer si comporti sempre da pointer, il setter sempre da setter ed il bracco non esca mai dal suo standard, qualunque siano le circostanze, la natura del terreno o il clima. Nell´andatura, nella filata, nella ferma e nella guidata/accostata vi è lo stile, ma due cani della stessa razza che compiono la stessa azione, la svolgeranno in modo diverso, perchè la caccia, per il cane, è interpretazione e non fotocopia.
Non si ricerchi, perciò, lo stile nella sola andatura.

Nel setter, per esempio, bisogna porre in risalto la morbidezza del movimento in stretto paragone con l´attenzione con cui esso sfrutta detto movimento nella cerca. Nessun altro galoppatore, poi, sa andare via radente, morbido e rapido come il setter in filata. Naso alto sul vento; movimento di scapole salienti; frange della coda a strascico. Questa caratteristica -unitamente al galoppo spigliato, elegantissimo e rapido, consente un´ottima valutazione dello stile, sempre che le circostanze di terreno, di selvaggina e di clima gli siano favorevoli.

Stile è nel modo inconfondibile di adoperare facilmente, armoniosamente ed appassionatamente i propri mezzi a disposizione, per favorire il movimento e prolungare il tempo di lavoro.

Giudice di Gara Angelo Di Maggio

Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL LAVORO DEL CANE DA FERMA (4°Parte)