GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: SCOPO DELLE PROVE E LA NOTA DEL CONCORSO

Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.

Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.

Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione
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SCOPO DELLE PROVE

Avuta cognizione di quanto il Regolamento prescrive, non guasta sapere qualcosa in più, a cominciare dalla “Nota del Concorso“, non prima di avere ben chiaro, però, lo scopo delle prove stesse.
Principio fondamentale è l´individuare e far conoscere i soggetti maggiormente idonei per l´allevamento. Servono soprattutto per porre in evidenza le qualità naturali di un cane, in queste compresa “la capacità di apprendere gli insegnamenti dell´uomo”.

Gare Caccia

Le qualità naturali tipiche della razza di appartenenza innanzitutto, non disgiunte da carattere, passione, olfatto e intelligenza, oltre alla velocità e resistenza, sono i “geni” ereditabili da un cane.
Sono perciò le varie prove alle quali quel cane partecipa e le varie qualifiche acquisite sul campo a dire se quel cane è degno di riprodurre.

Riuscirà a trasmettere? Questo è da vedere con la riproduzione, in base a quanti dei suoi discendenti riusciranno ad imporsi nelle prove ed in base a quanti altri si dimostreranno ottimi cacciatori.
Il cane che riesce a trasmettere molte delle sue doti darà molti ottimi cani da caccia. Questo, in sostanza, dovrebbe essere il fine dell´allevatore. Il condizionale è d´obbligo perchè, in realtà, si vuole produrre sempre più fenomeni.

Gare Caccia

Gli studiosi della materia indicano i caratteri trasmissibili in quelli che il cane ha, escludendo quelli acquisiti col dressaggio. Il concetto è inoppugnabile; ma la “capacità di apprendere” gli insegnamenti, non è insita nel carattere di un soggetto?
L´ho pur detto in precedenza in questo mio lavoro! Quanti cani non “accettano” gl´insegnamenti?. Ho accennato al rifiuto (elusione) di selvatico sul quale è addestrato; potrei ancora far l´esempio di quel soggetto che, sgridato solo perchè passa dietro al conduttore, corre ai piedi di questi, si gira pancia all´aria e non vuol più riprendere a correre. Che si dice? “é permaloso!”; non è certamente una carenza di carattere?

Perciò, ritengo di poter concludere con una mia personalissima opinione: non solo bisogna vedere se un cane trasmette molte delle sue doti, ma in quale misura queste sono trasmesse e, principalmente, quanto del suo carattere riesce a trasmettere.
Le prove, pertanto, al solo fine della riproduzione.


LA NOTA DEL CONCORSO

Giulio COLOMBO
la definiva: “lasciapassare per aver diritto a correre nei trials – carta d´identità del trialler“. Alberto CHELINI, invece: “il livello di prestazione richiesto ad un cane da ferma, per consentirne la partecipazione ad una determinata categoria di prove di lavoro. Da questo, non solo la necessità di suddividere le prove di lavoro in razze, ma anche in categorie all´interno delle stesse razze, secondo il lavoro che si pretende dal cane”.

Personalmente propendo per la seconda definizione, perchè fa riferimento al livello di prestazione che si richiede ad un cane, non al solo “trialer“. Non so da dove sia stato preso il termine “trialer” (sul vocabolario d´inglese non esiste tale termine), ma tutti i cinofili sono pronti a definire “trialer” il cane più veloce. Dall´etimologia, il termine dovrebbe derivare da “trial”, che significa “prova” e, pertanto, cane da prova.

Gare Caccia

E così, al Regolamento stabilire le prestazioni che sono richieste ad un cane per una determinata prova; al cane svolgere la prestazione e dimostrare se possiede le doti necessarie per stare in quella prova; al giudice stabilire se, ed in quale misura, quel cane ha dimostrato di essere idoneo o meno per quella prova.

Il “trialer” è in tutte le razze e trialer deve, secondo me, essere definito: quel soggetto che, oltre alla velocità (che la struttura morfologica tipica della sua razza gli consente) e la resistenza, dimostri di possedere al più altro grado, le qualità naturali, il carattere, l´olfatto, la passione, l´intelligenza e le capacità di apprendere gli insegnamenti dell´uomo; a qualsiasi razza appartenga, inglese o continentale che sia.

Mai bisogna dimenticare lo scopo preminente: “il migliore….. per la riproduzione”! E´ pertanto sottinteso, che quel cane che svolga una prestazione inferiore a quella richiesta per una determinata prova, debba considerarsi “non in nota”. La differenza, perciò, non tra cani di razze diverse, ma tra cani della medesima razza.

Giudice di Gara Angelo Di Maggio


Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL LAVORO DI COPPIA E IL CONSENSO