IL SEGUGIO MAREMMANO, UN CANE ATTUALE di Sergio Leonardi

Il Sig Sergio Leonardi, autore del libro “Conoscere il Segugio Maremmano“, ci regala, grazie alla sua esperienza sul campo quale Giudice Federale Fidc, Fidasc e Pro Segugio, tutta la sua amplissima conoscenza in merito a questa razza, nuova e antichissima al contempo.

Ma la sua non è solo una rigorosa trattazione dei fatti; le sue parole ci appaiono, infatti, come un atto dovuto e un´appassionata enunciazione del suo grande amore nei confronti di questo stupendo animale, per troppo tempo relegato a non-razza.

Per questo ringraziamo sentitamente Sergio Leonardi, la cui voglia di collaborare alla funzione divulgativa del nostro sito è per per noi grande motivo d´orgoglio
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IL SEGUGIO MAREMMANO, UN CANE ATTUALE

Per tutti coloro che negli anni hanno creduto nelle qualità venatorie del Segugio Maremmano, l’ufficializzazione della razza è un evento atteso e plaudito.
Si sta coronando un percorso che nessuna razza ha mai dovuto affrontare; i primi raduni fatti addirittura risalgono al lontano 1992 ad Istia d’Ombrone, organizzati e voluti da Mario Quadri, Sestilio Tonini, Giuseppe Quinzanini.

Segugio Maremmano

Il merito di questo successo è certamente dei cani che si sono dimostrati e distinti da sempre per le loro capacità venatorie, facendo sfoggio delle proprie qualità. Per coloro che non hanno vissuto la nostra realtà territoriale, desidero presentare questa Razza non prima di aver realizzato un quadro generale del contesto in cui questo cane è nato ed è stato utilizzato affinandone le doti naturali, spontaneamente in modo “artigianale”, in funzione delle necessità d’uso, nel tempo, da cacciatori che per eredità cinofila si sono sempre avvalsi di questo soggetto anch’esso figlio della Maremma.

Come già espresso in altre occasioni, sottolineo come molte razze di cani si avvalgono, nell’espressione del suo nome, l’appartenenza della terra d’origine.
Il Segugio Italiano, ad esempio, abbraccia tutta la nostra penisola; il Cirneco dell’Etna si porta dietro la sua provenienza, originaria della Sicilia, e giunse probabilmente dalla Cirenaica (di cui il nome).
Altre razze, sempre restando tra i cani da seguita, hanno nel nome la loro provenienza, tanto per citarne alcuni, a partire “dai Francesi” Griffon Fauve De Bretagne, Griffon Bleu de Gascogne, Briquet Griffon Vendèen, ecc…Ed altri Segugio del Bernese, dell’Istria, della Westfalia, di Hannover, di Lucerna; ognuno si distingue per la sua conformazione morfologica strutturale e doti venatorie, coniate, plasmate in conformità dell’esigenza del suo territorio.

Segugio Maremmano

La Maremma ha partorito questo cane, ed esso ha rispettato i criteri evolutivi della sua conformazione geografica e boschiva. Un territorio vasto e dai confini non ben definiti, che si affaccia sul Mar Tirreno.
Dante Alighieri (Inferno canto XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina (Toscana) e Corneto (Lazio), la descrive caratterizzata da una vegetazione a macchie, d’arbusti bassi e irti, un’immagine aspra e selvaggia..
Il nome Maremma, deriva, per alcuni studiosi, dal latino maritima, per altri dallo spagnolo marismas che significa palude; in effetti, è verosimile il secondo poiché è stata una zona paludosa, dura da viverci, dove regnava la malaria, la miseria, il brigantaggio; tra le poche risorse di sopravvivenza la caccia, per l’abbondanza di selvaggina d’ogni specie.

E’ uso esprimersi dicendo Maremma quando invece questo territorio si suddivide in tre: la parte Livornese /Pisana a nord detta Alta, la centrale identificabile con la provincia di Grosseto, la parte Laziale a sud detta bassa Maremma, in questo contesto nasce e s’identifica il nostro soggetto.

Vive ed onora, con il suo lavoro, case di contadini, in seguito di mezzadri, gente che si nutriva del proprio lavoro, un guadagno strappato alla terra, non la loro ma di nobili casati quali: tra le più grandi, quella della Marsiliana, del principe Corsini, quella di Donoratico dei conti della Gherardesca, la più antica e romantica perché legata a Dante e a Carducci, altre, dei Guglielmi, dei Grottanelli.

Segugio Maremmano

Un cane sempre presente in ogni casa di contadini, come di proprietari terrieri; le grandi fattorie iniziavano alle porte del fiume Cecina e terminavano a quelle di Roma, dei Vivarelli Colonna, Guicciardini, Ricasoli, dei Torlonia.
Casati illustri che hanno fatto la storia delle Maremme, in parte anche dell’Italia, ed ancor oggi danno lustro al territorio.

Il segugio maremmano ha affinato le sue doti e per citarne alcune, le più classiche, la cerca, l’accostamento, l’abbaio a fermo, la seguita, cacciando in un contesto boschivo per lo più costituito da macchia mediterranea, fitta e impenetrabile, habitat preferito dal cinghiale, congeniale per all’estrarsi, partorire, difendersi.
Il folto del bosco ha affinato la dote dell’abbaio a fermo, il cane è obbligato a lavorare di fiuto e di riflesso, in presenza ravvicinata del cinghiale emette voce, consapevole della presenza e quanto più il cinghiale, protetto del fitto, è sicuro di se stesso sta in guardia aspettando il momento propizio per colpire, tanto più il Maremmano abbaia con buon tono di voce e nei soggetti in cui questa dote è ben fissata si possono notare raddoppi che si alternano ai toni normali, è questa la sua qualità di spicco.

Sergio Leonardi

Per maggiori informazioni sull´autore visitate il sito:
http://www.maremmanoesegugi.it/


e presto Leonardi tornerà a parlarci del Segugio Maremmano per approfondire la nostra conoscenza in merito alle sue modalità di caccia, morfologia, comportamento…