LA CACCIA ALL´ADORNO di Filippo Foti

Un grazie sentito da tutto lo Staff ai cari amici Carmelo Chirico e Filippo Foti che Cacciainfiera ha avuto l´immenso piacere di far reincontrare, se pur lontani, grazie alla comune passione venatoria…


caccia falco

In queste foto, scattate dall´amico Carmelo Chirico a Catona di Reggio Calabria, uno delle migliori zone per il passaggio della migrazione degli Adorni (Falco Pecchiaiolo) si vedono questi magnifici rapaci che ruotano, appena traversato lo Stretto di Messina, cercando di mettersi col muso al vento per superare le alture del vicino Aspromonte.

Questo uccello é stato per secoli oggetto di una caccia molto praticata dalla grande maggioranza dei cacciatore Reggini, in appostamenti fissi in cemento in lamiera, altri fatti di arbusti.
Questa caccia, ormai chiusa da circa venti anni, é strettamente legata alla cultura della provincia di Reggio, precisamente nella fascia di costa che va da Capo D’Armi sullo Ionio fino a Palmi sul Tirreno.

caccia falco

Chi non l’ha mai fatta, o vista fare, non puo capire la passione che animava quei cacciatori (tra cui c’ero io).
Era una frenesia che da metà di aprile alla metà di giugno invadeva tutta la citta, una postazione nella zona delle foto veniva pagata a quei tempi cifre da capogiro, in quel periodo la gente si prendeva le vacanze per non mancare l’appuntamento con quel bellissimo uccello; in effetti una volta abbattuto il primo, tutto rientrava nella normalita’e la gente era piu serena.

Si passavano giornate intere ad aspettarli, seduti nell’appostamento, con una pazienza certosina, parlando dell cartucce che avremmo utilizzato; la maggior parte erano caricate a mano con cariche da ‘’Magnum’’, normalmente si sparava con cartucce caricate col 42-52g di piombo del #3,2,0 fino al doppio 0, la polvere ideale la ‘’ D.N.’’

Non era un uccello facile, data la sua diffidenza e la sua vista straordinaria; negli appostamenti c’erano delle feritoie per seguirli mentre si avvicinavano, ma bastava che il cacciatore facesse un movimento brusco per spaventare l’uccello e perdere l’occasione di potergli tirare.

caccia falco


Gli appostamenti erano (esistono ancora a perenne ricordo) sulle pendici delle prime colline, vicino al mar; gli uccelli si seguivano fin dal momento che toccavano terra dopo la traversata dello stretto, e si aspettavano con trepidazione sperando che fossero a tiro utile; una volta arrivati sulla postazione si tirava, sperando di avere la buona cartuccia e di non essere fregati dall’agitazione.

Quando si passava la stagione senza prendere l’Adorno, il cacciatore sfortunato era chiamato “Sindaco” ed era oggetto delladerisione di quelli che erano stati piu fortunati.

Filippo Foti