ANIMALISTA?? di Salvatore Galeano

Un mattino del gennaio 1994.
Come al solito, mi alzo verso le sette e, dopo essermi lavato e sbarbato, scendo al piano di sotto per fare colazione. Mentre attraverso il salone, che fu lo studio di D. H. Lawrence, Truman Capote, ecc. casualmente butto uno sguardo fugace a sinistra e noto qualcosa come un batuffolo colorato di lana o di cotone sul velluto rosso di un divano.

cinciarella

Mi fermo di colpo per esaminare e capire, nella luce incerta del primo mattino, che cosa sia. E che ti vedo? Una cinciarella che se ne sta posata tutta tranquilla sul divano, incurante della mia presenza. Rimango immobile e perplesso sul da fare. Posso aprire un finestrone per farla uscire, ma l’ambiente è grande e temo che svolazzando possa sbattere a destar e sinistra ferendosi e magari facendo dei danni prima di imboccare la via verso la libertà. Decido di avvicinarmi cautamente e, quando è a portata della mia mano, la ghermisco dolcemente con uno scatto rapido del braccio.

Non si scompone né fa un movimento per liberarsi dalla stretta della mia mano. Mi guarda con uno sguardo pieno di indifferenza come volesse dire: “Ma tu chi sei, cosa vuoi?”. Immagino che sia lì dal giorno prima e che quindi sia affamata ed assetata. La porto nel vicino bagno e da un rubinetto le faccio bere qualche goccia d’acqua che sembra gradire. Poi apro il finestrone che da sul giardino e, allungando il braccio, apro il pugno per liberarla.

La cinciarella rimane immobile sul palmo della mia mano e mi guarda sempre con quel suo sguardo indifferente. Richiudo e riapro la mano mentre la lancio verso l’alto. Con volo rapido scompare fra i rami di un grosso eucaliptus.

Qualche tempo dopo, durante le mie solite passeggiate sul Corso, entro nel negozio di due miei cari amici, come sono solito fare di tanto in tanto per scambiare quattro chiacchiere. Parlando del più e del meno, il discorso cade sulla storia della cinciarella.

doppietta cani esterni

La moglie, che è una fervente animalista (fuorché a tavola), appena accenno alla parola cinciarella, senza farmi concludere il racconto, sgranando gli occhi, si volta di scatto verso di me ed, in evidente stato di tensione, mi investe con: “Cosa hai fatto, l’hai ammazzata?”. “Si”, le rispondo con calma, “sono andato in camera mia, ho preso l’Hemingway per essere più sicuro del tiro, ho infilato una cartuccia supercorazzata, con pallini nr 5, nella prima canna, sono ritornato giù, ho imbracciato il fucile, ho mirato e …bang!!! Con un colpo solo ho distrutto la cinciarella e quel divano vecchio di due secoli!!”.