Castel del Monte

Verso la fine degli anni ’60, nel continuo girovagare alla ricerca di posti migliori, avevamo individuato la zona attornoi a Castel del Monte (il famoso castello di Federico II) come idonea per la nostra caccia, pur se distante da Fasano oltre 80 Km. Oggi tutta il territorio attorno al castello è vietato alla caccia ormai da molti anni. Proprio il castello, che svetta su una collina, era circondato da quasi tutti i lati da una pineta i cui alberi non erano più alti di 2 metri.

Tuttavia, essendo l’unica pineta in un raggio di diversi chilometri, era il luogo di ricovero notturno di tutti i tordi della zona e, cosa per noi molto importante, era piena (in senso lato) di beccacce. I tordi però si ritiravano tutti nell’ultima mezz’ora prima del buio, mentre prima passavano solo fringuelli. Dunque un pomeriggio con Bebè,zio Franco ed altri partiamo comodamente da Fasano ed arriviamo sul posto alle 15,45. Vediamo 2 macchine targate Firenze, sicuramente di cacciatori, ma i nostri posti a ridosso della pineta erano liberi.

Gli altri cacciatori si erano appostati più giù e sparavano in continuazione evidentemente ai fringuelli. Ad un certo punto uno mi passa vicino trafelato diretto alla macchina. Quando vede che io non sparo mi chiede il perchè. Gli rispondo che noi non sprechiamo cartucce ai fringuelli e se ne va alquanto stupito a prendere altre cartrucce dalla macchina perchè le aveva finite. Puntualmente verso le 16,15 il primo tordo e poi sempre più numerosi.

L’ultimo quarto d’ora era un continuo arrivare di tordi e, se si era lesti a sparare ed a reccoglierli, se ne potevano fare anche una trentina. Non ricordo i carnieri, ma furono soddisfacenti. Finito l’arrivo dei tordi, ci appostiamo con la faccia rivolta alla pineta in attesa della beccaccia. Mi ero messo in un angolo che avevo già individuato in porecedenza quando, esattamente alle 5 meno 5 dall’angolo mi escono 3 beccacce insieme. Ricordo benissimo che fecero uno strano verso. Miro con calma la prima con il mio Breda a 5 colpi e, proprio quando sto per premere il grilletto quella ha un leggero scarto in giù. Padella al primo colpo, padella al secondo, la fulmino con il terzo e con gli altri due colpi cerco di sparare anche le altre che ormai erano nel buio.

Questo volere troppo non mi fece vedere bene il punto dove era caduta la beccaccia. Ricerca inutile per mezz’ora (nessuno aveva una lampadina tascabile), ed alla fine nel buio totale ce ne torniamo a casa. Il mattino dopo, da solo, ebbi il coraggio di tornarelà con la mia 500 soltanto per ritrovare la beccaccia, che infatti trovai proprio al pulito. La brina della notte l’aveva conservata come in un frigorifero. Che pazzia, fare 160 Km. soltanto per ritrovare una preda. Ma la beccaccia era una preda troppo importante e tutto si doveva tentare per lei.


Riccardo Turi