LA CACCIA NEL SANGUE di Salvatore Gentile
Fuori piove, l’umidità rende la giornata malinconica il cielo è coperto la mente migra, riportando alla luce vecchi e graditi ricordi scivolati via nell’archivio del cuore.
Squilla il telefono.
Lo Zio Michele.
Si Zio, perBacco sono pronto per andare a caccia.
Spunta il sorriso sulle labbra e la voglia di uscire sfidando le nuvole gonfie di pioggia. Attendo con ansia il suo arrivo, e nell’attesa, mi preoccupo dei piccoli acciacchi dello Zio, vista l’umidità della giornata, e considerata la sua non più giovane età.
In questa attesa cercavo di ricostruire il perché di questa inaspettata uscita. In lontananza il rumore della sua mitica Alfa rossa, illuminava il mio cuore. Le mie preoccupazioni svanite…
Si parte nella direzione di Baia Domizia. Giunti nei segreti luoghi di caccia, lasciamo liberi i nostri cani mentre durante il cammino faccio tesoro dei suoi racconti. Improvvisamente, la pioggia cede il posto alla tiepida tramontana. Zio Michele rivolge lo sguardo verso essa, mentre i cani esplorano il terreno circostante.
Quasi sotto voce sussurra: l’hai mai vista, lei, quando mugge il fiume quando fa buio? qui in questi luoghi, le mie fatiche hanno difeso queste terre, e solo oggi a Te ho svelato l’esistenza. Proprio qui, ai piedi della grande Quercia, ho abbattuto la mia prima Regina, con questa vecchia, solida, affidabile, elegante doppietta belga, che domani sarà tua.
L’acciaio della basculla cosi freddo che mi bruciava il palmo, però l’emozione scaldava il cuore come un ciocco di quercia in un camino che tira…con quella gelosissima doppietta in mano ero già grande.
Eravamo li, seduti ai piedi della sua affezionatissima pianta secolare, intirizziti come sogliole appesi, ad ascoltare le ultime voci del crepuscolo.
Anche i cani cessano le loro scorribande, riposano recuperando il fiatone perduto. Improvvisamente, le parole dello Zio erano svanite, sarebbe stata una profanazione.
E fu allora che arrivò.
Prima il rumore. Tac,tac,tac.
Poi, dalla parte della parte del tramonto, fu l’ombra tac,tac,tac. Dritto sulla testa. Di colpo la voce dello Zio.
Ti è mai passata sulla zucca nipote una Beccaccia nel quasi gelido tramonto di Baia?
Era magica una saetta negli ultimi scorci di luce.
La prima, bellissima Beccaccia della mia vita.
E io non la sparai. Anzi, non m’imbracciai neppure la doppietta. Rimasi li con la coda dell’occhio ad ammirare e rimandare l’abbattimento alla stagione successiva.
Aveva stregato il mio cuore, come una donna che dice Si, sentivo la mia vita volare via con essa, dimenticando di avere la doppietta tra le mani.
Zio non disse nulla, ma lo sentii sorridere, e poi disse: chissà, dove è andata la Regina?
Dove ha portato i miei anni scivolati fra le dita, le cose che non ti ho mai detto, i momenti vissuti in questi luoghi incantati, nell’attesa che mio nipote fosse in grado di capire.
E’ fattore di magia.
Non è da tutti la prima Beccaccia passata sulla testa e manco le sparano.
Ne tutti hanno avuto lo Zio Cacciatore, che nelle malinconiche giornate d’autunno, dal cielo coperto, ancora ride, piangendo nella sua ultima giornata di vita a caccia della Regina.
Momenti di gioia, rispetto ed infine passione, che non torneranno mai più.
Onore allo Zio scomparso.
Salvatore Gentile































